Sean Connery

Seanconnery**L’attore è scomparso il 31 ottobre 2020**


Auguri a Sean Connery, uno degli attori piu’ affascinanti del cinema mondiale, famoso per esser stato il James Bond per antonomasia.
Nato ad Edimburgo, in Scozia, da una famiglia molto umile, Connery approda poco piu’ che ventenne al mondo dello spettacolo, il successo gli arride nel 1962 quando porta sullo schermo il famoso agente con licenza d’uccidere creato da Jan Fleming: indimenticabile la scena in cui si toglie la tuta da sub e sfoggia un perfetto smoking bianco, e altrettanto storico il nugolo di bond girl che lo circonda (tra tutte la stupenda Ursula Andress in bikini).
Sean Connery vestira’ sette volte i panni dell’agente segreto, ma riuscira’ a liberarsi con successo da questo ruolo anche perche’ negli anni (1962-1971 con un ritorno del 1983) in cui ha interpretato i film di 007 la sua carriera non si e’ mai limitata a quel ruolo, basti pensare che nel 1964 lavoro’ per Hitchcock in Marnie.


007licenzadiuccidere

Zardoz Gli anni ‘70 lo vedono impegnato in film di un certo spessore come Zardoz (1973) di Boorman, Il vento e il leone di John Milius e L’Uomo che volle farsi re di Huston, entrambi del 1975, Robin e Marian firmato da Richard Lester nel 1976.
Il decennio successivo Connery partecipa a produzioni piu’ di cassetta che decreteranno il successo del suo fascino a partire da Atmosfera zero del 1981 e il ritorno al ruolo di 007 con Mai dire mai.
Nell’86 e’ il nobile spagnolo maestro di Christopher Lambert in Highlander, l’ultimo immortale ed e’ il geniale Guglielmo da Baskerville nella trasposizione cinematografica de Il Nome della rosa.
Guglielmodab L’anno seguente gira The Untouchables – gli intoccabili di Brian de Palma e per il ruolo di Jim Malone vince l’Oscar.
La seconda meta’ degli anni ‘80 segna l’apice del suo successo che culmina nel ruolo del padre di Indiana Jones nell’ultimo episodio della saga, Indiana Jones e l’ultima crociata.
Meno significative le sue apparizioni negli anni seguenti, ma il vecchio leone di Scozia non demorde e si lamenta che Hollywood lo sta mettendo da parte.

Sylvia Sidney

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Chi, come la sottoscritta, ama il cinema hollywoodiano degli anni ‘30, ricordera’  una bellissima attrice dal  volto tondo e gli occhioni chiari e tristi, protagonista di molti capolavori melodrammatici del periodo e poi praticamente scomparsa dalle scene.
Si tratta di Sylvia Sidney, al secolo Sophia Kosow nata l’8 agosto 1910 a NewYork in  una poverissima famiglia ebrea emigrata dalla Russia. Rimasta sola, viene adottata dal dottor  Sidney che la  aiuta a coltivare il suo  innato talento per la recitazione che la porta a debuttare a Broadway giovanissima e a  esordire sul grande schermo nel 1927, quattro anni dopo la Paramount la arruola nelle sue file per farne una stella di prima grandezza: nel 1931  gira  tre film di grande spessore: Le vie della citta’ per la regia di Robert Mamoulian, dove interpreta la figlia di un gangster che coinvolge l’onesto fidanzato, un grande Gary Cooper, nei traffici di famiglia, salvo pentirsi una volta arrestata e cercare di salvarlo; in Una tragedia americana per la regia di Joseph von Stemberg  interpreta la fidanzata povera che il protagonista non esita ad eliminare quando gli capita l’occasione di un ricco matrimonio, nel remake del 1951, Un posto al sole con Montgomery Clift il  ruolo che  fu suo venne affidato  a Shelley Winters.
Sempre del 1931 e’ Scene di strada capolavoro di virtuosismo tecnico firmato da King Vidor che racconta le vite di un intero palazzo inquadrando sempre  lo stesso pezzo di strada davanti al portone.
Nel 1936 e’ Katherine Grant, la fidanzata di  Joe Wilson  (Spencer Tracy) in Furia, il drammatico e crudo esordio americano di Fritz Lang.
In Sabotaggio diretto da Alfred Hitchcock ancora nel 1936, e’ la moglie dell’attentatore, non che sorella del bambino a cui viene affidata la bomba.
Nel ‘37 e’  accanto ad Humphrey Bogart in Strada sbarrata di William Wyler  ed anche la compagna di Henry Fonda, altro piccolo delinquente in fuga per Friz Lang nel suo Sono innocente.
Stanca di interpretare ruoli drammatici, Sylvia Sidney abbandona progressivamente il cinema a favore del teatro e a partire dalla  seconda meta’ degli anni ’50 la sua carriera e’ quasi esclusivamente televisiva; sara’ Tim Burton a rivolerla sul grande schermo per Beetle Juice (1988) nel ruolo di Juno e in Mars Attacks del 1996 nella parte della nonna di Richie.
L’attrice si e’ spenta a New york il 1 giugno 1999.

