Barocco ligure e piemontese

Baroccoloc Mentre a Roma si svolge la grande mostra sul barocco, anche Alessandria, nel suo piccolo propone un viaggio di venti opere nel medesimo stile artistico che hanno la peculiarità di provenire tutte da collezioni private quindi di essere in gran parte inedite.
SinobaldoscorzaCome dice il titolo stesso dell’esposizione gli autori hanno lavorato tutti in ambito ligure o piemontese ma non è detto che queste siano le loro origini infatti in mostra troviamo tre autori fiammnghi che operarono per lungo tempo nei domini genovesi: Cornelis De Wael e Jan Roos (entrambi nati ad Anversa) e il francese Vincenzo Malò allievo di Rubens di cui ripropone le floride forme e la composizione movimentata nell’inedito Baccanale esposto.
A colpirmi particolarmente oltre alla magnifica Natura morta con fiori e falena (Vanitas) di Roos, sono stati i due quadri di Sinibaldo Scorza: in Paese nella campagna innevata mi sembra di riconoscere la pieve di Parodi Ligure, confortata dal fatto che il pittore ammantasse di fantasia i dintorni natii mentre nell’Albero con grande pavone intravedo qualcosa di cui il mio amato liberty si riappropierà due secoli dopo.

Baroccoall. Menzione per il volto più bello all’Allegoria della Vittoria di Paolo Gerolamo Piola, il quadro a destra nella foto che testimonia come l’esposizione si sposi perfettamente con il gusto del salone delle feste di Palazzo Cuttica.

Barocco ligure e piemontese.
Opere scelte dalle collezioni private
8 maggio 26 luglio 2015
Palazzo Cuttica
via Parma 1
Alessandria

Henri Rousseau – Il candore arcaico

Rousseauloc La mostra ospitata negli appartamenti del Doge al Palazzo Ducale di Venezia, sposa la tesi che Henri Rousseau detto il Doganiere non sia un semplice pittore naif come spesso viene considerato ma che dietro al suo “arcaico candore” si celi una profonda riflessione sull’arte, nata dallo studio dei classici e che dimostra quanto l’artista sia inserito nella sperimentazione artistica del suo tempo.
Questo assunto viene dimostrato confrontando sessanta opere del Doganiere con gli artisti del passato che lo hanno ispirato, quelli del suo tempo con cui si è confrontato e gli artisti venuti dopo di lui a cui è stato d’ispirazione.
Il quadro più importante in mostra, che figura anche nelle locandine è sicuramente il celebre capolavoro L’incantatrice di serpenti, le cui valenze simboliche furono d’ispirazione al mondo surrealista tanto che nel 1946 Victor Brauner cita e omaggia espressamente in quadro in L’incontro di Rue Perrel n° 2 bis.
Un altro capolavoro, meno noto, esposto a Palazzo Ducale, è La Guerra dove una fanciulla scarmigliata corre accanto al selvaggio destriero su una distesa di morti. Il quadro fu esposto al Salon del Indipendantes del 1894 ed è noto anche come La cavalcata della discordia proprio per le differenti impressioni suscitate all’uscita del quadro: molte critiche furono negative ma ci furono anche sinceri apprezzamenti. Nodo della discussione è l’atmosfera di calma irreale che permea il quadro, ancora una volta anticipatore delle avanguardie degli anni 10 del XX secolo pur mantenendo un preciso legame con tutta la tradizione dei Trionfi della Morte che si sviluppa dal medioevo in poi (in esposizione c’è la pregevole tavola di Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia).


