Malombra

Malombra Italia 1942
con Isa Miranda, Andrea Checchi, Irasema Dilian, Gualtiero Tumiati, Nino Crisman
regia di Mario Soldati

La Marchesina Marina di Malombra rimasta orfana, viene accolta nel palazzo sul lago dallo zio conte D’Ormengo. Abituata al bel mondo la fanciulla si annoia nella fosca villa in cui dev’essere reclusa fino al giorno delle nozze, un giorno scopre una lettera accorata di Cecilia, moglie del padre del conte a sua volta imprigionata nella villa perché colpevole di infedeltà coniugale. La lettera è un accorato appello alla vendetta e Marina si convincerà di essere la reincarnazione della donna e di rivivere accanto agli altri protagonisti del passato, conducendoli tutti con sé nella tomba.

Pur con qualche lungaggine di troppo Malombra resta un altissimo esempio di quel cinema calligrafico in auge durante il periodo fascista di cui rappresentava una sommessa forma di protesta: pur di non appoggiare la propaganda di regime ci si indirizzava su storie disimpegnate ma estremamente curate da un punto di vista cinematografico.
Nel film di Soldati spicca la fotografia di Massimo Terzano che sa rendere con effetti di gusto espressionista il gioco d’ombre degli ambienti che riflettono il percorso di alienazione di Marina.
Il tetro palazzo sul lago è la Villa Pliniana di Torno, sul lago di Como, fonte d’ispirazione anche per il romanzo di Fogazzaro per la sua fama di residenza di spettri. Assieme alla villa sono le scene all’Orrido di Osteno a sottolineare gli aspetti gotici della vicenda contrapposti alla quiete del lago che si chiuderà sulla protagonista suicida.
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Altro aspetto interessante della pellicola è l’uso del dialetto lombardo una connotazione verista che si stempera nel nascente neorealismo.
Se la fotografia è pittorialista, non manca il riferimento all’arte con un quadro di Hayez ammirato dal giovane Silla come segnalato dalla sezione cinematografica relativa alla fortuna di Hayez nella mostra milanese dedicata al pittore romantico nell’inverno scorso.
Note le vicissitudini del cast che pure ha svolto un ottimo lavoro: Mario Soldati avrebbe voluto per il ruolo di Marina la ventenne Alida Valli  che non potè partecipare per problemi contrattuali tra case cinematografiche, il regista si vede quindi costretto a ripiegare sulla quasi quarantenne Isa Miranda che seppe essere all’altezza del ruolo e non sfigurare accanto ad Andrea Checchi, di dieci anni più giovane che interpreta Corrado Silla, il giovane scrittore ammaliato da Marina e vittima della sua follia.

Hayez

Hayez La mostra dedicata a Hayez è imperdibile non solo perché per la prima volta sono accostate le tre versioni de Il Bacio ma anche perché è la più ampia monografica dedicata al pittore veneto con alcuni quadri esposti per la prima volta.
Anche la sede è davvero prestigiosa: le Gallerie d’Italia occupano il palazzo storico sede della Banca Commerciale Italiana ed è un piacere girare nei lussuosi ambienti che ora ospitano la collezione del Novecento di Intesa San Paolo e notare la cura degli sportelli o scendere al piano inferiore e sbirciare nel caveau: in epoca di profonda crisi economica questo guardo sulla solidità economica del passato è quasi commovente.
La mostra dedicata a Francesco Hayez ha un andamento cronologico: com’è noto il pittore nacque da una modesta famiglia veneziana il 10 febbraio 1791, studiò all’accademia delle Belle Arti di Venezia, a Brera e poi fu a Roma dove Antonio Canova fu suo mentore e dello scultore trevigiano sono esposte in mostra alcune sculture che dimostrano lo stretto legame tra i due artisti.

La Maddalena Penitente del #Canova è a Milano fino a domenica 21/2 per la mostra di #Hayez

Una foto pubblicata da Eva (@avadesordre) in data:

Eccelso nella pittura del nudo, Hayez procurò più volte scandalo con le sue Maddalene discinte ritenute poco adatte al soggetto religioso a cui rimediò col castissimo Crocifisso con la Maddalena ma lo scandalo più grande lo suscitò con Venere che scherza con due colombe (ritratto della ballerina Carlotta Chabert).
Oltre all’abilità nel nudo, nell’opera del pittore romantico per eccellenza, simbolo dell’Italia risorgimentale, possiamo scorgere altri due talenti fondamentali: la maestria nel ritratto che lo portava a realizzare quadri molto realistici che cercavano di indagare la natura del modello e nella lunga serie di nobildonne italiane ricorre spesso una certa fierezza o malizia nello sguardo che culmina nel ritratto di Cristina Trivulzio Belgiojoso.
Allo sguardo intimista e profondo del ritratto, Hayez unisce anche una grande capacità nella composizione di gusto teatrale: amico e ritrattista dei grandi compositori dell’opera lirica, Hayez adombra nelle scene tratte da I Due foscari, I vespri siciliani e in molti altri soggetti la situazione italiana. Tra tutte queste grandi tele mi ha veramente impressionato Maria Stuarda al momento in cui sale al patibolo, opera visibile per la prima volta al grande pubblico.
Il bacio, quadro iconico su cui non c’è nulla da aggiungere era presente per la prima volta nelle sue tre versioni e richiama sempre una piccola coda per poter entrare nella sala dov’erano esposti i tre dipinti, personalmente preferisco l’ultima versione, quella realizzata per l’esposizione di Parigi perché mi piace l’abbandono maggiore della figura femminile che nelle precedenti versione trovo un po’ rigida.
Che Il bacio sia stato riproposto da Luchino Visconti in Senso è cosa risaputa ma l’influenza di Hayez sul nostro cinema ha una lunga storia: in mostra oltre al celebre spezzone di Visconti, sono presenti i frammenti di Noi credevamo dove Francesca Inaudi riprende fedelmente i tratti della contessa di Belgiojoso del ritratto in mostra, mentre in Malombra 1942, di Mario Soldati, il dipinto dell’antenata in cui crede di identificarsi la marchesina Marina è un ritratto di Hayez, come scritto nel romanzo stesso di Fogazzaro.

