Il ritorno di Casanova

Italia 2023
con Toni Servillo, Sara Serraiocco, Fabrizio Bentivoglio, Natalino Balasso, Alessandro Besentini, Marco Bonadei, Bianca Panconi, Antonio Catania, Angelo Di Genio, Sara Bertelà, Elio De Capitani
regia di Gabriele Salvatores



Ilritornodicasanova


Il famoso e attempato regista Leo Bernardi è colto da una profonda crisi esistenziale che lo porta a disinteressarsi del film che sta ultimando, Il Ritorno di Casanova, tratto dall’omonima novella di Arthur Schnitzler, lasciando che tutto il lavoro ricada sul suo montatore di fiducia, Gianni. La causa della crisi del regista è Silvia, una ragazza incontrata durante le riprese del film con cui Leo ha avuto una storia: Silvia è rimasta incinta ma Leo non trova il coraggio di affrontare l’idea della paternità. Tra litigi e insofferenze Gianni termina il montaggio e il film può essere presentato a Venezia anche se la vittoria va al regista emergente, Lorenzo Marino, Leo ricostruisce il legame con il fedele Gianni e ritrova anche Silvia…



Il ritorno diCasanova


Una classica operazione metacinematografica dove alle vicende del protagonista fanno da contraltare quelle del vecchio Casanova che vuole tornare a Venezia. Il racconto del presunto film è estremamente fedele alla novella di Schnitzler: il vecchio seduttore fatica ad accettare il tempo che passa e si porta via il suo fascino, la riprova definitiva avviene a casa di Olivo, un signorotto suo amico che lo ospita durante il viaggio: se la moglie di Olivo, ex amante di Casanova, sarebbe ancora pronta a concedersi, la giovane Marcolina è inorridita dalle avance del vecchio seduttore che pure riesce a trascorrere una notte con lei ricorrendo all’inganno. Segue un duello con il giovane ufficiale amante di Marcolina che Casanova uccide invidiandogli però la fortuna di esser morto nel fiore degli anni.
La specularità tra Leo e Casanova e il loro modo di affrontare il passare del tempo è il tema del film; entrambi si trovano ad interagire con due donne giovani e indipendenti: Marcolina è colta e rifiuta il matrimonio, Silvia è un’imprenditrice agricola che non teme di portare avanti la sua gravidanza da sola. Entrambi si trovano a combattere con due giovani rivali Casanova uccide il tenente Lorenzi, Bernardi viene sconfitto dal regista emergente: se Casanova è un vecchio deluso che rimpiange egoisticamente il proprio fascino, Leo è un vecchio timoroso delle sfide che la vita gli pone ancora davanti come la paternità tardiva. Se la vita è sempre meglio di un film per parafrasare Marzullo, Salvatores racconta la storia di Casanova con colori vibranti mentre ai tormenti di Leo Bernardi riserva un corposo bianco e nero, a sottolineare come l’arte sia un rifugio dalle ambasce della vita.
Se le strade dei due protagonisti divergono, spesso i loro gesti coincidono e il punto d’incontro tra le loro vicende è Venezia: Casanova vi arriva in tempo per veder nascere la lanterna magica, antesignana del cinema di cui Venezia è simbolo con la sua celebre mostra: il guizzo della commedia dell’arte si confonde con rumoroso contorno odierno alla kermesse artistica.



Ilritornodicasanova


Su ammissione dello stesso regista, Il ritorno di Casanova è un film molto personale, non a caso a fargli da alter ego nei panni di Casanova troviamo Fabrizio Bentivoglio con cui Salvatores ha collaborato in altri sei film. Bentivoglio restituisce magnificamente la delusa malinconia del vecchio Casanova senza far rimpiangere quello di Mastroianni ne Il Mondo Nuovo di Scola e affronta da par suo la scena del duello nudo con giovane tenente che poteva presentare il rischio di una comicità involontaria.
La presenza di comici come Ale e Franz (Ale è Olivo, Franz ha un piccolo cameo) e Balasso ricorda gli esordi legati al cabaret di Salvatores. Su questo cast rodato e famigliare s’innesta la prima collaborazione con Toni Servillo nel ruolo di Bernardi: il regista milanese fa vibrare le corde più ironiche dell’attore portando l’ossessione per i marchingegni elettronici a pura gag comica quando rimane chiuso nell’ ascensore.