Alla tradizione tardo gotica si richiama il anche gusto per l’attenzione ai dettagli delle piante nelle molte composizioni di natura selvaggia che tornano nei quadri di Henri Rousseau, compresa L’incantatrice di serpenti. Il pittore stesso alimenta la leggenda di un’ispirazione nata dai ricordi di un viaggio in Messico ma in realtà opere come Foresta tropicale con scimmie, La cascata, La giungla combattimento tra tigre e bufalo nascono solo dalla sua fantasia e dalle visite al Jardin des Plantes di Parigi.
All’esotismo di queste opere il pittore alterna una serie di opere di paesaggio urbano, “banali” dintorni parigini, lo stile di queste opere è praticamente l’opposto al gusto impressionista allora imperante e anche questo influisce sulla critica negativa che fin dagli esordi accompagna il Doganiere, ma come nota Theodor Daumbelr nel 1920 in Opinioni e Fatti. Henri Rousseau, Rosseau anticipa il mito futurista dell’areostato dipingendo aeroplani e dirigibili nei cieli dei propri paesaggi urbani.
Per quanto riguarda le sezione delle nature morte, i quadri del Doganiere vengono confrontati con La natura morta con mele e arance di Cezanne e le composizioni floreali di Odilon Redon, di Morandi e Donghi, perché grazie agli scritti Ardengo Soffici, che lo fece conoscere in Italia il pittore fu molto amato dalle avanguardie italiane e fu fonte d’ispirazione soprattutto per Carlo Carrà presente in mostra con quattro opere, secondo solo a Kandinskij presente con cinque; infatti, oltre agli italiani anche il gruppo del Der Blaue Reiter subisce il fascino di Rosseau, anzi vede in lui un vero precursore. Ad introdurre all’opera del Doganiere è Robert Dealunnay, da sempre innamorato della sua pittura. Anche André Breton sostiene che è con Henri Rousseau che si può parlare per la prima volta di realismo magico e allora non stupisce trovare nella sezione dei ritratti un’opera di Frida Kahlo e una di Diego Rivera che nella loro costruzione piatta e frontale riprendono il modello proposto dal pittore francese.
La mostra veneziana è dunque importante non solo perché accurata monografica di Henri Rousseau ma anche come excursus nella pittura della prima metà del XX secolo che si scopre profondamente legata a un artista spesso giudicato anomalo ma che è un importante trait d’union tra avanguardie e tradizione anche classica: mi è piaciuto persino il Bouguereau esposto, Uguaglianza davanti alla morte, artista accademico che di solito trovo insopportabilmente lezioso ma che era molto stimato dal Doganiere.

Henri Rousseau – Il candore arcaico
6 marzo – 5 luglio 2015
Venezia, Palazzo Ducale – Appartamento del Doge

Frida Kahlo e Diego Rivera

Mostrafrida

Sono stata praticamente tra gli ultimi ad essere ammessa alla mostra Frida Kahlo e Diego Rivera che chiudeva ieri a Genova, la mostra mi incuriosiva molto dalla sua prima fermata italiana a Roma alle Scuderie del Quirinale prima di arrivare in Liguria modificata in alcuni aspetti.
La curiosità nasceva dal fatto di notare una certa angelicazione della figura di Frida sui social, in primis su Pinterest dove mi capita spesso di visitare intere board dedicate alla pittrice senza (quasi) nessuna delle sue opere ma tantissime sue foto e quindi mi dicevo “Ah-Ah! Mo’ voglio vedere come vi confrontate con i suoi dipinti di dolore e sangue” perché fondamentalmente io sono un’ingenua e mai avrei creduto che una mostra avrebbe seguito il mood popolare su Frida Kahlo, nota per la vita tormentata, immortalata in quasi ogni momento della sua esistenza, anche sul letto d’ospedale ma vittima di una grande rimozione dei suoi quadri più drammatici che non siano gli autoritratti e le nature morte.


Unos cuantos piquetitos

A Palazzo Ducale mancava persino il quadro più famoso della pittrice Le due Frida mentre era notevolissimo l’apparato fotografico, chi come la sottoscritta ha visto la mostra veneziana del 2001 dedicata a Frida Kahlo e la pittura messicana che esponeva un numero ridotto di opere ma non temeva di mostrarne gli aspetti più sofferti, si è sicuramente trovato spiazzato nella delineazione contemporanea di Frida, sublimata in una icona pop ma disincarnata dalla narrazione martoriata e sanguinolenta del suo corpo e mi chiedo se l’artista approverebbe questo amore incondizionato ma superficiale, meno male che c’è stato modo di approfondire anche l’arte del suo Diego, questo lo avrebbe sicuramente apprezzato e io con lei.

