Gradisco molto la nuova sistemazione pomeridiana nel palinsesto di Rai3 di TVTalk seguita dal magazine Art News che mi sembra l’unico programma a combattere decisamente contro la stolida affermazione di Tremonti, La cultura non si mangia. Nella puntata del 23 ottobre ha dimostrato chiaramente che con la cultura i guadagni ci sono eccome: il milioncino e passa di euro guadagnati dal fisco (do you remember SIAE?) solo con la mostra di Caravaggio (600.000 ingressi, ma per non scontentare il Veneto ricordiamo che la mostra su Giorgione ha staccato quasi 140.000 biglietti). La rivalutazione catastale di interi quartieri romani grazie alla costruzione del Maxxi e del Macro, come raccontano i video.
La puntata del 30 ottobre si occupava invece della disastrata situazione di Cinecitta’, protagonista della protesta in apertura del Festival Internazionale del Film di Roma: la cara vecchia Hollywood sul Tevere giace oggi in condizioni di semiabbandono e l’unico progetto di rilancio e’ affidato, con dubbia originalita’ alla riqualificazione immobiliare con la costruzione di alberghi e centri fitness ( qui il video)
Per indignarsi su un nuovo tema seguite le puntate del sabato pomeriggio alle 16.15.
La donna del bandito
They live by night
USA 1948 RKO
con Farley Granger, Cathy O’Donnell
regia di Nicholas Ray
Bowie The Kidd, ventitre’ anni di cui gli ultimi sette trascorsi in carcere, evade con due ergastolani e si dà alle rapine in banca con l’ingenua intenzione di usare il denaro per pagare un avvocato e far rivedere la sua pena detentiva. Keechie, nipote di uno dei galeotti, che offre un primo rifugio agli evasi, cerca di dissuadere Bowie dal suo folle piano ma non estera’ a seguirlo nella sua fuga dal destino segnato.
Pellicola d’esordio di Nicholas Ray ispirata al romanzo di Edward Anderson, Thieves like us che sta alla base anche del film di Robert Altman del 1974, Gang. Ambientata negli anni della Grande Depressione, tratteggia dei personaggi che anticipano quelli dell’opera di maggior successo del regista, Gioventu’ bruciata. Ragazzi poco piu’ che adolescenti senza gli strumenti per affrontare il mondo anche a causa di grossi conflitti familiari, che trovano nell’amore l’unica ragione di salvezza.
Ray narra questa vicenda d’amore assoluto e senza speranza con grande tenerezza e romanticismo, grazie anche al talento dei due protagonisti che hanno l’eta’ dei loro personaggi e ne restituiscono tutta l’ingenua e disperata passione. Il film si apre con una didascalia che dice che nessuno ha mai raccontato il vero volto di questi ragazzi e il film si chiude poeticamente con il volto di Keechie che svanisce nell’ombra mentre si volta a guardare per un ultima il corpo di Bowie.
Noto in Italia anche con il titolo Disperazione.
Urlo
Nel 1955 a San Francisco, avviene la lettura pubblica dello scandaloso poema Urlo, opera prima del poeta Allen Ginsberg e manifesto poetico della cultura beat. Due anni dopo l’editore che ha pubblicato l’opera, Lawrence Ferlinghetti viene processato per oscenita’.
Finalmente una variazione poetica del genere biopic e non poetica perche’ il tema centrale ruota attorno a una poesia (o forse anche per questo) ma perche’ alcuni inserti a cartoni animati, disegnati da Eric Drooker e usciti anche in volume, esprimono in immagini tutta la forza lirica del testo di Ginsberg e si innestano sulla ricostruzione degli eventi storici dove il reading del ‘55 e i fatti che portano alla genesi del poema sono raccontati in bianco e nero mentre gli stralci del processo e la posizione del poeta del ’57 sono a colori. L’alternanza tra le scene processuali e l’intervista all’artista rappresentano chiaramente lo scontro tra le motivazioni di una generazione “ribelle” e lo sconcerto della classe borghese, scioccata dalle esperienze raccontate e dal linguaggio usato per narrarle. Contraddittorio perfetto a cui vanamente aspirano i dibattiti politici della nostra televisione e una commistione di stili cinematografici da cui esce vincente la forza prorompente e sovversiva della poesia.
