Interstellar

Interstellar In un futuro prossimo la Terra è al collasso per una crisi ecologica che diminuisce drasticamente le scorte di cibo e crea tremende tempeste di sabbia. Per sopravvivere bisogna incentivare l’agricoltura e negare il passato tecnologico. Cooper, ex astronauta, vedovo con due figli, scopre che la Nasa è ancora attiva anche se agisce in segreto cercando nuovi pianeti dove trasferire la morente razza umana. Per salvare il futuro dei figli Cooper accetta di partecipare a una missione spaziale che dovrà controllare quale dei tre pianeti individuati è il più adatto ad accogliere i terrestri.

Non apprezzavo così tanto un film di Nolan dai tempi di The Prestige (che resta sempre il preferito perché avevo intuito un attimo prima di vederlo sullo schermo la montagna di cappelli dietro lo studio di Tesla). Anche in Interstellar la trama è un congegno perfetto dove tutto torna senza sbavature logiche o lasciando questioni in sospeso (il recupero di Brand sarà lo spunto per un eventuale sequel?).
Pur affascinandomi, il film mi lascia un po’ perplessa sulla morale. Torna il tema cardine delle opere del regista, l’ambiguità morale creata dallo scontro tra bene e male: tutti i personaggi, in un modo o in un altro mentono, del resto il robot dice che non si può dire l’intera verità a una razza emotiva come quella umana. Ovviamente c’è chi mente a fin di bene e chi per mero interesse personale come il dottor Mann che non esita a sacrificare il destino dell’intera umanità per il proprio tornaconto personale inviando dati sbagliati sul pianeta che ha raggiunto. Tutti sbagliano in Interstellar e molti cercano di rimediare ai propri errori ma Nolan mi pare un autore più votato al pessimismo che alla favoletta new age dove “tutto l’universo obbedisce all’amore“ per dirla come Battiato per cui non è una razza superiore (i famigerati Elohim?) ad aprire il wormhole per salvare la razza umana ma è l’ammmore che crea una sorta di volontà collettiva che permette di piegare lo spazio tempo. In pratica l’amore sarebbe la quinta dimensione: non vedo l’ora di vedere la nuova stagione di The Bing Bang Theory e sentire le frecciate al film!
Come ultima discendente di una stirpe di agricoli ho anche patito il razzismo latente nei confronti di chi si occupa di agricoltura, considerati inferiori agli scienziati e Casey Affleck sfodera la sua espressione più ottusa rispetto alla geniale sorella Murphy o all’eroico padre (un McConaughey tornato gigione rispetto all’ottima interpretazione di True Detective).
Ho apprezzato invece molto la descrizione del futuro apocalittico del pianeta Terra che trovo molto realistico; inoltre Interstellar è il film che meglio spiega la teoria della relatività di Einstein con il diverso scorrere del tempo per i protagonisti per cui alla fine la figlia sarà molto più anziana del padre ultracentenario.
Nell’insieme si tratta di un’opera che sa coniugare gli aspetti più filosofici del genere fantascientifico con l’intrattenimento puro creando una trama che pur nella sua complessità di rimandi sa appassionare lo spettatore.

Blueberry

Blueberry

Grandi stroncature per un film che a mio parere sta tranquillamente in piedi con la sua moralina new age, stemperata in una sana ironia, ed il colpo di scena finale.  Pellicola  che ha certamente  un grande fascino visivo grazie a una fotografia spettacolare  (con i paesaggi desertici messicani non poteva essere altrimenti) ed a particolarissime elaborazioni  digitali del “mondo degli spiriti”, che non sono piaciute quasi a nessuno ma che tutto sommato ci possono anche stare. Interessante e non banale anche l’uso del nudo integrale che pare richiamare L’origine du monde di Courbet.
Il difetto principale della pellicola sta nella sua superficialita: a meno di quarantott’ore dalla visione  mi dovrei sforzare per raccontare la trama e tutto cio che mi e’ rimasto in mente e’ qualche sprazzo di cielo azzuro: un film meno catastrofico di quanto si dica, ma drammaticamente piu’ banale.

Matrix Revolutions

La rivoluzione e’ compiuta, e come in tutte le rivoluzioni gli eroi muoiono per un ideale che alla resa dei conti mostra la sua faccia
interessata.
Il film che alla fine del XX secolo aveva messo in guardia contro la realta’ omologata, diventando una bandiera per tutti gli hacker del mondo si era reloadato in un giocattolone dagli effetti speciali strabilianti mischiati a supposte verita’ new age. La rivoluzione e’ solo guerra e distruzione, cioe’ solo effettacci digitali per mettere in scena (male per altro) una battaglia il cui significato non sempre e’ chiaro, come nebulosa rimane la presenza di nuovi personaggi, fra tutti la piccola Saty, che si possono giustificare come anticipazioni di un nuovo capitolo.

Matrixrevolutions

Come il Neo-messia assurge all’olimpo delle macchine dopo aver scelto (con l’inganno?) di sacrificarsi per esse contro il programma ribelle Smith cosi’ lo spettatore che si attendeva ben altro viene sacrificato alla logica di mercato e forse il film gli potrebbe apparire piu’ chiaro solo se ha comprato i dvd di Animatrix edha acquistato il videogioco.
Tutto quello che ha un inizio ha
una fine
, anche l’illusione di assistere a un buon prodotto.