Cime Tempestose

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Un ragazzino su un asinello, due bambini che giocano nell’erica, un fantasma.. questo è tutto quello che per anni ho tenuto ben fisso nella mente a proposito di un film visto prima dei dieci anni che mi aveva molto colpito e che non riusci a vedere integralmente perché mia madre mi costrinse, nonostante la mia strenua opposizione, ad andare a dormire.
Spesso chiedevo di quel film ma nessuno ne sapeva nulla, finchéintorno ai 15/16 anni lessi il romanzo di Emily Bronte e capii da quel libro era tratta la pellicola che tanto vagheggiavo!


Cimetempestose

Si trattava di La voce nella tempesta, la versione del 1939 di Wuthering Heigths.

Certamente un romanzo come Cime Tempestose sarebbe stato in ogni caso nelle mie corde di divoratrice di letteratura gotica, ma è altrettanto certo che quel film interrotto dell’infanzia ha alimentato il mio interesse attorno a questa storia: ho visto tutte le tre versioni cinematografiche: Cime Tempestose di Bunuel e quello di Fuest, con un Timothy Dalton che fa il verso all’Heathcliff di Lawrence Olivier de La voce nella tempesta.

CimetempestoseraiOvvio che non mi sia persa neppure la fiction Rai andata in onda lunedi’ e martedi’ scorsi: pur sapendo che sarei andata incontro ad un’amara delusione.
Non mi metto neppure a sindacare sul paesaggio perennemente innevato, piu’ da steppa siberiana che da ventosa brughiera scozzese ed evito ogni commento su Heathcliff che dopo il matrimonio con Isabella Linton va a sconvolgersi in una fumeria d’oppio.

Nell’intervista rilasciata a FilmTv Anita Caprioli, (una Catherine passabile) ritiene che queste fiction di carattere storico, che sono il trend del momento, abbiano un intento didascalico.

Se questa e’ la motivazione che sta dietro alle costose produzioni della Titanus, perche’ il fratello di Catherine Earnshaw da Hindley diventa Ivory? Ma soprattutto perche’ non c’è il distinguo tra Cathy e Catherine, fondamentale sottolineatura dei due aspetti della personalità della protagonista? Mi sembra un errore piuttosto serio che ricorda quello della famosa trasposizione televisiva de La storia di Elsa Morante dove il bambino prescelto aveva gli occhi scuri, quando il silenzioso sguardo dei suoi occhi azzurri era un passo fondamentale del libro.

Un’altra annotazione che mi pare interessante riguarda il modo di rappresentare il lato gotico della storia, quando il signor Lookwood, l’estraneo che entra nel desolato mondo di Wuthering Heigths e a cui sarà narrata la vita di Catherine Earnshaw, viene artigliato dalla mano del fantasma, la messinscena non ha nulla della rappresentazione del gotico classico, ma e’ gia’ influenzata dall’horror giapponese: i colori degli interni ricordano quelli di Two sisters o The Ringu e il mondo improvviso e deciso in cui si palesa la presenza della defunta sarebbe piu’ tipico di Masako che della manina diaccia della fanciulla che da vent’anni vaga nella brughiera.

Two Sisters

Twosister

Il film coreano ha l’eleganza formale di cui
parla qualsiasi recensione, ma purtroppo questa non basta: il
meccanismo della vicenda e’ subito chiaro e forse l’eccesso di
personaggi rende confuso un plot di per se’ gia’ molto complesso. Il
ruolo chiave della matrigna e’ molto poco comprensibile, ma potrebbe
essere che questa liberta’ d’interpretazione sia voluta dal regista.
Qualche momento veramente spaventoso c’e’, anche se ormai pure l’horror
orientale ha il suo cliche’ in queste donne dai movimenti rallentati
con la testa china in avanti coperta dalla loro fluente chioma: tutte
emule della Masako di Ringu.

Senza svelare nulla della trama, devo dire che questo percorso nei
meandri di una mente malata mi ha ricordato moltissimo l’ultimo
capolavoro di David Cronenberg: Spider, interpretato da un grandissimo Ralph Fiennes nel 2002.

Sottolineati i difetti del film, invito chiunque avesse un
interesse o per il cinema orientale o per l’horror in genere ad andarlo
a vedere per motivi cosi’ dire civili, dato che quella gentaglia da
evitare che risponde alla sigla del Moige si sta scatentado con la
locandina del film, che a loro parere da un’ immagine poco rassicurante
della famiglia, notoriamente luogo di serenita’ e rifugio dai mali del
mondo: qui
la notizia. Posso solo dire che ho visto coi miei occhi 4 ragazzini
adolescenti che uscivano dal primo spettacolo sul punto “linciare”
(scherzosamente, of course) l’amica che aveva proposto il film perche’
non lo avevano trovato abbastanza spaventevole: c’e’ ancora da sperare
nelle giovani generazioni!