Il labirinto delle passioni

The Pleasure Garden
GB, Germania, 1925
con Virginia Valli, Carmelita Geraghty, John Stuart, Miles Mander, Nita Naldi, George H. Schnell, Karl Falkenber, Ferdinand Martini, Florence Helminger
regia di Alfred Hitchcock



Illabirintodellepassioni


Jill Cheyne viene derubata mentre attende di essere ricevuta dall’impresario del Pleasure Garden, dove vorrebbe sfondare come ballerina. La aiuta Patsy Brandt, ballerina di fila che la accoglie per la notte e le promette di farle avere un colloquio con Mr. Hamilton il giorno dopo. Jill si dimostra molto intraprendente e riesce a ottenere il ruolo di vedette dello spettacolo. Hugh Fielding, il fidanzato di Jill che sta per partire per due anni per le Indie occidentali per farsi una posizione, arriva in città per salutare la fidanzata e lega subito con Patsy che promette a Hugh di tenere d’occhio Jill. Il collega di Hugh, Levet, inizia a corteggiare Patsy e la chiede in moglie ma già durante la luna di miele sul lago di Como dimostra un’indole sgradevole. Levet ha un’amante indigena nella piantagione e per non dover perder tempo a rispondere alle lettere della moglie le scrive che è malato, Patsy lascia tutto per andare ad occuparsi del marito. Chiede i soldi del viaggio a Jill che ora vive nel lusso e sta per sposare un principe russo ma l’amica glieli nega. Arrivata alla piantagione Patsy scopre che il marito se la spassa con la bella indigena e vorrebbe lasciarlo ma l’uomo glielo impedisce. Il capo della piantagione interviene e conduce Patsy nel bungalow di Hugh che è preda della malaria da quando ha scoperto dai giornali l’imminente matrimonio dell’amata. Levet in preda all’alcol uccide la ragazza indigena e riporta a casa Patsy ma nel delirio vorrebbe uccidere anche lei, il capo della piantagione, avvisato da Hugh, arriva appena intempo per salvare la ragazza, finalmente Hugh e Patsy capiscono di amarsi e convolano a giuste nozze.



Thepleasuregarden


Il labirinto delle passioni è il film d’esordio alla regia di Alfred Hitchcock, una coproduzione anglo tedesca dai costumi sfarzosi e le ambientazioni italiane (girate a  Coatesa sul Lario) ed esotiche.
Si tratta di un feuilletton di torbide passioni classico del periodo, piacevole ma prevedibile. L’interesse della pellicola sta nel trovare gli stilemi che caratterizzeranno il grande regista inglese.
Sicuramente il sense of humor è presente già nella prima scena che si apre con le ballerine che scendono velocemente la scala a chiocciola e iniziano ad esibirsi, la macchina da presa inizia una panoramica dei volti lussuriosi degli attempati spettatori della prima fila fino a quando non incappa in una signora che dorme.
Il mondo dello spettacolo e soprattutto le bionde (anche solo con la parrucca di scena) diventeranno un classico della cinematografia hitchcockiana.
Mr. Hamilton è introdotto mentre fuma il sigaro sotto il vistoso cartello vietato fumare, a segnalare anche il suo potere sul Pleasure Garden.
Anche la coppia di affittacamere che si occupa amorevolmente di Patsy (saranno loro a prestarle i soldi per il viaggio negati da Jill) rappresentano un tocco comico e anticipano i caratteri degli affittacamere de Il Pensionante.



The pleasure garden


Cuddle il cagnetto di Patsy anticipa con i suoi comportamenti lo sviluppo della trama: lega immediatamente con Hugh mentre abbaia rabbioso a Levet, tanto che la battuta finale tra Patsy e la signora Sidney recita che Cuddle aveva già capito tutto: Hitchcock sembra ammiccare con lo spettatore attento che ha già intuito dove andrà a parare la storia.
Nodo centrale della teoretica hitchcockiana è il senso di colpa ed è già ben presente nel film d’esordio: l’arrivo improvviso della signora Levet getta l’indigena nello sconforto e va a rifugiarsi nel fiume forse con intenti suicidi, Levet la raggiunge e mentre la ragazza crede che voglia tornare da lei, lui la annega.
Vittima dei fumi dell’alcol Levet si crede perseguitato dal fantasma della ragazza che gli impone di uccidere Patsy e solo l’intervento risolutore del capo della piantagione potrà fermare l’uomo vittima delle sue allucinazioni. L’omicidio della ragazza è del tutto inatteso e la comparsa del suo fantasma in sovrimpressione che spinge Levet a un nuovo delitto conserva ancora tutta la sua potenza espressiva.
Controversa la presenza della diva del muto Nita Naldi, secondo alcune fonti avrebbe sostituito l’attrice prescelta per il ruolo dell’indigena, Elizabeth Pappritz.
Il film non ebbe grandissimo successo anche se garantì a Hitchcock la direzione del secondo film, L’aquila della montagna di cui era protagonista la Naldi.
Il labirinto delle passioni uscì in Inghilterra solo dopo il successo de Il Pensionante.
Alma Reville era la segretaria di produzione del film e avrebbe sposato il regista nel febbraio del 1926.