Prova impegnativa e ben superata dal protagonista James Franco nei panni di Ginsberg, camei di contorno di vecchie glorie, mentre il povero Jon Hamm, nel ruolo dell’avvocato della difesa, inaspettatamente vittorioso, non riesce a liberarsi dell’ingombrante fantasma di Don Draper (Mad Men) e riporta sul grande schermo un personaggio che per look e apertura mentale ricorda il suo alter ego televisivo.
Figli delle stelle
In seguito alla morte di un collega sul posto di lavoro, Toni, un operaio di Marghera viene invitato a Roma per intervenire ad una trasmissione televisiva. Nella capitale conosce altri precari che lo coinvolgono nel rapimento del ministro del lavoro. L’azione si deve svolgere in una sauna, ma i vapori del bagno fanno confondere gli improvvisati criminali che prelevano il politico sbagliato, un umile sottosegretario..
Il messaggio e’ chiaro fin dal titolo: l’Italia non e’ in grado di affrontare le sfide di questi tempi perche’ ripiegata nell’esaltazione nostalgica del favoloso ventennio degli anni ‘60/’80 e ogni tentativo di reazione passa attraverso stilemi appartenenti a quegli anni che culmina con l’anacronismo lampante dell’azione dimostrativa legata al rapimento politico. L’empasse e’ pero’ soprattutto culturale e i riferimenti di tutti i protagonisti, dal nostalgico marxista, alla giornalista alternativa fino al politico vanno dal pop orecchiabile di Alan Sorrenti alla riflessione alta di Luigi Tenco. Il rifugiarsi nel passato qualunquista del “stavamo meglio quando stavamo peggio” diventa immersione totale quando il covo si sposta in Val d’Aosta, in un vecchio condominio di appartamenti per vacanze nei pressi di Cervinia, custode di cimeli dei gloriosi anni’70-’80: pile di vecchi quarantacinque giri e vecchie tute da sci dagli inserti improbabili.
La critica che si puo’ fare al divertente film di Lucio Pellegrini e’ quella di non essere cattivo e graffiante come una commedia all’italiana ma forse anche questo appunto ha un che di nostalgico. E’ apprezzabile invece il coraggio della sceneggiatura di affastellare situazioni sempre piu’ surreali e mantenerle credibili e divertenti (la scoperta degli altri condomini di avere i rapinatori nello stabile) e di tirare tutte le fila in un finale agrodolce ma una volta tanto non aperto, il che e’ piu’ che encomiabile.
Wall Street – il denaro non dorme mai
Finita di scontare la sua pena per inside trader nel 2001, nel 2008 Gordon Gekko torna agli onori della cronaca finanziaria con la sua autobiografia dove illustra i danni della finanza contemporanea e anticipa l’imminente crisi economica che travolgera’ Wall Street. Jake Moore, giovane broker, fidanzato con Winnie, la figlia di Gekko che non vuole piu’ avere a che fare con il padre, rimane suo malgrado affascinato dal vecchio squalo della finanza e gli chiedera’ aiuto per vendicarsi di chi ha fatto fallire la banca d’intermediazione in cui lavora costringendo al suicidio l’anziano proprietario, Louis Zabel..
Quasi un quarto di secolo dopo Oliver Stone ritorna ad occuparsi di alta finanza: se il primo capitolo dell’87 si limitava a descrivere i maneggi illeciti di Wall Street, questo nuovo capitolo assume lo spessore di un saggio filosofico con diversi piani di lettura: una contrastata storia famigliare, una rielaborazione del fallimento della Lehman Brothers e del piano nazionale per salvare le banche americane e un apologo sul senso dell’economia e a questo proposito il bastian contrario Stone rivaluta (anche giustamente) il mondo della finanza in un momento in cui e’ considerato la causa di tutti i mali. Per il regista, figlio di un broker, l’esplosione delle bolle finanziare con le loro catastrofiche conseguenze, e’ un fenomeno fisiologico, tipico di ogni realta’ correlata alla natura umana: serve a dare uno scossone a meccanismi ormai obsoleti che pero’ l’umanita’ si ostina a portare avanti fino alle estreme conseguenze. Per questo motivo il sempre perfido ma intelligente Gekko e’ disposto a una svolta “umanista” sul finale: il vecchio mondo della finanza rappresentato dal quadro di Goya con Saturno che divora i suoi figli e’ arrivato alla fine, bisogna riniziare dalla green economy mettendo di nuovo al centro le esigenze dell’uomo e mettendo in conto nuove bolle. Dell’economia non ci si liberera’ mai come dimostra il complesso di Edipo (anzi di Elettra, dato che siamo nella versione al femminile) di Winnie la figlia che odia il padre che ha sempre messo davanti all’esigenze della famiglia i suoi interessi personali, ma che si innamora di un broker.
