I primi della lista

Iprimidellalista Pisa, inizio giugno 1970, Renzo Lulli e l’amico Fabio Gismondi invece di prepararsi per l’esame di maturita’ vanno a fare un provino per suonare con Pino Masi, piccola star musicale del movimento studentesco per la sua Ballata del Pinelli. Mentre stanno provando i brani il Masi viene avvisato dai compagni che a Roma si sta organizzando un colpo di stato fascista. Temendo per la propria incolumità’, dato che artisti ed intellettuali sono “i primi della lista” dei nemici da eliminare da parte dei golpisti, i tre ragazzi si ritrovano coinvolti in una fuga verso il confine austriaco creando un incidente diplomatico..

Intelligente operazione del debuttante registra angloitaliano Roan Johnson: visto che ogni rievocazione filmica degli anni di piombo scatena sempre grandi polemiche nel nostro paese, il giovane sceneggiatore passa alla regia scegliendo la chiave della commedia per rievocare quel periodo storico. Si tratta di una pellicola a piccolo budget a cui ha contribuito anche Paolo Virzì e al suo stile il film paga un debito iniziale con il Lulli che ricorda un po’ il Gabriellini di Ovosodo, partecipe invontario di esperienze piu’ grandi di lui.
La storia del Lulli, il Masi e il Gismondi che sfondano il confine austriaco di Tarvisio creando un incidente diplomatico per il Ministro degli Esteri Aldo Moro che in quel momento era impegnato a gestire la cacciata degli italiani dalla Libia voluta da Gheddafi, e’ una vicenda realmente accaduta che viene trasformata in un surreale road movie a bordo di una fiammante (!) A112. Ricordando la poverta’ di budget e’ encomiabile lo sforzo fatto per recuperare l’epoca storica, segnalo solo un blooper veniale: la Giulia dei Carabinieri che i tre incrociano al passaggio a livello ha gia’ la targa a sfondo bianco e non piu’ quella originale a sfondo nero.
La seconda parte nel carcere di Villach, dove i tre esuli in cerca di asilo politico vengono trattenuti dopo aver sfondato il confine, e’ davvero esilarante perchè i tre protagonisti faticano ad accettare il fatto che nella notte tra il primo e il due giugno del 1970 in Italia non sia successo nulla e i convogli militari che hanno incontrato per la strada si stavano recando a Roma solo per la parata della Festa della Repubblica. Ragazzi di provincia sprovveduti e suggestionati che ci fanno tenerezza certo, ma il film si apre con immagini di repertorio del colpo di stato dei Colonnelli in Grecia nel ‘67, l’inizio dell’era stragista in Italia con la bomba di Piazza Fontana e la morte dell’anarchico Pinelli misteriosamente caduto da una finestra della questura milanese e si chiude con la didascalia che il 7 dicembre del 1970 il principe nero Valerio Borghese tento’ davvero un colpo di stato, fatto poco noto alla maggioranza degli italiani.

KINO LIVE!

Kinolive!logo Dal 15 novembre al 3 dicembre 2011

I capolavori del cinema russo musicati live da
YO YO MUNDI – GIANNI MUSIC QUARTET – TÊTES DE BOIS – VALERIO VIGLIAR – MOKADELIC – SIKITIKIS

collaborazione al progetto di Giovanni Guardi

La Russia degli anni ’20 ci ha regalato una delle più grandi stagioni della storia del cinema mondiale, con una concentrazione irripetibile di capolavori, frutto del genio di registi straordinari che si impegnarono nella creazione di un linguaggio cinematografico totalmente inedito, nel fermento della creatività rivoluzionaria non ancora irrigidita dall’ideologia di Stato. Il desiderio di rinnovare la società attraverso il cinema li portò a capovolgere il ruolo passivo dello spettatore, stimolandolo con immagini potentissime, capaci di agire nel profondo e risvegliare una percezione critica della realtà finalmente liberata da condizionamenti. È l’epoca del “montaggio sovrano”, con accostamenti violenti e inaspettati di scene, veicolo di grandi emozioni.
La dimensione narrativa veniva sconvolta da un montaggio ritmico e così anche la musica di accompagnamento alle proiezioni acquistava un ruolo essenziale nella capacità di interagire con il pubblico. Il Palazzo delle Esposizioni accoglie ora la sfida del grande Ejzenštejn – che avrebbe voluto che la musica per i suoi film fosse rinnovata ogni dieci anni per stare al passo con le nuove generazioni – affidando ai migliori rappresentanti della nuova scena musicale la sonorizzazione live dei grandi capolavori del muto. Dal felice ritorno di Sciopero degli Yo Yo Mundi, che dopo il debutto proprio al Palazzo delle Esposizioni nel 1994, è stato proposto con successo in tutto il mondo; alle contaminazioni elettroniche del sorprendente Gianni Music Quartet, affiancato da musicisti di grande talento; agli straordinari Têtes de Bois, una delle band più innovative degli ultimi anni coinvolta sempre in progetti di grande inventiva poetica e attenzione sociale. Di grandissima efficacia e novità le proposte di Valerio Vigliar, il sound avvolgente dei Mokadelic, entrambi geniali autori di colonne sonore cinematografiche, e i ritmi trascinanti degli irresistibili Sikitikis.
La rassegna si conclude con due film sonori, che testimoniano ancora il genio di Ejzenštejn pur nei profondi cambiamenti dell’epoca.

