Mucche alla riscossa

In un Far West pacioso, il terribile bandito
Alameda Slim ruba tutte le mandrie mandando le fattorie sul lastrico,
e’ cosi’ che Grace, bella ma ruspante mucca da latte finisce ad “Angolo
di Paradiso”, una piccola tenuta dove la contadina Pearl non vende mai
i suoi animali.
L’ingombrante Peggy ha qualche difficolta’ a legare
con le altre due mucche del ranch, la svampita Maggie (doppiata da una
grande Marina Missironi) e soprattutto Miss Calloway, giudiziosa e
compita mucca che perde la trebisonda solamente se le toccano il suo
cappellino. Quando pero’ anche Angolo di Paradiso rischia di finire
all’asta le tre mucche metteranno da parte le loro rivalita’ e
partiranno alla volta della citta’ per prendere in mano la situazione.


Muccheallariscossa

Il nuovo cartoon firmato Disney segna il ritorno al disegno tradizionale, senza alcun uso di effetti computerizzati.
La storia e’ graziosa e divertente, e soprattutto  meno grondante del solito della tipica melassa buonista di matrice disneyana.
Il
film vuole essere una parodia del genere western e non viene
risparmiato nessun topos, in particolare i controcampi dei primissimi
piani degli occhi,caratteristica degli spaghetti western.
Esilarante Buck, il cavallo dello sceriffo con la fissa del kung fu, simpatica caricatura di Bruce Lee.
In conclusione una pellicola piacevole, di pura evasione, che riesce a mantenere quello che promette.

Fahrenheit 9/11

Fahrenheit

La visione di questo documentario provoca una ridda di emozioni, ed e’ stato difficile restare obbiettiva scrivendo la recensione per Impattosonoro .
Nonostante il quadro devastante (demagogico o meno) che viene fatto dell’America, bisogna ammettere che la tradizione libertaria di questo paese e’ sempre viva: stupisce infatti come poliziotti, agenti FBI, militari che probabilmente rifiuteranno il richiamo sotto le armi, esprimano tranquillamente la loro opinione davanti a una macchina da presa (nonostante i rischi con il Patriot Act) e la mente va subito ai ferrovieri italiani sospesi dal lavoro per aver esposto il degrado delle ferrovie Italiane a Report.

Il giudizio sul documentario di Moore dipende soprattutto dalla coscienza politica di ognuno: a seconda della vostra posizione sulla politica estera americana e il conseguente conflitto in Iraq troverete questo film un capolavoro o un’ accozzaglia di affermazioni demagogiche senza alcun fondamento: questo credo sia gia’ un punto a favore del film, cioe’ la capacita’ di non lasciare nessuno indifferente alla sua visione.
In ogni caso sono fatti innegabili che l’elezione di George W. Bush alla carica di presidente degli Stati Uniti e’ stata quantomeno controversa, che la famiglia Bush operi nel ramo petrolifero e che gli interessi che stanno dietro a questo terribile conflitto con tutte le sue aberranti conseguenze sono legate all’oro nero e soprattutto che l’esercito americano e’ costituito dai figli delle classi meno abbienti del Paese.
Da questi assunti Moore parte per costruire un documentario dove ci si indigna profondamente ma si ride anche molto.
Limitando il giudizio al solo aspetto cinematografico, ho molto apprezzato il montaggio che ricostruisce l’attentato alle Torri Gemelle con lo schermo nero e il solo sonoro a ricordare la tragicita’ di quei momenti. Poi la telecamera scorre (sono tutte immagini di repertorio) sui volti increduli che guardano verso l’alto e in seguito stacca su milioni di brandelli di carta che volteggiano nell’aria: un’immagine malinconica e poetica che sottolinea la fine di un mondo.
La pellicola cade nell’ultima parte che ricostruisce il conflitto iracheno dov’e’ troppo insistita la rappresentazione del dolore con i bambini nei fatiscenti ospedali dell’Iraq e le famiglie americane che piangono i loro morti: penso che questo sia da imputare ai problemi di distribuzione che hanno afflitto il film e al precipitare della situazione internazionale: Moore parla anche dei ragazzi giapponesi che furono rapiti questa primavera subito dopo i nostri quattro connazionali e dopo nemmeno un mese il film era gia’ proiettato a Cannes dove vinceva la Palma d’Oro, alle spalle non puo’ esserci stata che una confezione un po’ troppo veloce e tirata via che pesa sull’economia del film.