Soul

Pixar 2020


Soul


Joe Gardner, attempato insegnante di musica in una scuola media è in procinto di rinunciare ai suoi sogni e accettare un contratto a tempo pieno quando un suo ex allievo gli offre l’opportunità di esibirsi con la jazz band di Dorothea Williams. L’entusiasmo per il provino rende l’uomo distratto e Joe muore accidentalmente. Mentre si ritrova a viaggiare verso la luce Joe s’impunta e cerca in ogni modo di tornare sulla Terra per sfruttare la sua grande occasione. Viene scambiato per un mentore delle nuove anime che nell’Ante Mondo si preparano per l’esperienza terrena. Gli viene affidata 22 un’anima riottosa che da tempo immemore abita l’Ante Mondo perché non trova la scintilla che le permette di affrontare la vita. 22 porta Joe a vistare la bolla, il luogo dove le anime dei viventi esaltate dalle loro passioni vivono una sorta di trance fuori dalla dimensione spazio temporale. Con l’aiuto del mistico Spartivento Joe riesce a tornare sulla Terra dove giace in coma ma porta con sé 22 che s’incarna nel suo corpo mentre lui finisce in quello del gatto della pet teraphy ospedaliera. L’esperienza terrestre accende in 22 il desiderio di vivere ma durante un litigio Joe le dice che sta sperimentando le sue passioni e riesce a tornare sulla terra per esibirsi con Dorothea, 22 invece si lascia prendere dalla depressione perché desidera vivere senza però aver trovato una valida scintilla personale. Anche Joe è deluso perché nonostante il successo dell’esibizione la sua percezione della vita non cambia, capisce allora che la scintilla non è tanto una passione quanto la capacità di godere della vita. Tornato nell’Anti Mondo Joe salva 22 dalla depressione e ottiene per sé un’altra chance per continuare la propria vita.

Dopo l’esperienza nel regno dei morti di Coco la Pixar torna ad affrontare tematiche metafisiche con l’approccio adulto di Inside Out che torna anche nel disegno quasi contemporaneo delle figure che controllano l’Altro Mondo, i Gerry e Terry, la puntigliosa contabile delle anime dei vivi e soprattutto dei trapassati.



Souljerryterry


Il film è scorrevole e divertente, più leggero nella fruizione di quanto accadeva con Inside Out anche se il messaggio riguarda i massimi sistemi.
A me è piaciuto molto per la capacità di rileggere in chiave contemporanea un tema non nuovo al cinema dei primi anni ’40, nel periodo bellico il tema dell’al di là era presente nella cinematografia americana ed è innegabile che Soul citi due classici del genere fantastico: il protagonista del cartoon si chiama Joe come il pugile prelevato anzitempo dal mondo dei vivi da un angelo troppo zelante ne L’inafferrabile signor Jordan e sempre tra mondo terreno e l’altro mondo si muove l’esperienza dell’aviatore protagonista del capolavoro di Michael Powell e Emeric Pressburger Scala al Paradiso a cui il film Pixar s’ispira per la rappresentazione della scala verso la luce eterna.
SoulSoul ha avuto la capacità di aggiornare il filone con un tema molto contemporaneo: affermare che la vita vale la pena di essere vissuta anche senza la grande passione a cui dedicarsi, senza smettere mai di crederci e altre amenità varie, assiomi innegabili che il nostro tempo ha spogliato di molte valenze e soprattutto sembra mettere in secondo piano le vite di chi non ha una grande passione (in fondo un altro modo per dire successo). Il film ricorda come ogni vita sia degna di essere vissuta senza essere talentosi musicisti o avere altre doti. Non a caso il protagonista è una persona di colore, proprio nell’anno in cui si è dovuto ribadire il concetto che “black lives matter”, le vite cioè di quei neri che fanno una vita umile e non sono stelle dello sport o della musica.

Baciami, stupido

Kiss Me, Stupid
USA 1964, UA
con Dean Martin, Kim Novak, Ray Walston, Felicia Farr, Cliff Osmond, Doro Merande, Barbara Pepper, Tom Nolan, Skip Ward, Alice Pearce
regia di Billy Wilder



KissMe Stupid


A  Climax, piccolo paesino del Nevada, due compositori dilettanti, l’insegnante di musica Orville J. Spooner e il benzinaio Barney Millsap sognano di diventare ricchi vendendo le loro canzoni. L’occasione d’oro arriva quando alla stazione di servizio si ferma il celebre cantante Dino, Barney gli manometter l’auto per costringerlo a fermarsi una notte in citta, ospite di Orville. Orville però è gelosissimo della bella moglie Zelda e Dino è un noto sciupafemmine, Barney suggerisce all’amico di litigare con la moglie perché lasci la casa e far arrivare al suo posto Polly la Bomba, la più bella cameriera del bar più malfamato della città perché si presti alle voglie di Dino. Il piano pare funzionare fino a quando Zelda non torna a casa e scopre lo scambio…