Il sol dell’avvenire

Italia 2023
con Nanni Moretti, Margherita Buy, Valentina Romani, Silvio Orlando, Barbora Bobulova, Flavio Furno, Mathieu Amalric, Zsolt Anger, Jerzy Stuhr, Teco Celio, Giuseppe Scoditti, Beniamino Marcone, Valerio Da Silva, Angelo Galdi, Arianna Pozzoli, Rosario Lisma, Francesco Brandi, Laura Nardi, Arianna Serrao, Blu Yoshimi, Michele Eburnea, Elena Lietti, Benjamin Stender, Francesco Rossini, Federica Sandrini, Carolina Pavone, Sun Hee You
regia di Nanni Moretti


Ilsoldellavvenire

Il regista Giovanni è impegnato nella lavorazione di un film che racconta la storia del segretario di una sezione romana del PCI che dopo l’invasione d’Ungheria finisce per suicidarsi perché non sa conciliare la posizione personale con quella del partito. Intanto Paola, la moglie di Giovanni, da sempre sua produttrice per la prima volta si cimenta in un’altra produzione e nel contempo è in analisi per trovare il coraggio di dire al marito che la loro storia è finita.
Quando il coproduttore francese finisce in carcere per affari poco chiari, il film si ferma ed è necessario trovare nuovi fondi. La produzione riesce a riprendere e nonostante la separazione da Paola, Giovanni trova la forza per reinventare il finale del film.


Ilsoldell'avvenire

Che 70enne sarà Nanni Moretti che nel suo ultimo film sembra dare l’addio alla stagione più intimista del suo cinema, iniziata 30 anni fa proprio con Caro Diario in cui si proclamava “splendido quarantenne”?
La sensazione di addio deriva dalla parata finale, un’ottimistica rivisitazione del Quarto Stato in cui compaiono tantissimi attori che hanno collaborato con Moretti, anche solo per un film, lungo tutta la sua carriera. Il sol dell’avvenire sembra voler mettere un punto fermo nella carriera del regista che per tutta l’opera si autocita, prendendo in giro tante delle sue idiosincrasie che nel corso degli anni lo hanno reso celebre ma di cui forse è diventato schiavo.
Se il gioco metacinematografico e la critica cinematografica sono sempre stati presenti nella produzione morettiana, diventano un punto fondamentale nel suo ultimo lavoro, punto nodale le otto ore fermi sulla scena finale dell’altra produzione della moglie, la più classica scena da film d’azione genere che Moretti ci fa sapere di detestare fin dai tempi di Sogni d’oro e la tirata su Don Siegel.
Appena fermata la scena banalizzata dal regista esordiente, Moretti spiega con commovente fervore Breve film sull’uccidere di Kieslowski, poi le otto ore di dibattito con camei importanti diventano quasi una parodia fantozziana e come se non bastasse reinventando il suo finale, Moretti riprende la tecnica dell’ucronia, resa nota da Tarantino che nei suoi ultimi film ha preso l’abitudine di riscrivere la storia, quindi Moretti ci propone un corto circuito facendo suo uno stilema sdoganato dal più grande autore di action movie: uno sberleffo più a sé stesso che al proprio fedele pubblico. Moretti sembra stanco dei propri manierismi e arriva a parodiarsi: la recitazione monocorde e lo sguardo vacuo, sguardo che però sa trasformarsi in occhiate sardoniche e fulminanti o guardare direttamente in macchina come nella scena del cappio, decisamente Nanni Moretti è passato dalla fase del venerabile maestro esasperando i tic da solito stronzo: geniale quanto Arbasino.

