Birdman

BirdmanRiggan Thomson è diventato celebre interpretando una serie di film su un supereroe dei fumetti, Birdman ma adesso che la sua carriera è in declino, tenta di rilanciarla in teatro, a Broadway, dirigendo ed interpretando una sua riduzione di un testo di Carver..

L’opera di Carver che Thomson vuole mettere in scena è Di cosa parliamo quando parliamo di amore, Inarritu nel suo bellissimo film mette in scena la necessità contemporanea di esserci, di essere visibili agli altri e da loro riconosciuti più che essere amati.
Il mondo dello showbiz si presta benissimo a raccontare questo bisogno che i social oggi hanno amplificato e reso raggiungibile a ognuno di noi. Il tentativo di rilanciarsi di una celebrity in disgrazia diventa l’occasione di raccontare due mondi inconciliabili: le produzioni hollywoodiane a cui interessa solo l’incasso e il teatro newyorkese, tempio della verità riservato ai soli attori di talento.
La scelta dei protagonisti è ottima non solo perché molto bravi ma soprattutto perché hanno tutti alle spalle un blockbuster dei comics e su Michael Keaton si crea un vero cortocircuito metacinematografico dato che il film potrebbe ricalcare la sua carriera di precursore di un genere (ha impersonato lo storico Batman di Tim Burton) poi caduto nel dimenticatoio.
Notevole anche la qualità regsitica: gran parte del è ambientato nel teatro in cui andrà in scena la piece e Inarritu sa sottolineare il clima opprimente che avvolge il suo protagonista con un senso di claustrofobia dato dall’ambientazione angusta, sottolineata dai numerosi piani sequenza che trasformano i passaggi nei corridoi in un viaggio nella mente schizofrenica (?) di Riggan.
Da sottolineare anche la colonna sonora caratterizzata da tumultuosi assoli di batteria.

Darkman

USA 1990, Universal
con Liam Neeson, Frances McDormand
regia di Sam Raimi

L’avvocatessa Julie Hastings scopre i loschi affari di un imprenditore immobiliare che manda una banda di malavitosi a recuperare le prove. A farne le spese sarà il fidanzato di Julie, lo scienziato Peyton Westlake impegnato nello studio della rigenerazione cellulare. Peyton si salva miracolosamente dall’esplosione del suo laboratorio ma resta orribilmente sfigurato e animato dalla sete di vendetta..

Darkman

Sulla scia della prima ondata di film tratti dai fumetti (Batman di Tim Burton e Dick Tracy di Warren Beatty) Sam Raimi costruisce il suo supereroe (paradossalmente non tratto da un fumetto) con uno stile tipicamente fumettistico: primi piani, campi americani, campi lunghi solo per carrelli che avvicinino o allontanino il soggetto.
La storia è drammatica ma Raimi la condisce con l’ironia sferzante che lo caratterizzava soprattutto agli esordi.
Notevoli le citazioni cinematografiche, dagli horror di Corman, a Il Fantasma dell’Opera ma soprattutto l’omaggio a The elephant man di David Lynch citato nel costume del protagonista e nella sequenza al luna park dove il delirio furioso di Peyton è scatenato dall’elefante di peluche che diventa protagonista di una sarabanda sovrimpressa. E dal capolavoro lynchiano deriva tutta la riflessione sulla mostruosità fisica, il gioco delle maschere che diventano metafore dell’apparenza.
Rivista oggi, la parte finale, ambientata nel grattacielo in costruzione e con la fuga in elicottero con Darkman appeso a una corda che sbatacchia qua e là sembra quasi un’anticipazione del primo capitolo di Spiderman, sugli impacci di Peter Parker nel gestire i suoi nuovi poteri: di certo il gusto per le evoluzione aeree è connaturato a Raimi.
Il film non solo ha superato lo scoglio del quarto di secolo senza invecchiare dimostrandosi ancora divertente ma la pellicola si rivela addirittura profetica in quanto la pelle sintetica studiata dal protagonista veniva elaborata dal computer e creata da uno strumento sulle cui potenzialità attualmente si discute molto: la famigerata stampante 3D.

Iron Man

Ironman_new Confesso che questa ennesima versione cinematografica delle avventure di un super eroe dei fumetti mi sarebbe piaciuta comunque, vista la presenza di Robert Downing Jr. nel ruolo del protagonista, che si e’ confermato perfetto per il personaggio sbruffone ma geniale di Tony Stark.
La mia buona predisposizione e’ rimasta facilmente conquistata da un blockbuster Marvel che si confronta con i temi del presente ambientando la genesi di Iron Man nell’Afganistan squassato dalle guerre dei nostri giorni, con il protagonista costretto a ricredersi della sua fiducia verso le armi, intese come deterrente per la pace e la sicurezza. Certo, e’ una morale all’acqua di rose ma sempre meglio di niente.
Mi e’ piaciuto anche il cote’ totalmente scientifico che sta dietro alla creazione del super eroe: ribadisco che non sono mai stata conoscitrice del mondo dei super eroi dei fumetti, se non attraverso le trasposizioni cinematografiche, ma la caratteristica di Iron Man mi pare essere quella di nascere totalmente dall’ingegno umano, non per nulla Stark e’ paragonato a Leonardo da Vinci; da qui un bel ritorno della robotica che era stata accantonata negli ultimi e tempi e come non vedere nel simpatico Ferro Vecchio una citazione di Numero 5, il robot di Corto circuito?
A sorreggere il film c’e’ soprattutto un cast di tutto rispetto, accanto al sublime Downey Jr, uno stupefacente Jeff Bridges verso il quale non si sa se essere piu’ stupiti per il ruolo di cattivo o il lucido cranio calvo, in ogni caso gli donano molto entrambi!

