Art Deco 1910-1939

ArtDeco Ha avuto il sapore dell’evento la mostra sull’art deco (la prima cosi’ detttagliata) che si e’ chiusa a al Victoria&Albert Museum il 20 luglio scorso.
L’intento della rassegna e’ stato quello di dimostrare come questo periodo artistico rappresenti l’inizio dell’eta’ moderna e infatti non quadri o cimeli storici erano esposti nelle sale del VAM, ma oggetti ancor oggi di uso quotidiano, cioe’ quotidiano se si appartiene a una certa classe sociale, dato che nella prima sala faceva bella mostra di se’ un motore fuoribordo per motoscafo!
La caratteristica principale del deco infatti e’ l’ostentazione della ricchezza: da una naturale evoluzione dell’art nouveau con cui condivide le fonti: archaismi regionali e gusto esotico, questo stile raggiunge il massimo splendore nell’America dei “roaring Twenties”, dove i soldi erano facili e le donne ostentavano le mise e i giielli di cui abbiamo avuto un assaggio nella mostra.
Velluti, pelli e pietre preziose ricoprono i mobili e gli oggetti d’uso quotidiano., soprattutto quando l’art deco sbarca nelle regioni piu’ lontane e principesche quali l’India dei maraja.
In questi anni anche la vita dei comuni mortali registra dei cambiamenti: l’introduzione di nuovi materiali plastici come la bachelite, ma soprattutto le attenzioni vanno al lato ludico dell’esistenza: dal cinema al teatro (una significativa calca maschile si e’ fermata ancora oggi davanti al video di Josephine Baker che danza seminuda con suo gonnellino di banane) al turismo “di massa” se mi e’ concesso il termine: e allora poster di autostrade e trafori appena inaugurati, transatlantici mastodontici che solcano i mari e rendono piu’ vicina l’America dei grattacieli e del jazz, ma soprattutto di Hollywood!
E’ significativo che in questa mostra oltre a due quadri di Tamara di Lempicka, scelti per rappresentare la “smart girl” dell’epoca siano state le scene filmiche a darci testimonianza diretta dell’atmofera anche perche’ nell’ambito fotografico regna incotrastato Man Ray con il suo spirito sperimentale, cosi’ l’influenza egizia (la scoperta della tomba di Tutankamon avviene del 1922) e’ testimoniata. oltre che dai gioielli ispirati ai monili antichi, da foto di scena della Cleopatra di Cecil B. DeMille del 1934 interpretata da una splendida Claudette Colbert; l’atmosfera americana, accanto alle silhoutte dei grattacieli e alla musica jazz in sottofondo era data dallle immagini dei balletti di Gay divorcee (Cerco il mio amore) di Mark Sandrich con la celebre coppia Astaire Rogers, mutuate dagli spettacoli delle Ziegfeld Follies e quale ambiente piu’ deco’ del Grand Hotel dove recita la divina Garbo?
Ma le illusioni cinematografiche attirano meno l’attenzione delle signore che gli stupendi abiti da sera di Chanel, Patou o Schiapparelli, dei gioielli favolosi di Cartier e cosi’ rieccomi tra calca dei visitatori, mentre la mostra si avvia alla fine con gli oggetti sempre piu’ comuni dei tardi anni trenta: radio, affettatrici, un jukebox datato 1940: il mondo non sogna piu’.

Vi informiamo che dopo la tappa londinese la mostra sarà presentata al Royal Ontario Museum di Toronto (Canada) dal 20 settembre 2003 al 4 gennaio 2004, al Museum of Fine Arts di San Francisco (Usa) dal 13 marzo al 5 luglio 2004 e al Museum of Fine Arts di Boston (Usa) dal 22 agosto 2004 al 9 gennaio 2005.

Chi ha paura della psicanalisi?

Ieri sono andata a fare il vega test presso la mia farmacia all’avanguardia, quando la farmacista ha notato allegramente che mentalmente sto bene (!) altrettanto scherzosamente ho ribattuto che dopo quattro anni di analisi e’ il minimo. La reazione della dottoressa mi ha colpito perche’ si e’ sentita in dovere di scusarsi come se avesse fatto una gaffe.
Davvero ancora oggi andare in analisi e’ un fatto da malati e che va tenuto nascosto? Parrebbe di si, viste le reazioni che di solito provoco in chi metto al corrente di questo mio “vizietto”.
Dopo uno sguardo perplesso, l’interlocutore osserva che non saprebbe cosa raccontare, che sarebbe infastidito da una persona che vuole entrarti nella mente e facendo proprio quello che un attimo prima pareva disturbarlo profondamente, tenta di scoprire i segreti di questo cervellino balzano: parare questi colpi e’ facilissimo, basta chiedere con lo sguardo di chi ha finalmente trovato un compagno di sventura in questa valle di lacrime”Perche’? ..ci vuoi andare anche tu?!?” che subito risponde con un inorridito “no,no!” e l’argomento psicanalisi viene definitivamente abbandonato.
Ma oggi ho deciso di venire allo scoperto: morbosi dei segreti del lettino, e’ il vostro momento!
Debbo innanzitutto tristemente confidarvi che non sono pazza e tanto meno una personalita’ multipla come nel famoso film con Joanne Woodward La donna dai tre volti, e questa opera, fondamentale per l’approccio psicanalitico mio e della mia amica Chiara nell’adolescenza, non viene neppure studiato nelle universita’: anzi la mia psicologa non l’ha mai visto! (ma sicuramente un giorno riusciro’ a colmare questa sua grave lacuna)