Una sull’altra

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Italia 1969
con Jean Sorel, Marisa Mell, Elsa Martinelli, John Ireland, Alberto de Mendoza, Riccardo Cucciolla, Bill Wanders, Giuseppe Addobbati, Franco Balducci, John Douglas, Félix Dafauce, Faith Domergue, Janet Agren, Malisa Longo, Jesús Puente, Georges Rigaud, Jean Sobieski
regia di Lucio Fulci

George Dummurrier è un medico, proprietario di una clinica che dirige in modo piuttosto disinvolto, ha una moglie malata e un’amante. Quando la moglie muore riceve un indennizzo da una polizza di assicurazione dal valore esorbitante. Una strana telefonata lo invita a frequentare un night club dove George trova una ballerina, Monica Weston praticamente identica alla moglie. Anche la compagnia di assicurazione scopre la somiglianza e sospetta una truffa perciò chiede la riesumazione di Susan. la moglie di George. L’autopsia rivela che la donna è stata avvelenata e George finisce condannato alla camera a gas per uxoricidio. Il giorno prima dell’esecuzione George riceve la visita del fratello che sfruttando il fatto che la cella degli ultimi incontri dei condannati è insonorizzata rivela a George il tranello in cui è caduto: Susan e Monica sono la stessa persona ed è la sua amante, hanno organizzato il piano per liberarsi di lui e rifarsi una vita all’estero lontano dai suoi debiti. George può contare sull’aiuto di Jane, la sua amante: riuscirà a dimostrare la propria innocenza nelle poche ore che gli restano da vivere?

Fulci è conosciuto più come regista di horror, ma gli inizi del regista furono con i musicarelli e le commedie, le più note con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Una sull’altra segna il debutto nel genere giallo che stava avendo molto successo: la pellicola nasce sull’onda degli incassi de Il dolce corpo di Deborah di Romolo Guerrieri ma il modello a cui Fulci si ispira è La donna che visse due volte e si può affermare andando ben oltre il claim di lancio del film sul mercato americano: Questo film comincia dove Hitchcock finisce, infatti il nome del protagonista rimanda a quello della scrittrice Daphne du Maurier dai cui racconti Hitchcock trasse Gli Uccelli e Rebecca la prima moglie;
l’ambientazione della vicenda si svolge sulla costa di San Francisco, con molte riprese del famoso ponte di Golden Gate che compare in Vertigo.



Unasullaltra


Fulci è molto attento anche all’attualità del periodo: per rilanciare la clinica George Dummurrier millanta interventi a cuore aperto (il primo trapianto di cuore operato da Barnard è del 1967) e anche l’attività dell’amante, la fotografa Jane Bleeker (Elsa Martinelli) rimanda a certe atmosfere di Blow-Up di Antonioni, film del 1966 che fu subito un cult per la critica e il pubblico.
Una sull’altra incappò nelle maglie della censura, venendo addirittura ritirato dagli schermi per le scene “scandalose” del night dove si esibisce Monica Weston e poté ritornare in sala solo dopo alcuni tagli.



Unasull'altra


La trama è un po’ macchinosa, se il fratello non confessasse tutto al condannato a morte sarebbe difficile capire l’evoluzione della trama ma la chicca del film è il montaggio finale che racconta l’epilogo dei due amanti diabolici e il salvataggio in extemis del protagonista dalla sedia elettrica, Fulci sa dosare ottimamente la tensione e utilizzare al meglio anche le figure di contorno che si dimostrano risolutive per il buon esito del caso.

L’ultima notte di Amore

Italia 2023
con Pierfrancesco Favino, Linda Caridi, Antonio Gerardi, Martin Francisco Montero Baez, Francesco Di Leva, Fifi Wang, Matilde Vigna, Katia Mironova, Carlo Gallo, Fabrizio Rocchi, Chandra Perkins, Mauro Negri, Pang Bo, Camilla Semino Favro, Alfonso Veneroso
regia di Andrea Di Stefano


L'ultima notte di Amore

Franco Amore è un poliziotto che sta per andare in prepensionamento: non ha fatto carriera perché la sua seconda moglie è imparentata con degli ‘ndranghetisti e l’unico vanto di Franco è quello di non aver mai dovuto sparare a nessuno in tutta la sua carriera ma quello che dovrebbe essere un merito viene considerato un punto debole e il poliziotto, proprio nella sua ultima notte di servizio, si trova incastrato in una brutta storia…