Marc Chagall

MarcChagall La retrospettiva completa del grande pittore ha il pregio, non solo di mostrare l’evoluzione creativa di uno dei più noti artisti del XX secolo, ma di rivelarne l’estrema sensibilità che traspare dallo sguardo delle foto che illustrano il pannello della biografia.
March Chagall non è solo il sognante pittore di figure volanti ma un’artista che ha sempre mostrato interesse per le diverse correnti pittoriche cimentandosi con esse, soprattutto dopo il primo viaggio a Parigi, pur restando fedele al fantastico mondo chassidico degli ebrei russi: davanti ai suoi quadri più leggiadri una, forse neanche tanto strana, associazione d’idee mi ha fatto pensare alla vitalità surreale del film Train de vie.
Chagallloc Se la pienezza della vita traspare nelle opere della seconda metà degli anni ’10, dopo il matrimonio con l’amata Bella, al rientro dal primo viaggio a Parigi, in quadri come La passeggiata che campeggia sulla locandina o Il poeta giacente, Chagall sa presentire gli orrori della guerra e descriverne tutta la tragedia fin dagli anni’ 30 in opere come La caduta dell’Angelo o Incendio sulla neve che hanno la stessa potenza che possiamo trovare in Guernica di Picasso.
Non è neppure un caso strano che il Palazzo Reale di Milano dedichi questa mostra a Chagall a un anno di distanza dalla mostra su Picasso, entrambi gli artisti, con esiti speculari si sono imbevuti delle avanguardie artistiche sapendole piegare alla propria personalita profondamente legata alla tradizione locale da cui provenivano espressa nel simbolismo degli animali totemici (il solo toro per Picasso, il gallo la mucca o l’asino per Chagall).
Chagallpicasso Nonostante il successo, la felicità ritrovata accanto alla seconda moglie Vava, dopo la scomparsa di Bella, il tratto di Chagall difficilmente torna alla levità e alla luce giovanile, a dimostrazione dell’enorme sensibilità del pittore, dal profondo sguardo introspettivo: la biografia giovanile Ma Vie e gli schizzi che la illustrano presenti in mostra, dimostrano una valenza di indagine autobiografica piuttosto che un egocentrismo esasperato, come si potrebbe pensare superficialmente.
L’esposizione indaga anche le altre esperienze di Chagall: i bozzetti teatrali per scenografie e costumi per i balletti, le illustrazioni de Le Favole di Fontaine, tantissimo materiale esposto ma non credo sia la vastità della collezione a esaurire lo spettatore, piuttosto è l’enorme empatia emotiva che si avverte con le opere a lasciare piacevolmente spossati.

P.S. i dipinti citati sono nella board pinterest

Boldini Parisien d’Italie vs Preziosa Opera

Boldini Nell’episodio della quarta stagione di Downton Abbey andato in onda il giorno di Natale, la pungente Lady Violet Grantham rintuzza la nipote scandalizzata dalla presenza del gruppo jazz alla festa del genitore dicendo “noi campagnoli non ci possiamo permettere di essere provinciali”. Questa frase mi è tornata in mente domenica scorsa quando sono andata alla neonata GAMManzoni di Milano a vedere la mostra Boldini Parisien d’Italie, rimanendo profondamente delusa non dalle opere del Master of Swish, ma dall’ambiente: due misere salette in cui si accatastano senza costrutto logico le opere esposte, una, La Toilette era posta dietro alla cassa quindi ogni osservazione ravvicinata risultava impossibile e pericolosa per l’opera stessa (siccome i quadri esposti erano tutti di collezioni private, se fossi stata nel proprietario non avrei preso molto bene la cosa). Ritrovarmi vis à vis con il mio adorato Le viole del pensiero dopo un decennio non mi ha consolato molto dalla delusione di un’operazione furbastra nel definire museale uno spazio infimo che ha solo il vantaggio di trovarsi sul perimetro del quadrilatero della moda. Se a Milano insistono a fare i provinciali giocando in questo modo con gli amanti dell’arte, lo stesso non si può permettere la “campagnola” Valenza Po che ha allestito nel Museo del Gioiello (Villa Scalcabarozzi) una mostra molto interessante e piacevole dove presenzia anche un immancabile Boldini.

Mentre alla GAMManzoni si sprecano i biglietti per informare che la cassa chiude alle 18,30 a Valenza l’accoglienza è calorosa e anche dopo le 19, orario di chiusura dell’esposizione vendono ancora il catalogo e il pubblico si può dilungare ad ammirare le oltre cento opere dislocate sui tre piani della villa e anche all’esterno.

