A proposito di Davis

Apropositodidavis All’inizio degli anni ’60 Llewyn Davis, carattere ostico, vita (sentimentale e non) caotica e disorganizzata, segnata dal suicidio del patner musicale, cerca di avere successo come folk singer ma con scarsi risultati..

In A proposito di Davis, i fratelli Coen raccontano, ispirandosi alla biografia del cantante folk  Dave Van Ronk, quell’atmosfera beat dei tardi anni’50 e dei primi anni’60 in cui i giovani cercano di esprimersi artisticamente indipendentemente dal successo, i loser narrati da Kerouak che s’appongiano su un divano a casa di un conoscente per dormire e hanno una vita sentimentale sconclusionata.
A sottolineare con ironia e spirito cinefilo la natura perdente del loro protagonista, i Coen ambientano il film nel 1961, anno d’inizio della carriera di Bob Dylan, a cui Davis cede il posto nel locale in cui si esibisce a fine film. Il 1961 è anche l’anno di uscita di Colazione da Tiffany e dalla celeberrima pellicola (forse anche per restituirle una dignità che esuli dal glamour di Audrey?) i Coen prendono l’elemento del gatto rosso e senza nome: se nel film di Blake Edwards il ritrovamento del gatto sotto la pioggia segna il lieto fine amoroso per Holly Golightly, i gatti rossi sempre in fuga di Davis rappresentano la sua incapacità di trovare una serenità nei legami, non solo amorosi: la vita di Llewyn è disastrosa come figlio, padre, amante, amico e collega non certo solo per colpa sua, il fato ci mette sicuramente lo zampino tanto che non è neppure importante capire se l’andamento circolare del film sia frutto di un’ellissi temporale o meno: le giornate dei perdenti in fondo, si assomigliano tutte.

Urlo

Howl Nel 1955 a San Francisco, avviene la lettura pubblica dello scandaloso poema Urlo, opera prima del poeta Allen Ginsberg e manifesto poetico della cultura beat. Due anni dopo l’editore che ha pubblicato l’opera, Lawrence Ferlinghetti viene processato per oscenita’.

Finalmente una variazione poetica del genere biopic e non poetica perche’ il tema centrale ruota attorno a una poesia (o forse anche per questo) ma perche’ alcuni inserti a cartoni animati, disegnati da Eric Drooker e usciti anche in volume, esprimono in immagini tutta la forza lirica del testo di Ginsberg e si innestano sulla ricostruzione degli eventi storici dove il reading del ‘55 e i fatti che portano alla genesi del poema sono raccontati in bianco e nero mentre gli stralci del processo e la posizione del poeta del ’57 sono a colori. L’alternanza tra le scene processuali e l’intervista all’artista rappresentano chiaramente lo scontro tra le motivazioni di una generazione “ribelle” e lo sconcerto della classe borghese, scioccata dalle esperienze raccontate e dal linguaggio usato per narrarle. Contraddittorio perfetto a cui vanamente aspirano i dibattiti politici della nostra televisione e una commistione di stili cinematografici da cui esce vincente la forza prorompente e sovversiva della poesia.
Prova impegnativa e ben superata dal protagonista James Franco nei panni di Ginsberg, camei di contorno di vecchie glorie, mentre il povero Jon Hamm, nel ruolo dell’avvocato della difesa, inaspettatamente vittorioso, non riesce a liberarsi dell’ingombrante fantasma di Don Draper (Mad Men) e riporta sul grande schermo un personaggio che per look e apertura mentale ricorda il suo alter ego televisivo.