L'ultimanottediAmore

Confesso che ai tempi de Il principe di Homburg e della serie tv Ama il tuo nemico avevo una crush per Andrea di Stefano quindi è con grande piacere che lo ritrovo alla sua terza regia con un bel noir teso, girato quasi tutto in notturna con interessanti movimenti di macchina, tanti piani sequenza a partire dalla ripresa iniziale, fatta col drone che da piazza del Duomo ci porta a un palazzo di periferia dove la famiglia Amore sta festeggiando l’ultima notte di servizio di Franco. La sorpresa del festeggiato che torna da una corsetta, la telefonata improvvisa che porta il protagonista ad infognarsi in quel tunnel della tangenziale dove la sua vita rischia di andare a ramengo. Un flashback dei fatti avvenuti dieci giorni prima ci danno uno sguardo totalmente diverso sul protagonista.
Uomo buono, Franco Amore ma che forse da troppo tempo pecca di hybris: la certezza di essere un poliziotto incorruttibile anche se a tempo perso fa la security al cugino mafioso della moglie, una ragazza più giovane di Franco, un po’ troppo sveglia ed arrivista per crederla totalmente all’oscuro delle operazioni malavitose dei cugini; il conto arriva tutto in una volta in quell’ultimo turno di notte in cui Franco deve tornare in una galleria della tangenziale dove era già stato, fingendo di non riconoscere una messa in scena che lui stesso aveva creato, mentre tutte le persone coinvolte convergono nel tunnel, il poliziotto deve capire chi lo ha incastrato e salvare il più possibile di una situazione disastrosa. Amore smaschererà i colpevoli della macchinazione ma probabilmente non potrà sfuggire al suo fato, che si presenti sotto forma di giustizia o vendetta non è dato saperlo visto che il film si chiude lasciando solo intuire il destino del protagonista che si conclude in una piazza del Duomo illividita luce dell’alba, triste atmosfera ben diversa dalla sfavillante luce della notte precedente.
Restando sempre incollato alla trama, L’ultima notte di Amore racconta tra le righe molto del nostro tempo: da sempre il noir, il poliziottesco o il polar ci racconta quanto sia facile superare il confine sottile che divide i fuorilegge dalle forze dell’ordine che li combattono, quando lo stipendio è inadeguato e le esigenze familiari sono pressanti è praticamente scontato cadere nella tentazione di un piccolo lavoretto “senza rischi”….

La stranezza

Italia 2022
con Toni Servillo, Salvatore Ficarra, Valentino Picone, Renato Carpentieri, Donatella Finocchiaro, Luigi Lo Cascio, Rosario Lisma, Galatea Ranzi, Giulia Andò, Tuccio Musumeci, Aurora Quattrocchi, Fausto Russo Alesi, Filippo Luna
regia di Roberto Andò



Lastranezza


Tornato a Girgenti per partecipare ai festeggiamenti degli 80 anni di Giovanni Verga, Pirandelo è accolto dalla ferale notiza della morte della sua balia, Maria Stella, Come non bastasse il funerale è inficiato da una grana burocratica: il loculo è già occupato e solo una “mancia” all’impiegato comunale potrà risolvere il problema. Nell’attesa che si possa inumare la bara di Maria Stella, Pirandello conosce meglio i due becchini, Nofrio e Bastiano che scopre essere teatranti, anima della filodrammatica del paese. Pur essendo impegnato della redazione della sua nuova commedia che gli dà molto da pensare, Pirandello è incuriosito dall’attività amatoriale dei due cassamortari e si intrufola di soppiatto a qualche prova né manca di partecipare alla prima dove la vita vera irrompe sul palco interrompendo la rappresentazione, l’indesiderato colpo di scena è la scintilla che sblocca il grande autore e un anno dopo invita anche i due becchini alla prima al teatro Valle di quella che diventerà la sua opera più famosa: Sei personaggi in cerca d’autore.



