Crimson Peak

Crimsonpeak Edith Cushing è la figlia di un magnate americano, con il sogno di diventare una scrittrice; quando incontra il baronetto inglese Thomas Sharpe, è subito amore ma Mr. Cushing, che ha fatto condurre delle ricerche sul giovanotto, osteggia il matrimonio costringendo Sharpe a spezzare il cuore alla figlia. Cushing però muore improvvisamente ed Edith, a cui Thomas ha confessato tutto, può coronare il suo sogno d’amore e seguire il marito nella sua magione in Inghilterra, non sapendo che la tenuta è nota anche Crimson Peak, proprio il luogo da cui lo spettro della madre invita Edith a star lontana fin dall’infanzia..

Crimson Peak segna il ritorno di Guillermo del Toro al genere horror, più propriamente al filone gotico con tanto di fantasmi e casa fatiscente.
Le atmosfere gotiche del film sono suggerite da una serie di allusioni, più che citazioni, a tutta la letteratura e la filmografia del genere: uno dei riferimenti più chiari riguarda l’amore impossibile di Thomas che ripropone il melodramma amoroso di Cime Tempestose; la casa fatiscente che sta sprofondando sotto i due fratelli schiavi del loro passato ha reminiscenze de La caduta della casa degli Usher e la determinazione con cui Lucille Sharpe protegge i segreti della magione ricordano (anche nella rigidità della postura) la signora Danvers, la governante di Rebecca la prima moglie.
Da un punto di vista artistico il rifemento va alla pittura preraffaellita e il look di Mia Wasikowska nella desolata Allerdale Hall si ispira chiaramente al quadro di Sir John Everett Millais The Bridesmaid.

Millaismia

L’uso di colori molto saturi richiama il ciclo dedicato a Poe diretto da Roger Corman con Vincent Price per protagonista.
Mille altre suggestioni si possono trovare nell’opera del regista messicano che però non è solo un film calligrafico: se “i fantasmi sono solo una metafora”, come ripete spesso Edith, questa storia per certi versi scontata (anche se si svela a poco a poco) è di grandissima attualità e di grande presa sul pubblico, visto il grande interesse che suscitano gli episodi di cronaca nera che in fondo ripropongono le stesse tematiche del film: passione, gelosia, denaro.

Interstellar

Interstellar In un futuro prossimo la Terra è al collasso per una crisi ecologica che diminuisce drasticamente le scorte di cibo e crea tremende tempeste di sabbia. Per sopravvivere bisogna incentivare l’agricoltura e negare il passato tecnologico. Cooper, ex astronauta, vedovo con due figli, scopre che la Nasa è ancora attiva anche se agisce in segreto cercando nuovi pianeti dove trasferire la morente razza umana. Per salvare il futuro dei figli Cooper accetta di partecipare a una missione spaziale che dovrà controllare quale dei tre pianeti individuati è il più adatto ad accogliere i terrestri.

Non apprezzavo così tanto un film di Nolan dai tempi di The Prestige (che resta sempre il preferito perché avevo intuito un attimo prima di vederlo sullo schermo la montagna di cappelli dietro lo studio di Tesla). Anche in Interstellar la trama è un congegno perfetto dove tutto torna senza sbavature logiche o lasciando questioni in sospeso (il recupero di Brand sarà lo spunto per un eventuale sequel?).
Pur affascinandomi, il film mi lascia un po’ perplessa sulla morale. Torna il tema cardine delle opere del regista, l’ambiguità morale creata dallo scontro tra bene e male: tutti i personaggi, in un modo o in un altro mentono, del resto il robot dice che non si può dire l’intera verità a una razza emotiva come quella umana. Ovviamente c’è chi mente a fin di bene e chi per mero interesse personale come il dottor Mann che non esita a sacrificare il destino dell’intera umanità per il proprio tornaconto personale inviando dati sbagliati sul pianeta che ha raggiunto. Tutti sbagliano in Interstellar e molti cercano di rimediare ai propri errori ma Nolan mi pare un autore più votato al pessimismo che alla favoletta new age dove “tutto l’universo obbedisce all’amore“ per dirla come Battiato per cui non è una razza superiore (i famigerati Elohim?) ad aprire il wormhole per salvare la razza umana ma è l’ammmore che crea una sorta di volontà collettiva che permette di piegare lo spazio tempo. In pratica l’amore sarebbe la quinta dimensione: non vedo l’ora di vedere la nuova stagione di The Bing Bang Theory e sentire le frecciate al film!
Come ultima discendente di una stirpe di agricoli ho anche patito il razzismo latente nei confronti di chi si occupa di agricoltura, considerati inferiori agli scienziati e Casey Affleck sfodera la sua espressione più ottusa rispetto alla geniale sorella Murphy o all’eroico padre (un McConaughey tornato gigione rispetto all’ottima interpretazione di True Detective).
Ho apprezzato invece molto la descrizione del futuro apocalittico del pianeta Terra che trovo molto realistico; inoltre Interstellar è il film che meglio spiega la teoria della relatività di Einstein con il diverso scorrere del tempo per i protagonisti per cui alla fine la figlia sarà molto più anziana del padre ultracentenario.
Nell’insieme si tratta di un’opera che sa coniugare gli aspetti più filosofici del genere fantascientifico con l’intrattenimento puro creando una trama che pur nella sua complessità di rimandi sa appassionare lo spettatore.