Kinolive!1 15 e 16/11/2011 21:00
Sciopero
musicato live da Yo Yo Mundi
di Sergej M. Ejzenštejn. URSS 1925 (v.o. con didascalie in italiano, 83′)
Il primo film di Ejzenštejn è già un capolavoro sperimentale di grande potenza visiva con invenzioni e trovate geniali che hanno cambiato il corso della storia del cinema, un’opera rivoluzionaria anche da un punto di vista formale per la rottura decisa della narrazione attraverso un montaggio folgorante, che punta diretto alle reazioni emotive del pubblico.

17 e 18/11/2011 21:00
La terra
musicato live da Gianni Music Quartet
di Aleksandr P. Dovženko. URSS 1930 (v.o. con didascalie in italiano, 73′)
Il più lirico tra i maestri dell’Avanguardia sovietica realizza il suo capolavoro poetico, più volte classificato tra i dieci film più belli della storia del cinema, collocando le lotte contadine nell’eterna storia della vita e della morte, in un grande affresco umano e naturale, emozionante e commovente

19 e 20/11/2011 21:00
La corazzata Potëmkin
musicato live da Têtes de Bois
di Sergej M. Ejzenštejn. URSS 1925 (v.o. con didascalie in italiano, 68′)
Il film più famoso della storia del cinema e tra i più influenti per i suoi valori tecnici ed estetici, è un’opera d’arte magistrale che sconvolge ancora oggi per le sue immagini trascinanti, come la celebre sequenza della scalinata che avvolge lo spettatore in un vortice di violenza e pietà, realizzato grazie a straordinarie tecniche di ripresa e montaggio.

22 e 23/11/2011 21:00
La nuova Babilonia
musicato live da Valerio Vigliar
di Grigorij Kozincev, Leonid Trauberg. URSS 1929 (versione con didascalie in italiano, 76′)
Questa perla rara del cinema sovietico proietta l’entusiasmo rivoluzionario sulla Comune di Parigi, in una ricostruzione storica grandiosa, ispirata a Zolà e alla pittura impressionista, secondo lo stile della Fabbrica dell’Attore Eccentrico, il movimento d’avanguardia che giocava con le qualità pittoriche e l’artificiosità espressiva dell’immagine cinematografica.




Kinolive!224 e 25/11/2011 21:00
La fine di San Pietroburgo
musicato live da Mokadelic
di Vsevolod I. Pudovkin. URSS 1927 (v.o. con didascalie in italiano, 95′)
Opera fondamentale del cinema muto sovietico, girata in occasione del decimo anniversario della Rivoluzione da Pudovkin – con Ejzenštejn l’altro grande maestro e teorico del periodo – che fa convivere l’intreccio e lo sviluppo psicologico dei personaggi con la straordinaria libertà del montaggio, conferendo potenza epica alla presa di coscienza rivoluzionaria.

26 e 27/11/2011 21:00
L’uomo con la macchina da presa
musicato live da Sikitikis
di Dziga Vertov. URSS 1929 (v.o. con didascalie in italiano, 80′)
Uno dei film più innovativi del muto, anticipa tutta la sperimentazione del cinema a venire in un vorticoso mosaico di sequenze strepitose che, celebrando la bellezza del caos contemporaneo, combatte l’arte come finzione e il ruolo passivo dello spettatore, per colpirlo nel profondo con espedienti tecnici ed espressivi sorprendenti allora come oggi.

29 e 30/11/2011 21:00
Ivan il Terribile
di Sergej M. Ejzenštejn. URSS 1944 (versione italiana, 99′)
Uno dei più grandi film russi di tutti i tempi: il geniale regista, anche senza le sperimentazioni formali dei primi film che il nuovo clima politico avversa, costruisce un affresco storico potente e cupo, su cui giganteggia la figura carismatica dello zar – intrisa del contemporaneo culto della personalità – e lo strabiliante commento musicale di Sergej Prokof’ev.

01 e 03/12/2011 21:00
Ivan il Terribile II – La congiura dei boiardi
di Sergej M. Ejzenštejn. URSS 1946 (versione italiana, 85′)
L’ultimo grande film di Ejzenštejn è un’opera poderosa e una profonda riflessione storico-politica; terminato nel 1946, fu subito condannato dal Partito che ne proibì la distribuzione fino al 1958, perché lasciava intravedere, dietro alla grandiosa celebrazione del potere assoluto, tutte le sue contraddizioni e la ferocia che lo circondava.





info
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 A, Roma
tel. 06 39967500
biglietto: intero € 4,00 – ridotto possessori della membership card PdE € 3,00

Passannante

PassannanteA Roma, in visita al Museo Criminologico, l’attore Ulderico Pesce rimane colpito dal teschio e dal cervello di Giovanni Passannante, esposti in una teca come esempio della teoria lombrosiana.
Pesce decide di approfondire la storia di Passannante e scopre che l’uomo non fu per nulla un criminale abituale come dice la targhetta del museo, ma un mazziniano che nel 1878 attento’ alla vita del re Umberto I. L’intento di Passannante non era quello di uccidere il sovrano ma quello di farsi processare in Senato e portare davanti ai parlamentari del Regno la disastrosa situazione della Lucania, sua terra di origine. Per evitare il risvolto politico del processo, Passannante fu sepolto vivo per oltre dieci anni in una cella sotto al livello del mare all’Isola d’Elba e poi internato in un manicomio criminale dove mori’ nel 1910, poco tempo dopo la morte di Umberto I per mano dell’anarchico Bresci. Ulderico Pesce fa della storia di Passannante il cavallo di battaglia del suo teatro civile e nel ‘99 quando si inizia a parlare della possibile fine dell’esilio dei Savoia, l’attore insieme al cantante dei Testes de bois Andrea Satta e al giornalista Marchitelli, chiede al ministero di Grazia e Giustizia che anche il cranio di Passannante possa trovare finalmente sepoltura. Ci vorranno tre legislature prima che nel 2007 la testa dell’uomo riesca a trovare pace nel cimitero del suo paese di origine, a cui dopo il suo gesto fu cambiato nome da Salvia di Lucania a Savoia di Lucania.