La stranezzza


La stranezza si potrebbe applicare anche al taglio dato dal regista all’opera: dopo anni di biopic che analizzano episodi cruciali della vita di artisti o politici, la genesi di un’opera fondamentale del teatro contemporaneo nasce da una “fantasia” una rielaborazione fittizia della realtà in grado di raccontare molto bene il processo che porta alla creazione del capolavoro pirandelliano e per giunta lo fa mescolando l’alto e il basso, già nella scelta dei protagonisti: il poliedrico attore simbolo del cinema d’autore italiano, Toni Servillo e il duo comico di origine televisiva, Ficarra e Picone.
I tre protagonisti sono molto bravi e incarnano perfettamente la contrapposizione tra le vette autoriali e il teatro amatoriale che ancora si nutre della commedia dell’arte, del canovaccio di tradimenti e travestimenti con famoso “acetum italicum” la pungente satira che fa esplodere la prima interruzione dello spettacolo: l’impiegato comunale amante delle mazzette si riconosce in uno dei personaggi e a nulla vale la trita giustificazione che si tratta di un’opera di fantasia, il dramma vero scoppia però poco dopo rompendo l’amicizia di Bastiano e Nofrio: il primo ha una sorella, Santina, di cui è gelosissimo e crede che la ragazza sia innamorata di Fofò, anche lui facente parte della filodrammatica, in realtà Santina è l’amante di Nofrio e proprio Fofò fa in modo che Bastiano scopra il doppio tradimento della sorella e del migliore amico.
Un anno dopo, quando ricevono l’invito di Pirandello per la prima del suo nuovo spettacolo, è la prima volta che Nofrio e Bastiano si ritrovano e partono insieme non senza frecciatine, a placare gli animi sarà lo spettacolo a cui assistono, un’opera strana, così insolita da scatenare le ire del pubblico eppure all’umile becchino Bastiano è riservata la battuta più bella e risolutiva della pellicola il cui succo è “non ci ho capito niente ma mi è piaciuto”. Ecco in un periodo in cui tutta l’arte viene letta e rilanciata dai social secondo il gusto contemporaneo, l’invito di lasciarsi conquistare dalla bellezza dell’arte e “sentirla” anche se non la si capisce/conosce fino in fondo, è bellissimo.

Who’s That Girl?

USA 1987 Warner Bros
con Madonna, Griffin Dunne, Haviland Morris, John McMartin, Bibi Besch, John Mills, Robert Swan, Drew Pillsbury, Coati Mundi, Dennis Burkley, James Dietz
regia di James Foley


Whosthatgirl


Nikki Finn esce per buona condotta dal carcere dove ha scontato quattro anni di galera per il presunto omicidio del suo fidanzato. L’intenzione della ragazza, appena uscita dal carcere è scoprire il vero mandante dell’omicidio e ristabilire il proprio onore, le basta ritrovare il killer che ha ucciso l’uomo e conosce la banca dove è depositata la cassetta di sicurezza di cui il fidanzato le aveva affidato la chiave che Nikki ha conservato gelosamente. Il mandante dell’omicidio è un magnate immobiliare e appena saputo che Nikki è uscita di galera incarica il futuro genero, il timido avvocato Loudon Trott, di assicurarsi che la ragazza lasci immediatamente la città. Loudon deve anche occuparsi di un felino che va consegnato a un altro cliente ma quello che crede un semplice gatto è in realtà un raro felino biondo della Patagonia. Ovviamente il gattone e la ragazza gli stravolgeranno la vita.

Il terzo film di Madonna fu un flop anche se la commedia non era male ai tempi e rivista oggi non ha perso lo smalto della sua sgangherata rivisitazione della screwball anni’30.
Del resto gli anni ’80 sono caratterizzati dalle commedie demenziali e strambe fanciulle che sconvolgono la vita ad integerrimi professionisti e il film in questione si ascrive perfettamente al filone

Who’s That Girl? è funzionale alla costruzione della carriera della pop star -non a caso l’omonima canzone di coda, diventò un singolo di successo- e negli anni’80 Madonna s’ispirava fortemente alle dive del cinema, Marilyn in particolare e anche se la citazione più esplicita della pellicola è Susanna! con l’indomita ragazza che doma il felino, nel film di Hawks con una canzone, qui con il fischio riservato solitamente ai tassisti, Madonna non evita di cercare di emulare la sua diva di riferimento, la recitazione non è il massimo ma il personaggio risulta divertente nella sua stramberia.
Divertenti anche i ruoli di contorno: Wendy, la fidanzata di buona famiglia di Lauden ha una “passione” per i tassisti, i poliziotti che seguono Nikki e quelli della stradale che inseguono le damigelle rapite dal killer sono una parodia dei serial più in voga: Miami Vice e Chips.