Ida Lupino

Ida-Lupino

Il 3 agosto 1995 moriva Ida Lupino, uno dei personaggi piu’ complessi della Hollywood anni ’40: nata a Londra il 4 febbraio 1918 da un’importante famiglia di teatranti di chiare origini italiane, debutto’ sullo schermo  a quattordici anni e ben presto  si guadagno’ un contratto con la Paramount che la porto’ ad Hollywood.

Non divenne mai una stella di prima grandezza anche se si distinse per le sue capacita’  e lavoro’ in film importanti come Sogno di un prigioniero di Henry Hathaway (1935) o in tre lavori di Raoul Walsh: Artisti e modelle (1937) Strada maestra (1940) Una pallottola per Roy (1941) questi ultimi due girati accanto a Humphrey Bogart; Neve rossa di Nicholas Ray del 1951, Il grande coltello di Robert Aldrich del 1955 come Quando la città dorme firmato da Fritz Lang  e L’ultimo buscadero di Sam Peckinpah che fu la sua ultima apparizione sugli schermi nel 1972.

Ida Lupino merita di passare alla storia del cinema per essere stata una delle prime (e poche)  donne registe: la sua carriera inizio’ nel 1949, quando sostitui’ (non accreditata nei titoli di testa) il regista Elmer Clifton che si era ammalato, alla regia di Non Abbandonarmi di cui lei stessa aveva scritto soggetto.
I sette film diretti dalla Lupino, Never Fear ancora del 1949, Hard, Fast and Beautiful (1951), La grande nebbia e La belva dell’autostrada del 1953, La preda della belva (1954) e Guai con gli angeli del 1966 hanno sempre una grande attenzione per l’universo femminile e a parte l’ultimo che ha i toni della commedia, utilizzano i moduli noir o melo’ per analizzare storie di cui le donne sono protagoniste: donne stuprate, ballerine colpite dalla  polio, ragazze madri, il  tema della bigamia, sono gli argomenti dei film “anticonvenzionali” di Ida Lupino.
La sua carriera di regista , che svolse sempre in parallelo a quella di attrice continuo’ nei serial televisivi, infatti portano la sua firma  episodi di importanti serie come Alfred Hitchcock presenta, The Twilight Zone, Il fuggitivo o Vita da strega.

Auguri a Donald Sutherland

Donaldsutherland

Canadese, nato il 17 luglio 1935, Donald Sutherland deve molto
all’Italia per la sua carriera cinematografica: e’ qui che esordisce
nel 1964 con un doppio ruolo, nell’horror Il castello dei morti vivi. L’anno seguente e’ al servizio della Hammer per girare Le cinque chiavi del terrore, accanto a Peter Cushing e Christopher Lee.

Nel 1967 e’ tra i protagonisti di Quella sporca dozzina e nel 1970 gira MASH, film di grandissimo successo firmato Robert Altman.

Seguono titoli come Una squillo per l’ispettore Klute,del 1971, A Venezia un dicembre rosso shocking (1973) e Il giorno della locusta
girato nel 1975; ma e’ ancora l’Italia a offrirgli i ruoli che lo
faranno passare alla storia del cinema: nel 1976 e’ il protagonista de Il Casanova di Federico Fellini del maestro riminese e sempre nello stesso anno Bernardo Bertolucci gli offre il ruolo del fascista Attila nel suo Novecento, dove assieme a Laura Betti, Sutherland crea una delle coppie piu’ cattive e patetiche mai viste sugli schermi.