Dopo tante celebrazioni, libri e film, quando della rievocazione del centocinquantenario dell’Unita’ d’Italia non ne potevo piu’, ecco arrivare questo piccolo gioiello che in soli novanta minuti riesce a raccontare una piccola vicenda che ha attraversato tutta la storia italiana racchiudendone tutti i vizi e le poche virtu’: si decise di esporre il cervello di Passannante durante il periodo fascista, appena a ridosso della promulgazione delle leggi razziali perche la teoria lombrosiana della fontanella occipitale come causa della delinquenza potesse tornare utile per giustificare l’infamia della discriminazione ebrea. Fa ridere a denti stretti vedere il peggioramento della classe politica nei tre incontri con i ministri di Grazia e Giustizia, fino a che Mastella un po’ per sfinimento un po’ perche’ convinto che i tre postulanti avessero alle spalle chissa’ quali appoggi firma il permesso di sepoltura. E invece quello di Pesce, Satta e Marchitelli, e’ un patto per la giustizia, uno di quei gesti di purezza un po’ incosciente che fanno ancora avere fede in questa nazione.
A colpire molto e’ anche lo stile del film, opera prima del regista Sergio Colabona che fa raccontare in prima persona ad Ulderico Pesce la storia che lo ha appassionato, mostrandolo sul palcoscenico mentre recita L’innaffiatore del cervello di Passannante, prima in piccole piazze, poi in teatri sempre piu’ importanti, a dimostrare quanto cresce la passione dell’attore, che trova nei clandestini che lavorano le nostre campagne e che quando muoiono sul lavoro molto spesso vengono sepolti in una fossa comune, magari senza nome, gli eredi di quei cafoni lucani che Givanni Passannante voleva aiutare con il suo gesto. Alla vicenda ambientata ai giorni nostri, gli spezzoni di spettacolo e gli incontri al Ministero, si alternano momenti in cui rivive direttamente la storia di Passannante interpretato da un intenso Fabio Troiano. Pur nell’estrema poverta’ di budget Colabona riesce a risolvere con maestria la ricostruzione storica: il gusto un po’ teatrale delle immagini si sposa perfettamente al teatro di impegno civile della parte contemporanea poi ci sono delle soluzioni stilistiche davvero ottime: il dettaglio della bocca della Regina Margherita che recita il rosario, l’occhio del ministro Cairoli, il medesimo riflesso nella lama del barbiere che indugia sulla gola del re mentre il ministro legge le norme che regolano il regicidio impreziosiscono una pellicola che fa della mescolanza dei generi il suo punto di forza.

ESPRESSIONISMO LIVE: il cinema muto musicato da scrittori e dj

Espressionismo live selezione musicale a cura di
Niccolò Ammaniti, Igort, Letizia Muratori, Nicola Lagioia, Simone Caltabellota, Tommaso Pincio
dj set di
Roberto Corsi, Gianni Music, DandywOlly, Max Passante, Estasy, Giorgio Gigli
collaborazione al progetto di
Giovanni Guardi

Il Palazzo delle Esposizioni presenta una rassegna di capolavori del cinema muto espressionista sonorizzati live grazie al gusto musicale di alcuni dei nostri maggiori autori contemporanei – cinque scrittori e un disegnatore di fumetti – invitati a scegliere le colonne sonore di accompagnamento ai film. Le loro selezioni musicali, eseguite durante le proiezioni da dj d’eccezione, ci offrono una lettura inedita e personale, restituendo “la parola” ai grandi film del passato attraverso una partitura musicale tutta contemporanea.
Quella espressionista è una stagione straordinaria della storia del cinema di tutti i tempi e a distanza di quasi un secolo i suoi capolavori riescono ancora a incidere profondamente nel nostro immaginario di spettatori. Con sorprendente anticipo, i suoi registi proposero temi sconvolgenti al pubblico delle prime sale cinematografiche e svelarono sullo schermo il lato nascosto dell’essere umano, spogliato brutalmente da ogni certezza e rassicurazione sociale, travolto da contenuti profondi, misteriosi e malati. Per primi, attraverso strategie visive spiazzanti e innovative, portarono al cinema la discesa nel magma dell’esistenza o dell’inconscio dell’uomo contemporaneo, sostituendo alla riproduzione oggettiva della realtà una percezione soggettiva e distorta del mondo e dei suoi accadimenti, creando paesaggi irreali, deformati, opprimenti e allucinatori.
Espressionismo Live restituisce al pubblico di oggi lo stesso senso di stupore dei primi spettatori di fronte all’impatto visivo di queste opere, grazie al sapiente dialogo tra le immagini e la fantasia degli autori coinvolti, che si sono divertiti a saccheggiare la loro playlist musicale ideale per dare nuova voce a questi universi visionari, con la complicità di alcuni dei più interessanti dj della nostra scena musicale.