Hayez
dal 7 novembre 2015 al 21 febbraio 2016
Gallerie d’Italia
Piazza Scala
Milano

Mario Soldati

Mariosoldati_1 L’ultimo dei tre centenari che il cinema italiano festeggia quest’anno, dopo Rossellini e Visconti, e’ quello di Mario Soldati, figura un po’ anomala della cinematografia e della letteratura. Nato a Torino il 17 novembre 1906, inizia a frequentare giovanissimo gli ambienti liberali che ruotano attorno a Piero Gobetti, nel 1929 vinta una borsa di studio si trasferisce in America dove resta fino al 1931.
Tornato in Italia prende contati con il mondo dell’arte e diventa aiuto regista di Mario Camerini, dopo alcuni film girati a due mani l’esordio come regista avviene nel 1939 con la commedia Dora Nelson, pellicola ispirata alle slapstick d’oltreoceano che non fu molto amata alla sua uscita.
Da ottimo letterato qual’e’, Soldati porta sullo schermo due buone trasposizioni delle opere di Fogazzaro: Piccolo mondo antico (1941) che lancia definitivamente Alida Valli, facendola uscire dal ruolo di “fidanzatina d’Italia” e nel 1942 Malombra che ha per protagonista Isa Miranda, dato che alla Valli si erano schiuse le porte di Hollywood.
Sempre nel 1942 adatta per il grande schermo il romanzo di Cinelli, La trappola realizzando Tragica Notte, uno dei suoi pochissimi film che ha valenze neorealiste.
Segue Eugenie Grandet ancora con Alida Valli, girato nel 1946, come Le miserie di Monsieur Travet satira del mondo della piccola borghesia burocrate, che sara’ un tratto spesso presente nel cinema di Soldati.
Mariosoldatifilm Nel 1948 il drammatico Fuga in Francia, storia di uno sconfinamento oltralpe da parte di un gerarca fascista col figlio che nel viaggio si unisce ad alcuni operai che vogliono espatriare in cerca di lavoro, rappresenta la seconda incursione del regista nel neorealismo.
Nella prima meta’ degli anni ’50 Soldati alterna commediole leggere che spesso hanno per protagonista Walter Chiari a film di cappa e spada; solo nel 1953 torna da adattare opere letterarie con la trasposizione de La provinciale di Moravia nell’omonimo film con Gina Lollobrigida.
Del 1954 e’ il thriller La mano dello straniero che racconta di un ufficiale britannico che deve venire a Venezia per rincontrare il figlioletto che non vede da anni ma viene rapito da spie jugoslave.
L’ultimo film del regista e’ del 1959, Policarpo “ufficiale di scrittura”, divertente pellicola sui burocrati d’inizio secolo.
L’eclettico scrittore regista, viene affascinato anche dal mondo televisivo ed e’ uno dei padri delle inchieste giornalistiche con storici reportage come Viaggio nella Valle del Po del 1957.
Mario Soldati si spegne a Tellaro, vicino La Spezia, il 19 giugno 1999.

100 anni di Isa Miranda


Isamiranda
Nasce il 5 luglio 1905 (ma ora quasi tutte le fonti dicono 1909 aggiornamento 2018) a Milano, Ines Isabella Sampietro, che diventa
la piu’ grande diva italiana negli anni ‘30 e ‘40 con il nome di Isa
Miranda: la voleva anche Hollywood per farne una nuova Marlene, star
con cui la Miranda condivide lo stesso tipo di bellezza algida ed
altera.
Debutta al cinema nel 1933 e l’anno dopo gira il suo film piu’ importante: La signora di tutti, per la regia di Max Ophuls (che la rivorra’ anche nel 1950 per La ronde).
Nel 1937 l’arrivo ad Hollywood dove gira solo due piccoli film poi,
ufficialmente, lo scoppio della guerra la costringe a rientrare in
Italia. Nel 1942 interpreta Malombra per la regia di Mario Soldati e Zaza’ nel 1944 diretta da Renato Castellani.
Non piu’ giovanissima e con una bellezza troppo sofisticata per i canoni neorealistici, Isa Miranda s’impone per la parte della protagonista femminile ne Le mura di Malapaga che le varra’ la Palma d’oro al Festival di Cannes.
Dagli anni ’50 si dedica maggiormente al teatro e l’ultimo ruolo di rilievo che interpreta e’ quello della contessa Stein ne Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani.
Muore come un’eroina dei suoi melodrammi, dimenticata da tutti, l’8 luglio 1982.