Kissme stupid


Tratto da una commedia italiana, L’ora della fantasia di Anna Bonacci già adattata per il grande schermo da Camerini nel 1952 (Moglie per una notte), Baciami stupido fu un grande flop sia di critica che al botteghino visto il cinico disvelamento dei costumi operato dal caustico regista viennese.
La formula è quella classica della pochade con lo scambio delle parti ma l’analisi del way of life americano è così spietatamente sincero che il pubblico e la critica non furono in grado di accettarli.
Le battute fulminanti dei dialoghi, soprattutto tra Barney e Orville riguardano il denaro, il conto in banca dei più celebri compositori, il denaro che spegnerebbe la gelosia di Orville, dettato da un senso d’inferiorità verso la moglie, la più bella ragazza della cittadina.
Per afferrare il successo Barney e Orville sono disposti a tutto soprattutto quando l’occasione si concretizza nella presenza fortuita del celebre cantante interpretato da Dean Martin che fa il verso a sé stesso: Las Vegas, belle donne, alcol e battute su Sinatra e gli altri componenti del Rat Pack.
Nonostante sia il loro quinto anniversario di matrimonio, Orville fa di tutto per litigare con la moglie per spedirla a casa dei genitori e mettere al sicuro la sua virtù dalle brame di Dino, soprattutto dopo aver scoperto che Zelda prima del matrimonio guidava il fan club locale del cantante.
Buttata fuori la moglie arriva Polly, cameriera o meglio prostituta de L’ombelico, un localaccio alle porte della città dove le cameriere servono seminude con un diamante nell’ombelico. Polly è la ragazza di punta del locale, vive in una roulotte dietro al bar con un pappagallo che guarda western tutto il giorno dopo che il suo promesso sposo l’ha piantata lì rubandole l’auto.



Baciami stupido


E’ la classica prostituta dal cuore d’oro con ambizioni piccolo borghesi frustrate da un amante sbagliato, da subito dimostra un grande interesse per Orville, organista della parrocchia, firmatario di una petizione che vorrebbe far chiudere il locale in cui lavora la ragazza di cui però non esita a servirsi per ottenere i suoi scopi. Polly invece è piuttosto disgustata da Dino e il suo fare da play boy ma è disposta a svolgere il suo compito per aiutare Orville che però viene colto da un’impeto di gelosia anche per la moglie fasulla e caccia Dino che si rifugia all’Ombelico dove è andata a sbronzarsi anche Zelda e succederà l’irreparabile che Orville voleva evitare.
L’inaspettato impeto di gelosia di Orville ne sottolinea ulteriormente la mentalità borghese: non è tanto di Zelda che è geloso quanto dell’istituzione matrimoniale, non importa chi sia la persona che gli appartiene, anche solo per un vincolo fasullo.
Zelda dal canto suo è ubriaca e dorme nella roulotte di Polly e Dino la scambia per la bellezza del locale, lasciandole cinquecento dollari prima di andarsene. L’immagine esplicita del pagamento per giunta a una donna sposata dev’essere stata uno shock per l’America puritana dei primi anni ’60.
Molto più elastica la figura della bella mogliettina che sfrutta l’occasione per liberarsi della gelosia di Orville ma prima rende i 500 dollari a Polly, più che per integrità viene da pensare per eliminare una rivale ora che il marito è un compositore di successo dato che Dino alla fine, ottenuto quel che cercava, ha comprato la canzone tormentone del film Listen to me, Sophia.



Baciami stupido


Il film è condito da numerose battute e citazioni metacinematografiche, titoli di film inseriti qua e là, la parodia della scena del pompelmo tratta da Nemico Pubblico con James Cagney che nel film del ’31 metteva a posto l’amante spremendole mezzo pompelmo sul volto, cosa che Barney suggerisce a Orville che ovviamente non trova mai l’occasione e finisce per fare una spremuta al reverendo venuto per la petizione, poi nonostante le immagini del western al televisore siano poco riconoscibili, mi piace pensare che siano scene da Un Dollaro d’onore, la migliore interpretazione di Dean Martin.
Il cast pensato originariamente per la pellicola è stato cambiato: Peter Seller doveva essere Orville ma abbandonò il film per problemi al cuore, esistono foto del set con l’attore che indossa il maglione con la faccia di Beethoven, Marilyn avrebbe dovuto essere Polly e Kim Novak la omaggia molto bene, pare che Sinatra avrebbe dovuto avere il ruolo di Dean Martin e Shirley McLaine quello di Felicia Farr.

Scarface (1932)

Scarface, The Shame of a Nation
USA 1932
con Paul Muni, Ann Dvorak, Karen Morley, Osgood Perkins, C. Henry Gordon, George Raft,Boris Karloff, Vince Barnett, Henry Armetta, Maurice Black, Tully Marshall, Ines Palance, Edwin Maxwell
regia di Howard Hawks, Richard Rosson