ESPRESSIONISMO LIVE al Palazzo delle Esposizioni_retro

info
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9A, Roma
tel. 06 39967500
biglietto: intero € 4,00 – ridotto possessori della membership card PdE € 3,00

CineMexico – L’epoca d’oro del cinema messicano

Mexico

Dopo il grande successo della retrospettiva dedicata a Luis Buñuel, che realizzò in Messico, esule dalla Spagna, molti dei suoi capolavori, il Palazzo delle Esposizioni volge nuovamente l’attenzione all’época dorada del cinema messicano, uno dei capitoli più interessanti del cinema mondiale, quasi sconosciuto al pubblico europeo, ma che rappresenta un episodio sorprendente nella storia del cinema di tutti i tempi, per la portata produttiva e l’intensità della sua forza espressiva.
Il cinema messicano raggiunse la maturità negli anni della seconda guerra mondiale, che si rivelarono un periodo estremamente proficuo per il suo sviluppo culturale: durante il conflitto, la posizione politica del Messico, unico paese in America Latina a schierarsi decisamente con gli Alleati, incoraggiò grandi investimenti statunitensi in ambito cinematografico, che sostennero nel paese lo sviluppo di un’intensa attività produttiva e la diffusione delle sue pellicole a livello internazionale, nell’area di lingua spagnola. In questo terreno favorevole poterono crescere le potenzialità artistiche di autori di grande genio, quali Emilio Fernández, a cui si dedica un vero e proprio omaggio in apertura delle rassegna. Nei suoi capolavori come in quelli degli altri grandi registi presentati, l’impianto melodrammatico tradizionale, in un eccesso di passioni e crudeltà tirate sino allo spasimo, raggiunge una complessità psicologica e una ricchezza estetica di grande modernità per sperimentazione e audacia.
Questi grandi registi si impossessarono dei principali generi hollywoodiani, dal melodramma alla commedia musicale, dal dramma politico a quello urbano, stravolgendone e saturandone gli elementi attraverso un immaginario originale e uno sguardo corrosivo. Furono così capaci di dare sfogo alle inquietudini della modernità assillante e di tradurne i conflitti in personaggi antitetici dalla forte carica simbolica, come la prostituta o la santa, o in situazioni estreme, come l’esplosione di una vitalità sensuale o l’accanirsi del destino che la frustra, aprendo inediti scenari analitici ben oltre la matrice folkloristica di superficie.

20/21 Gennaio 2011 21:00
Flor Silvestre
di Emilio Fernández. Con Dolores del Río, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (91′)
Il Messico insanguinato dalle lotte rivoluzionarie fa da sfondo al leggendario film rivelazione del grande maestro Emilio El Indio Fernández, che con questa opera, considerata una delle più belle del cinema messicano, getta le fondamenta di un nuovo linguaggio cinematografico.

22/23 Gennaio 2011 21:00
María Candelaria
di Emilio Fernández. Con Dolores del Río, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (110′)
Capolavoro che ha fatto conoscere a livello internazionale il fenomeno del cinema messicano e il talento del grande regista, che scolpisce con vigore istintivo e appassionato la tragedia degli indios sul volto splendente di Dolores del Río, già stella di Hollywood. Palma d’oro a Cannes.

25/26 Gennaio 2011 21:00
La perla
di Emilio Fernández. Con Pedro Armendáriz, María Elena Marqués. 1945
v. o. con sottotitoli in italiano (85′)
La visionarietà accesa e melodrammatica di Fernández raggiunge un esito straordinario con un altro dramma di passioni primitive e arcaiche: il tragico apologo di un povero pescatore che crede di sfuggire alla miseria quando trova la più bella perla mai vista.

27/28 Gennaio 2011 21:00
Enamorada
di Emilio Fernández. Con Pedro Armendáriz, María Félix. 1946
v. o. con sottotitoli in italiano (92′)
Melodramma di passioni forti alleggerito dai toni della commedia, rappresenta una punta del cinema di Fernández, che ha modellato un personaggio indimenticabile – una “bisbetica domata” shakespeariana alle prese con la rivoluzione – per la grande stella del cinema latino, la meravigliosa María Félix.

29/30 Gennaio 2011 21:00
Nosotros los pobres
di Ismael Rodríguez. Con Pedro Infante, Evita Muñoz. 1947
v. o. con sottotitoli in italiano (125′)
Dramma a tinte fosche ambientato nei sobborghi di Città del Messico, tra prostitute tisiche e uomini senza scrupoli, è il più grande successo di pubblico del cinema messicano di tutti i tempi, il monumento della cultura popolare nazionale, dallo stile pieno di eccessi, barocco e meravigliosamente mostruoso.

01/02 Febbraio 2011 21:00
Aventurera
di Alberto Gout. Con Ninón Sevilla, Tito Junco. 1949
v. o. con sottotitoli in italiano (101′)
Un filone cinematografico tipicamente messicano, fiorito nel periodo d’oro, è il melodramma da cabaret, che unisce il noir al musical: giovani donne innocenti finiscono in sordidi night-club e devono difendere la loro innocenza da ogni genere di depravazione. Aventurera rappresenta il capolavoro cult del genere, grazie alla sublime ed esplosiva Ninón Sevilla.