Piuttosto particolare e’ la suoneria scelta per il cellulare di Jake, la colonna sonora de Il buono il brutto e il cattivo che rimanda allo scontro a tre tra Jakob, Gekko e Bretton James ma a me pare che Stone richiami anche i consigli della moral guidance Clint Eastwood che in Million dollar baby consigliava a Maggie di comprarsi la casa in contanti senza mutui (nel 2004!) e in Gran Torino Kowalski ricorda al ragazzino asiatico l’importanza di tenere da conto quel che si ha senza sprecarlo e l’importanza di saper fare lavori manuali per riparare le cose.
A una densita’ dei contenuti corrisponde anche una grande ingeniosita’ nella forma: bellissimi i grafici di borsa che seguono il profilo di New York, metropoli esaltata nella pellicola. Non mancano altre finezze stilistiche in particolare quella della notizia del suicidio di Zabel data al telegiornale e riflessa nell’occhio piangente di Jake.
Adèle e l’enigma del faraone
Mentre l’indomita giornalista Adèle Blanc-Sec e’ in Egitto per recuperare la mummia del medico personale di Ramsete al fine di riportarlo in vita e fargli curare Agathe, la sorella malata, a Parigi, il professor Esperandieu, che dovrebbe resuscitare la mummia, allena i poteri della mente facendo schiudere un uovo di pterodattilo che terrorizza la Ville Lumière..
Siamo nel campo del puro intrattenimento ma non c’e’ dubbio che questo centone sui dinosauri e le mummie abbia tutto il fascino della leggerezza e della fantasia facendo dimenticare i fantasy manichei sugli scontri tra bene e male: vedere un pterodattilo governato da un vezzoso boa di struzzo e’ finalmente originale. Accantonato anche il cote’ horror che solitamente accompagna il fantasy, il film di Besson mette in scena mummie con un aplomb tipicamente britannico e l’apparizione di Agathe malata colpisce non tanto per la sua crudezza ma perche’ si ispira chiaramente al dipinto La colonna rotta di Frida Kahlo.
Con freschezza ed ironia Besson riesce a restituire tutta la gloria della Parigi del 1911: la volitiva e intrepida Adèle e’ piu’ una rivisitazione di una suffragetta che un’Indiana Jones in gonnella ante-litteram (anche se gli omaggi a Spielberg ci sono); Agathe e’ stesa su un letto intarsiato degno di Majorelle e tutto l’appartamento di Adèle e’ arredato in perfetto stile art nouveau. La pellicola e’ percorsa da una vena anarcoide con presa in giro dei politici (la gustosissima sequenza delle telefonate per sollecitare la risoluzione del caso dello pterodattilo) tipica di un periodo di regicidi e che ricorda anche lo spirito delle comiche da cui arriva anche la reiterazione della scena di Adèle cacciata di prigione ogni volta che fallisce un tentativo di liberare Esperandieu; compare anche un esploratore cacciatore di bestie feroci, Justin de Saint-Hubert, figura tipica dell’inizio del XX secolo: gira con gli occhi bistrati di un divo del cinema muto e fara’ una meritata fine barbina.
Finale aperto per un secondo episodio con il nemico giurato di Adèle, Dieuleveult, pronto a rovinarle il viaggio su un famoso transatlantico partito nell’aprile 1912..
ITALIA ANNO ZERO – Cinema e Risorgimento
In occasione della mostra 1861. I pittori del Risorgimento
il Palazzo delle Esposizioni presenta
ITALIA ANNO ZERO – Cinema e Risorgimento
In collaborazione con
Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale
La storia dell’Unità d’Italia è stata la dannazione di molti scolari, schiacciati tra date e battaglie, ma se si scorre quella del nostro cinema la sensazione si ribalta: tra i capolavori più appassionanti della nostra cinematografia ci sono i film sul Risorgimento. Inevitabilmente i grandi registi che hanno voluto riflettere sul carattere e l’identità italiani, si sono rivolti ad analizzare questo momento storico, che ha segnato la nascita dell’Italia come nazione moderna.
In occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia e della grande mostra 1861. I pittori del Risorgimento delle Scuderie del Quirinale, il Palazzo delle Esposizioni presenta, in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, le migliori pellicole che hanno ricostruito per lo schermo gli eventi risorgimentali.
Con serietà e forza poetica, grandi registi hanno ripercorso gli episodi e i personaggi che hanno portato il nostro Paese alla conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale, alla ricerca della nostra verità, cercando di raccontare la storia come vita degli uomini, lontani dalla retorica. Questi film sono inoltre il frutto del dibattito politico e culturale degli anni in cui sono stati realizzati, costituiscono pertanto un documento prezioso dell’evoluzione della riflessione politica del nostro paese. Un percorso attraverso pellicole straordinarie, per imparare ad amare la storia attraverso immagini dal fascino irresistibile.
21 e 22 ottobre, ore 21.00
di Alessandro Blasetti. Italia, 1934 (80’). Per gentile concessione di Ripley’s Film
Il primo maestro del cinema italiano racconta l’epopea garibaldina con uno stile totalmente originale, fuori dalla retorica magniloquente del ventennio, scegliendo un punto di vista dal basso, popolare, quello dei picciotti siciliani che combattono insieme ai garibaldini. Un capolavoro della nostra storia cinematografica precursore del Neorealismo, anche per il rigore stilistico, ripreso dal cinema sovietico, lo stile scarno, asciutto ed efficace, l’uso di attori non professionisti e del dialetto, la scoperta straordinaria del paesaggio in immagini lucenti e solari, che rimandano alla pittura di Fattori.
23 e 24 ottobre, ore 21.00
Senso
di Luchino Visconti. Italia 1954 (120’)
Capolavoro assoluto della storia del cinema, di intensità straordinaria e bellezza unica: sullo sfondo della guerra italo-austriaca Visconti ritaglia un melodramma di sensualità esasperata e morte, sfogando la sua visione critica della storia in una rilettura senza ipocrisie del Risorgimento e della tragica decadenza di una società in tempo di rivoluzione.
26 e 27 ottobre, ore 21.00
Piccolo mondo antico
di Mario Soldati. Italia 1941 (107’)
Soldati, straordinaria figura di scrittore-regista, raggiunge la sua maturità con questo capolavoro riconosciuto della cinematografia preneorealista, traducendo i conflitti amorosi ed esistenziali raccontati da Fogazzaro sullo sfondo della lotta antiaustriaca, in un film di alta bellezza formale. L’ambientazione perfetta, dove il paesaggio diventa stato d’animo, carica di chiaroscuri espressivi il dramma dei protagonisti, come la strepitosa Alida Valli nel suo primo ruolo drammatico.
28 e 29 ottobre, ore 21.00
Il brigante di Tacca del Lupo
di Pietro Germi. Italia 1952 (104’)
Lo sguardo cinico e realista del grande Pietro Germi esplora le ambiguità del Risorgimento e della storia in generale, svelando i difficili retroscena dell’Unità d’Italia, tra guerra civile e brigantaggio, e rinnova il linguaggio del dramma storico attraverso il ritmo incalzante del western americano alla John Ford, che si adatta perfettamente agli scenari desertici di un meridione ostile e carico di contrasti dolorosi.
30 e 31 ottobre, ore 21.00
Viva l’Italia!
di Roberto Rossellini. Italia 1961 (106’)
Nell’anno del centenario, Rossellini affronta la spedizione dei Mille con una straordinaria vocazione antiretorica, ricostruendo gli avvenimenti che contribuirono a unificare il nostro paese con rigorosa oggettività e attenzione al lato umano, per liberare l’epopea garibaldina dall’alone del mito e dare alla rievocazione storica la spoglia concretezza di una cronaca realistica, a partire dall’osservazione di particolari minori, quotidiani, persino antieroici.
2 e 3 novembre, ore 21.00
La pattuglia sperduta
di Piero Nelli. Italia 1952 (74′)
Un piccolo gioiello quasi dimenticato del nostro cinema neorealista guarda le vicende della prima guerra d’indipendenza a partire dalla partecipazione popolare, seguendo un gruppo di soldati sbandati, che vagano nella nebbia verso un nemico invisibile. Contro la retorica della storia ufficiale che mitizza i protagonisti, questo curioso film di guerra evidenzia la dimensione psicologica delle persone comuni e diventa l’occasione per riflettere sulle conseguenze di carattere sociale prodotte da ogni conflitto.