Gli incredibili


Incredibile è il livello di riproduzione digitale a cui e’ arrivata la Pixar, per quanto riguarda la storia, il genere spy-movie non e’ esattamente nelle mie corde, ma non ho potuto evitare di riconoscere l’alto livello di questa pellicola.



Gliincredibili


E’ bella la vita del supereroe, amato ed osannato dalla popolazione, star indiscussa dei media, almeno fino a quando anche i supereroi non perdono il favore del pubblico e sono costretti a condurre vite grigie da impiegati qualunque. A questo Bob Pratt, alias Mr Incredibile, non sa rassegnarsi e cade nella depressione, ingrassando e disinteressandosi alle vicende famigliari: e’ sposato con Hellen, Elasticgirl, trasformatasi un una sciatta casalinga che cerca di tenere a bada i tre figli anche loro nati con superpoteri. Finche’ un giorno Mr Incredibile viene contattato da una agenzia segreta…




Chissa’ se la rottura del sodalizio Pixar-Disney e’ avvenuto durante la lavorazione di questo lungometraggio, di certo in questo lavoro i rapporti sono cambiati: tutti i film di questa premiata ditta iniziano con un cortometraggio e se lo scorso anno la storia surreale del pupazzo di neve che viveva dentro una boccia di vetro rappresentava il cote’ piu’ adulto rispetto alla tipica storia Disney del pesciolino Nemo, quest’anno il corto L’agnello Saltarello ha i tono fiabeschi e giocosi dell’infanzia mentre il lungometraggio sulla famiglia di supereoi sembra rivolgersi a un pubblico piu’ cresciuto.
L’opera infatti si ispira a quel filone giallo-rosa tipico degli anni ‘60 dove l’azione si svolgeva solitamente nei luoghi piu’ esclusivi della Terra e le donne erano bellissime, genere che ebbe la sua punta di diamante con i film di James Bond. Di quelle pellicole Gli incredibili cita perfettamente l’ambientazione, la gamma di colori e la vivace luminosita’ caratteristica dei film in Technicolor, anche la colonna sonora si ispira alle sonorita’ jazzate di quegli anni. Si vuole omaggiare inoltre la grande stagione dei telefilm di sci-fi dei primi anni ‘70, in particolare il mondo creato da Gerry Anderson: le innovazioni tecnologiche di Thunderbirds e il design futurista di U.F.O. o Spazio 1999.
Per quanto riguarda l’episodio della messa al bando dei supereroi, si ricostruisce fedelmente il clima da caccia alle streghe del periodo maccartista e la cifra stilistica e’ quella dei cinegiornali (l’ottimo doppiaggio italiano fa pensare alla Settimana Incom). Perfetta anche la trama, molto ironica e con un climax crescente di azione: lo scontro finale con il robot e’ rutilante; la psicologia dei personaggi e’ estremamente umana: ci vengono mostrati in tutte le loro debolezze e paure.
Divertentissimo il personaggio di Edna la stilista di tute per supereroi, doppiata egregiamente da Amanda Lear.
Impossibile non restare meravigliati dalla tecnica Pixar, accuratissima nei particolari: dai capelli alla trama della maglia dei superoi, e’ ormai in grado di far concorrenza alla realta’: per le esplosioni ed alcuni esterni si crede di esser di fronte ad immagini reali. Un film che sposta in avanti la qualità del mondo dell’animazione

recensione pubblicata su IMPATTOSONORO

Spider-Man 2

Entro subito in medias res e dico che a me, a differenza della maggioranza degli spettatori, il secondo episodio di Spiderman non è piaciuto per niente.
Cioè, si tratterebbe anche di un bel film d’azione dalle scene spettacolari, con un personaggio memorabile come Otto Octavius, scienziato geniale che vuole risolvere il problema energetico mondiale finendo vittima del suo sogno e della sua invenzione e che in un sforzo sovrumano sacrifica definitivamente se stesso per salvare il mondo: un personaggio degno della grande tradizione horror dei mostri dove il genio e’ vittima e carnefice al tempo stesso, ma purtroppo il protagonista è il supereroe “tentenna”, Spiderman interpretato dall’insignificante Tobey Maguire (nel primo episodio ho giustificato questa scelta per l’inespressività del suo volto adattissimo a recitare sotto ad una maschera).