03/04 Febbraio 2011 21:00
La mujer del puerto
di Arcady Boytler. Con Andrea Palma, Domingo Soler. 1933
v. o. con sottotitoli in italiano (76′)
Film d’atmosfera e pieno di fascino, che negli anni ’30 anticipa molte tematiche del decennio successivo: è la storia di una prostituta, archetipo di un filone cinematografico senza equivalenti negli altri paesi, che non risparmia alcun eccesso del melodramma, dall’omicidio all’incesto.

05/06 Febbraio 2011 21:00
Doña Bárbara
di Fernando de Fuentes. Con María Félix, Julián Soler. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (138′)
Protagonista di questo capolavoro melodrammatico è la femme fatale del Messico, María Félix, considerata la Marilyn Monroe latina per la sua bellezza inebriante e la prorompente sensualità. Conquistò la fama proprio con la straordinaria interpretazione di Doña Bárbara, la crudele divoratrice di uomini che ha turbato generazioni di messicani con la magia del suo sguardo.

08/09 Febbraio 2011 21:00
Ay Jalisco no te rajes
di José Rodríguez. Con Jorge Negrete, Gloria Marín. 1941
v. o. con sottotitoli in italiano (120′)
Capolavoro di grande successo del genere popolare nazionale per eccellenza, la commedia ranchera, una sorta di western avventuroso, trapiantato nel clima e nell’identità culturale del paese, tra sparatorie e inserti canori.

10/11 Febbraio 2011 21:00
Distinto amanecer
di Julio Bracho. Con Andrea Palma, Pedro Armendáriz. 1943
v. o. con sottotitoli in italiano (108′)
Il ritmo e la tensione del noir al servizio di tematiche di attualità, come la corruzione politica e le lotte sindacali, fanno di questa pellicola una delle migliori del periodo, lontana dall’innocente folklore delle ambientazioni rurali, svela l’altra faccia del paese: la mostruosa evoluzione della metropoli con i suoi ambienti sordidi.

12/13 Febbraio 2011 21:00
Campeón sin corona
di Alejandro Galindo. Con David Silva, Amanda del Llano. 1945
v. o. con sottotitoli in italiano (100′)
Punto di riferimento obbligato per conoscere il cinema classico messicano, di cui rappresenta uno dei momenti più alti, costruisce il migliore ritratto della realtà messicana del ventesimo secolo, attraverso la storia di un boxer e del suo tentativo di riscatto sociale nei bassifondi della metropoli.

info
Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 A, Roma
INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

La donna della mia vita

LaDonnadellamiaVita Leonardo, un ragazzo timido e imbranato con le ragazze, con un grosso complesso di inferiorita’ verso il fratello maggiore Giorgio, don giovanni impenitente, si e’ appena ripreso da un tentato suicidio per amore e conosce Sara, anche lei reduce da una storia fallimentare con un uomo sposato. Leonardo e Sara si innamorano e la felicita’ sembra a portato di mano, almeno fino a quando non si scopre che l’ex di Sara era Giorgio, il fratello di Leonardo..

Un film che mi ha mandato in sollucchero: adoro da sempre la commedia sofisticata, molto poco praticata in questi ultimi anni, quindi mi godo con immenso piacere le poche pellicole che attengono con classe ed intelligenza al genere e plaudo al ritorno di Luca Lucini alla commedia brillante dopo il buon tentativo de L’uomo perfetto (2005).
La commedia sofisticata mette alla berlina con pungente ironia le dinamiche sentimentali ed ha per sfondo l’alta societa’: l’errore pu’ frequente negli ultimi anni e’ di ambientare le commedie brillanti in diverse location internazionali finendo per disperdere il materiale in cartoline dalle citta’ piu’ belle del mondo. La donna della mia vita punta con intelligenza su un ambientazione tutta italiana, l’azione si svolge tra Roma e Milano ma e’ il capoluogo meneghino a fare da cornice al girotondo amoroso dimostrando un fascino da grande metropoli sia negli esterni che negli interni di lussuose abitazioni altoborghesi pur mantenendo intatta la sua tipicita’, vedi la Sandrelli e Lella Costa a passeggio nelle vesti inappuntabili delle sciure della Milano bene.
Il motore attorno a cui ruota la vicenda e’ tipicamente italiano, non sarebbe mai venuto in mente ne’ a Cukor ne’ ad Howard Hawks, il grande narratore della guerra dei sessi: a condizionare le personalita’ di Giorgio e di Leonardo, facendo del primo un playboy superficiale e del secondo un sensibile ragazzo intimidito dalle donne e’ la madre, l’immarcescibile mamma italiana. Alba e’ un ex signorina buonasera (altro tocco geniale per sottolineare una peculiarita’ italica) che ha piegato a suo piacere le personalita’ dei figli per coprire le conseguenze di una vita amorosa un po’ turbolenta. La interpreta una monumentale Stefania Sandrelli che dai tempi de La famiglia di Scola recita il ruolo della madre un po’ sventata (profetica la battuta “uno scemo in famiglia ci vuole”) la cosa stupefacente e’ che l’attrice sa rivestire ogni suo personaggio di sfumature diverse invece di ridurlo a cliche’.
La commedia sofisticata esige attori belli ma che sappiano anche recitare e anche questo assunto e’ rispettato dall’ultima opera di Lucini: gareggiano in bravura oltre che in belta’ i due belloni Gassman e Argentero, se il primo procede (ottimamente) per sottrazione, colpisce soprattutto la prova di Luca Argentero che conferma il suo talento soprattutto nella prima parte del film quando veste i panni dell’imbranato.