Dopo  Gente comune (1980) e La cruna dell’ago del
1981, la carriera di Sutherland vira verso il basso e l’attore e’
spesso impegnato in produzioni a basso costo e spesso di bassa qualita’
che lo fanno dimenticare tanto che in una sua biografia su internet liquida la sua carriera con queste poche righe: Ha iniziato come deejay in Canada iniziando la carriera di attore solo negli anni ’60. Nonostante abbia recitato in produzioni di scarso successo, le sue interpretazioni sono sempre piaciute alla critica, soprattutto negli anni ’90.

Stranamente la svolta nella carriera di Sutherland coincide con la
presidenza Reagan, e l’attore canadese era un noto attivista ed
antimilitarista degli anni ‘70 (non ho pero’ informazioni per
confermare la mia ipotesi),
Le produzioni degli anni  ‘90 in cui si distingue sono  JFK – Un caso ancora aperto (1991) di Oliver Stone, Sei gradi di separazione (1993) di Fred Schepisi  nel 2000 l’attore canadese è diretto da Clint Eastwood  in Space cowboys.

100 anni di Isa Miranda


Isamiranda
Nasce il 5 luglio 1905 (ma ora quasi tutte le fonti dicono 1909 aggiornamento 2018) a Milano, Ines Isabella Sampietro, che diventa
la piu’ grande diva italiana negli anni ‘30 e ‘40 con il nome di Isa
Miranda: la voleva anche Hollywood per farne una nuova Marlene, star
con cui la Miranda condivide lo stesso tipo di bellezza algida ed
altera.
Debutta al cinema nel 1933 e l’anno dopo gira il suo film piu’ importante: La signora di tutti, per la regia di Max Ophuls (che la rivorra’ anche nel 1950 per La ronde).
Nel 1937 l’arrivo ad Hollywood dove gira solo due piccoli film poi,
ufficialmente, lo scoppio della guerra la costringe a rientrare in
Italia. Nel 1942 interpreta Malombra per la regia di Mario Soldati e Zaza’ nel 1944 diretta da Renato Castellani.
Non piu’ giovanissima e con una bellezza troppo sofisticata per i canoni neorealistici, Isa Miranda s’impone per la parte della protagonista femminile ne Le mura di Malapaga che le varra’ la Palma d’oro al Festival di Cannes.
Dagli anni ’50 si dedica maggiormente al teatro e l’ultimo ruolo di rilievo che interpreta e’ quello della contessa Stein ne Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani.
Muore come un’eroina dei suoi melodrammi, dimenticata da tutti, l’8 luglio 1982.

Auguri ad Isabelle Adjani

HistorieAdeleH

Il 27 giugno 1955 nasce l’ultima grande star del cinema francese, Isabelle Yasmine Adjani, la cui fragile e luminosa bellezza e’ stata esaltata da Francois Truffaut in Adele H. Una storia d’amore (1975).

Nel 1978 e’ la donna che si sacrifica per fermare il vampiro, nel gelido remake che  Werner Herzog fa del Nosferatu di Murnau.
Nel 1988 veste ancora i panni di una donna divorata dalla passione amorosa in Camille Claudel
L’unica volta che  l’ho vista sul grande schermo e’ stato nel 1981 in Possession di Zulawski film che testimonia la folle vitalita’ dell’horror dei primi anni ‘80  (notevolissima anche la qualita’ delle locandine!) ed anche i gusti bizzarri di tre quindicenni.