Scarface


L’ascesa di Tony Camonte inizia quando elimina il suo capo, Big Louis Costillo reo di non voler continuare ad espandere il territorio della gang. Il potere passa a Johnny Lovo che però non è in grado di tenere a bada la sete di potere di Camonte che si comporta come se fosse lui il capo e inizia la guerra contro gli irlandesi senza il consenso del capo. Lovo decide di eliminare Camonte quando gli ruba anche la donna, Poppy, ma sarà Camonte a eliminarlo con l’aiuto del del fedele Gino Rinaldo. Camonte ha una sorella minore, Cesca, l’unica in grado di tenergli testa e per cui nutre una gelosia eccessiva. Cesca s’innamora di Rinaldo e lo sposa quando Scarface è fuori città, scoperto che la sorella convive con uomo, Camonte si reca a casa sua e uccide Rinaldo senza lasciare il tempo agli sposi di giustificarsi. Cesca vorrebbe vendicare il marito ma non ha la forza di farlo e aiuta il fratello nel tentativo di difendersi dal definitivo attacco della polizia. La morte della ragazza svela la vera natura di Camonte che rimasto solo scopre di avere paura



Scarface


Scarface forma con Piccolo Cesare e Nemico Pubblico la trilogia capolavoro che da vita ai gangster movie degli anni ’30. E’ certamente il più noto dei tre grazie al remale di Brian de Palma del 1983 ma è anche il film con la storia più complicata.
Sicuramente il più efferato, ispirato alla vita di Al Capone, fu vittima della censura nonostante si fosse negli anni libertari del Pre-Code: il morboso rapporto tra Tony e Cesca che doveva creare un parallelo con i Borgia era sicuramente un tema molto forte, l’escalation di violenza turba ancora oggi ma di certo sul film pesa l’ombra del produttore, Howard Hughes, la cui indipendenza fu sempre osteggiata, in campo cinematografico dalle altre major disturbate dal suo successo di produttore indipendente.
La produzione del film fu così complessa che il film, girato nel ’30 uscì solo nel ’32 con un finale alternativo che vede Camonte giustiziato per impiccagione, una didascalia introduttiva e inserti moraleggianti: quello dell’editore che invita la popolazione a scendere in campo contro la criminalità organizzata non fu nemmeno girato da Hawks e valse l’accredito alla regia per Richard Rosson. Nonostante le modifiche e i tagli, diversi Stati americani rifiutarono di proiettarlo; anche in Europa la situazione non fu facile: proibito in Italia e Germania ed ebbe vita difficile anche in Inghilterra. Hughes esasperato, tolse il film dalla circolazione e riapparve solo dopo la sua morte, una decina di anni dopo il remake di Brian De Palma trasformò definitivamente il film in un cult.
La regia di Howard Hawks è asciutta ma non per questo meno raffinata: il piano sequenza iniziale che termina con la morte di Costillo dietro una vetrata, le geometrie a X come riferimento alla morte: dalla cicatrice sul volto di Camonte alla traiettoria della palla da bowling nell’ultimo tiro di Gaffney (interpretato da Boris Karloff). L’escalation della violenza è decisa e rappresenta la morale di Camonte: per lui non c’è che la sopraffazione per raggiungere il potere: “Fallo per primo, fallo da solo e continua a farlo”. Scarface rappresenta una distorsione del sogno americano: il globo luminoso dell’insegna “the world is your” è l’incitazione per ottenere fama e successo che arridono solo ai vincenti senza preoccuparsi se i mezzi per raggiungere la gloria fossero leciti, tema estremamente contemporaneo.
Hawks avrebbe voluto raccontare l’ascesa e la caduta di Scarface come una tragedia ispirata ai Borgia da qui il legame quasi incestuoso con la sorella Cesca, di cui rimane solo una traccia inequivocabile nella scenata di gelosia quando Tony riporta la sorella a casa dal ballo e nella rissa le strappa il vestito all’altezza del seno. Se la madre fin da subito avverte la figlia di star lontano dal fratello perché incarnazione del male, nella sceneggiatura originale veniva rappresentata come compiacente alle abitudini da gangster del figlio.
Il dramma esplode con l’omicidio di Gino Rinaldo, il fedele braccio destro di Tony, diviso tra la lealtà al capo e l’amore per Cesca (in fondo due facce della stessa medaglia). Niente di pulito come l’amore onesto dei due giovani che si sono sposati può crescere nel degrado della malavita e l’omicidio di Gino è la causa della morte anche di Cesca che, per vendicare il marito, si era recata nella casa del fratello restando uccisa dalla pioggia di proiettili che la polizia spara contro la casa bunker del gangster e sarà proprio una persiana di metallo, vanto di Camonte, a deviare il proiettile che colpisce Cesca. Improvvisamente solo, Scarface scopre la paura che non aveva mai conosciuto: il coraggio se n’è andato con Cesca e si avvera la profezia dell’ispettore Guarino da sempre sulle tracce di Scarface: il grand’uomo finisce piagnucolante come tutti i gangster che l’hanno preceduto.
Il finale di Hawks con il gangster vigliacco in fuga dalla propria abitazione crivellato di colpi, non fu ritenuto abbastanza edificante: nelle sale americane
si mise in scena il finale con l’impiccagione di Camonte, e ne esiste un altro dove il boss crivellato di colpi muore su un cumulo di sterco.
Il film è notevole anche per le interpretazioni: Muni disegna un gangster esaltato dalla violenza che in lui assume tratti belluini soprattutto quando si tratta della sorella, quasi una sorta di Mister Hyde senza corrispettivo positivo e una bella versione cinematografica del romanzo è proprio del 1931.
A far da contraltare alla recitazione a tratti caricaturale di Muni c’è quella trattenuta di George Raft, quasi un Bogart antelitteram, stella degli anni’30 che aveva rapporti con i malavitosi e fu chiamato a rapporto dallo stesso Al Capone durante la lavorazione del film.