Internazionale a Roma

Internazionale un progetto a cura di CineAgenzia

Internazionale porta al Palazzo delle Esposizioni i migliori documentari prodotti nell’ultima stagione, selezionati per il festival che la rivista organizza da anni a Ferrara e che si è imposto come uno degli appuntamenti più interessanti e innovativi nel panorama culturale nazionale. Il pubblico della capitale avrà così l’occasione di condividere una delle importanti sezioni che compongono la manifestazione, la rassegna di documentari, pensata come l’indice di un ipotetico numero del settimanale, fatto questa volta non di testi e fotografie ma di immagini in movimento, con la stessa attenzione per la qualità dell’informazione e della “scrittura” e uno sguardo attento sull’attualità internazionale.
Grazie alla collaborazione tra Internazionale e il Palazzo delle Esposizioni l’intero programma di documentari vedrà la presenza di ospiti e di redattori del settimanale, che presenteranno al pubblico le proiezioni e i temi dei film, spesso ignorati dai media dominanti, se non quando si impongono con i toni dell’emergenza.
A legare i film scelti non è la geografia, visto lo sforzo di andare a toccare i paesi più lontani, dal Nicaragua alla Corea del Nord, dall’Islanda alla Sierra Leone, né un tema dominante, poiché i documentari affrontano questioni diverse, per quanto inevitabilmente interdipendenti, come crisi economica, diritti umani, migrazioni e conflitti. A emergere come elemento unificante è piuttosto la necessità di guardare queste immagini, e la realtà che ci circonda, senza fidarci troppo delle apparenze e del nostro stesso punto di vista: è la prima lezione di ogni reporter, è quello che ognuno di noi deve allenarsi a fare per affrontare la complessità del mondo e smontare la banalità dei pregiudizi.

Si ringrazia Ferrara sotto le Stelle

PROGRAMMA

06/10/2010 21:00
The Red Chapel – documentario
Ingresso libero
di Mads Brügger. Danimarca, 2009 (88′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presentano Giovanni De Mauro (Direttore di Internazionale) e Sergio Fant (CineAgenzia). Alla presenza del regista Mads Brügger
Un giornalista senza scrupoli e una coppia di improbabili comici di origini coreane partono dalla Danimarca per andare in Corea del Nord. Autorizzati a entrare nel paese, metteranno a dura prova il senso dell’umorismo dei nordcoreani e il culto del “Caro Leader”, Kim Jong-il. Una satira spietata che prende di mira il paese più chiuso del mondo.

07/10/2010 21:00
Stolen – documentario
Ingresso libero
di Dan Fallshaw e Violeta Ayala. Australia, 2009 (77′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Sergio Fant (CineAgenzia).
Partiti per documentare la situazione dei sahrawi, il popolo originario del Sahara Occidentale, due registi australiani scoprono una realtà nascosta: l’esistenza della schiavitù nei campi profughi del Fronte Polisario. Tra minacce, pressioni politiche e servizi segreti, Fallshaw e Ayala si trovano coinvolti in un intrigo internazionale e il loro documentario si trasforma in una spy story.

08/10/2010 21:00
Last Train Home – documentario
Ingresso libero
di Lixin Fan. Canada, 2009 (87′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Junko Terao (Internazionale)
Ogni primavera le città cinesi piombano nel caos: milioni di persone si riversano nelle stazioni per andare a festeggiare il capodanno nei loro villaggi di origine. Sono soprattutto operai che lavorano nelle grandi città industriali della costa. Nel suo remiatissimo film d’esordio, il regista Lixin Fan ha seguito i viaggi e le speranze degli Zhang, una delle tante famiglie divise tra città e campagna, tradizione e modernità.

09/10/2010 18:30
The Town of Badante Women – documentario
Ingresso libero
di Stephan Komandarev. Bulgaria, 2009 (70′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Andrea Pipino (Internazionale)
A Varshets, in Bulgaria, il tasso di disoccupazione è altissimo. Per molte donne la soluzione è andare in Italia a lavorare come badanti. Partono per stare un anno, ma spesso si fermano più a lungo. Intanto a Varshets cambia anche lo stile di vita degli uomini, tra faccende domestiche e strategie di auto-aiuto, aspettando i soldi che una volta al mese arrivano dall’Italia e le visite (sempre più rare) delle mogli.

09/10/2010 21:00
Bananas!* – documentario
Ingresso libero
di Fredrik Gertten. Svezia, Danimarca, 2009 (87′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Il Nemagon, un pesticida vietato negli Stati Uniti dal 1977, è stato usato nelle piantagioni di banane del Nicaragua, dove in alcune zone acqua, terra, cibo e perfino il latte materno sono stati contaminati, danneggiando gravemente la salute dei braccianti. Juan “Accidents” Dominguez, un avvocato di Los Angeles specializzato in rimborsi milionari, fiuta il caso della sua vita e a nome di oltre diecimila nicaraguensi cita in giudizio la multinazionale Dole Food. Una vittoria segnerebbe un precedente storico, rendendo possibili richieste di risarcimento da parte di tutte le vittime dei pesticidi nel mondo.

10/10/2010 18:30
God Bless Iceland – documentario
Ingresso libero
di Helgi Felixson. Islanda, Germania, Svezia, 2009 (90′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Nell’ottobre del 2008 l’Islanda è travolta da un collasso economico senza precedenti. Le tre maggiori banche nazionali falliscono nella stessa settimana e il 22 gennaio 2009 il governo si dimette, dopo settimane di violente proteste. Una delle crisi più clamorose del capitalismo globale raccontata attraverso la vita della gente comune.