Nosferatupossesion

Enzo Tortora

22 anni fa aveva inizio la terribile odissea kafkiana di Enzo Tortora, di cui ha parlato in questi giorni anche EmanuelaZini .
Difficile parlare del caso Tortora e del suo programma piu’ celebre, Portobello, senza riflettere sull’evoluzione dello strumento televisivo.
Come abbiamo ammesso in molti nei commenti al post di Emanuela, all’epoca in tanti credettero che Enzo Tortora fosse almeno in parte coinvolto nelle accuse che gli venivano mosse, non tanto per fede nell’infallibilita’ della Legge (questa fiducia credo che L’Italia non l’abbia mai avuta) ma per cieca credenza nel mezzo televisivo: erano gli anni in cui qualsiasi discussione poteva venir troncata da un categorico “lo ha detto la televisione!”, si trattava di una fiducia che il media televisivo si era conquistata sul campo, ad esempio insegnando alla nazione la sua stessa lingua.
Per queste ragioni, il fatto che la televisione desse in pasto alla folla uno dei suoi figli piu’ cari (oggi sappiamo che si tratto’ solo di squallido sciacallaggio mediatico) era la prova tangibile della colpevolezza di Enzo Tortora.
Del programma piu’ celebre di Tortora, Portobello, io mi ricordo veramente poco: solo la sigla, il Big Ben che diceva stop, il pappagallo che non parlava mai e quel signore che voleva spianare il Turchino per risolvere drasticamente il problema della nebbia in Val Padana. Anche l’episodio di quel bislacco personaggio e’ rappresentativo del potere assoluto di cui allora godeva la televisione: ci fu molto subbuglio in zona (il Turchino e’ a qualche decina di chilometri da qui) e si rischio’ addirittura una sollevazione perche’ la notizia era stata data in televisione (quindi gia’ data per acquisita) e nell’ingenuita’ popolare le ruspe potevano partire alla volta del Turchino da un giorno all’altro.
Portobello fu il prototipo da cui si sviluppo’ tutta quella (brutta) televisione che abbiamo visto nei decenni seguenti e che continuiamo a vedere: chissa’ se negli intenti degli autori c‘era anche un proposito di rendere il pubblico piu’ sgamato nei confronti dell’ oracolo televisivo, una sorta di rimando alla War of the worlds radiofonica di Orson Welles.
Il pensiero di un inglorioso tentativo mi renderebbe piu’ sopportabile l’attuale situazione televisiva italiana.

Henry Fonda

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Il 16 maggio 1905 a Grand Island, in Nebraska nasceva Henry Fonda, padre dell’ultima grande dinastia di attori di Hollywood: recitano infatti i figli Jane e Peter e la figlia di quest’ultimo Bridget.
Henry Fonda esordisce nel cinema nei primi anni ‘30 e nel 1938 e’ coprotagonista assieme a Bette Davis de La figlia del vento (Jezebel) capolavoro melo’ che doveva essere la risposta della Warner a Via col vento, il film e’ passato alla storia per l’abito rosso che come ebbe a dire Truffaut e’ il vestito piu’ rosso della storia del cinema, benche ‘ il film sia girato in biancoenero (ma in tv passa solo la versione colorizzata!)


L’anno successivo inizia la collaborazione con John Ford ed e’ tempo di capolavori come Furore (1940). Dopo Il massacro di Fort Apache del 1948, Fonda decide di ritirarsi dalle scene , ma ritorna sul grande schermo nel 1955, sempre per la regia di Ford.
Nel 1956 e’ il protagonista ingiustamente scambiato per il colpevole ne Il Ladro di Hitchcock e l’anno successivo produce ed interpreta magistralmente il giurato poco convinto della colpevolezza di un ragazzo nell’incisivo La parola ai giurati, stringato apologo sulla giustizia americana firmato da Sidney Lumet.
Henry Fonda ha condiviso con Jimmy Stewart il prototipo del brav’uomo, dell’americano medio, ma nelle sue interpretazioni c’e’ sempre stata una sottile vena di inquietudine che esplode nel 1968 in C’era una volta il west di Sergio Leone, dove l’attore da vita a Frank, un personaggio crudele, in grado di uccidere un bambino a sangue freddo solo perche’ ha sentito pronunciare il suo nome.


Fondaceraunavoltailwest

L’ultimo film interpretato sara’ quello che gli varra’ l’Oscar, si tratta di Sul lago dorato (Mark Rydell, 1981) dove recita accanto a Katharine Hepburn, anche a lei premiata come migliore attrice.
Henry Fonda si spegne il 12 agosto 1982 a Los Angeles .