La vita facile

Lavitafacile Mario e Luca sono amici di lunga data, entrambi medici ed entrambi innamorati della stessa donna, Ginevra. Luca ha dedicato la sua missione di medico alle popolazioni africane, mentre Mario ha fatto una brillante carriera nella clinica privata del padre di Luca. Un giorno Mario decide di raggiungere Luca in Africa, in cerca di un senso piu’ profondo dell’esistenza, dice lui, ma l’arrivo imprevisto di Ginevra, moglie di Mario fara’ scoprire il vero’ motivo della trasferta del celebre chirurgo: lasciare l’Italia per sfuggire alle indagini su certe tangenti…

Un film diretto con grande perizia: da segnalare il montaggio alternato iniziale che introduce le vite dei due protagonisti e il piano sequenza del rientro a casa di Ginevra. Lucio Pellegrini mette in scena una perfetta commedia all’italiana che mette alla berlina i peggiori difetti dell’arricchito italiano, magistralmente interpretato da un bravissimo Pierfrancesco Favino la cui interpretazione da sola vale il prezzo del biglietto. Basti dire che nell’ovvia scena madre con Accorsi (altrimenti perche’ chiamare Accorsi se non deve strillare?) la presenza di Favino riesce anche a contenere l’isteria propria di Accorsi.
C’e’ un triangolo amoroso rappresentato in maniera un po’ insolita per il cinema italiano, con il personaggio femminile che e’ una via di mezzo tra una perfetta svampita e una dark lady senza scrupoli. Altrettanto insolito il finale dove la giustizia trionfa non certo per vie legali ma per un colpo di mano cattivo quanto basta.

Figli delle stelle

Figlidellestelle In seguito alla morte di un collega sul posto di lavoro, Toni, un operaio di Marghera viene invitato a Roma per intervenire ad una trasmissione televisiva. Nella capitale conosce altri precari che lo coinvolgono nel rapimento del ministro del lavoro. L’azione si deve svolgere in una sauna, ma i vapori del bagno fanno confondere gli improvvisati criminali che prelevano il politico sbagliato, un umile sottosegretario..

Il messaggio e’ chiaro fin dal titolo: l’Italia non e’ in grado di affrontare le sfide di questi tempi perche’ ripiegata nell’esaltazione nostalgica del favoloso ventennio degli anni ‘60/’80 e ogni tentativo di reazione passa attraverso stilemi appartenenti a quegli anni che culmina con l’anacronismo lampante dell’azione dimostrativa legata al rapimento politico. L’empasse e’ pero’ soprattutto culturale e i riferimenti di tutti i protagonisti, dal nostalgico marxista, alla giornalista alternativa fino al politico vanno dal pop orecchiabile di Alan Sorrenti alla riflessione alta di Luigi Tenco. Il rifugiarsi nel passato qualunquista del “stavamo meglio quando stavamo peggio” diventa immersione totale quando il covo si sposta in Val d’Aosta, in un vecchio condominio di appartamenti per vacanze nei pressi di Cervinia, custode di cimeli dei gloriosi anni’70-’80: pile di vecchi quarantacinque giri e vecchie tute da sci dagli inserti improbabili.
La critica che si puo’ fare al divertente film di Lucio Pellegrini e’ quella di non essere cattivo e graffiante come una commedia all’italiana ma forse anche questo appunto ha un che di nostalgico. E’ apprezzabile invece il coraggio della sceneggiatura di affastellare situazioni sempre piu’ surreali e mantenerle credibili e divertenti (la scoperta degli altri condomini di avere i rapinatori nello stabile) e di tirare tutte le fila in un finale agrodolce ma una volta tanto non aperto, il che e’ piu’ che encomiabile.