Alessandro Poscio, collezionista appassionato.
Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina

Boldini Ribadisco che fuori dai circuiti più noti e frequentati delle mostre d’arte ultimamente si possono fare esperienze molto interessanti, spessissimo con ingresso gratuito che di questi tempi non è un dato da sottovalutare.
Consiglio caldamente la mostra che si tiene a Domodossola fino al 31 gennaio 2015 occasione per scoprire anche quanto sia bella la cittadina nota per indicare la D nello spelling nostrano.
Si tratta del primo appuntamento con le opere collezionate da Alessandro Poscio, costruttore scomparso lo scorso anno e in questo primo assaggio non mancano le piacevoli scoperte in particolare uno schizzo di Giovanni Boldini che certo non troverete nelle numerose mostre che in questi ultimi tempi sono dedicate al pittore del bel mondo.
Il corpus dei disegni è forse la sezione più interessante della mostra con opere che comprendono molti pittori dell’ottocento italiano tra cui Induno, Luigi Nono, Previati e anche un’opera di  Jacques-Louis David (proprio quello del Marat assassinato e dei ritratti di Napoleone).
Tra i dipinti oltre all’Orante di Hayez a cui fa riferimento il titolo della mostra, sono certamente da citare il Cavallino Bianco di De Chirico e il Tramonto sulla Senna di John Constable. Non mancano, tra gli altri, i macchiaioli Lega, Signorini e Fattori, lo scapigliato Ranzoni e i “parigini” De Nittis e Zandomeneghi.

Ballerinatroubetskoy Una sezione molto importante è dedicata agli artisti vigezzini per l’amicizia che legava Poscio a Carlo Fornara e il comprensibile interesse del collezionista per i pittori dei sui luoghi.
A chiudere una sezione di sculture che spaziano dal secondo ottocento alla prima metà del XX secolo, arco storico che interessa tutta la mostra. Anche qui opere di artisti noti come una testa di Lega diverse opere di Messina e Troubetskoy
La mostra si tiene in Casa De Rodis, un palazzetto medioevale che da sulla millenaria Piazza del Mercato di Domodossola e che è stato restaurato di recente per trasformarlo in sede espositiva. L’allestimento sa sfruttare molto bene l’ambiente e L’interno di Stalla di Segantini è perfettamente incorniciato da un’apertura nel muro.

Alessandro Poscio, collezionista appassionato.
Da Hayez a Fornara, da Scipione a Messina
8 giugno 2014 – 31 gennaio 2015
Casa De Rodis, piazza Mercato 9, Domodossola

Addio a Carlo Mazzacurati

CMazzacurati Mi ha molto colpito la scomparsa prematura di Carlo Mazzacurati, morto ieri a soli 57 anni, perché era un regista che apprezzavo fin dagli esordi di Notte italiana del 1887, una delle poche incursioni nel genere noir della nostra cinematografia.
Sempre da quel primo film emergeva il tratto caratterista dell’autore, l’attenzione per la provincia italiana, soprattutto il Nord Est di cui il regista era originario, protagonista, a partire da quegli anni di un sussulto socio politico (la Lega, l’improvvisa crescita economica).
Il secondo film fu Il prete bello (1989) tratto dall’omonimo romanzo di Goffredo Parise, la consacrazione arriva con Il toro del 1994 che vince il Leone d’argento al Festival di Venezia e vale la Coppa Volpi per Roberto Citran.
La storia dei due improvvisati ladri del pluripremiato toro da monta in fuga nell’Est Europa è in realtà l’occasione per raccontare le vicende di quelle nazioni che in quegli anni furono le prime protagoniste di una massiccia emigrazione verso l’Italia.
La coppia di ladri improvvisati torna nel lavoro più celebre di Mazzacurati, La lingua del Santo del 2000 divertente commedia che ha per protagonisti Fabrizio Bentivoglio e Antonio Albanese che trova in questa pellicola la conferma definitiva delle sue capacità recitative (Mazzacurati lo aveva già voluto per Vesna va veloce nel 1996).
Tra gli altri film degni di nota del regista L’estate di Davide del 1998 e La giusta distanza del 2007.
Oltre che regista, Mazzacurati è stato anche sceneggiatore di pellicole di successo come Fracchia contro Dracula, Marrakech Express e Domani accadrà e all’occorrenza attore soprattutto per l’amico Nanni Moretti che inaugura l’attività della sua casa di produzione, la Sacher film, proprio con Notte italiana.

This is England

Inghilterra 1983. Il dodicenne Shaun, orfano di padre, caduto nelle Falkland e’ lo zimbello della scuola; quasi per caso diventa il begnamino di una banda di skinhead piu’ grandi di lui e la serenita’ sembra ritornare nella sua vita, almeno fino a quando non esce dalla prigione Combo, un componente della banda che chiede al gruppo di fare una scelta politica di stampo nazionalista spaccando di fatto la compagnia..




Thisisengland


Il lavoro piu’ celebre di Shane Meadows arriva nelle sale italiane con cinque anni di ritardo (il film e’ del 2006) e dopo che l’autore nel 2010 ha tratto un sequel in quatto episodi, This is England ‘86.
Ritardo o no resta la forza dirompente dello spaccato di un fenomeno sociale, quello delle gang giovanili seguito con l’interesse di un entomologo nel momento in cui gli skinhead si trasformano da fenomeno di aggregazione giovanile legato alla musica ska, a polo di attrazione per nazionalisti razzisti e xenofobi. Meadows ci descrive la vestizione, gli equilibri psicologici per cui gli elementi piu’ deboli finiscono sempre per gravitare nelle orbite dei personaggi piu’ spavaldi e spesso pericolosi, come il sociopatico Combo, interpretato da un impressionante Stephen Graham che forse molti hanno presente come Al Capone in Boardwalk Empire e lasciatemi dire che il boss italoamericano e’ una mammoletta rispetto all’energetico psicotico Combo le cui terribili esplosioni di rabbia sono dettate da futili motivi.
Interessante la scena della riunione del partito nazionalista, che per toni e concetti ricorda i comizi del fenomeno leghista italiano che nasceva negli stessi anni.
Il film e’ aperto e concluso da immagini di repertorio che sintetizzano l’inghilterra dei primi anni ‘80, dominati dalla Lady di Ferro Margaret Tatcher. Tra le icone di quegli anni, il matrimonio di Carlo e Lady D, un giovanissimo Simon Le Bon, si inseriscono crudi frammenti dei reportage sulla guerra lampo nelle Falkland. Finale forse un po’ troppo conciliante, anche se amaro, con Shaun che abbandona gli estremismi sulle immagini del ritorno glorioso degli eroi delle Falkland