Preziosaopera Il tema, vista la tradizione orafa valenza a è quella del gioiello, portati dalle donne ritratte nei quadri accanto ai quali ci sono delle realizzazioni ispirate ai dipinti, gioielli antichi e moderni e il terzo piano raccoglie opere di artisti contemporanei che si cimentano anche nell’orificeria, gli stili sono i più disparati si va dai tatuaggi di Nicolai Lilin, più noto come autore del romanzo Educazione Siberiana, a Enrica Borghi con il suo lavoro sul recupero delle bottiglie di plastica.
Una mostra molto eclettica che permette di conoscere un’ambiente molto raffinato come Villa Scalcabarozzi, con i suoi interni di pregio affrescati e con grandi camini.
L’allestimento riesce anche a stupire: il Ritratto di Teodolinda Piolti di Cesare Saccaggi e Allo specchio di Giacomo Grosso sono esposti nella stessa sala, ebbene, nonostante il realistico ritratto di Teodolinda mostri una donna ben poco piacente, sarà il racconto del dipinto ammantato di leggenda ad affascinare, facendo passare in secondo piano la bellezza troppo sfacciata del dipinto di Grosso.

Preziosa Opera resterà aperta fino al prossimo 25 gennaio e la consiglio caldamente

Segantini

Segantini Mostra importante perché una monografica sul pittore mancava a Milano dal 1979 ma soprattutto bella e interessante nel raccontare vita e opere di uno dei più importanti artisti del secondo ottocento italiano.
Segantini è conosciuto come uno dei massimi pittori divisionisti e per l’afflato naturalistico delle sue opere, l’esposizione fa conoscere aspetti meno noti della sua avventura artistica, ad esempio i primi quadri dedicati a Milano e realizzati appena diplomato all’Accademia di Brera: il Naviglio è spesso protagonista di questo piccolo nucleo di opere che già dimostra la passione per la neve (Il Naviglio sotto la neve, Nevicata sul Naviglio).
Interessante è l’indagine sul ritratto e sull’autoritratto dove l’artista abbandona via via i modelli convenzionali per plasmarli di un profondo significato simbolico come dimostra il Ritratto della signora Torelli del 1885/86 e il Ritratto di Carlo Rotta (1887) benefattore dell’ospedale milanese la cui rappresentazione diventa una riflessione sulla morte e la sofferenza per la scena dei barellieri inquadrata nella finestra alle spalle del soggetto.
Si scopre anche un’altra peculiarità di Segantini, quella di ridipingere sopra quadri già presentati al pubblico nuovi soggetti: è il caso di Petalo di Rosa, tenero ritratto della compagna Bice Bugatti dipinto su Tisi galoppante, opera drammatica di gusto scapigliato di cui resta testimonianza fotografica.
L’artista si cimenta anche con la natura morta, soggetto molto in voga nell’ultimo scorcio del XIX secolo che permette ai giovani pittori di mantenersi ed esercitarsi nel colore e nella composizione.
Abbandonata Milano prima per la Brianza e per l’Engadina poi, l’attenzione di Segantini si concentra sulla vita di campagna, raccontando la fatica de la vita nei campi (La raccolta delle zucche, Ritorno dal bosco che è stato trasformato nella bella locandina della mostra) e l’afflato panteistico del rapporto con la natura che sono forse gli aspetti più conosciuti del suo percorso artistico con i capolavori L’ora mesta (il mio Segantini preferito) e Ave Maria a trasbordo, di cui sono presenti in mostra quattro versioni in disegno più la seconda versione ad olio, vero e proprio inizio del divisionismo pittorico.

Loramesta

Altro tema fondamentale per il pittore è quello della maternità nella sua concezione panteistica della vita non c’è differenza tra maternità umana e quella animale e in molte sue opere madri e infanti dialogano con madri e cuccioli animali, siano essi ovini o bovini.
Tra le opere più significative dell’ultimo periodo dell’artista morto prematuramente nel 1899, c’è L’angelo della vita una maternità che ancora una volta unisce elementi religiosi (anche se Segantini non era credente) a una natura fortemente simbolica. Anche di quest’opera sono in mostra le quattro versioni che pur nelle loro differenze affermano l’adesione del pittore al liberty italiano (del resto la compagna Bice e’ sorella del celebre ebanista Bugatti) stile che ritroviamo anche nel ciclo de Le Cattive Madri (opere non esposte ma visibili in video per problemi conservativi). Il ciclo, ispirato al poema Nirvana di Luigi Illica, testimonia come le fonti letterarie siano importanti per molte opere di Segantini tanto che diversi disegni sono creati appositamente per corredi editoriali come Così parlò Zarathustra e i disegni biblici esplicitamente richiesti all’artista per la Bibbia di Amsterdam che doveva essere corredata da tre disegni di ogni celebre esponente della pittura europea.

