World War Z

USA 2013
con Brad Pitt, Mireille Enos, Daniella Kertesz, Elyes Gabel, James Badge Dale, Pierfrancesco Favino
regia di Marc Forster

WorldWarZ

Improvvisa e virulenta infezione trasforma gli esseri umani in zombie che attaccano le altre persone contagiandole. Gerry Lane, agente Onu a riposo, si trova in mezzo al traffico di Filadelfia quando esplode il contagio, contatta i vecchi colleghi di lavoro e viene imbarcato su una nave che preserva i sopravvissuti, ma l’imbarco va guadagnato con la collaborazione e Gerry viene mandato come agente di copertura di un giovane virologo alla ricerca del paziente zero in Corea del Sud ma non appena giunti sul posto il gruppo viene attaccato e il virologo ucciso: Gerry girerà mezzo mondo per capire come debellare la malattia e potersi riunire all’amata famiglia.


World war z

Brad Pitt se la canta e se la suona in questo film di cui è anche produttore oltre che eroico protagonista, sempre in scena, inossidabile e bidimensionale come il protagonista dei più truci(di) action movie degli anni ’80.
Non era facile produrre una sceneggiatura da un romanzo strutturato come una raccolta di testimonianze sulla tremenda guerra agli zombie, le molte mani che si sono succedute hanno messo insieme i topos più classici: anche la subitanea morte del ricercatore non è un colpo di scena così inopinato, ovviamente una conversazione superficiale durante il viaggio è sufficiente per fare intuire al nostro eroe la soluzione per sconfiggere il proliferare dell’infezione.


Worldwarz

Non è che ci si aspetti grandi alzate d’ingegno dai film d’azione però oltre alle note critiche sul’utilità del muro che protegge Israele dalla furia degli zombie, è da stigmatizzare anche la rappresentazione femminile che scade nel più bieco maschilismo con la dolce mogliettina e le figliolette un po’ sfigate una asmatica e l’altra a perenne rischio di attacco di panico, a differenza dello sveglissimo maschietto ispanico che la famiglia accoglie mentre Segen, la soldatessa israeliana che diventa compagna di viaggio del protagonista è resa il più androgina possibile: irritante.

Catwoman

Parlando come gattofila devo dire che il film e’ poco soddisfacente nella ricostruzione etologica della vita felina: oltre a qualche svarione comportamentale (difficilmente un micio si ingozza senza valutare bene i bocconi) si cade sempre nel solito cliche’ del gatto inteso come animale inaffidabile. Detto questo l’ unico interrogativo che solleva il film e’: meglio Halle Berry o Sharon Stone?

Patience Price e’ impiegata in una ditta di cosmesi che sta per lanciare sul mercato un prodotto innovativo. Casualmente la ragazza ascolta qualcosa di cui nessuno sarebbe dovuto venire a conoscenza e viene uccisa, ma un gatto dai poteri soprannaturali la riporta in vita facendole dono dei suoi superpoteri: nasce cosi’ Catwoman, la donna felino che vive al di fuori delle leggi del bene del male per inseguire la sua liberta’. La sua prima missione sara’ scoprire chi l’ha uccisa.

L’ennesima decostruzione di un supereroe stavolta si rivela un flop, artisticamente parlando e anche al botteghino. Piu’ che un modello di riscatto femminile (vedere due donne che lottano per una crema di bellezza seppure dagli effetti devastanti, dopo KillBill risulta quasi anacronistico!) la pellicola sembra puntare sulla rivincita del ghetto americano: il “fidanzato” di Catwoman e’ un poliziotto ispanico che impegna il tempo libero nelle scuole piu’ povere e la partita uno contro uno a basket tra lui e Patience e’ simile per movenze e struscii a qualsiasi video R’n’B che passa su MTV. Anche l’antagonista cattiva della nera Catwoman e’ una bellezza tipicamente wasp come Sharon Stone: questa patina vagamente sociale non ha certamente beneficato un film dalla storia risibile. Halle Berry e’ sicuramente molto bella e affascinate nella tutina fetish, ma la sua sensualita’ e’ limitata dall’eccessivo riferimento ad atteggiamenti felini (neanche troppo esatti, a parte il movimento di rotazione del gatto durante la caduta, mostrato in qualsiasi documentario). Molto piu’ felini risultano gli occhi ghiaccio e le movenze della Stone, tanto che piu’ volte si pensa che anche lei appartenga alla categoria delle donne-gatto e uno scontro tra l’eroina e il suo doppio avrebbe sicuramente reso piu’ interessante la storia.