Gavi Musica e Cinema


Logo2004

E’ iniziato domenica scorsa, con l’esibizione dei brani vincitori del concorso Internazionale di Composizione Lavagnino Giovani 2004, il festival Gavi Musica e Cinema, ora alla sua quarta edizione.
Intitolato alla memoria di Angelo Francesco Lavagnino, compositore
genovese nato nel 1909, che avvicinatosi al cinema nel 1947, si
ritrovo’ ben presto a musicare opere come Othello e Falstaff di Orson Welles, Un americano a Roma, Madame San Gene e gran parte del genere “film da viaggio” tipico della cinematografia italiana anni ‘50, tra i cui titoli va ricordato Continente Perduto di Moser, Gras e Craveri del 1955.

I prossimi appuntamenti prevedono stasera l’esibizione dei P-Fonix, gruppo a cappella che si esibira’ nello spettacolo Jazz Pop Rock e Cinema a Cappella.

Giovedi’ 9 settembre sara’ la volta dei Birkin Tree, gruppo folk irlandese che presenta lo spettacolo Remembering John Ford.

Sabato 11 Tanto pe canta’, spettacolo dell’Orchestra
Classica di Alessandria dedicato alla memoria di Nino Manfredi a cui
interverra’ lo sceneggiatore Furio Scarpelli

Giovedi’ 16 inizia la parte piu’ prettamente cinematografica del
festival con la proiezione pomeridiana dei corti della rassegna Parchi in campo, che ha l’intento di incentivare la conoscenza delle zone protette piemontesi, mentre la sera’ verra’ presentato il DVD Razmataz, regia e musica di Paolo Conte.

Venerdi 17 proseguira’ la proiezione dei corti e alle ore 18 verra’ presentato il libro di Giulia Carluccio Gi eccessi della visione, il cinema di Dario Argento.

La serata conclusiva di sabato 18 prevede la presentazione del volume di Stefano Della Casa Miracolo a Torino- fatti personaggi e storie del mondo del cinema.
La proiezione in anteprima assoluta del documentario di SkyTv Italia 70: il cinema a mano armata con la partecipazione del regista Umberto Lenzi.
La premiazione dell’attrice Ottiava Piccolo cui sara’ conferito il Premo alla carriera Maria Adriana Prolo
Come atto conclusivo ci sara’ la donazione al Museo Nazionale del Cinema di Torino dello spartito originale delle musiche di Cabiria.

Per ulteriori informazioni


       

Senso

Italia, 1954
con Alida Valli, Farley Granger, Massimo Girotti, Rina Morelli, Heinz Moog, Christian Marquand, Sergio Fantoni
regia di Luchino Visconti


Senso


Galvanizzate dalla kermesse veneziana le varie televisioni rispolverano i grandi successi del passato della Mostra, cosi’ sabato notte RaiUno ha trasmesso Senso , di Luchino Visconti, che mi sono rivista sempre con la vana speranza che a passare fosse la copia integrale del film.
Credo sia piuttosto noto che il quinto lavoro cinematografico di Visconti soffra di pesanti tagli, (115 minuti contro i 205 reali) fortunatamente una copia integrale gira tra festival ed aule universitarie, per il piacere di pochi iniziati.

I tagli riguardano il personaggio del conte Ussoni, interpretato da Massimo Girotti, che nella versione comunemente vista ha il solo
ruolo di favorire l’incontro tra la Contessa Serpieri (Alida Valli) e il bell’ufficiale austriaco (Farley Granger).
UssoniNell’originale il conte non e’ un personaggio marginale , ma riveste un profondo significato politico, infatti e’ il protagonista di tutte parti tagliate. Quando iniziano le scene della battaglia di Custoza, lo si vede salutare affabilmente un ufficiale dell’Esercito piemontese che gli da alcune indicazioni, ma e’ stato pesantemente censurato il dialogo precedente dove Girotti si reca al comando del suddetto esercito per offrire l’aiuto militare di un gruppo di patrioti: il comandante accetta il supporto irredentista chiarendo pero’ che non verra’ riconosciuto il loro ruolo e alla fine della guerra non potranno accampare alcun diritto (chiara metafora del rapporto tra esercito regolare e partigiani, in particolare di matrice comunista, durante la seconda guerra mondiale).
L’altro taglio riguarda lo scontro armato tra i due eserciti nel campo di covoni: le scene sono visibilmente disallineante perche’ mancano quelle in cui l’esercito decide la ritirata (censurate per vilipendio di forze armate).



