20 centimetri

Il trans Marieta non ha ereditato solo il nome del padre all’anagrafe, Adolfo, ma anche “un gioiello di famiglia” lungo venti centimetri che e’ il suo maggior cruccio: l’incolmabile distanza tra lei e la completa femminilita’. Altra caratteristica della nostra eroina e’ di soffrire di narcolessia e cadere addormentata nei momenti piu’impensati facendo stupendi sogni in technicolor ed in chiave musicale.



20centimetros


Il secondo lavoro di Ramon Salazar e’ uno strano ibrido tra musical e realismo che talvolta sfugge di mano al giovane epigono di Almodovar: in particolare ho trovato poco chiaro il finale, Marieta realizza il suo sogno, ma il presunto happy end lascia sconcertati perche’ i segnali sullo sfondo lungo tutto il film, animali squartati a mercato, maschere d’arredo tristi se non orrorifiche, la fine del personaggio interpretato da Rossy de Palma, facevano presagire una soluzione tragica o per lo meno fallimentare.
Nel complesso pero’ siamo di fronte a un’opera originale e divertente che ha nei momenti musicali i suoi punti di forza: si ripercorre la storia del musical classico americano, citando Marilyn, Cabaret e Grease per arrivare al videoclip facendo il verso a Marilyn Manson e cantando brani dei Queen, di Madonna e Sabrina Salerno, ma c’e’ anche Parole Parole di Mina in versione francese. Superbo e’ il sogno-videoclip sulle note di True Blue di Madonna: Marieta sfuggira’ la realta’ nella narcolessia ma il suo sogno d’amore e’ estremamente lucido: dopo le gioie del matrimonio, le incombenze della figliolanza, le frustrazioni sfogate sul cibo, le corna ed il recupero del sentimento in vecchiaia: una spietata analisi dell’amore al giorno d’oggi in poco piu’ di tre minuti!
Protagonista assoluta del film e’ Monica Cervera che canta balla, recita in vesti maschili.
Attrice gia’ vista in Crimen Perfecto dov’era l’orrido cesso che faceva le scarpe a Gabriel, e musa ispiratrice di Salazar che l’ha scelta anche per la sua opera prima Piedras e per il corto d’esordio Hongos, la Cervera sta dimostrando un grande talento: se e’vero che una brava attrice deve sapere anche esser brutta, questa donna non troppo piacente riesce anche ad esser bella, senza aver pero’ paura di mettere al servizio della macchina da presa il suo viso irregolare: quasi uno shock, visto dall’Italia, patria di attricette carine e siliconate e che esporta solo aldige bellezze mute (leggi Bellucci).


20cm

Chicago

Trovata un’arena estiva aperta in zona, ho visto Chicago, che mi ero felicemente persa quest’inverno..
E questo sarebbe il film che ha fatto man bassa di Oscar? Oh my god! Vabbe’ che l’Academy non e’ mai spiccata per lungimiranza e cognizione.. pero’!
Recitazione a parte, (che poi e’ da provincialotti italiani stupirsi che attori affermati sappiano cantare e ballare, ma del resto siamo abituati alle star nostrane che non sanno neppure recitare!) la regia del neofita (nessuna traccia di lui su katacinema ne tanto meno sul sacro Mereghetti) Rob Marshall lascia molto a desiderare: poteva fare un’ottimo piano sequenza dell’ingresso di Velma Kelly a teatro, ma si e’ perso l’occasione e comunque non basta roteare la macchina da presa come forsennati per dare l’idea dei roaring twenties!
I numeri sono un’accozzaglia di reminescenze, scoppiazature, pardon citazioni della storia del musical da Cabaret a Chorus Line, fino ai film di Elvis Presley, passando piu’ volte dalle parti delle commedie di Marilyn Monroe a cui Renee’ Zelwegger tenta reiteratamente di fare il verso in maniera imbarazzante: ragazza, ricordati che ti sei salvata da un’oscura vita da caratterista solo perche’ uscivi con Jim Carrey e poi hai avuto successo ingrassando (forse evitando le diete drastiche a cui ti sottopponi e mangiando dunque normalmente) per interpretare Bridget Jones, ma per il resto fly down: vola basso.
L’unico balletto che mi e’ realmente piaciuto e’ quello delle marionette e la comparsa folgorante di Lucy Liu: quando si dice presenza scenica!
Gere ha dimostrato di saper gigioneggiare, ma alcuni passaggi ricordavano untuose scene da cartoon, del resto il film e’ targato Buenavista, cioe’ Disney..
Insomma un film mediocre: per fortuna la serata era ventilata.


Chicago