Back Page

USA 1933
con Peggy Shannon, Russell Hopton, Claude Gillingwater, Edwin Maxwell, Sterling Holloway, Rockliffe Fellowes, Richard Tucker, Bryant Washburn
regia di Anton Lorenze



Backpage


Jerry Hampton è una reporter in carriera che fa uno scoop su un magnate, il direttore non vuole pubblicare l’articolo per non pestare i piedi al pezzo grosso e la licenzia. Il fidanzato di Jerry le consiglia di tentare di far carriera in un giornale di provincia e le dice che ad Apex, sua città d’origine, c’è un posto libero. Jerry accetta e fatica a superare le titubanze del vecchio proprietario che non vuole una ragazza a dirigere il suo giornale ma presto nasce un’amicizia e Jerry riuscirà a sventare la perdita del giornale e a smascherare il tentativo del banchiere locale di frodare i concittadini

Graziosa commedia pre-code diretta da un regista probabilmente famoso che gira sotto pseudonimo per avere più libertà (fonte MUBI).
Gran parte del film si gioca sullo stupore di trovarsi davanti una ragazza (Jerry sta per Geraldine) invece di un uomo ma queste battute circolano ancora oggi nelle serie tv quindi sono più che accettabili in un film di 90 anni fa.
Se le commedie anni ’30 esaltano le smart girls le ragazze sveglie, Jerry è la più sveglia di tutte, già a New York era stata l’unica a scoprire che il suicidio dell’amante di un riccone era stato indotto dall’uomo quando si era stufato della ragazza, la notizia bucata dal direttore newyorkese tornerà buona nel finale perché l’individuo è complice del banchiere locale che prima ha venduto a tutti i cittadini le azioni di una compagnia petrolifera che cercava il petrolio nei dintorni, poi dopo aver detto che il pozzo non aveva dato frutti aveva cercato di ricomprare le azioni a un prezzo basso per scongiurare la bancarotta dei cittadini, in realtà per lucrare sul petrolio che invece era stato trovato. Jerry riesce a smascherare l’inghippo e raddrizza anche il fidanzato, nipote del banchiere disonesto.
La storia d’amore resta abbastanza in secondo piano viene dato molto più spazio al legame quasi paterno che la giornalista costruisce con il vecchio Webster, il proprietario del giornale sul punto di perdere il quotidiano sempre per i raggiri del banchiere.
La produzione è a basso costo ma gli abiti della protagonista sono deliziosi ed è un piacere vederla tener testa a tutti gli uomini in raffinati abiti da sere o eleganti abiti da lavoro anche se fuori luogo in un paesino come Apex.

Mr. Sardonicus

USA, 1961, Columbia
con Oskar Homolka, Ronald Lewis, Audrey Dalton, Guy Rolfe, Vladimir Sokoloff, Erika Peters, Lorna Hanson
regia di William Castle


Mrsardonicus


Sir Robert Cargrave, medico di fama nella Londra vittoriana, viene contattato da Maude Sardonicus, il grande amore della sua vita andata sposa a un barone dell’Europa centrale. Cargrave lascia tutto per recarsi in Gorslava, qui scopre la triste vita di Maude, sposata a un uomo crudele il cui viso è perennemente nascosto da una maschera. Il barone Sardonicus racconta al medico la sua storia, la causa sovrannaturale della smorfia che gli deturpa il volto. Quando le tecniche del medico falliscono, Sardonicus pretende che Cargrave usi su di lui delle tecniche sperimentali, minacciando di sfigurare Maude. Cargrave riesce a restituire il volto originale al barone e può finalmente lasciare il castello con Maude, ma poco prima che il treno parta Krull, il fido servitore di Sardonicus, richiama il medico al castello perchè il barone non riesce più ad aprire la bocca, Cargrave spiega che ha usato un placebo pertanto il blocco del barone è di carattere psicologico, ma Krull, memore delle vessazioni subite dal suo padrone, gli racconta una storia diversa.

