Figli delle stelle

Figlidellestelle In seguito alla morte di un collega sul posto di lavoro, Toni, un operaio di Marghera viene invitato a Roma per intervenire ad una trasmissione televisiva. Nella capitale conosce altri precari che lo coinvolgono nel rapimento del ministro del lavoro. L’azione si deve svolgere in una sauna, ma i vapori del bagno fanno confondere gli improvvisati criminali che prelevano il politico sbagliato, un umile sottosegretario..

Il messaggio e’ chiaro fin dal titolo: l’Italia non e’ in grado di affrontare le sfide di questi tempi perche’ ripiegata nell’esaltazione nostalgica del favoloso ventennio degli anni ‘60/’80 e ogni tentativo di reazione passa attraverso stilemi appartenenti a quegli anni che culmina con l’anacronismo lampante dell’azione dimostrativa legata al rapimento politico. L’empasse e’ pero’ soprattutto culturale e i riferimenti di tutti i protagonisti, dal nostalgico marxista, alla giornalista alternativa fino al politico vanno dal pop orecchiabile di Alan Sorrenti alla riflessione alta di Luigi Tenco. Il rifugiarsi nel passato qualunquista del “stavamo meglio quando stavamo peggio” diventa immersione totale quando il covo si sposta in Val d’Aosta, in un vecchio condominio di appartamenti per vacanze nei pressi di Cervinia, custode di cimeli dei gloriosi anni’70-’80: pile di vecchi quarantacinque giri e vecchie tute da sci dagli inserti improbabili.
La critica che si puo’ fare al divertente film di Lucio Pellegrini e’ quella di non essere cattivo e graffiante come una commedia all’italiana ma forse anche questo appunto ha un che di nostalgico. E’ apprezzabile invece il coraggio della sceneggiatura di affastellare situazioni sempre piu’ surreali e mantenerle credibili e divertenti (la scoperta degli altri condomini di avere i rapinatori nello stabile) e di tirare tutte le fila in un finale agrodolce ma una volta tanto non aperto, il che e’ piu’ che encomiabile.

Tenco a tempo di tango

TencoatempoditangoLA 15° edizione de L’isola in collina , la manifestazione dedicata a Luigi Tenco nel suo paese natale, Ricaldone, ha avuto un esordio davvero strepitoso: al pomeriggio l’inaugurazione del museo dedicato al cantautore morto suicida nel 1967 durante il Festival di Sanremo e a seguire lo spettacolo musical-teatrale Tenco a tempo di tango, scritto da Carlo Lucarelli.
Ci si poteva aspettare un’indagine sulla misteriosa fine del cantante che ha riportato recentemente anche alla riesumazione del cadavere, invece Lucarelli, che ha introdotto lo spettacolo con il suo solito stile, ha preferito puntare l’attenzione su un viaggio in Argentina che Tenco fece nel gennaio del 1965, immaginando che dopo la morte dell’artista un poliziotto italiano venga inviato a Buenos Aires per indagare se nella capitale argentina ci sia qualche traccia che possa far luce sulla tragica e misteriosa morte del cantante..
Adolfo Faina, questo il nome dell’investigatore, incontra Angela, una cantante che lavora nel locale frequentato da Tenco ai tempi del suo soggiorno argentino e la donna gli rivelera’ cose che piu’ che alle indagini, attengono ai misteri del cuore umano…
Una piece di grande impatto che mischia la comicita’ strampalata di Adolfo Margiotta (il poliziotto) con il temperamento della bella e brava Mascia Foschi, sostenuto dalla rilettura delle canzoni di Tenco in chiave tanghèra che ben si adatta alla musicalita’ e ai testi malinconici del cantautore piemontese eseguite da un ottimo gruppo musicale guidato da Alessandro Nidi.
Lo spettacolo ha debuttato in anteprima nazionale al Festival teatrale di Borgio Verezzi ed ora continua in tournée estiva: se vi capita non fatevelo assolutamente scappare!