Senso


Quello che sconvolge e’ che questo film ha cinquant’anni, fu presentato alla Mostra di Venezia del 1954, e ancora oggi c’e’ scarsa volonta’ di riportare all’originale significato un film che viene ricordato come un melodramma filmato, mentre ai tempi della sua uscita scateno’ un grandissimo dibattito culturale “che fiorì attorno alla tesi che Guido Aristarco aveva proposto su "Cinema nuovo": l’opera di Visconti avrebbe segnato un decisivo punto di svolta nella storia del cinema italiano, per la prima volta elevandolo dall’immediatezza cronachistica propria del neorealismo al distacco critico di un vasto affresco storico che ritrae la realtà nella sua complessità e nelle sue articolazioni dialettiche, e che quella realtà sa interpretare e infine giudicare. Fu questa, probabilmente, l’ultima grande battaglia culturale unitaria della sinistra italiana, prima che il XX Congresso del PCUS e i fatti d’Ungheria del ’56 ne vulnerassero per sempre la compattezza.
Un epifenomeno della straordinaria mole di dibattiti e polemiche che Senso seppe suscitare alla sua uscita fu la pubblicazione dei primi due volumi della collana "Dal soggetto al film" dell’editore Cappelli: Giulietta e Romeo e Senso, i due sfidanti di Venezia. Questa collana rappresenta a tutt’oggi un unicum nell’editoria cinematografica italiana: essa prevedeva di documentare le varie fasi del "progetto" dell’opera (nel caso di Senso la novella di Boito, la prima e la seconda elaborazione del copione, la sceneggiatura definitiva), rendendo disponibili al vasto pubblico materiali per solito patrimonio esclusivo degli studiosi. L’intenzione originaria si perse poi fatalmente nel prosieguo della collana, ma i primi numeri, oggi pressochè introvabili, si collocano tra i pezzi in assoluto più pregiati del nascente settore dell’antiquariato
cinematografico” (da Cinema Studio )

E con questa accusa mi ricollego al post sulla pizzicata di Raining Cats, che denuncia anche in campo di tradizione musicale un” revisionismo”  volto ad edulcorare la storia.

Occhi stanchi

Non ce la faccio piu’ a veder immagini di guerra: ho gli occhi stanchi, saturi.
Non mi impressionano le terribili immagini della scuola di Beslan: sono
bambini si’, ma uguali a quelli iracheni, a quelli bosniaci, e a tanti
altri (troppi, decisamente) fino all’immagine della bambina che corre
nuda spellata dal napalm.
L’occhio si abitua in fretta, me ne accorsi ai tempi di un video di
Michael Jackson, (non ricordo il titolo) dove un ragazzino senza una
gamba sparava con un fucile saltellando per il rinculo: la prima volta
che lo vidi fu scioccante, ben presto divenne un’immagine come le altre.
Il giorno dell’attentato alle Twin Towers accesi la televisione proprio
mentre andavano le immagini in diretta del secondo schianto: mi
sembrava solo un brutto film. Quanto questa tragedia mi avesse in
realta’ toccato lo scoprii solo un anno dopo ascoltando un messaggio in
segreteria: quando la voce elettronica scandi’ la data mi si accapono’
la pelle.
Lo stesso e’ accaduto oggi: avevo gia’ visto le immagini della scuola,
ma quando al supermercato la radio ha lanciato la notizia, mi si ‘e’
chiuso lo stomaco sentendo il numero delle vittime e ho dovuto
ricacciare le lacrime.
Gli occhi sono stanchi e si possono ingannare, ma il resto e’ strazio senza speranza.

Catwoman

Parlando come gattofila devo dire che il film e’ poco soddisfacente nella ricostruzione etologica della vita felina: oltre a qualche svarione comportamentale (difficilmente un micio si ingozza senza valutare bene i bocconi) si cade sempre nel solito cliche’ del gatto inteso come animale inaffidabile. Detto questo l’ unico interrogativo che solleva il film e’: meglio Halle Berry o Sharon Stone?

Patience Price e’ impiegata in una ditta di cosmesi che sta per lanciare sul mercato un prodotto innovativo. Casualmente la ragazza ascolta qualcosa di cui nessuno sarebbe dovuto venire a conoscenza e viene uccisa, ma un gatto dai poteri soprannaturali la riporta in vita facendole dono dei suoi superpoteri: nasce cosi’ Catwoman, la donna felino che vive al di fuori delle leggi del bene del male per inseguire la sua liberta’. La sua prima missione sara’ scoprire chi l’ha uccisa.