10/10/2010 21:00
War Don Don – documentario
Ingresso libero
di Rebecca Richman Cohen. Stati Uniti, 2010 (85′) – v.o. con sottotitoli in italiano
Presenta Jamila Mascat (Internazionale)
Issa Sesay, ex comandante ribelle della Sierra Leone, aspetta il suo processo nella sede del tribunale internazionale creato dalle Nazioni Unite. È accusato di crimini contro l’umanità: arruolamento di bambini, mutilazioni, stupri e genocidio. I suoi difensori, però, sostengono che ha protetto i civili e ha giocato un ruolo decisivo nel processo di pace. Raccogliendo le testimonianze degli avvocati, delle vittime e dello stesso Sesay, il film mette “sotto processo” il sistema della giustizia internazionale: la condanna di un uomo può chiudere i conti con il passato traumatico di un intero paese?

informazioni:

Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma

http://www.palazzoesposizioni.it

INGRESSO LIBERO SINO A ESAURIMENTO POSTI

Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

La corona di ferro

Italia 1941
con Gino Cervi, Massimo Girotti, Elisa Cegani, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti, Rina Morelli, Paolo Stoppa, Primo Carnera
regia di Alessandro Blasetti



La corona di ferro


L’imperatore Costantino invia al Papa la miracolosa Corona di Ferro e nel lungo viaggio da Costantinopoli a Roma gli emissari dovranno attraversare una terra sconvolta dalla una sanguinosa guerra tra due popoli vicini. Il sovrano Licinio, sconfitto il popolo di Artace, vorrebbe siglare una pace onorevole ma ancora sul campo di battaglia viene ucciso a tradimento da una freccia e il suo crudele fratello Sedemondo si impossessa del potere, riducendo in schiavitù il popolo di Artace. Mentre torna a Kindaor, Sedemondo viene a conoscenza del passaggio sulle sue terre della Corona di Ferro e decide di impossessarsene ma una anziana donna che vive nel bosco lo avverte del futuro di morte che attende la sua unica figlia se tenterà di toccare la sacra corona. Sedemondo cerca di tutti i modi di sventare il destino arrivando a rinchiudere la figlia in una torre e gettando il figlio di Licinio nella Valle dei Leoni, ma dopo vent’anni Elsa si innamorera’ di Arcinio e sulla lora strada ci sarà Tundra, la ribelle figlia del re Artace..



Lacorona diferro


Il film vinse a sorpresa la IX Mostra di Venezia, facendo dire a Goebbels che “un regista tedesco ch avesse girato questo film, oggi in Germania sarebbe stato messo al muro”, La corona di Ferro appartiene infatti a quel filone di pellicole con venature sovversive benché nate sotto il controllo del Minculpop e in questo caso siamo di fronte a un chiaro apologo pacifista e nella figura di Sedemondo si può ravvisare anche una critica alla stesso Mussolini.
La pellicola di Blasetti riesce a divertire ancora oggi grazie alla grande abilità del regista di modulare i vari registri, dal drammatico al tono favolistico, dal comico alle scene d’azione senza mai scadere nella magniloquenza che un’opera così costosa poteva comportare.



La corona diferro


Si tratta infatti di un kolossal fantasy girato già in piena seconda guerra mondiale con grande dispendio di comparse e belve feroci sulla falsa riga dei kolossal storici di Pastrone. Si alternano senza soluzione di continuità scene en plein air e ricostruzioni in studio con fantasmagoriche invenzioni nei costumi e nelle scenografie (il palazzo di Kindaor racchiude reminiscenze del Castello Sforzesco di Milano e del Palazzo Ducale di Venezia mischiate alle solide architetture delle piazze umbro-toscane).
La raffinatezza della messa in scena è evidente già in apertura: la leggenda della corona di ferro viene raccontata con il classico escamogate di aprire un volume, espediente usato centinaia di volte per dare la dimensione favolistica della narrazione, ma mai all’apertura della copertina è seguita la lettura di didascalie in caratteri gotici con le iniziali e i bordi del foglio tutti perfettamente miniati, restituendo fedelmente la struttura di un codice medievale.
La corona di ferroCast all stars: Gino Cervi gigioneggia da par suo nelle vesti di Re Segemondo, Massimo Girotti ha il doppio ruolo di Licinio e suo figlio Arminio, bello come un dio greco, atletico come Tarzan e ribelle come Robin Hood. Doppio ruolo di madre e figlia anche per le due interpreti femminili: Elisa Cegani, la languida eroina di tanti film storici, veste la sua diafana Elsa di una vena di malignità mentre Luisa Ferida interpreta una passionale e malmostosa Tundra. Osvaldo Valenti è il cattivissimo principe dei Tartari, Eriberto (!) mentre la vecchia col fuso è un’arguta Lina Morelli. Il campione di boxe Primo Carnera è Klasa, fedele servo di Tundra.



Lacoronadiferro


Il film si può inserire nella diatriba su quale sia il primo film italiano a mostrare un seno nudo: notoriamente il primato spetta a Clara Calamai ne La cena delle beffe (film successivo di Blasetti) ma potrebbe essere anticipato dal vedo non vedo delle vesti stracciate della comparsa Vittoria Carpi proprio ne La corona di Ferro.