William Caste, maestro degli horror di serie B, anche questa volta s’inventa una nuova trovata: come dice la locandina, Mr. Sardonicus è il primo film con presunto doppio finale scelto in base alla partecipazione -fittizia- del pubblico. Il regista appare in una brumosa notte londinese per introdurre il tema del film, i ghouls figure demoniache che si nutrono di cadaveri e il barone Sardonicus è una loro vittima o per lo meno vittima delle credenze legate a queste figure: le cause del suo ghigno sardonico (dall’espressione medica facies sardonica) sono dovute al fatto che l’uomo per riscuotere l’ingente vincita alla lotteria che gli permetterà di acquistare la baronia, deve disseppellire, su insistenza dell’avida prima moglie, il cadavere del padre dato che il biglietto è rimasto nel panciotto del genitore. L’esperienza traumatizza il giovane causandogli un’orrida smorfia perenne che ricorda il ghigno del teschio paterno. La smorfia in questione è l’elemento più risibile del film, un trucco visibilmente di plastica anche se vuole citare il tragico sorriso di Gwynplaine.
La trama è scorrevole, anche prevedibile, fino al sotto finale in cui torna in scena il regista: la vicenda di Sardonicus si è conclusa bene ma le sue malefatte, le donne torturate nel corso degli anni non meritano vendetta? Il regista si rivolge al pubblico chiedendo di votare con pollice verso se ritengono che Sardonicus debba scontare i suoi peccati o pollice alto se il barone merita di essere perdonato.
Ovviamente l’abile siparietto con la conta dei voti rivolgendosi direttamente al pubblico in sala si conclude con la condanna di Sardonicus e il finale è la parte più inquietante dell’intero film: il dottore spiega a Krull che la cura sperimentale era solo un placebo e che raccontandolo al barone, questi sarebbe riuscito a superare anche il blocco della mascella che altrimenti lo avrebbe portato a morire di stenti, ma Krull, che aveva perso un occhio per aver osato disobbedire al padrone assapora (letteralmente) la sua vendetta e dopo avergli detto di non aver raggiunto in tempo il treno su cui erano partiti Cargrave e Maude, inizia a degustare il sontuoso pasto del barone ormai conscio che non potrà più mangiare e bere in vita sua. Scena perfetta grazie alla bravura dell’attore che interpreta Krull, Oskar Homolka che, ricordiamo, era stato il protagonista di Sabotaggio (1936) di Hitchcock.

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Italia 1970
con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Orazio Orlando, Sergio Tramonti, Filippo De Gara, Arturo Dominici, Vittorio Duse, Vincenzo Falanga, Aldo Rendine, Massimo Foschi, Aleka Paizi, Salvo Randone, Ugo Adinolfi, Gino Usai, Giuseppe Terranova, Pino Patti, Giacomo Bellini, Roberto Bonanni, Guido Buzzelli, Fulvio Grimaldi, Giuseppe Licastro, Franco Marletta
regia di Elio Petri


Indagine su un cittadino aldisopradi ogni sospetto


Nel giorno in cui viene promosso a capo della sezione politica della questura, un dirigente di polizia uccide la propria amante a cui lo legava un rapporto morboso. L’uomo lascia volutamente molti indizi sul luogo del delitto certo che la sua posizione lo protegga da ogni incriminazione. In un delirante crescendo di depistaggi e aggiunta di nuove prove, con la certezza di essere stato riconosciuto dal vicino, a sua volta amante della vittima e attenzionato come anarchico, arriva finalmente il giorno in cui i suoi superiori non possono più nascondere l’evidenza: faranno di tutto per coprirlo come immaginato dal colpevole?



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Capolavoro di Elio Petri, il film ha un ruolo importante non solo nella storia cinematografica italiana ma anche nel contesto storico italiano: la pellicola uscì pochi mesi dopo la strage di Piazza Fontana che aveva innescato la strategia della tensione e l’inizio degli anni di piombo, il delicatissimo momento storico permise l’uscita dell’opera senza che incappasse nelle maglie della censura o che venisse sequestrata come richiesto da alcuni esponenti della Questura di Milano; il dibattito politico scatenato attorno al film lo rese campione d’incassi di quell’anno ma per il suo insindacabile valore artistico, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ottenne anche numerosi riconoscimenti, sia in Italia che all’estero, tra cui la statuetta per il miglior film straniero agli Oscar del 1971 e il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 1970.



