Su Sky Arte è in programmazione la miniserie di sole quattro puntate, ulteriore conferma della vitalità della serialità britannica, che si distingue sempre per l’esiguità degli episodi.
Il serial si ispira all’autobiografico I racconti di un giovane medico di Michail Bulgakov, riuscendo a trasmettere il tocco surreale tipico dello scrittore russo.
Nel 1934 l’affermato medico moscovita Vladimir Bomgard ritrova un diario scritto nel 1917 quando, giovane medico appena laureato, venne spedito in un ospedale di campagna in mezzo al nulla della steppa siberiana: senza nessuna esperienza pratica e senza nessun supporto il dottorino si trova costretto ad affrontare la cruda realtà della pratica medica con mezzi obsoleti. Ad accoglierlo in ospedale i suoi sottoposti: l’anestesista, la levatrice e l’infermiera che vive nel culto del suo predecessore, il mitico Leopold Leopoldovich; i tre hanno ben poco rispetto per l’imberbe (in)esperienza del nuovo arrivato anche se il giovane col tempo riesce a conquistare il loro affetto, se non proprio la loro fiducia.
Le disavventure del giovane Bomgard sono raccontate con un tono grottesco stillante humour nero ma sotto il cinismo si nasconde l’umanità. Il tono surreale della vicenda è dato dai dialoghi immaginari tra il giovane Bomgard e il Bomgard adulto e affermato.
La serie forse non è adatta a tutti i palati visto il taglio piuttosto cinico e grottesco: lo humour nero, magari per la scarsa frequentazione, non è molto amato dalle nostre parti ma Appunti di un giovane medico è sicuramente un prodotto molto valido.
Altro motivo d’interesse per la visione è la prima prova di Daniel Radcliffe fuori dai panni di Harry Potter e bisogna dire che l’attore rivela di possedere ottime doti che la saga potteriana aveva lasciato in ombra. Il ruolo di Vladimir Bomgard affermato è affidato a Jon Hamm, anche lui finora cristallizzato nel ruolo di Don Draper nella serie di culto Mad Men.
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Urlo
Nel 1955 a San Francisco, avviene la lettura pubblica dello scandaloso poema Urlo, opera prima del poeta Allen Ginsberg e manifesto poetico della cultura beat. Due anni dopo l’editore che ha pubblicato l’opera, Lawrence Ferlinghetti viene processato per oscenita’.
Finalmente una variazione poetica del genere biopic e non poetica perche’ il tema centrale ruota attorno a una poesia (o forse anche per questo) ma perche’ alcuni inserti a cartoni animati, disegnati da Eric Drooker e usciti anche in volume, esprimono in immagini tutta la forza lirica del testo di Ginsberg e si innestano sulla ricostruzione degli eventi storici dove il reading del ‘55 e i fatti che portano alla genesi del poema sono raccontati in bianco e nero mentre gli stralci del processo e la posizione del poeta del ’57 sono a colori. L’alternanza tra le scene processuali e l’intervista all’artista rappresentano chiaramente lo scontro tra le motivazioni di una generazione “ribelle” e lo sconcerto della classe borghese, scioccata dalle esperienze raccontate e dal linguaggio usato per narrarle. Contraddittorio perfetto a cui vanamente aspirano i dibattiti politici della nostra televisione e una commistione di stili cinematografici da cui esce vincente la forza prorompente e sovversiva della poesia.
Prova impegnativa e ben superata dal protagonista James Franco nei panni di Ginsberg, camei di contorno di vecchie glorie, mentre il povero Jon Hamm, nel ruolo dell’avvocato della difesa, inaspettatamente vittorioso, non riesce a liberarsi dell’ingombrante fantasma di Don Draper (Mad Men) e riporta sul grande schermo un personaggio che per look e apertura mentale ricorda il suo alter ego televisivo.
Lontano dal paradiso
Far from Heaven
Usa 2002
con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysber
regia di Todd Haynes
La vita perfetta di Cathy Whitaker, serena casalinga dedita ai due figli e alla bella casa in un lussuoso sobborgo del Connecticut, si infrange quando, da premurosa mogliettina, porta la cena al marito Frank bloccato per l’ennesima volta in ufficio. La donna scopre che a trattenere il marito lontano da cosa non e’ il lavoro ma l’inconfessabile attrazione per gli uomini. Mentre Frank cerca inutilmente di curare la propria omosessualita’, Cathy trova conforto nell’amicizia con il colto ed aitante giardiniere di colore Raymond Deagan, ma nell’America perbenista della fine degli anni ‘50 questo legame e’ inammissibile…
Gli argomenti tabù che i melo’ anni ‘50 non potevano raccontare, omosessualità e amore interraziale, sono al centro di questa perfetta ricostruzione d’epoca di Haynes, basata soprattutto sul doppio canovaccio di Secondo amore di Douglas Sirk dove una vedova ancora piacente si innamora del giovane giardiniere e la versione tedesca di Fassbinder (La paura mangia l’anima) dove la ricca vedova sposa Alì, un marocchino di 30 anni piu’ giovane.
Possiamo trovare ulteriori reminiscenze di altri melo’ anni ‘50, che vanno anche oltre Sirk, di certo Haynes riesce a compiere una grande operazione filologica di un periodo storico e di un genere cinematografico, tanto che alcuni frame sembrano originali dell’epoca. Anche lo stile di ripresa e’ fedelissimo al periodo storico: la panoramica dall’alto su Hartford, il luogo dove si svolge la vicenda, che scende fino alla casa dei protagonisti attraverso i rami dal fogliame brillante della lussureggiante “estate indiana” del Connecticut (e con un riferimento all’estate indiana si apre il romanzo da cui e’ stato tratto I peccatori di Peyton, film che inizia con il medesimo movimento del dolly).
Altrettanto caratteristico il taglio sghembo della fuga di Cathy dall’ufficio dopo aver colto sul fatto il marito a simboleggiare lo squilibrio creato dall’evento traumatico nella vita serena della donna.
Oltre ad essere un ponte con il passato Lontano dal paradiso ha anche una valenza anticipatoria: chi ha seguito la serie di culto Mad Men non potrà fare a meno di ricordare Don Draper quando compare in scena Frank Whitaker, interpretato da un ottimo Dennis Quaid, mentre la sempre magistrale Julianne Moore che per questo film vinse la Coppa Volpi a Venezia, interpreta un personaggio per certi versi simile a Cathy nel recente A single man di Tom Ford.