Marc Chagall

MarcChagall La retrospettiva completa del grande pittore ha il pregio, non solo di mostrare l’evoluzione creativa di uno dei più noti artisti del XX secolo, ma di rivelarne l’estrema sensibilità che traspare dallo sguardo delle foto che illustrano il pannello della biografia.
March Chagall non è solo il sognante pittore di figure volanti ma un’artista che ha sempre mostrato interesse per le diverse correnti pittoriche cimentandosi con esse, soprattutto dopo il primo viaggio a Parigi, pur restando fedele al fantastico mondo chassidico degli ebrei russi: davanti ai suoi quadri più leggiadri una, forse neanche tanto strana, associazione d’idee mi ha fatto pensare alla vitalità surreale del film Train de vie.
Chagallloc Se la pienezza della vita traspare nelle opere della seconda metà degli anni ’10, dopo il matrimonio con l’amata Bella, al rientro dal primo viaggio a Parigi, in quadri come La passeggiata che campeggia sulla locandina o Il poeta giacente, Chagall sa presentire gli orrori della guerra e descriverne tutta la tragedia fin dagli anni’ 30 in opere come La caduta dell’Angelo o Incendio sulla neve che hanno la stessa potenza che possiamo trovare in Guernica di Picasso.
Non è neppure un caso strano che il Palazzo Reale di Milano dedichi questa mostra a Chagall a un anno di distanza dalla mostra su Picasso, entrambi gli artisti, con esiti speculari si sono imbevuti delle avanguardie artistiche sapendole piegare alla propria personalita profondamente legata alla tradizione locale da cui provenivano espressa nel simbolismo degli animali totemici (il solo toro per Picasso, il gallo la mucca o l’asino per Chagall).
Chagallpicasso Nonostante il successo, la felicità ritrovata accanto alla seconda moglie Vava, dopo la scomparsa di Bella, il tratto di Chagall difficilmente torna alla levità e alla luce giovanile, a dimostrazione dell’enorme sensibilità del pittore, dal profondo sguardo introspettivo: la biografia giovanile Ma Vie e gli schizzi che la illustrano presenti in mostra, dimostrano una valenza di indagine autobiografica piuttosto che un egocentrismo esasperato, come si potrebbe pensare superficialmente.
L’esposizione indaga anche le altre esperienze di Chagall: i bozzetti teatrali per scenografie e costumi per i balletti, le illustrazioni de Le Favole di Fontaine, tantissimo materiale esposto ma non credo sia la vastità della collezione a esaurire lo spettatore, piuttosto è l’enorme empatia emotiva che si avverte con le opere a lasciare piacevolmente spossati.

P.S. i dipinti citati sono nella board pinterest

Renato Rascel

Un secolo fa nasceva a Torino (per caso, i genitori erano in tournée) Renato Ranucci, “il piccoletto” destinato a diventare un grande del teatro leggero italiano, ma non solo. Nei primi anni trenta l’attore decide di trovarsi un nome d’arte e sceglie Rachel ispirandosi a una famosa cipria francese. Per ovviare ai problemi di pronuncia presto opta per Rascel. Il governo fascista cerca di imporgli una e finale trasformando il cognome in Rascele in ottemperanza delle leggi di italianizzazione delle parole ma Renato Rascel rifiuta defilandosi elegantemente con una battuta.
Il primo grande successo è del 1939 quando l’attore impazza con E’ arrivata la bufera ingenua canzoncina dl immensa portata liberatoria rispetto al tragico momento storico.
I successi nella rivista (eclatante la macchietta de Il corazziere) attraggono sull’attore l’attenzione del cinema. Nel 1952 viene scelto da Alberto Lattuada per un ruolo drammatico, quello dell’impiegato comunale De Carmine nel film Il cappotto tratto dall’omonimo racconto di Nikolai Vasilievic Gogol. L’interpretazione di Rascel varrà all’attore un Nastro d’Argento.
Rascel si cimenta anche con la regia e l’anno seguente gira La passeggiata (sempre ispirato a un racconto Gogol) che interpreta al fianco di Valentina Cortese e Paolo Stoppa ma il film non riscuote grande successo.
Nel frattempo miete grandi successi con gli spettacoli teatrali firmati da Garinei e Giovannini appositamente per lui, le favole musicali Attanasio cavallo vanesio (1952) Alvaro piuttosto corsaro del ‘53 e nel 1954 Tobia, candida spia.
Del 1957 è la commedia musicale con Un paio d’ali e sempre in quell’anno Rascel esplode a livello internazionale come compositore musicale grazie al successo della sua canzone Arrivederci Roma. La musica gli riserverà un altra grande soddisfazione con Romantica del 1960, portata al successo dall’”urlatore” Tony Dallara. Nel 1959 l’ultimo grande successo cinematografico Policarpo, ufficiale di scrittura diretto da Mario Soldati che vale a Rascel un David Di Donatello.
L’avvento della televisione allarga il pubblico dell’attore romano, molti dei suoi spettacoli vengono trasmessi dal piccolo schermo.
L’ultima grande commedia musicale è del 1970, Alleluia brava gente nel frattempo l’attore si dedica alla televisione, del 1967 è lo sceneggiato televisivo diretto da Vittorio Cottafavi I racconti di padre Brown e del 1977 il ruolo del cieco nel Gesù di Nazareth di Zeffirelli. La poliedricità dell’artista si rivela anche nella scrittura: per Mursia pubblica in tre raccolte di favole.
Ultima grande prova teatrale nel 1986 in Finale di partita di Samuel Beckett insieme a Walter Chiari.
L”attore si spegne a Roma, il 2 gennaio 1991.

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