Spiderman2

Il film gronda retorica e melassa in maniera irritante: quando la zia, traslocando dalla classica villetta in legno che esibisce la bandiera americana, attacca il pistolotto sulla necessita’ da parte del mondo di avere sempre e comunque degli eroi che sacrifichino se stessi per il bene della comunita’ ho raggiunto l’apice del disgusto e quando dopo aver salvato la metropolitana Spiderman stremato viene sollevato e fatto passare sopra la folla dalle mani dei passeggeri, sono stata urtata dal tono parodistico della ripresa che voleva certo avere una qualche sacralità, peccato che l’oggetto di venerazione indossasse lo
sgargiante costumino stretto al cavallo che neppure la rock star piu’ kitsch avrebbe mai ostentato!
Ma veniamo ora ad un’analisi del supereroe che Raimi ha portato sullo schermo: punto da un ragno geneticamente modificato (non ricordo se casualmente, ipotesi che aprirebbe uno sconfortante campo di discussione sulla fine della meritocrazia) l’insopportabile nerd Peter Parker improvvisamente riacquista una vista aquilina, acuisce i suoi riflessi e anche la sua struttura fisica ne esce con un certo guadagno, ma il nostro non riesce a conciliare le solite attivita’ di supereroe con la vita normale e per una serie di scrupoli che ci dobbiamo sorbire in ben due film rinuncia al ruolo di Spiderman badate bene! non ai superpoteri che, benché calino in ragione di quanto aumenti il suo stress, non gli vengono tolti: ora o si tratta di un buco di sceneggiatura o di un pessimo esempio di moralità.
Del resto questo Spiderman e’ vittima principalmente di scrupoli tipici di quest’epoca mediatica: non riesce ad accettare se stesso finché non riceve un’accettazione pubblica: all‘inizio di quest’ultimo episodio è ancora vittima della campagna nefasta scatenata contro di lui dal giornale per cui lavora lo stesso Parker, infatti viene considerato complice della rapina compiuta dal Dottor Octopussy, poi mentre salva la metropolitana perde (veramente si toglie) la maschera e c’è il riconoscimento, non solo della bontà del personaggio ma anche della sua identità, nel giro di poco la scopriranno anche la sua petulante fidanzata e tutti gli altri: sapere di essere un membro stimato della comunità ed essere riconosciuto come un supereroe, rende la vita improvvisamente piu’ piacevole, vero Mr. Parker?
Insomma io non sono mai stata una gran cultrice della letteratura dei supereroi, ma non ci vuole un genio per capire che gran parte del loro fascino sta nell’identità nascosta, nell’apparire fragili e nascondere un enorme potenziale, metafora del potenziale inespresso dell’umanità.
In ogni caso, quando l’amore trionfa e MaryJane, lasciato il promesso sposo all’altare decide di stare con Spiderman e mentre lui parte in missione contro il crimine lei lo saluta con un ”Vai Tigre” (!?!) per me si e’ chiusa definitivamente questa saga di Spiderman e me ne sono uscita senza attendere che scorressero tutti i titoli di coda.

Catwoman

Parlando come gattofila devo dire che il film e’ poco soddisfacente nella ricostruzione etologica della vita felina: oltre a qualche svarione comportamentale (difficilmente un micio si ingozza senza valutare bene i bocconi) si cade sempre nel solito cliche’ del gatto inteso come animale inaffidabile. Detto questo l’ unico interrogativo che solleva il film e’: meglio Halle Berry o Sharon Stone?

Patience Price e’ impiegata in una ditta di cosmesi che sta per lanciare sul mercato un prodotto innovativo. Casualmente la ragazza ascolta qualcosa di cui nessuno sarebbe dovuto venire a conoscenza e viene uccisa, ma un gatto dai poteri soprannaturali la riporta in vita facendole dono dei suoi superpoteri: nasce cosi’ Catwoman, la donna felino che vive al di fuori delle leggi del bene del male per inseguire la sua liberta’. La sua prima missione sara’ scoprire chi l’ha uccisa.

L’ennesima decostruzione di un supereroe stavolta si rivela un flop, artisticamente parlando e anche al botteghino. Piu’ che un modello di riscatto femminile (vedere due donne che lottano per una crema di bellezza seppure dagli effetti devastanti, dopo KillBill risulta quasi anacronistico!) la pellicola sembra puntare sulla rivincita del ghetto americano: il “fidanzato” di Catwoman e’ un poliziotto ispanico che impegna il tempo libero nelle scuole piu’ povere e la partita uno contro uno a basket tra lui e Patience e’ simile per movenze e struscii a qualsiasi video R’n’B che passa su MTV. Anche l’antagonista cattiva della nera Catwoman e’ una bellezza tipicamente wasp come Sharon Stone: questa patina vagamente sociale non ha certamente beneficato un film dalla storia risibile. Halle Berry e’ sicuramente molto bella e affascinate nella tutina fetish, ma la sua sensualita’ e’ limitata dall’eccessivo riferimento ad atteggiamenti felini (neanche troppo esatti, a parte il movimento di rotazione del gatto durante la caduta, mostrato in qualsiasi documentario). Molto piu’ felini risultano gli occhi ghiaccio e le movenze della Stone, tanto che piu’ volte si pensa che anche lei appartenga alla categoria delle donne-gatto e uno scontro tra l’eroina e il suo doppio avrebbe sicuramente reso piu’ interessante la storia.