Matinee

USA 1993
con John Goodman, Cathy Moriarty, Omri Katz, Simon Fenton, Lisa Jakub, Kellie Martin, Jesse Lee Soffer, Lucinda Jenney, James Villemaire, Robert Picardo, Jesse White, Dick Miller, John Sayles, Naomi Watts, David Clennon, Robert Cornthwaite, William Schallert
regia di Joe Dante



Matinee


!962 mentre l’America trema per la crisi dei missili di Cuba, a Kay West gli adolescenti sono in fermento per la prima nazionale del film di mostri Mant ultima fatica di un Lawrence Woolsey, regista e produttore di Bmovie dalle idee innovative. Lo spettacolo rischia di di trasformarsi in una vera tragedia perché Woolsey affida i suoi marchingegni a Harvey, ragazzetto poco sveglio uscito dal riformatorio e folle di gelosia per la sua ex Sherry anche lei presente allo spettacolo con il nuovo ragazzo. Sarà proprio Woolsey con suo sangue freddo da imbonitore a mettere in salvo tutti.

Un gioiellino pco noto della filmografia del regista che si diverte a girare un film dentro il film, Mant parodia di tanta sci-fi anni ’50 che nascondeva le paure della guerra atomica dietro le più bislacche mutazioni tra uomo e animale, in questo caso il processo di fusione tra uomo e formica avviene durante una visita odontoiatrica.
Gli adolescenti sono i protagonisti preferiti del regista con i loro primi turbamenti amorosi e la sala cinematografica è stato uno dei luogo più favorevoli agli approcci. Il protagonista è Gene, grande appassionato di cinema horror assieme al fratellino Dennis, una passione quasi obbligata: in quanto figlio di militare Gene e la sua famiglia seguono il padre nei frequenti spostamenti nelle varie basi militari e il padre del ragazzo è imbarcato proprio verso Cuba. Il ragazzino trova quasi un surrogato paterno in Woolsey che lo coinvolge nella preparazione dello spettacolo: per stupirere maggiormente gli spettatori il produttore utilizza piccole scosse elettriche che faranno saltare dalla poltrona al momento opportuno e poi il “rumble rama” un effetto per amplificare le vibrazioni prodotte dal gigantesco uomo formica, sarà l’uso spropositato dell’effetto a causare il crollo della galleria e a convincere il pavido direttore del teatro a ultimare i preparativi per rinchiudersi nel bunker atomico.
Omaggio alla produzione degli horror anni ’50 Mant paga tributo anche ai classici mostri Universal anni ’30 e l’uomo formica si arrampica su un grattacielo come King Kong.
Le spiegazioni di Wolsey sono un piccolo trattato sulla paura cinematografica e le sue illusioni. John Goodman tratteggia il suo personaggio tra Hitchcock e Welles. L’attenzione per gli adolescenti ammanta tutto di un velo di divertita nostalgia che alleggerisce la cupezza di quei terribili giorni.

Spirito Allegro

Blithe Spirit
GB 1945 Rank
con Rex Harrison, Constance Cummings, Kay Hammond, Margaret Rutherford, Hugh Wakefield, Joyce Carey, Jaqueline Clarke
regia di David Lean



Blithespirit


Per documentarsi sul libro che sta scrivendo, lo scrittore Charles Condomine organizza una seduta spiritica a casa sua. Si materializza Elvira, la prima moglie dello scrittore che è l’unico che riesce a vederla. Inizia così un insolito ménage à trois tra Charles, il fantasma di Elvira e Ruth, la seconda moglie ma Elvira vorrebbe il marito tutto per sé e attenta alla sua vita, finendo per uccidere Ruth al suo posto. Nell’ennesimo tentativo di liberarsi di Elvira si materializza anche lo spettro di Ruth; fortunatamente la balzana medium Madame Arcati riesce a risolvere il caso e a liberare la casa ma le due caparbie mogliettine riusciranno a portarsi nell’aldilà l’amato Charles.



Spiritoallegro


Deliziosa commedia inglese tratta dalla pièce teatrale di Noël Coward che si prende gioco della commedia romantica americana con grandi dosi di humor nero tipicamente britannico.
Il sottogenere è quello del remarriage in cui la coppia, divisa per un motivo qualunque, si ritrova ai danni della seconda moglie, solitamente appena prima dell’ufficializzazione del divorzio.
In questo caso Elvira è morta da sette anni e, come racconta il dialogo tra Ruth e Charles mentre si preparano per la serata che culminerà con la seduta spiritica, il loro nuovo amore è più tranquillo e pacato. L’entrata in scena di Elvira conferma che la prima moglie era più effervescente della snob Ruth e, si scoprirà, anche infedele. Se le due mogli battibeccano attraverso le dimensioni temporali stipuleranno un’alleanza per riprendersi e dividersi il marito una volta allontanate dalla casa.



