Chinese Contemporary Art from Shandong

IMG-20120722-00102 C’è tempo fino a domenica 29 luglio per visitare la mostra che getta uno sguardo su sei artisti contemporanei cinesi che hanno in comune il luogo di provenienza, la provincia dello Shandong, regione dal grande fermento culturale e non a caso patria di numerosi artisti.
Il percorso espositivo si apre con una sala dedicata a Huang Keha, la veterana degli artisti presenti, classe 1943 il cui lavoro fotografico è di grande suggestione, come dice nell’introduzione del catalogo il curatore della mostra Vincenzo Sanfo le sue immagini rubate alla natura riescono a rievocare la storia dell’arte moderna e debbo dire che in una sua opera in cui le case riflettono nell’acqua ho ritrovato il luccichìo dorato e la frammentazione mosaicata dei quadri di Klimt.
La seconda sala è dedicata a Xu De Qi, celebre per i suoi quadri pop dove campeggia Mao circondato da simboli del capitalismo occidentale, di solito riflessi in un paio di Ray-Ban indossati dal padre della rivoluzione culturale cinese. Avevo già visto le opere di Xu de Qi alla biennale di Sabbioneta nel 2010 e mi ha sorpreso vedere l’evoluzione della sua opera: l’onnipresente Mao non flirta più con gli States ma si circonda dell’arte della vecchia Europa in particolare di Magritte; il ciclo di opere in mostra si chiama infatto Maogritte e non è presente nel catalogo della mostra che presenta invece opere del ciclo China Girl.
La terza sala è dedicata all’artista più promettente Zhang Hong Mei che il professor Sanfo definisce la Sonia Delaunay cinese per il lavoro sui tessuti compiuti dalla giovane artista nata nel 1973. Il suo lavoro è interessante perchè sta introducendo lentamente il concetto di arte astratta nella pittura cinese che è sempre stata fortemente figurativa. Zhang Hong Mei ha iniziato dipingendo tratti geometrici su antiche stoffe che rappresentano ritratti familiari, il suo lavoro ora si evolve verso un astrattismo puro colorato e dinamico che ricorda Mondrian. Anche lei aveva una sala dedicata alla Biennale di Sabbioneta e ha disegnato il logo per il Premio Tenco del 2010.
Degno di menzione è anche l’ultimo artista in mostra, il fotografo Zheng Hi le cui opere indagano una Cina tradizionale che va scomparendo: sono fotogrammi che sanno rinchiudere intere esistenze di persone anziane che vivono in povere abitazioni ben lontane dal confort delle moderne metropoli cinesi, narrando una dignitosa povertà e arretratezza con grande pathos.
Quello che emerge dalla mostra è una situazione artistica molto vivace che sembra conoscere bene la cultura occidentale tanto da trarne ispirazione pur restando fedele alla propria tradizione, l’ennesima apparente contraddizione di quel rompicapo cinese con cui dobbiamo inesorabilmente confrontarci.

Chinese Contemprary Art from Shandong
Palazzo Monferrato
via San Lorenzo 21
Alessandria
18 Giugno 2012 – 29 Luglio 2012

I Fratelli Dinamite

Ifratellidinamite

Le avventure di tre fratelli terribili, detti per l’appunto Dinamite, raccontata da zia Cloe, che si e’ presa cura di loro dopo il naufragio della nave del padre, un capitano ubriacone. La zia li ritrova su un’isola deserta dove sono stati allevati dagli animali; riportati al mondo civile, i tre fratelli si dimostrano refrattari all’ordine precostituito, bigiando la scuola e finendo nelle mani del diavolo che riescono a mettere nel sacco. Scoperta la passione per la musica i nostri eroi arrivano a Venezia dove, con l’inganno, vengono eletti re del Carnevale, ma i tre rinunciano a tutto, anche alla vita, pur di aiutare una bambina.

Nonostante il finale edificante, il primo cartoon italiano a colori (siamo nel 1949) si segnala per la vena anarchica che non viene mai meno tanto che il leif motiv del film , cantato in falsetto sullo stile del Trio Lescano, dice piu o meno: “siamo i tre fratelli Dinamite… non riconosciamo alcuna autorita’… vogliamo strappare la barba a tutti i parrucconi…”.
Eccezionale anche l’inventiva dimostrata dai Fratelli Pagot nella realizzazione della pellicola: la creativita’ e’ dirompente, con una continua trasformazione delle immagini in qualcosa altro: alcune fatine bianco vestite che danzano intorno ad un pozzo si rivelano essere i denti e l’ugola di un cantante.
C’e’ una netta prevalenza dei toni grotteschi e del macabri: il magro ronzino che conduce i bambini che hanno saltato la scuola dal Diavolo, ricorda le danze macabre e ben presto si trasforma in uno scheletro infuocato, ed anche l’arpa nell’episodio del concerto a teatro diventa una sagoma scheletrica. Di certo c’e’ una grande attenzione all’arte figurativa, oltre al gia’ citato motivo della danza macabra, tutte le scene di confusione che seguono puntualmente l’ingresso dei fratelli Dinamite, sembrano una scusa per trasformare il film in un’esplosione di arte astratta.
Altro referente e’ il cinema come dimostra una scena di passaggio nell’episodio del teatro: l’immagine copia la ripresa di un dolly, piazzato nel fondo di un palco, con gli spettatori in primo piano che sembrano parlare direttamente in macchina indicando quello che sta
avvenendo sul palcoscenico sottostante.

Restaurata  nel 2004   e presentata alla Mostra Cinematografica di Venezia, la pellicola e’ stata  trasmessa da FuoriOrario nel periodo natalizio; I fratelli Dinamite si rivela essere una piacevolissima scoperta nella storia discontinua del film d’animazione italiano.