Lecattivemadri

L’ultima sezione è dedicata al Trittico delle Alpi, opera incompiuta che è il testamento spirituale dell’autore. La genesi è complessa: il progetto iniziale prevedeva un grandioso Panorama dell’Engadina destinato all’esposizione di Parigi del 1900, venendo meno i finanziatori, Segantini rivede il progetto sempre destinato all’expo e lo ridimensiona in tre pannelli La vita, La natura e La morte. Solo La Vita venne conclusa mentre i due altri pannelli sono incompiuti (soprattutto la parte centrale La Natura). Il trittico non viene concesso in prestito fuori dalla Svizzera perciò in mostra è visibile in video ma sono presenti molti disegni che ne raccontano la genesi, anche relativi al progetto iniziale del Panorama.

Visto il notevole successo della mostra (il cartello code stazione permanentemente all’ingresso) consiglio di sfruttare gli orari serali del giovedì e del sabato.

Segantini
dal 18 settembre 2014 al 18 gennaio 2015
Palazzo Reale Milano

Alessandro Poscio, collezionista appassionato.
Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina

Boldini Ribadisco che fuori dai circuiti più noti e frequentati delle mostre d’arte ultimamente si possono fare esperienze molto interessanti, spessissimo con ingresso gratuito che di questi tempi non è un dato da sottovalutare.
Consiglio caldamente la mostra che si tiene a Domodossola fino al 31 gennaio 2015 occasione per scoprire anche quanto sia bella la cittadina nota per indicare la D nello spelling nostrano.
Si tratta del primo appuntamento con le opere collezionate da Alessandro Poscio, costruttore scomparso lo scorso anno e in questo primo assaggio non mancano le piacevoli scoperte in particolare uno schizzo di Giovanni Boldini che certo non troverete nelle numerose mostre che in questi ultimi tempi sono dedicate al pittore del bel mondo.
Il corpus dei disegni è forse la sezione più interessante della mostra con opere che comprendono molti pittori dell’ottocento italiano tra cui Induno, Luigi Nono, Previati e anche un’opera di  Jacques-Louis David (proprio quello del Marat assassinato e dei ritratti di Napoleone).
Tra i dipinti oltre all’Orante di Hayez a cui fa riferimento il titolo della mostra, sono certamente da citare il Cavallino Bianco di De Chirico e il Tramonto sulla Senna di John Constable. Non mancano, tra gli altri, i macchiaioli Lega, Signorini e Fattori, lo scapigliato Ranzoni e i “parigini” De Nittis e Zandomeneghi.

Ballerinatroubetskoy Una sezione molto importante è dedicata agli artisti vigezzini per l’amicizia che legava Poscio a Carlo Fornara e il comprensibile interesse del collezionista per i pittori dei sui luoghi.
A chiudere una sezione di sculture che spaziano dal secondo ottocento alla prima metà del XX secolo, arco storico che interessa tutta la mostra. Anche qui opere di artisti noti come una testa di Lega diverse opere di Messina e Troubetskoy
La mostra si tiene in Casa De Rodis, un palazzetto medioevale che da sulla millenaria Piazza del Mercato di Domodossola e che è stato restaurato di recente per trasformarlo in sede espositiva. L’allestimento sa sfruttare molto bene l’ambiente e L’interno di Stalla di Segantini è perfettamente incorniciato da un’apertura nel muro.

Alessandro Poscio, collezionista appassionato.
Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina
8 giugno 2014 – 31 gennaio 2015
Casa De Rodis, piazza Mercato 9, Domodossola

Le Camere Oscure

Con tutto il rispetto per il circuito delle grandi mostre che frequento più che volentieri, devo dire che le esposizioni più interessanti viste negli ultimi anni sono quelle che esulano dal sistema grandi mostre, ospitate in provincia, spesso riguardano l’arte contemporanea e molto spesso sono pure ad ingresso gratuito. Questa descrizione si adatta perfettamente alla mostra cuneese che chiuderà domenica prossima, Le camere oscure che con molta intelligenza parte da un dettaglio locale per aprirsi a tutte le derive inerenti al tema.