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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si segnala per l’interpretazione superlativa di Volonté, la musica come sempre geniale di Morricone e la commistione di stili utilizzata dal regista: un giallo che gioca con il grottesco e l’onirico e anche nelle scelte stilistiche utilizza topos ben noti al pubblico del periodo la sola scena inziale presenta dettagli che rimandano ai generi più in voga negli anni ’60: dettagli degni di uno spaghetti western, la spogliazione della vittima già col rigor mortis e un pallore esagerato che richiamano la stagione gotica e anticipano Dario Argento che avrebbe fatto delle ville liberty le ambientazioni dei suoi più grandi successi. Anche l’appartamento di Augusta Terzi presenta degli interni liberty meravigliosi che vengono definiti dannunziani per indicare lo stile di vita disinibito e bohémien della donna, un’annoiata divorziata attratta dal potere che esercita il protagonista di cui non viene mai fatto il nome, Augusta esalta perversamente il lato oscuro dell’amante che spinge ad infrangere le leggi che deve tutelare e con cui si diverte a ricostruire morbosamente i casi di omicidi risolti dal poliziotto
Contrapposto all’appartamento dannunziano di Augusto c’è l’appartamento del dirigente: moderno, di design, razionale come apparentemente è l’investigatore, è una casa vuota poco abitata dato che gran parte del suo tempo il protagonista lo passa in questura, un ambiente di stile brutalista di nome e di fatto dove il potere esercita le sue angherie nel modo più feroce, anche solo nella scala gerarchica, basti pensare al diverso atteggiamento verso il sottoposto Panunzio e all’ossequiosità verso il Prefetto.

La signora Harris va a Parigi

Mrs. Harris Goes to Paris
GB 2022
con Lesley Manville, Jason Isaacs, Isabelle Huppert, Alba Baptista, Anna Chancellor, Lucas Bravo, Lambert Wilson, Rose Williams, Ellen Thomas, Roxane Duran, Christian McKay, Guilaine Londez
regia di Anthony Fabian



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Londra anni ’50: l’attempata Mrs.Harris fa la cameriera a ore nel ricordo del marito disperso in guerra fino a quando nel guardaroba di una lady da cui va a fare le pulizie non vede un abito Dior originale e se ne innamora al punto da voler risparmiare per comprarsene uno. Per una serie di ragioni il progetto diventa possibile e la signora Harris parte per Parigi dove dovrà scontrarsi con lo snobismo di alcune clienti e della direttrice dell’atelier. Altri incontri favorevoli però le permetteranno di realizzare il suo sogno e di salvare anche la Maison a rischio fallimento.



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Favola dai buoni sentimenti che ricorda un po’ le atmosfere di Emily in Paris non a caso tra i protagonisti figura Lucas Bravo, il cuoco di cui è innamorata Emily e che qui veste i panni del timidi contabile che si innamorerà della modella esistenzialista e salverà la Maison Dior dal fallimento creando una linea di profumi e quant’altro permetta anche al ceto medio di sognare i fasti della grande casa di moda.
Ambizioni di critica sociale all’acqua di rose per una commedia che punta più ai toni favolistici: Parigi è piena d’immondizia per colpa degli intrallazzi del re dell’immondizia la cui moglie, Madame Avallon, dipinta come una vera strega snob, è la più accesa nemica della signora Harris che invece può contare sull’appoggio del Marchese de Chassagne, anche se pure lui rischia qualche involontario svarione classista.
Lo spunto più originale del film è quello di aver scelto una protagonista di mezza età per ricordare di non smettere di sognare e continuare a credere nell’amore. Tra fiaba e legge dell’attrazione (a un certo punto tutto si mette a funzionare e in pochi giorni Mrs, Harris può realizzare il suo sogno dopo tanto penare); la nostra eroina, come in ogni fiaba, resta sempre -troppo- di buon cuore e rischia di rovinare il suo sogno in un sottofinale fintamente amaro che poi si rivela ultra zuccheroso ma il messaggio rimane positivo e la commedia risulta molto gradevole grazie anche ai favolosi costumi di Jenny Beavan.