Marco Pressi e’ un giovane formatore del personale in una multinazionale, gli affari dell’azienda vanno male e il nuovo assetto dirigenziale gli propone di diventare capo del personale con il compito di licenziare 25 persone nel giro di tre mesi..
Un film che avrebbe potuto gettare uno sguardo amaro sull’attuale mondo del lavoro ma che si perde in maniera indecorosa. Il carattere del protagonista non e’ delineato in maniera chiara: non si capisce il perche’ di alcune sue particolarita’ ai fini della storia e sinceramente non si capisce neppure se alla fine dei tre mesi infernali venga stritolato dal sistema o riesca a mantenere una sua integrita’ o per meglio dire, indifferenza.
Altra cosa estremamente irritante e’ l’ambientazione tipicamente milanese: gia’ e’ trito il cliche’ che la grande azienda senza scrupoli sia nel capoluogo lombardo, ma la caratterizzazione dialettale di alcuni personaggi e’ fastidiosa e peggiore e’ il tentativo di recitare in milanese da parte degli attori non lombardi: sembra di essere finiti in una parodia anni ‘80 degli yuppi!
La pellicola si rivela interessante per uno studio sociologico e dimostrare i danni di programmi televisivi come Zelig che hanno addormentato la gia’ scarsa attenzione del pubblico creando una reazione pavloviana tra tormentone e risata: il “ti stimo molto”, frase-difesa del protagonista, ripetuto anche a sproposito, e’ stato inteso come uno dei tormentoni del famigerato programma e non solo ha scatenato fragorose risate in sala ma e’ stato immediatamente assorbito e fatto proprio dal pubblico all’uscita dal cinema.
Cameo di Carlo Freccero nel ruolo dell’ ex capo di Marco Pressi.