La mia psicologa e’ un donnino veramente in gamba: non ha il classico studio con chaise long in pelle nera ne’ la pessima abitudine di sedermisi alle spalle: due comodissime poltrone faccia a faccia accolgono le nostre chiacchierate: posso proprio dire che parliamo in eguale misura, talvolta dei miei sogni, (le poche volte che ne ricordo uno) molto piu’ spesso le discussioni partono dal cinema dall’arte o dai libri: memorabile la volta che arrivai pressoche’ scandalizzata dal fatto che Tolstoj descrivesse il braccio della Karenina come grassoccio: e io che avevo sempre identificato il personaggio nella bellezza eterea di Greta Garbo!
Un altro tema su cui ci siamo soffermate per mesi e che rappresenta un punto di riferimento ancora oggi e ‘ Frida Khalo e spesso le sedute si trasformano in uno sfogliare di pagine di catalogo (altra nostra eroina e’ Georgia o Keffe).
Insomma nulla di eclatante, una monotona esistenza dedicata all’arte.. as usual.

Addio a Yvonne Sanson

YvonneSanson

Si e’ spenta all’eta’ di 77 anni la regina del melodramma italiano, con la sua bellezza piena e sofferta era l’interprete ideale dei film strappalacrime di Raffaello Matarazzo: la donna che nasconde un segreto,o che deve scontare la sua bellezza prorompente sempre unita all’ingenuita’, cadendo vittima di tranelli che la allontaneranno (spesso per sempre) dal suo grande amore (interpretato da Amedeo Nazzari) o addirittura dagli stessi figli.
I titoli piu’ famosi della sua carriera sono Catene, I figli di nessuno, Torna!, L’angelo bianco, titoli che sono gia’ tutto un programma: feuilletton cinematografici di grande successo, a cui Matarazzo seppe dare uno spessore e a volte incapparono anche nella rigida censura cattolica degli anni ’50: l’adulterio, vero o presunto, era sempre dietro l’angolo.

L’attrice era nata in Grecia, a Salonicco il 29 agosto 1925 e solo nel 1943 era arrivata in Italia in cerca di fortuna iniziando una carriera da indossatrice. Notata da un produttore appare per la prima volta sullo schermo nel 1946 in La grande aurora di Giuseppe Maria Scotese ma è il terzo film del 1947 diretto da Alberto Lattuada, Il delitto di Giovanni Episcopo a farla notare da critica e pubblico. Nel 1949 con Catene inizia la collaborazione con Matarazzo e Nazzari che segna un capitolo estremamente peculiare della storia del cinema italiano.

babbo non vuole mamma nemmeno parte seconda

Ho visto ieri una terza pubblicita’ che a mio avviso si ascrive nel filone di cui parlavo giorni fa.
Credo che sia quella della vodka Smirnoff, e anche se non lo fosse fingiamo che lo sia in modo da poter pubblicare questa foto del bel Pierce Brosnan, anche se ne avevo trovata una di gran lunga migliore col mitico Harpo Marx, ma era immensa da scaricare

La pubblicita’ in questione e’ quella dei ragazzotti che sentendo in un locale il classico sborone parlare del suo amico vattelapesca di una qualche amena localita’ caraibica, fingono di conoscerlo e si introfulano cosi’ nella sua limousine..
La pulcherrima sed non animalista (ahime’!) Ibrab aveva commentato il mio precedente intervento sostenendo sostanzialmente che il carattere iperbolico della pubblicita’ stigmatizza in questa maniera l’abitudine dei giovani di mentire ai genitori, che, in fondo, e’ anche un modo di crescere.
Quello che secondo me traspare da queste tre pubblicita’ invece, e’ la tendenza a fingere quel che non si e’, o ad avere una doppia vita, un trendy pessimo, che stride moltissimo e ha certamente ripercussioni negative, con il be yourself a cui tanto agognamo tutti quanti.

La sinfonia dei Topi

Voglio vivere nel sole
con il mio miglior vestito
voglio vivere nel sole e godere all’infinito
tanto non sarò un astronauta
perché fluttuo nel tuo vuoto
e ho scoperto che è godendo
che mi sento più pulito.

E non ho Volontà d’un percorso importante.
Dentro il niente.