4 e 6 novembre, ore 21.00
San Michele aveva un gallo
di Vittorio Taviani, Paolo Taviani. Italia 1973 (87’)
La crisi irreversibile del movimento anarchico nella società italiana di fine secolo incarnata da un anarchico internazionalista che tenta di provocare un’insurrezione. I Taviani realizzano un’opera memorabile e affascinante, tra le punte più alte del cinema italiano degli anni settanta, sul conflitto politico-esistenziale tra due modi di intendere la rivoluzione.
7 e 9 novembre, ore 21.00
Bronte – Cronaca di un massacro che i libri di storia non hanno raccontato
di Florestano Vancini. Italia 1972 (126’)
Una pellicola aspra, tesa e sconvolgente, porta alla luce un episodio poco conosciuto e drammatico dell’impresa dei Mille in Sicilia – l’arresto e la fucilazione di rivoltosi per ordine di Nino Bixio – offrendo una lucida lezione di controinformazione storica, lontanissima dalla mitologia nazionale costruita attorno alla figura di Garibaldi.
10 e 11 novembre, ore 21.00
Nell’anno del Signore
di Luigi Magni. Italia 1969 (105’)
Mosso da una graffiante vocazione anticlericale, Magni dipinge un affresco beffardo della Roma prerisorgimentale, dando voce a Pasquino, autore di satire anonime in cui si riassumeva il malcontento del popolo oppresso. Trittico di mattatori, Manfredi, Sordi, Tognazzi, in stato di grazia.
13 e 14 novembre, ore 21.00
Allónsanfan
di Paolo Taviani, Vittorio Taviani. Italia 1974 (115’)
I Taviani indirizzano la loro acuta riflessione storica sulla Restaurazione e la crisi esistenziale di un nobile lombardo opportunista, che tradisce la lotta rivoluzionaria. La ricostruzione è sostenuta magistralmente da un’atmosfera visionaria di squisito splendore, ispirata alla grande pittura dell’Ottocento.
16 e 17 novembre, ore 21.00
Quanto è bello lu murire acciso
di Ennio Lorenzini. Italia 1975 (85’)
La disastrosa impresa di Carlo Pisacane a Sapri, che la tradizione ha avvolto di un alone romantico, rivisita alla luce della consapevolezza critica contemporanea, in un film fervido e asciutto, che evidenzia gli ideali egualitari e la grande passione rivoluzionaria della vicenda, unitamente alla coscienza dei suoi limiti sociali e storici. Sostenuto dal ritmo incalzante delle bellissime canzoni scritte da Roberto De Simone, che infondono alla storia l’andamento di una ballata popolare.
18 e 21 novembre, ore 21.00
I Viceré
di Roberto Faenza. Italia 2007 (120’)
Ritratto lucidissimo e spietato della nobiltà siciliana nel difficile passaggio all’Italia unita, in un affresco di grande bellezza e suggestione per scene, costumi, musiche e ottime interpretazioni, che ha il merito di far riscoprire il romanzo di Federico De Roberto, uno dei pochi capolavori della narrativa italiana dell’Ottocento.
Informazioni:
PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI – SALA CINEMA
scalinata di via Milano 9 A, Roma
INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card
Gorbaciof
Marino Pacileo, detto Gorbaciof per la voglia che ha sulla fronte, e’ un contabile del carcere di Poggioreale che si gioca gran parte dei soldi che maneggia, riuscendo sempre a tenersi fuori da storie piu’ grandi di lui, almeno fino a quando si innamora di Lila, la figlia del ristoratore cinese costretto ad ospitare nel suo locale il tavolo del poker di cui Gorbaciof e’ assiduo.
Che le conseguenze dell’amore fossero estremamente deleterie per chi vive ai margini, lo avevamo imparato sempre da Toni Servillo nell’omonimo capolavoro di Paolo Sorrentino; in quest’ultima fatica del regista Stefano Incerti, a pagare lo scotto della passione e’ un simpatico gaglioffo pronto a giocarsi il tutto per tutto con il destino. Che l’esito di questa scommessa con la vita non sara’ felice e’ preannunciato dalle anticipazioni legate agli animali: la tigre in gabbia allo zoo, le bestiole rinchiuse nel negozio di animali, il destino infausto del protagonista di un documentario naturalista che passa alla tv mentre la bella Lila si affaccia nella stanza per dire silenziosamente addio al padre. Tutti segnali dell’impossibilita’ di sfuggire alle gabbie in cui la vita ci costringe. Purtroppo il regista regala a Gorbaciof la sorte piu’ stupida che il fato poteva destinargli in un finale citazionista che lascia una punta di delusione: personalmente avrei preferito che il destino del protagonista si compisse nella scena precedente.