Bright Star

BrightStar La cosa piu’ irritante dell’ultima fatica di Jane Campion e’ la sinossi molto diffusa che definisce la protagonista femminile, Fanny Brawne, una studentessa di moda. Sorvoliamo sul fatto che chi ha il dovere di valutare una pellicola anche per la sua attendibilita’ storica si dovrebbe guadare bene dal mettere in giro strafalcioni di questo genere: nel 1818 le scuole di moda proprio non esistevano.
Fanny Brawne non e’ solo una ragazza di buona famiglia che pensa a orli e falpala’ per frivolezza, per Fanny la creazione attraverso il cucito (e con dettagli di ago e filo si apre la pellicola) e’ un modo di esprimere se’ stessa, come si vede nella scena della federa ricamata d’impulso alla notizia della scomparsa del fratello di Keats, morto a sua volta di tisi. La contrapposizione tra la creativita’ intellettiva di John Keats e quella manuale della sua amata (una delle poche liberta’ di espressione concesse alla donna del XIX secolo) e’ uno dei perni del film, conoscendo l’attenzione della regista per la condizione femminile: febbrile la creazione di Fanny quanto oziosa quella di Keats che puo’ creare restando pigramente seduto a guardar fuori dalla finestra.
E’ la stessa Fanny a cercare di attirare l’attenzione del poeta, che il suo ospite, il signor Brown vorrebbe proteggere dalle tribolazioni cosi’ umane del sentimento. Il racconto dell’amore giovanile tra John Keats e la bella Fanny procede con una dolce leggerezza che trova corrispondenza nel succedersi delle stagioni; un amore fatto per lo piu’ di lontananze dovute alla salute precaria del poeta e alle sue pessime condizioni economiche che non gli consentirebbero mai di chiedere la mano di Fanny, un sentimento la cui purezza si rispecchia negli occhi limpidi di Toots, la sorellina minore di Fanny, testimone di tutti i passi, dolenti e felici, di quella passione ed e’ attraverso lo sgomento dei suoi occhi, piu’ che la sofferenza di Fanny, che soffriamo per la morte del venticinquenne Keats, avvenuta a Roma e messa in scena con il feretro funebre che attraversa una Piazza di Spagna lugubre deserta.

La papessa

Lapapessa La figura della Papessa Giovanna rimane una delle leggende piu’ misteriose ed intriganti legate al solio pontificio a cui non rende onore il film di Sönke Wortmann che crea un feuilleton piuttosto prevedibile in salsa medievale.
Giovanna nasce nel 814 d.C., lo stesso anno in cui muore Carlo Magno, in un villaggio della Franconia convertito a forza al cristianesimo dai carolingi. La madre e’ ancora legata alle vecchie credenze pagane mentre il padre e’ un prete fanatico e violento, convinto soprattutto dell’inferiorita’ femminile. Giovanna impara a leggere e scrivere di nascosto al padre e si rivela cosi’ dotata che viene invitata alla scuola cattedratica di Dorstadt nonostante sia donna. Anche in citta’ le cose non sono facili per lei ma viene presa sotto l’ala protettrice del conte Gerold. Col passare del tempo trai due scoppia l’amore ma a dividerli ci pensa l’invasione sassone. I sassoni hanno il buon gusto di invadere la citta’ proprio durante le nozze di Giovanna con uno stalliere, volute dalla contessa per togliersi di torno la giovane rivale. La ragazza e’ l’unica a sopravvivere al massacro e vestendo i panni del fratello morto prende il suo posto nel monastero di Fulda con il nome di Johannes Anglicus e ben presto si fa notare per le sue doti mediche. Durante un’epidemia Johannes si ammala ed e’ costretta a lasciare il convento per impedire che con le cure si scopra la sua vera identita’ sessuale. Aiutata a ristabilirsi da uno dei suoi ex pazienti, la donna decide di riprendere il suo travestimento fratesco e recarsi a Roma.
Le sue abilita’ mediche ancora una volta attirano l’attenzione su di lei che viene chiamata a curare il Papa, di cui ben presto diventa consigliera. Ma le trame di palazzo si avventano su Papa Sergio che viene avvelenato. Nel frattempo Giovanna ritrova il Conte Gerold arrivato a Roma insieme all’imperatore Lotario: i due stanno per coronare il loro sogno d’amore fuggendo insieme quando arriva la notizia che Johannes e’ stato acclamato papa dal popolo di Roma. Giovanna accetta il compito e nei pochi anni del suo regno cerca di riformare la Chiesa soprattutto a favore delle donne, intanto si tiene il suo Gerold vicino come comandante della guardia papale. Rimasta incinta, la Papessa muore per un parto prematuro durante la processione pasquale del 855 mentre Gerold viene ucciso in un agguato.
Forse il montaggio alternato delle due morti e’ l’unico punto passabile del taglio autoriale di una pellicola dallo stile televisivo, schiacciato dalla trama degna di un romanzo di appendice.
Personalmente non sono proprio riuscita ad appassionarmi alle vicende di questa Cenerentola dei secoli bui. Forse sarebbe stato altrettanto banale se la Papessa fosse stata una fervente monaca salita al solio in abiti maschili, ma la storiella della fanciulla povera che coltivando con tanto sacrificio le proprie virtu’ intellettuali, trova l’ammmore (che ovviamente le interessa piu’ del potere) non la si regge proprio piu’!