Smetto quando voglio

Pietro Zinni, ricercatore universitario sulla soglia degli anta, rigorosamente precario, viene di colpo licenziato dall’università perdendo il misero stipendio che gli permetteva di sopravvivere con la fidanzata Giulia. Cercando di farsi pagare da uno studente a cui dà ripetizioni, Pietro scopre il mercato delle droghe di sintesi e decide di creare e mettere sul mercato una nuova pasticca che non essendo segnalata dal Ministero della Sanità, tecnicamente non è illegale. Per portare a termine l’impresa si avvale di una banda raffazzonata tra i migliori cervelli italiani costretti a sopravvivere con umili impieghi..

Smettoquandovoglio

L’esordio nel lungometraggio di Sydney Sibilia è un’esilarante commedia acida come le droghe che propina e come la fotografia dai colori usciti da un filtro di Instagram.
Lo stile di scrittura è quello dalle battute fulminanti di Boris di cui è presente anche buona parte del cast (notevole l’aplomb da perfetto archeologo dell’ex jena Paolo Calabresi, il temibile tecnico delle luci Biascica nella serie televisiva).
La sinossi potrebbe far pensare a una certa somiglianza con Breaking Bad invece il gioco parodistico è più sulle serie italiane visto che l’improponibile banda diventa la versione nerd e sfigata di Romanzo Criminale la serie. Il gioco è anche metatelevisivo vista la presenza di Neri Marcorè nel ruolo del Murena, boss dello spaccio romano che rivela a sua volta un passato colto, idea già proposta in una delle prime interpretazioni dell’attore all’Ottavo Nano quando faceva il modello vanesio ed era in realtà un laureato riciclatosi in questo ruolo.
Ottima conferma per il protagonista Edoardo Leo che nella scena finale degna della miglior tradizione della commedia all’italiana mi ha ricordato la svagatezza di Nino Manfredi.
Smetto quando voglio è la miglior commedia italiana in sala al momento ma non avendo nel cast comici di richiamo non avrà (soprattutto in provincia) lo spazio che merita, quindi affrettatevi a vederlo.

Breaking Bad – Reazioni Collaterali

Breakingbad Com’e’ che un mite professore di chimica si ritrova in mutande in mezzo ad un’interstatale del New Mexico, con una pistola in mano? Per scoprirlo bisogna a risalire a qualche settimana prima quando, pochi giorni dopo il suo cinquantesimo compleanno, a Walter White viene diagnosticato un cancro al polmone che non gli lascia scampo. Per garantire un futuro ai famigliari (moglie, figlio disabile e nascitura in arrivo) il professore decide di sfruttare le sue conoscenze in chimica per produrre metanfetamine e per piazzarle ricatta un ex studente, Jesse Pinkman: non lo consegnera’ alla polizia se si mettera’ in societa’ con lui..

E’ sbarcata su Rai4 la prima stagione della serie tv prodotta nel 2008 dalla AMC e gia’ arrivata alla terza stagione. Il prodotto non e’ nuovo per il pubblico italiano perche’ trasmesso sul finire del 2008 sul canale satellitare AXN.
Io me l’ero persa all’epoca e sono rimasta folgorata dai primi due episodi (del resto la serie, ha raccolto un bel po’ di premi, soprattutto per la prima stagione), divertita dal tono grottesco ricco di humour nero (lo sfondamento della vasca nel secondo episodio e’ impagabile).
Sono molto colpita anche dalla qualita’ di luci e fotografia: la serialita’ americana ci ha abituati a standard molto alti, ma Breaking bad mi sembra superiore alla media, soprattutto il primo episodio, girato in gran parte in esterni ha un gusto molto piu’ cinematografico che televisivo.