Camereoscure

La sede è il complesso di San Francesco, una grandiosa chiesa gotica del XV secolo che ospita anche il Museo Civico.
La materia da cui parte il percorso espositivo è il neogotico inteso come stile architettonico nato sul finire del XVIII secolo e che nella Provincia Granda trova alcuni degli esempi migliori, Pollenzo, giusto per fare un nome.
Torremagdala Siccome il cuneese è territorio di civiltà occitana e i territori occitani francesi sono presenti altrettanti gioielli dello stile neogotico, tra cui la torre Magdala di Rennes Les Chateau (foto di Richard Reader), è facile comprendere come dagli aspetti puramente architettonici si passi ad analizzare anche gli altri significati del termine neogotico inteso come forma di “controcultura” contemporanea dividendola in otto sezioni che esplorano l’interesse fotografico per le “recenti rovine” dall’archeologia industriale a vecchie strutture pubbliche abbandonate come i manicomi. Il gusto per il pittoresco è raccolto nella sezione delle “foreste ansiose”; la figura femminile, vittima o carnefice che sia (la Langa è terra di Masche) è analizzata nella sezione delle “figure stregate” mentre è chiaro il soggetto delle “riprese spiritose”: i fantasmi. Di grande interesse i “gotici comici” dove prevale l’humour nero, mi ha colpito la foto di una partita a carte tra la morte e le infermiere sul letto di un malato terminale, dove è lampante il riferimento a Il settimo Sigillo, interessante il lavoro di Foto Marvellini che su vecchie foto aggiunge la maschera di Batman, il più oscuro dei supereroi, ottenendo un effetto straniante.

BareLe prime sette sezioni sono affidate quasi esclusivamente al medium fotografico declinato però in tutte le sue forme, dalle foto classiche e blasonate come quelle di Ugo Mulas, a quelle photoshoppate per creare un’immaginario di angeli caduti dalle nere ali di corvo, dalle doppie esposizioni, agli scatti in infrarossi o quelli su pellicole scadute.
L’ultima sezione delle “cappelle ardenti” coinvolge le cappelli laterali del complesso di San Francesco per ospitare delle istallazioni che vanno dal cenotafio di Darth Fenner alla camera mortuaria di Marilyn Monroe di Paolo Schmidlin, alle bare contemporanee a forma di scarpa da ballerina o di grande sacca da viaggio degli inglesi Crazy Coffins mentre sotto il grande crocefisso che domina l’abside è allestita una tavola imbandita tutta in nero per tredici convitati con chiaro riferimento all’Ultima Cena.
A dominare è quindi uno sguardo disincanto ed ironico, il modo migliore per riavvicinarsi al tema più rifiutato dalla società contemporanea: quello della Morte.

Mimmo Rotella. Décollages e retro d’affiches

Retrodaffiche Chiuderà domenica 31 agosto la bella mostra milanese su Mimmo Rotella, padre del decollage italiano. L’esposizione a Palazzo Reale è interessante perché narra la genesi del progetto artistico di Rotella analizzando il percorso complesso che lo ha portato ad avvicinarsi alla tecnica che lo ha reso famoso. Peculiarità della mostra è quella di ripercorre a ritroso il percorso formativo di Rotella tornando dal 1964 (anno di partecipazione alla Biennale di Venezia) al 1953, l’anno della crisi del pittore che ritiene esaurita la valenza pittorica in arte dopo le vette di Picasso, Kandiski, Klee, Leger e Mondrian.
Rifiutata la pittura, inizia quindi la nuova stagione artistica di Rotella che si avvicina alla tecnica mista che lo accomuna a Burri o a Fontana, in particolare l’artista subisce il fascino del manifesto pubblicitario ed è su questo che lavora arricchendo le opere di bruciature o colle. Oltre che nel decollage , Rotella diventa maestro anche del retro d’affiche la parte posteriore del manifesto che staccato presenta una ricchezza materica espressiva che anticipa l’arte povera.