Le paludi della morte

Le paludi della morte

Nel profondo Texas che ruota attorno alle raffinerie di petrolio e paesini di case mobili, i due agenti Mike e Brian devono occuparsi della morte di una giovane prostituta ma uno di loro, Brian, è più interessato al caso di una donna scomparsa in una contea vicina perchè sembra opera di un serial killer che prenderà in ostaggio proprio Anne, la ragazzina sbandata che Brian ha preso a cuore.

Trama convenzionale per quanto complicata dai due casi di omicidio, con il colpevole che si intuisce da subito, perchè è l’unico a rispondere ai poliziotti e anche per la scelta dell’attore, un bravo caratterista (di cui taccio il nome per non far troppo spoiler) specializzato in ruoli cattivissimi sul piccolo e sul grande schermo.
Lasciar intendere da subito chi sia il colpevole non è necessariamente un difetto, Ami Canaan Mann sa gestire bene la tensione (meglio della sceneggiatura) e riesce a discostarsi dagli aspetti più ovvi del poliziesco lavorando sul non detto e la contrapposizione tra i due colleghi che hanno idee completamente diverse del loro lavoro di poliziotti. Aanche se la storia di Brian non viene mai rivelata è chiaro che l’uomo si è trasferito in Texas da New York con famiglia al seguito per qualche caso fallito per cui prova un forte senso di colpa (non a caso è cattolico).


Lepaludidellamorte

Il valore aggiunto del film comunque, è l’ambientazione nei luoghi spettrali delle paludi della morte, una piana melmosa punteggiata da alberi riarsi e contorti che ospitano funghi maligni, degna ambientazione di una fiaba horror e probabilmente è così che la piccola Anne vede il mondo, come un’orrenda favola.
Per certi versi questo film mi ha ricordato Collateral nel film del 2004 Michael Mann (padre della regista) descriveva una metropoli ormai mossa da vita propria a cui non serve più il contributo umano per funzionare mentre in Texas killing fields l’uomo è un parassita che vive nella propria immondizia ai margini di una natura spaventosa e indifferente; mi è molto piaciuta l’inquadratura iniziale, un paesaggio desertico visto dall’alto che appena la mdp apre un po’ si intuisce essere il dettaglio della corteccia di un albero.

The tree of life

TreeofLifeDino Pur ammirando il genio di Malick, soprattutto nella prima parte, pura poesia visiva, non ho amato molto quest’ultimo lavoro del regista americano. Ho sofferto molto la cesura tra la prima e la seconda parte. Sono rimasta affascinata dalla poesia con cui Malick ha saputo fare un controcanto a 2001 Odissea nello spazio esaltando la sublime bellezza dell’universo e la sua caducita’ con la parentesi dei dinosauri, emblema per eccellenza della fragilita’ delle razze dominanti del pianeta Terra. Mi ha intrigato molto meno la seconda parte con l’eccessiva (a mio parere) attenzione all’infanzia di Jack, certamente nella vita di un bambino ci sono quei periodi in cui si scopre la propria natura, si inizia ad avere uno sguardo critico sui genitori e la lacerazione per Jack, ammaliato dall’ineffabile grazia materna e urtato dal rigido pragmatismo paterno, e’ certamente profonda, ma comunque qualche corsa del ragazzino ci poteva essere risparmiata. Pur certa di aver intuito il senso dell’opera di Malick, continua a tormentarmi l’assenza di qualche snodo che avrei reputato fondamentale, anche dividendo la pellicola in due tronconi con una prima parte di elegia materna dove questa donna profondamente religiosa riesce a trovare consolazione per la scomparsa prematura a soli diciannove anni del figlio secondogenito, accettando la grazia e l’ineluttabilita’ del destino umano, mentre nella seconda parte il punto di vista si sposta sull’esperienza maschile incentrandosi sul rapporto conflittuale tra Jack e il padre che trova una pacificazione nel momento in cui il figlio, ormai cinquantenne accetta anche le componenti del suo carattere che gli derivano da quel genitore cosi’ osteggiato. In tutto questo ribadisco, avrei voluto meno corse del ragazzino decenne e forse qualche spiegazione in piu’ della crisi che porta Jack a riconsiderare la sua vita.