The woman in black

Thewomaninblackloc.jg GB 2012 Hammer Film
con Daniel Radcliffe, Ciarán Hinds,
regia di James Watkins

Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps si reca in uno sperduto villaggio nella brughiera per sovrintendere all’eredità della defunta signora Drablow. L’accoglienza non è delle migliori e Kipps scoprirà a sue spese che la vecchia casa nella palude è infestata dalla Donna in nero: ogni sua apparizione costa la vita a un bambino. Riuscirà il giovane avvocato a dare pace al vendicativo fantasma prima che in paese arrivi il suo figlioletto?

Il film godette di una certa notorietà all’uscita perché era l’attesa prova attoriale di Radcliffe dopo la saga di Harry Potter e direi che l’attore se la cava più che dignitosamente nel ruolo del giovane affranto per la prematura morte di parto dell’amata moglie. Radcliffe è spesso in scena da solo e nonostante si trovi ad affrontare coraggiosamente prove sovrannaturali come il maghetto a cui ha dato corpo, non mi ha mai ricordato Harry Potter.
Più che dei seguiti dell’epopea potteriana il film meriterebbe di essere ricordato perché segna il ritorno della Hammer Film, la mitica casa di produzione horror inglese, alla produzione cinematografica dopo oltre un trentennio di inattività per il grande schermo (l’ultimo film prodotto risale al 1979 e fu Il mistero della signora scomparsa, remake de La signora scompare di Alfred Hitchcock).
The woman in black è tratto dall’omonimo romanzo gotico di Susan Hill (titolo italiano La donna in nero) e presenta molti cliché dell’horror classico soprattutto la vecchia villa abbandonata che ha una pregevolissima ambientazione che ricorda un po’ Mont-Saint-Michel: sorge su uno scoglio raggiungibile solo durante la bassa marea.

Thewomaninblack

L’inizio è molto interessante per la capacità di saper giocare con la suggestione: la donna in nero esiste veramente o rappresenta le angosce di un giovane padre restato solo a badare al figlioletto?
La trama horror poi prende il via e resta credibile con la storia della madre costretta a cedere il proprio bambino alla sorella e impazzita dopo che il piccolo è annegato nella palude.
Purtroppo il finale, che sarebbe di grand’effetto, è rovinato da una scena completamente inutile che ha il torto di anticipare quello che andrà ad accadere; in realtà è il sottofinale, dato che ci tocca ancora un conciliante happy end post mortem e lo sguardo cattivo dell’implacabile donna in nero: un vero peccato!
Intanto da inizio gennaio è nelle sale inglesi e americane il sequel The Woman in Black 2: Angel of Death, la cui vicenda si svolge 40 anni dopo i fatti che coinvolsero Arthur Kipps.

Appunti di un giovane medico

Appuntimedico Su Sky Arte è in programmazione la miniserie di sole quattro puntate, ulteriore conferma della vitalità della serialità britannica, che si distingue sempre per l’esiguità degli episodi.
Il serial si ispira all’autobiografico I racconti di un giovane medico di Michail Bulgakov, riuscendo a trasmettere il tocco surreale tipico dello scrittore russo.
Nel 1934 l’affermato medico moscovita Vladimir Bomgard ritrova un diario scritto nel 1917 quando, giovane medico appena laureato, venne spedito in un ospedale di campagna in mezzo al nulla della steppa siberiana: senza nessuna esperienza pratica e senza nessun supporto il dottorino si trova costretto ad affrontare la cruda realtà della pratica medica con mezzi obsoleti. Ad accoglierlo in ospedale i suoi sottoposti: l’anestesista, la levatrice e l’infermiera che vive nel culto del suo predecessore, il mitico Leopold Leopoldovich; i tre hanno ben poco rispetto per l’imberbe (in)esperienza del nuovo arrivato anche se il giovane col tempo riesce a conquistare il loro affetto, se non proprio la loro fiducia.
Le disavventure del giovane Bomgard sono raccontate con un tono grottesco stillante humour nero ma sotto il cinismo si nasconde l’umanità. Il tono surreale della vicenda è dato dai dialoghi immaginari tra il giovane Bomgard e il Bomgard adulto e affermato.
La serie forse non è adatta a tutti i palati visto il taglio piuttosto cinico e grottesco: lo humour nero, magari per la scarsa frequentazione, non è molto amato dalle nostre parti ma Appunti di un giovane medico è sicuramente un prodotto molto valido.
Altro motivo d’interesse per la visione è la prima prova di Daniel Radcliffe fuori dai panni di Harry Potter e bisogna dire che l’attore rivela di possedere ottime doti che la saga potteriana aveva lasciato in ombra. Il ruolo di Vladimir Bomgard affermato è affidato a Jon Hamm, anche lui finora cristallizzato nel ruolo di Don Draper nella serie di culto Mad Men.