Marilyn La mostra analizza tutte le esperienze di Mimmo Rotella accostando opere di altri autori coevi dimostrando la curiosità e la sensibilità di un’artista completamente sintonizzato sulle suggestioni del poliedrico periodo storico in cui si trovo ad operare, ricco di fermenti sia in Europa che in America.
Un percorso espositivo davvero imperdibile che dimostra quanto altro ci sia dietro all’artista famoso “solo” per le sue Marilyn


Mimmo Rotella. Décollages e retro d’affiches
13 Giugno 2014 – 31 Agosto 2014
Milano, Palazzo Reale

Preraffaelliti – L’utopia della bellezza

Preraffaelliti-l’utopia-della-bellezza Chiuderà il 13 luglio prossimo la mostra torinese sui Preraffaeliti, settanta tele della Tate di Londra che aveva curato questo allestimento nel 2012 con il titolo di Pre-Raphaelites: Victorian avant-garde.
L’esposizione sottolinea come, la confraternita dei Preraffaelliti sia la prima avanguardia dell’arte moderna, proprio per il suo essere il primo movimento citazionista della storia dell’arte rifacendosi, come dice il nome scelto al tardo medioevo e al primo rinascimento italiano fermandosi, appunto, prima di Raffaello.
La mostra descrive l’evoluzione dello stile preraffaellita che coinvolse due generazioni di artisti sempre raccolti attorno alla figura di Gabriel Dante Rossetti, pittore e poeta di origine italiane, grande appassionato di Dante Alighieri.
Se è noto che i soggetti preferiti dai Preraffaelliti sono quelli a carattere mediovale, legati a leggende e poemi, come la ceberrima Ophelia di John Everett Millais, che campeggia sul manifesto, lo è meno che gli esordi del movimento nascono dall’urgenza di un rinnovamento sociale e i soggetti dei quadri hanno una valenza moralista come ne Il risveglio di coscienza di William Holman Hunt che vede una mantenuta in braccio all’amante perdersi nell’estasi del ricordo della perduta innocenza, o il più malinconico Ricordi del Passato di John Roddam Spencer Stanhope che descrive nella povertà e nella simbologia degli arredi tutta la tristezza della vita di una prostituta colta mentre si pettina i capelli accanto a una finestra e ancora l’amara istantanea di una famiglia che ha perso tutte le ricchezze per il vizio del gioco del marito ne L’ultimo giorno nella vecchia casa di Robert Braithwaite Martineau. Altro tema importante è la religione, anche in seguito all’accresciuto interesse che in quegli anni portarono in Inghilterra opere di pittura religiosa di scuola fiamminga ed italiana, genere scomparso in Gran Bretagna con la Riforma protestante del XVI secolo: Millais si diletta con Cristo in casa dei suoi genitori (di cui è presente anche lo studio) e di Rossetti sono presenti altre tre opere oltre la celeberrima Ecce Ancilla Domini!.
Ispirati dal pensiero di Ruskin, i preraffaelliti elaborano uno stile personalissimo di rappresentare il paesaggio sia da un punto di vista prospettico che per l’attenzione per le scoperte scientifiche. Il quadro più rappresentativo del paesaggismo preraffaellita è di un artista che non appartiene propriamente alla confraternita ma che ne assimila perfettamente i principi: William Dyce che nella dimensione sospesa di Baia di Pegwell Kent, Ricordo del 5 ottobre 1858, raccoglie una meditazione sul tempo: la cometa di di Donati che solca il cielo, indica il tempo astronomico, mentre l’attenzione per le rocce delle scogliere e le conchiglie raccontano le ere geologiche e le diverse età dei soggetti raffigurati rappresentano le età dell’Uomo.

BaiaPegwellDyce

Lizziesiddall A partire dagli anni’60 il gusto preraffaellita si fa puramente estetico soprattutto Rossetti si lascia influenzare dallo stile di Tiziano e inizia a dipingere le sue opere più celebri, mezzi busti di donne sensuali e riccamente ornate come Monna Vanna o Monna Pomona.
In mostra sono presenti anche due opere di Elizabeth Siddall, musa del movimento: fu la modella dell’Ophelia di Millais e la moglie (ma solo in punto di morte) di Gabriel Rossetti.
L’ultima sezione della mostra indaga il simbolismo che attraverso uno degli ultimi esponenti preraffaelliti, Edward Burne-Jones, diventerà un nuovo movimento artistico; delle influenze che i preraffaelliti hanno ancora oggi su molte forme d’arte, soprattutto su cinema e musice, racconta il critico Luca Beatrice in un interessante video.