Di veramente rimarchevole in questa pellicola resta la prova di Toni Servillo: Gorbaciof pronuncera’ al massimo dieci battute in tutto il film, l’intera costruzione del personaggio e’ affidata alla mimica facciale e corporea, a partire dalla camminata da guappo e dal vestito troppo attillato. Un lavoro immane sul corpo a cui ci aveva abituato solo la comicita’ di Antonio Albanese.
Breaking Bad – Reazioni Collaterali
Com’e’ che un mite professore di chimica si ritrova in mutande in mezzo ad un’interstatale del New Mexico, con una pistola in mano? Per scoprirlo bisogna a risalire a qualche settimana prima quando, pochi giorni dopo il suo cinquantesimo compleanno, a Walter White viene diagnosticato un cancro al polmone che non gli lascia scampo. Per garantire un futuro ai famigliari (moglie, figlio disabile e nascitura in arrivo) il professore decide di sfruttare le sue conoscenze in chimica per produrre metanfetamine e per piazzarle ricatta un ex studente, Jesse Pinkman: non lo consegnera’ alla polizia se si mettera’ in societa’ con lui..
E’ sbarcata su Rai4 la prima stagione della serie tv prodotta nel 2008 dalla AMC e gia’ arrivata alla terza stagione. Il prodotto non e’ nuovo per il pubblico italiano perche’ trasmesso sul finire del 2008 sul canale satellitare AXN.
Io me l’ero persa all’epoca e sono rimasta folgorata dai primi due episodi (del resto la serie, ha raccolto un bel po’ di premi, soprattutto per la prima stagione), divertita dal tono grottesco ricco di humour nero (lo sfondamento della vasca nel secondo episodio e’ impagabile).
Sono molto colpita anche dalla qualita’ di luci e fotografia: la serialita’ americana ci ha abituati a standard molto alti, ma Breaking bad mi sembra superiore alla media, soprattutto il primo episodio, girato in gran parte in esterni ha un gusto molto piu’ cinematografico che televisivo.
Inception
Futuro prossimo venturo. L’ultima frontiera dello spionaggio industriale e’ introdursi nei sogni per carpire i segreti piu’ reconditi. Dom Cobbs e’ uno specialista del settore ma un giorno una delle sue vittime, il ricco industriale giapponese Saito, lo ritrova e gli propone un un progetto molto difficile: non estrapolare un’informazione ma impiantare un’idea nell’incoscio di un giovane miliardario, prossimo erede di un monopolio energetico. In cambio Saito dara’ a Cobbs la possibilita’ di liberarsi dell’accusa di uxoricidio e rivedere i suoi figli..
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Nel film piu’ bello della storia del cinema si tenta di ricostruire la vita di un magnate della carta stampata dalla parola pronunciata in punto di morte, Rosabella; nella sua pellicola piu’ ambiziosa, Christopher Nolan fa in modo che nel giovane Fischer l’idea si innesti ritrovando la “Rosabella” dei suoi sogni.
Fondere Quarto Potere e Blade Runner e’ un progetto molto audace e solo Nolan poteva ambire a tanto, riuscendo, almeno in parte a realizzare il suo proposito. Il congegno e’ perfetto, seppur complicatissimo: ci si muove su cinque livelli, tre di sogno, il piano della realta’ (o cosi’ l’epigono di Deckard crede..) e l’inconscio assoluto. La pecca molto probabilmente sta nel piano emotivo: non c’e’ una scena che riesca a commuovere anche se l’addio tra Cobbs e la moglie aveva un alto potenziale drammatico. Forse solo la scena finale riesce ad essere toccante ma benche’ il regista abbia cercato di limitare gli effetti speciali, quello che passera’ alla storia di questa pellicola sara’ il gusto tipicamente escheriano del cambiamento di prospettiva con il passaggio del piano orizzontale a piano verticale di Parigi.