Spiritoallegro


E’ una commedia molto divertente per nulla invecchiata, il recente restauro ha restituito la brillantezza del technicolor: come direttore della fotografia troviamo il regista Ronald Neame (quello de L’avventura del Poseidon del 1972) mentre alla regia c’è David Lean ancora lontano dai kolossal degli anni ’60, in grado di dare respiro a una commedia che si svolge in gran parte nel villino dei Condomine.
Pochi attori ma tutti molto bravi, ottimo Rex Harrison ma svetta la caratterizzazione della balzana Madame Arcati fatta dall’attrice Margaret Rutherford, nota soprattutto per essere stata la Miss Marple di una serie di film degli anni ’60.
Il film fu premiato con l’Oscar per gli effetti speciali.

La zingara rossa

The Gypsy and the Gentleman
GB 1958 Rank
con Melina Mercouri, Keith Michell, Flora Robson, June Laverick, Patrick McGoohan, Lyndon Brook, Claire Austin, Helen Hayde, Nigel Green, Mervyn Johns,
Laurence Naismith, Catherine Feller, Newton Blick
regia di Joseph Losey


Lazingara rossa


Sir Paul Deverill è un giovane debosciato che dissipa i beni di famiglia ai tavoli da gioco ma ha la fortuna di essere amato dalla ricca e compita Vanessa Ruddock che potrebbe risanare le economie famigliari. A una festa paesana Deverill viene derubato da una zingara ma data la bellezza della ragazza non la fa punire e le regala il maltolto. Jess, lo zingaro che si accompagna alla ragazza decide di sfruttare il debole del signorotto e gli getta Belle tra le braccia. Per Deverill l’avventura si trasforma in una passione folle e degradante: rifiuta Vanessa e sposa la zingara ma Sarah, la sorella di Deverill rivela alla zingara che il matrimonio non è stato un grande affare visto che sono sull’orlo del fallimento. Quando muore una vecchia zia, Paul e Belle vengono a conoscenza del suo testamento che lascia tutte le sue ricchezze a Sarah se si sposerà prima del ventunesimo anno. Paul si lascia convincere da Belle a ritardare le nozze della sorella con il dottore che ama, ma quando Sarah trova il testamento. interviene Jess che si è piazzato in casa come stalliere e la rinchiude nella pagoda in mezzo al lago. Hattie la servetta, scopre casualmente la prigione e libera la ragazza che viene nuovamente catturata dagli zingari e portata in manicomio. Liberata ancora una volta, Sarah è nuovamente inseguita dagli zingari ma Paul ne ferma la corsa bloccando la loro carrozza e sbalzandoli nel fiume.



Thegypsyandthegentleman


Un melò fiammeggiante non molto amato dal regista anche se la pellicola porta in scena molte delle tematiche care all’autore.
Pur rifacendosi ai melodrammi della casa di produzione Gainsborough Pictures il film è un fosco esempio di amour fou dove tutti o quasi amano qualcuno che li sfugge: Belle è una zingara mezzosangue quindi ripudiata anche dalla comunità rom, viaggia con Jess uno zingaro dal cuore di ghiaccio che non le nasconde di trovare più affidabili i cavalli che le donne. Per lui la ragazza è disposta a tutto, anche ad imbastire una relazione con Deverill per arraffare più che può e offrirlo a Jess.



Lazingararossa


Paul Deverill è il classico rampollo della buona società dedito al gioco e alla bella vita, anche lui non fa mistero con Vanessa di non amarla ma il matrimonio all’epoca della Reggenza era più un affare economico e l’innamorata Vanessa è convinta che il proprio amore possa bastare per entrambi.
Paul ha una sorella minore, Sarah innamorata di un giovane dottore, il matrimonio è osteggiato dal fratello perché John Patterson non è nobile e si potrà fare una posizione solo dopo aver terminato gli studi. La vecchia zia, Lady Ayrton è invece favorevole alle nozze, viene da pensare che più che per un problema di classe sociale, Paul soffra la mancanza di un patrimonio a cui attingere per i suoi vizi.
Quando incontra Belle, Paul crede di essere di fronte alla solita avventura ma quando la ragazza se ne va dopo qualche giorno, si accorge di non poter fare a meno di lei. Belle si ripresenta pretendendo che Paul la sposi, Deverill temporeggia ma quando i Ruddock vengono per chiedere di metter fine allo scandalo, Paul preferisce la zingara alla signorina di buona famiglia decretando definitivamente il decadimento del casato.
Se Belle crede di essersi sistemata e vivere la vita che le spetta in quanto figlia naturale di un nobile, la rivelazione di Sarah sulle condizioni economiche della famiglia fanno emergere tutta la delusione della donna.
La notizia della morte della zia segna un cambio di passo, le schermaglie tra i due coniugi passano in secondo piano e la coppia si rinsalda nel progetto di rubare l’eredità alla sorella, Paul è sempre recalcitrante a ogni nuovo passo nella spirale di violenza ai danni della sorella ma Belle sa come blandirlo e anche la figura di Jess da defilato stalliere assume un ruolo maggiore rivelando la sua natura manipolatrice.
Intanto il dottor Patterson ha conquistato la protezione di una nota attrice che lo aiuta a liberare Sarah dal manicomio ma i due zingari inseguono furiosamente i fuggitivi e solo l’intervento di Paul sventerà l’ennesima cattura. Il gesto del protagonista però non rappresenta la sua redenzione, conscio di essere sempre succube di Belle si suicida con lei nelle acque del Tamigi dopo averle fatto notare come Jess l’abbia lasciata al suo destino senza voltarsi indietro.
Come dice il critico cinematografico Jacques Lourcelles il finale del suicidio con le riprese subacquee è uno dei più belli della storia del cinema e credo che la palma gli spetti ancora oggi.
Il film lancia la carriera dell’attrice greca Melina Mercouri, bella, volgare e sopra le righe.