L’ennesima decostruzione di un supereroe stavolta si rivela un flop, artisticamente parlando e anche al botteghino. Piu’ che un modello di riscatto femminile (vedere due donne che lottano per una crema di bellezza seppure dagli effetti devastanti, dopo KillBill risulta quasi anacronistico!) la pellicola sembra puntare sulla rivincita del ghetto americano: il “fidanzato” di Catwoman e’ un poliziotto ispanico che impegna il tempo libero nelle scuole piu’ povere e la partita uno contro uno a basket tra lui e Patience e’ simile per movenze e struscii a qualsiasi video R’n’B che passa su MTV. Anche l’antagonista cattiva della nera Catwoman e’ una bellezza tipicamente wasp come Sharon Stone: questa patina vagamente sociale non ha certamente beneficato un film dalla storia risibile. Halle Berry e’ sicuramente molto bella e affascinate nella tutina fetish, ma la sua sensualita’ e’ limitata dall’eccessivo riferimento ad atteggiamenti felini (neanche troppo esatti, a parte il movimento di rotazione del gatto durante la caduta, mostrato in qualsiasi documentario). Molto piu’ felini risultano gli occhi ghiaccio e le movenze della Stone, tanto che piu’ volte si pensa che anche lei appartenga alla categoria delle donne-gatto e uno scontro tra l’eroina e il suo doppio avrebbe sicuramente reso piu’ interessante la storia.

Nuove nuove



Questa e’ la videata del Televideo Rai che riporta la notizia del
segnale radio giungo dalla spazio. Se qualcuno volesse collaborare alle
ricerche del programma SETI, che non riceve piu’ sovvenzioni statali
dal governo americano, puo’ andare su questo sito e mettere il suo computer a disposizione della ricerca interstellare: se non un Nobel, potrebbe sempre trovare l’alieno Circolino

Two Sisters

Twosister

Il film coreano ha l’eleganza formale di cui
parla qualsiasi recensione, ma purtroppo questa non basta: il
meccanismo della vicenda e’ subito chiaro e forse l’eccesso di
personaggi rende confuso un plot di per se’ gia’ molto complesso. Il
ruolo chiave della matrigna e’ molto poco comprensibile, ma potrebbe
essere che questa liberta’ d’interpretazione sia voluta dal regista.
Qualche momento veramente spaventoso c’e’, anche se ormai pure l’horror
orientale ha il suo cliche’ in queste donne dai movimenti rallentati
con la testa china in avanti coperta dalla loro fluente chioma: tutte
emule della Masako di Ringu.

Senza svelare nulla della trama, devo dire che questo percorso nei
meandri di una mente malata mi ha ricordato moltissimo l’ultimo
capolavoro di David Cronenberg: Spider, interpretato da un grandissimo Ralph Fiennes nel 2002.

Sottolineati i difetti del film, invito chiunque avesse un
interesse o per il cinema orientale o per l’horror in genere ad andarlo
a vedere per motivi cosi’ dire civili, dato che quella gentaglia da
evitare che risponde alla sigla del Moige si sta scatentado con la
locandina del film, che a loro parere da un’ immagine poco rassicurante
della famiglia, notoriamente luogo di serenita’ e rifugio dai mali del
mondo: qui
la notizia. Posso solo dire che ho visto coi miei occhi 4 ragazzini
adolescenti che uscivano dal primo spettacolo sul punto “linciare”
(scherzosamente, of course) l’amica che aveva proposto il film perche’
non lo avevano trovato abbastanza spaventevole: c’e’ ancora da sperare
nelle giovani generazioni!

Auguri, Keanu

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Un altro interessante compleanno cade nella giornata di oggi, quello di
Keanu Reeves.
Il bell’attore nato in Libano il 2 settembre 1964 affronta la boa degli
"anta" in un momento delicato per la sua carriera: potrebbe essere
difficile scrollarsi definitivamente di dosso i panni di Neo, dopo
l’enorme successo della saga di Matrix, anche se i suoi precedenti sono di tutto rispetto e ha ben tre film in lavorazione.

Buon compleanno Richard!

Richard gere Il 31 agosto 1949 nasceva a Filadelfia l’eterno sex-symbol Richard Gere; la consacrazione arriva con American gigolo’ del 1980, ma in precedenza l’attore si era gia’ fatto notare in In cerca di Mr. Goodbar (1977) e l’anno seguente  ne I giorni del cielo per la regia di Terence Malick.
La sua carriera ha avuto esiti altalenati alternando flop abissali ad altrettanto incredibili successi che sono entrati nell’immaginario collettivo. Negli ultimi anni sembra essersi essersi ritagliato un discreto ruolo di ballerino con Chicago e nell’ultimo film d’imminente uscita accanto a Jennifer Lopez, Shall we dance.
L’attore è noto anche come seguace della dottrina buddista ed essere un paladino dei diritti tibetani calpestati dal governo cinese.