I nostri ragazzi

Inostriragazzi Due fratelli della Roma bene, uno primario in pediatria, l’altro avvocato di grido si frequentano con affettuosa tolleranza verso le diverse visioni della vita, fino a quando i rispettivi figli sedicenni, Benedetta e Michele, non compiono un tremendo atto di violenza della cui gravità non sembrano rendersi conto…

Se è vero che un film si giudica dai primi minuti, il prologo de I nostri ragazzi è quanto mai emblematico per tutto il film: siamo in un quartiere periferico di Roma, per un banale sgarro al semaforo un automobilista con il figlioletto a bordo si infuria e insegue chi gli ha tagliato la strada per la resa dei conti. L’automobilista colpevole ha uno spiccato accento campano che non fa presagire nulla di buono infatti quando viene aggredito a colpi di crick non esita a sparare all’aggressore. Dopo di che urlerà la sua disperazione dichiarando di essere un poliziotto.
Una scena di ordinaria follia giocata però sul cliché del campano camorrista da cui ci si aspetta lo sparo ribaltata poi dal colpo di scena che rivela l’assassino come esponente delle forze dell’ordine.
Questo meccanismo stilistico percorre tutta la pellicola: i due fratelli rappresentano, nei gesti, nelle abitazioni, persino nelle mogli che si sono scelti, il classico cliché del progressista e del cinico in carriera disposto a tutto per i soldi, il colpo di scena finale sta nel rovesciamento dei ruoli. Più che un film sulla devianza giovanile, liquidata con un po’ di alcol e l’assuefazione allo smartphone e alle web serie violente, sembra il solito film sulle due anime politiche degli italiani, lanciato da Ferie d’Agosto di Virzì e poi sfruttato allo sfinimento per concludere che in fondo destra e sinistra sono la stessa cosa quando in gioco ci sono gli interessi personali. Pellicola superficiale e qualunquista, superflua nonostante la buona prova degli attori.

N.

  L’ennesima interessante coincidenza vuole che termini di leggere il romanzo di Ernesto Ferrero la  notte che precede l’inizio delle riprese cinematografiche (cioe’ oggi) del film diretto da Virzi’   e  tratto molto liberamente   dal libro: innanzitutto Martino Acquabona nel film sara’ giovanissimo  mentre nella narrazione e’ coetaneo dell’Imperatore malgrado all’inizio si  abbia la sensazione che sia un giovane idealista, ma N. e’ un testo molto  piu’ complesso di quello che appare dal suo scarno stile diaristico e benche’ di Napoleone vengano sottolineati tutti i peggiori difetti (molto dolorosi da leggere per una napoleonica per effetto pavloviano  come amo definirmi) alla fine il suo fascino rimane inalterato.
Virzi’  farà  invece “una rilettura ironico-patetica di Napoleone: una specie di fanfarone che fa un pò pena e un pò ridere ma suscita anche una specie di irresistibile attrazione".
Il suo Napoleone fanfarone sara’ interpretato da Daniel Auteuil e nonostante la bravura dell’attore non mi aspetto molto da questa caratterizzazione come non mi esalto’ nei panni del grande Corso, Marlon Brando, protagonista dell’insipido Desiree’.
Adoro invece le interpretazioni di Charles Boyer in Maria Walewska accanto a Greta Garbo e quella del grande ed unico Albert Dieudonne’ in Napoleon di Abel Gance; resto in attesa dell’imminente prova di Al Pacino nei panni di Napoleone relegato a Sant’Elena che amoreggia con una giovane britannica.


Chboyer