L’uomo dagli occhi a raggi X

X: The Man with the X-ray Eyes
USA 1963, American International Pictures
con Ray Milland, Diana Van der Vlis, Harold J. Stone, Don Rickles, John Hoyt
regia di Roger Corman


Luomocongloocchiaraggix


Il dottor Xavier conduce degli studi per potenziare la vista umana e per ottenere dei fondi decide di sperimentare su se stesso il composto. Gli effetti inizialmente sono ottimi: con la sua vista potenziata Xavier salva una ragazzina da una prognosi errata sulla sua cardiopatia ma le conseguenze sulla vista dello scienziato sono pesanti e l’ospedale decide di bloccare la ricerca. Xavier però è deciso a continuare la sperimentazione personale e in un diverbio uccide involontariamente il dottor Brant, il suo collaboratore. Costretto a fuggire Xavier si nasconde in un lunapark dove si spaccia per indovino ma Crane, l’impresario del numero gli propone di diventare un guaritore, il successo come guaritore mette sulle sue tracce la dottoressa Fairfax, la dottoressa che doveva decidere lo stanziamento dei fondi. La donna decide di aiutare Xavier che vuole tentare la fortuna a Las Vegas per procurarsi il denaro per continuare le ricerche. Ma al casinò ben presto sospettano delle facili vincite della coppia, Xavier è nuovamente costretto a scappare dopo aver perso i robusti occhiali che lo proteggono dalla luce ormai insopportabile. Dopo una robambolesca fuga nel deserto, Xavier arriva al tendone di un predicatore…



L'umodagliocchiaraggiX


Roger Corman, re dei b movie americani che ha spaziato in tutti i genere, è noto soprattutto per il ciclo d film tratti dalle opere di Edgar Allan Poe che hanno per protagonista Vincent Price.
L’uomo con gli occhi a raggi X è il primo film a colori del regista e ha per protagonista un altro grande attore ormai attempato: Ray Milland; la storia non ha nulla a che fare con Poe ma potrebbe richiamare l’orrore cosmico di Lovecraft.
Xavier è un anomalo caso di scienziato pazzo, come sempre disposto a sperimentare in prima persona i risultati dei propri studi, spinto dal desiderio di far progredire la scienza per il bene dell’umanità: riuscire a vedere attraverso la materia permette diagnosi perfette come dimostra il salvataggio della ragazzina cardiopatica. Purtroppo gli effetti del siero sono instabili e cumulativi e Xavier si trova trasportato in un mondo immateriale dove tutto si dissolve in una danza macabra di scheletri umani e architettonici; a volte la vista potenziata lo porta a vedere oltre le barriere spazio temporali perdendosi nei colori del cosmo al centro del quale c’è un occhio che scruta il mondo (o i mondi).



L'uomodagliocchi araggix


La follia di Xavier non lo trasforma in un pazzo violento come l’Hyde di Jekyll ma lo fa sprofondare in un dolore solitario nato dalla comprensione della caducità della vita e di ogni attività umana.
Il superamento dei limiti scientifici non può che trascendere nella religione e la risoluzione del film sta nel confronto con un predicatore applicando alla lettera le parole della Bibbia.



L'uomo dagli occhi a raggi X


Gli effetti speciali sono abbastanza semplici ma riescono comunque a creare un mondo spettrale e stravolto in cui lo scienziato perde ogni punto di riferimento.
Non mancano aspetti più giocosi che hanno sempre coinvolto le fantasie sui raggi x: la possibilità di leggere le carte voltate e poter sbancare il casinò ma soprattutto la maliziosa capacità di vedere attraverso gli abiti delle ragazze,

La ballata del boia

El Verdugo
Spagna 1963
con Nino Manfredi, Emma Penella, José Isbert, José Luis López Vázquez, Ángel Álvarez, Guido Alberti, María Luisa Ponte, María Isbert
regia di Luis García Berlanga


Laballatadelboia


Una coppia di becchini che deve ricomporre la salma di un condannato a morte fa amicizia con il boia, Amadeo. Il più giovane, José Luis, si invaghisce di Carmen, la figlia del boia e quando rimane incinta è costretto a sposarla. Come impiegato statale ad Amadeo spetta una casa nuova ma per evitare contestazioni, avendola ricevuta a pochi mesi dalla pensione, convince il genero a proporsi per prendere il suo posto, facendogli credere che potrà sempre dimettersi se proprio non vuole uccidere nessuno. La prima chiamata per il nuovo boia è una trasferta a Palma di Maiorca che si trasforma in una vacanza per tutta la famiglia in attesa della grazia che non arriva e José Luis sarà costretto a intraprendere l’attività ereditata dal suocero.

