Straziami ma di baci saziami

Straziamimadibacisaziami Italia 1968
con Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Pamela Tiffin, Moira Orfei
regia di Dino Risi

Balestrini Marino e Di Giovanni Marisa si incontrano a una manifestazione di gruppi folkloristici allo stadio Olimpico, per i festeggiamenti del compleanno di Roma; si ritrovano dopo qualche mese quando lui si trasferisce in cerca di lavoro al paese marchigiano di lei e nasce l’amore ma a un passo dal matrimonio, Adelaide, la piacente vedova presso cui Marino sta a pensione, gli racconta che Marisa ha dei trascorsi poco onorevoli.
I due si lasciano ma quando a Marino capisce che era solo una bugia, Marisa se n’è già andata a Roma in cerca di fortuna. Marino la insegue e si mette disperatamente alla sua ricerca e quando finalmente si ritrovano lei è sposata a Umberto Ciceri, un sarto sordomuto. Tra Marisa e Marino rinasce l’amore e ci potrebbe scappare il morto se non intervenisse (nuovamente) la Provvidenza..

Ho trovato molti punti di contatto tra Straziami ma di baci saziami e Dramma della gelosia che Ettore Scola ha girato solo due anni dopo.
Straziamisaziami Tema centrale di entrambe le pellicole è il profondo mutamento culturale che l’Italia vive alla fine degli anni ’60 dovuto alla liberalizzazione dei costumi: le classi più deboli, i proletari di Scola e i provinciali di Risi cercano di adeguarsi al nuovo modus vivendi del sentimento amoroso attraverso il linguaggio: quello che è uno stile da fotoromanzo in Dramma della Gelosia, nel film di Risi si affida alla canzonetta con il momento di riflessione sul testo de L’immensità (il titolo stesso della pellicola è un verso di Creola, valzer degli anni ’20) e al cinema con parodia de Il dottor Zivago.
I riferimenti cinefili, soprattutto alle comiche del muto sono diversi e accentuano il contrasto tra melodramma sentimentale e lo stile comico del film che è davvero molto divertente.
Alludo alla scena dei due amanti stesi sul binario, scena classica del cinema muto ma stavolta i due fidanzati lo fanno volontariamente: cercano il suicidio perché il padre di lei si oppone al matrimonio.
L’entrata in scena di Tognazzi nei panni del sarto di buon cuore che accoglie Marisa è un altro rimando alle comiche dato che la figura di Ciceri è costruita, anche a livello fisico, sul modello di Harpo, il personaggio muto dei Fratelli Marx.

Tognazziharpo

Finale sardonico che sottolinea per la secondo volta nel film l’intervento bizzarro della Provvidenza, perché saremo anche nell’Italia del 1968 ma l’amore di Marisa e Marino, giovani dabbene della provincia più profonda, si svolge tutto in un ambito profondamente cattolico dalle gite parrocchiali del fidanzamento ai frati del matrimonio finale.

Uno, due, tre!

One two three

One, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.
Uno_due_tre

Billy Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.

Unoduetre

Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita.

Uno due tre

Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.