Scienziatelli musicali
studian cornamuse anali
all’interno della proprie ricerche personali
producendo disgustosi festival
delle interiora
dove cercan d’insegnarti
che a soffrire si migliora.

Io no ho Volontà d’un percorso importante.
Verso il niente.

Voglio vivere nel sole per sentirmi più pulito
voglio vivere nel sole
non in questo enorme vuoto
e ricominciare a crederci se dici che mi ami
anche se son disponibile
compare quando chiami.
Voglio vivere nel sole
voglio avere un grosso uccello
forse non sarà importante
ma in foto è proprio bello
e finirla di sentire che mi sto prostituendo
perché faccio ciò che voglio e mi fa sentire meglio.

E non ho Volontà di un percorso importante.
Dentro il niente.

Afterhours

puntualizzazione
Girovangando per blog ,mentre aspetto che mi si raffreddino i cornetti (fagiolini verdi, pardon) ho letto e notato questa vena di tristezza e rabbia che e’ scattata in questi giorni in cui allegramente mi gingillavo a Londontown (irritati ancor piu’, sporadico lettore!)
Cosi’ non vorrei che la canzone degli after, venisse scambiata per un ennesimo caso da sindrome blog-depressiva..
Ci tengo molto a precisare che rispecchia il mio way of life: non ho ambizioni letterarie e neppure tento di scalare la classifica di excite e neppure ambisco ad essere linkata pratico il blog come otium e dopo averlo esternato vado a mangiare i cornetti serena.

Il nuovo film di TimBurton


Los Angeles, 15 luglio 2003 – Tim Burton (foto) ha deciso di realizzare il remake del film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, uscito nel 1971 e interpretato da Gene Wilder con la regia di Mel Stuart. Una favola moderna per il cui ruolo principale sono in lizza Michael Keaton e Christopher Walken. La vicenda narra di Willy Wonka che, non avendo figli, guida all’interno della sua fabbrica di dolciumi un gruppo di bambini per capire quale di essi è il più buono e generoso allo scopo di farne il suo erede. Una sorta di Mary Poppins al maschile.

Sicura che il grande Tim non ci deludera’ neppure stavolta.

babbo non vuole mamma nemmmeno

Il primo e’ stato lo spot del Bacardi Breezer a mostrare un mondo di giovani che davanti alla compostezza degli adulti si fingono "seri": l’episodio dei tre giovani che affittano casa e quello in cui un distinto giovanotto presenta un’educata signorina ai genitori, mentre il primo era quello di una ragazza in analisi che finge al suo piscanalista.

Uno spot carino, anche ironico, ma ora sui nostri schermi imperversa anche quello di una marca di styling per capelli, di cui momentaneamente mi sfugge il nome dove un ragazzo di buona famiglia al seguito dei genitori, viene salutato per strada da giovani "alternativi" che lui finge di non conoscere, in quanto impegnato nella sua recita di bravo figliolo.
Se un caso solo puo’ essere un’ idea originale, due cominciano a diventare un sintomo, e mi fa riflettere questa nuova moda tra i creativi di mostrare questo mondo parallelo e nascosto dei giovani: ventenni che non hanno nessuna intenzione di rendersi indipendenti rappresentati in un protrarsi di infantilismo che si esplica in queste marachelle.
Sicuramente queste pubblicita’ non rispecchiano la nuova generazione che si affaccia alla vita, ma e’ comunque triste che venga interpretata cosi’.

Sperando di non causare un altro incidente diplomatico..

all’attenzione di PietroTil (?)..
io di Uber Alles amo solo questa:

California uber alles

I am Governor Jerry Brown
My aura smiles
And never frowns
Soon I will be president…

Carter power will soon go away
I will be Führer one day
I will command all of you
Your kids will meditate in school

California Über Alles
Über Alles California

Zen fascists will control you
100% natural
You will jog for the master race
And always wear the happy face
Close your eyes, can’t happen here
Big Bro’ on white horse is near
The hippies won’t come back you say
Mellow out or you will pay

California Über Alles
Über Alles California

Now it is 1984
Knock knock at your front door
It’s the suede/denim secret police
They have come for your uncool niece

Come quietly to the camp
You’d look nice as a drawstring lamp
Don’t you worry, it’s only a shower
For your clothes here’s a pretty flower…

DIE on organic poison gas
Serpent’s egg’s already hatched
You will croak, you little clown
When you mess with President Brown

California Über Alles
Über Alles California

Dead Kennedys

about Claudia

Come giustamente mi ricorda Herr Director, non possiamo dimenticare la bravura e la bellezza sfolgorante di Claudia Cardinale.

Per me lei sara’ sempre Angelica de “Il Gattopardo”: ho visto questo film al cinema che avevo una quindicina d’anni e il suo ingresso al ballo e’ stato per me un pugno nello stomaco: era l’incarnazione della bellezza perfetta: non c’e’ da stupirsi che sia crescuta con QUALCHE complesso effettivamente mi ero scelta un modello ben al di sopra della media…