Commedia nera che è riuscita a passare attraverso le maglie della censura franchista mettendo alla berlina la burocrazia e diventando un manifesto contro la pena di morte all’epoca ancora vigente in Spagna.
Si tratta di una produzione italo spagnola, il protagonista è Nino Manfredi, alla sceneggiatura collabora Ennio Flaiano e la fotografia è di Tonino Delli Colli.
José Luis è un giovane pavido e ingenuo, è più il suo anziano collega che è curioso dell’attività del boia e attacca bottone con l’anziano. Anche il legame con Carmen, la figlia del boia sarebbe superficiale: in quanto becchino José Luis è scansato dalle ragazze e stessa sorte tocca a Carmen data la professione del padre quindi quando Amadeo rientra prima del previsto Carmen confessa la presenza del giovane nella sua camera da letto costringendo l’amante a una proposta di matrimonio solo per far contento il vecchio ma la gravidanza che ne consegue esige davvero il matrimonio riparatore.
Lo stesso meccanismo viene messo in atto per costringere il reticente genero a intraprende l’attività del boia, la scelta è obbligata per non perdere la casa ma s’illude sempre José Luis che ci sia sempre una possibilità di tirarsi indietro fino a che l’inesperto boia si trova costretto a compiere il suo dovere.
Una parabola kafkiana che nella scena più memorabile ricorda Il Processo di Orson Welles dell’anno precedente: nel film del maestro americano le porte sono enormi e l’individuo è piccolissimo, mentre nella scena più memorabile de El Verdugo il boia riluttante viene costretto dalle guardie ad attraversare l’immensa sala per infilarsi nella porticina minuscola della camera dell’esecuzione. L’ironia sta nel fatto che i secondini faticano più a trascinare il boia che il condannato ormai rassegnato. L’effetto inquietante è quello di un imbuto metafora di una società che omologa tutto e costringe un uomo refrattario a compiere un omicidio di stato salvo poi disprezzare chi si adatta a svolgere questo compito.

Chi ha paura di Virginia Woolf?

Who’s Afraid of Virginia Woolf?
USA 1966 Warner Bros
con Elizabeth Taylor, Richard Burton, George Segal, Sandy Dennis
regia di Mike Nichols



Whosafraidofvirginiawoolf


Dopo una cena formale in un campus universitario, l’attempata coppia formata da Martha, figlia del rettore e il professore di storia George invitano a casa il nuovo professore di biologia Nick con la giovane moglie Honey. L’alcol fa emergere tutte le frustrazioni matrimoniali della vecchia coppia che trascina in un gioco al massacro quella più giovane.


WhosafraidofVirginiaWoolf

Il debutto alla regia di Mike Nichols è la trasposizione cinematografica dell’omonima opera teatrale di Edward Albee del 1962, scandalosa per il linguaggio fortemente scurrile e il disvelamento degli orrori che si celavano dietro la facciata perbenista della famiglia americana.
Il rapporto tra Martha e George è incrinata dalle delusioni: lei, figlia del rettore si aspettava una brillante carriera da parte del marito che invece è rimasto un semplice professore le cui ambizioni letterarie sono state soffocate dall’ingombrante presenza del suocero. Le incomprensioni sono esacerbate dal fatto di non avere avuto figli e questa giustificazione spinge i coniugi a immaginare l’esistenza di un figlio che motivi il loro rimanere insieme al di là delle insofferenze.
Nonostante le raccomandazioni di George prima dell’incontro con l’altra coppia, Martha si lascia sfuggire dell’esistenza del figlio e quando il gioco al massacro raggiunge l’apice George racconta di un telegramma che avvisa della morte del figlio. Il coraggio di affrontare la realtà forse renderà più accettabile la convivenza tra Martha e George.



Chi ha paura di virginia Wolf

Se è comprensibile che una coppia sposata da decenni abbia una buone dose di incomprensioni e scheletri nell’armadio, nemmeno i giovani Nick e Honey sono l’esempio dei perfetti innamorati: Nick confida a George che ha sposato la moglie in seguito a una gravidanza isterica ma l’ha fatto di buon grado visto che la ragazza è ricca e si dice disposto a tutto pur di far carriera e infatti nella notte va a letto con Martha, cosa che scatena in George l’idea di uccidere il figlio immaginario.



Chihapauradivirginiawolf

Anche se il film è invecchiato piuttosto male e risulta piuttosto verboso, l’esordiente Nichols ci mette del suo, per non cadere nel rischio del teatro filmato: gli attori in scena sono solo quattro e l’azione si svolge quasi tutta nella casa di Martha e George. Gli esiti sono più che buoni e il film ha fatto incetta di premi.
Liz Taylor s’imbruttì per la parte che le valse un oscar che però non ritirò per protestare per quello mancato del marito Richard Burton, magnificamente doppiato, nella versione italiana, da Gigi Proietti.