Harry Potter e il calice di fuoco

Harry Potter and the goblet of fire
U.S.A., 2005,
con Daniel Radcliffe, Rupert Grint, Emma Watson, Ralph Fiennes, Gary Oldman, Michael Gambon, Alan Rickman, Maggie Smith, Tom Felton, Brendan Gleeson, Miranda Richardson
regia di Mike Newell


HPcalicedifuoco


Il nuovo anno di studi ad Hogwarts inizia con una sorpresa: la scuola ospitera’ il torneo Tremaghi, importantissima e perigliosa competizione tra le principali accademie di magia. Al termine della selezione dei rappresentanti di ogni istituto, viene misteriosamente indicato anche Harry Potter per difendere i colori di Hogwarts, benche’ non abbia ancora raggiunto l’eta’ minima per partecipare alla sfida.

In due ore e mezza si condensa il voluminoso resoconto delle (dis)avventure del quarto anno di studi di Harry Potter: mentre un futuro inquietante si annuncia per il mondo della magia con la reincarnazione di Voldemort, Harry e i suoi amici devono anche vedersela con le prime pulsioni ormonali.
Della pellicola rimangono impressi tre momenti: l’iniziale Coppa del Mondo di Quidditch, manifestazione clou del mondo della magia, funestata dall’attacco dei Mangiamorte, che purtroppo richiama i veri attentati che hanno sconvolto l’estate appena trascorsa; il divertente momento del ballo con i dubbi e le titubanze che impacciano Harry e Ron nel trovare il coraggio per invitare una ragazza ed in questo segmento il regista, Mike Newell, autore del celebre Quattro matrimoni e un funerale riesce a ricreare perfettamente l’atmosfera della commedia brillante.
Da segnalare una curiosita’: quando il ballo perde il tono ufficiale e si trasforma per un brevissimo momento in un concerto rock sul palco avrebbero dovuto esserci i Franz Ferdinand che declinarono l’offerta di partecipare al film per gli impegni dovuti al successo del loro primo album e vista la brevita’ della scena non si puo’ che approvare la loro scelta.
In fine e’ memorabile la reincarnazione di Lord Voldemort che da sgorbietto insignificante, grazie ad un incantesimo, prende le fattezze di un bravissimo Ralph Fiennes che recita senza naso rubando la scena al giovane protagonista (e da un punto di vista puramente recitativo si prevedono tempi veramente difficili per HP!)
Malocchio Moody invece non e’ cosi’ inquietante come nel romanzo: ci si affida alla recitazione molto fisica del possente Brendan Gleeson e l’occhio magico finisce in secondo piano, al pari degli altri arti meccanici del nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure.
Per il resto il film si conferma un’operazione commerciale di lusso: gli effetti speciali sono sempre piu’ accurati ed impressionanti: dalle vertiginose scene del mondiale di quidditch, agli immaginifici ingressi delle delegazioni delle altre scuole, per finire con il perfetto realismo dei draghi.
Per quanto riguarda le polemiche riguardanti un eventuale divieto del film che in Spagna e’ stato vietato ai minori di sette anni, non trovo che le immagini siano cosi’ paurose: in fondo il film e’ costruito pensando ad un target di giovanissimi, piu’ che all’intervento dello censura, sta alla coscienza dei genitori valutare se sia il caso di iniziare i proprio figli sotto i sei anni alla frequentazione cinematografica proprio con questa pellicola, che ripeto, non e’ terrificante nelle immagini, ma forse inquieta per il particolare punto della saga che si intreccia sempre piu’ con la drammatica realta’ che la televisione porta in casa.

HP e il calice di fuoco

Come prevedevo il mio atteggiamento verso la saga di Harry Potter inizia a dar segni di schizofrenia: se come lettrice continuo imperterrita a tifare per il maghetto, come spettatrice subisco il fascino torbido di RalphFiennes/LordVoldemort che, come afferma Manuela Martini nella recensione di FilmTv, e’ bellissimo anche senza naso, ed infatti in rete non se ne trova una foto percio’ se volete leggere il mio parere sul film clikkate sul faccino dal latente prognatismo di Daniel Radcliffe