Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Italia 1970
con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Orazio Orlando, Sergio Tramonti, Filippo De Gara, Arturo Dominici, Vittorio Duse, Vincenzo Falanga, Aldo Rendine, Massimo Foschi, Aleka Paizi, Salvo Randone, Ugo Adinolfi, Gino Usai, Giuseppe Terranova, Pino Patti, Giacomo Bellini, Roberto Bonanni, Guido Buzzelli, Fulvio Grimaldi, Giuseppe Licastro, Franco Marletta
regia di Elio Petri


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Nel giorno in cui viene promosso a capo della sezione politica della questura, un dirigente di polizia uccide la propria amante a cui lo legava un rapporto morboso. L’uomo lascia volutamente molti indizi sul luogo del delitto certo che la sua posizione lo protegga da ogni incriminazione. In un delirante crescendo di depistaggi e aggiunta di nuove prove, con la certezza di essere stato riconosciuto dal vicino, a sua volta amante della vittima e attenzionato come anarchico, arriva finalmente il giorno in cui i suoi superiori non possono più nascondere l’evidenza: faranno di tutto per coprirlo come immaginato dal colpevole?



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Capolavoro di Elio Petri, il film ha un ruolo importante non solo nella storia cinematografica italiana ma anche nel contesto storico italiano: la pellicola uscì pochi mesi dopo la strage di Piazza Fontana che aveva innescato la strategia della tensione e l’inizio degli anni di piombo, il delicatissimo momento storico permise l’uscita dell’opera senza che incappasse nelle maglie della censura o che venisse sequestrata come richiesto da alcuni esponenti della Questura di Milano; il dibattito politico scatenato attorno al film lo rese campione d’incassi di quell’anno ma per il suo insindacabile valore artistico, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ottenne anche numerosi riconoscimenti, sia in Italia che all’estero, tra cui la statuetta per il miglior film straniero agli Oscar del 1971 e il Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 1970.



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Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto si segnala per l’interpretazione superlativa di Volonté, la musica come sempre geniale di Morricone e la commistione di stili utilizzata dal regista: un giallo che gioca con il grottesco e l’onirico e anche nelle scelte stilistiche utilizza topos ben noti al pubblico del periodo la sola scena inziale presenta dettagli che rimandano ai generi più in voga negli anni ’60: dettagli degni di uno spaghetti western, la spogliazione della vittima già col rigor mortis e un pallore esagerato che richiamano la stagione gotica e anticipano Dario Argento che avrebbe fatto delle ville liberty le ambientazioni dei suoi più grandi successi. Anche l’appartamento di Augusta Terzi presenta degli interni liberty meravigliosi che vengono definiti dannunziani per indicare lo stile di vita disinibito e bohémien della donna, un’annoiata divorziata attratta dal potere che esercita il protagonista di cui non viene mai fatto il nome, Augusta esalta perversamente il lato oscuro dell’amante che spinge ad infrangere le leggi che deve tutelare e con cui si diverte a ricostruire morbosamente i casi di omicidi risolti dal poliziotto
Contrapposto all’appartamento dannunziano di Augusto c’è l’appartamento del dirigente: moderno, di design, razionale come apparentemente è l’investigatore, è una casa vuota poco abitata dato che gran parte del suo tempo il protagonista lo passa in questura, un ambiente di stile brutalista di nome e di fatto dove il potere esercita le sue angherie nel modo più feroce, anche solo nella scala gerarchica, basti pensare al diverso atteggiamento verso il sottoposto Panunzio e all’ossequiosità verso il Prefetto.

Milano rovente

Italia 1973
con Antonio Sabàto, Philippe Leroy, Marisa Mell, Antonio Casagrande, Carla Romanelli, Alessandro Sperlì, Tano Cimarosa, Franco Fantasia, Ugo Bologna
regia di Umberto Lenzi



Milanorovente


Salvatore Cangemi gestisce il racket della prostituzione milanese, un giorno una delle sue migliori ragazze viene ritrovata annegata: è il messaggio del malavitoso corso Roger Daverty che vuole usare le prostitute di Cangemi per smerciare l’eroina. Cangemi rifiuta la proposta e inizia una guerra tra i due clan. Lino Caruso, il vice di Cangemi, propone di rivolgersi al mafioso americano tornato in Sicilia, Billy Barone per trovare una soluzione. Barone finisce per far accordare Cangemi e il Francese ma il siciliano viene truffato da Jasmine, la donna di cui è innamorato e che è in combutta con Daverty. Quando lo raggiunge per la resa dei conti, Cangemi trova il francese già morto: Billy Barone, con l’aiuto di Lino, ha tramato per impossessarsi di tutti i traffici.



Milano rovente


Il primo poliziottesco di Lenzi lascia la polizia in secondo piano insieme ai mitici inseguimenti automobilistici che caratterizzeranno il genere, e racconta una storia legata ancora ai vecchi cliché della mafia” buona” quando è dedita alla prostituzione contro quella “cattiva” che non si fa scrupolo di smerciare droga, il modello alto è Il Padrino ma il racconto di come Cangemi e Caruso iniziano la carriera nel racket grazie alla bontà di una corregionale che divideva con loro i frutti della prostituzione occasionale, oggi risulta improponibile come è piuttosto risibile la figura del malavitoso in fuga che trova il tempo di andare a trovare la vecchia madre al ricovero trovandola in punto di morte e rimembrando il ritorno al paese.



MilanoRovente


Siamo anche negli anni d’oro delle commedie scollacciate e le retate di prostitute sono un modo per alzare le gonne e mostrar natiche a favor di macchina da presa; tolte queste sbavature figlie dei tempi, il film è decisamente solido nell’escalation tra lo scontro tra le due bande e nel mostrarne la violenza. Da menzionare la tortura con l’elettricità ai genitali di Caruso, che mi ha ricordato, più per la costruzione della scena, la tortura di 007 in Casino royale.
Come sempre resto fortemente impressionata dal reparto scenografico dei film italiani anni ’70 che pure non nascono come opere di punta della produzione cinematografica: stavolta poco spazio al design dei ricconi ma indimenticabile l’appartamento blu di Cangemi che ripropone lo stile dei suoi night.
Milano sarà rovente ma nella fotografia è soprattutto livida e notturna.

La mala ordina

La mala ordina

Italia 1972
con Mario Adorf, Henry Silva, Woody Strode, Adolfo Celi, Luciana Paluzzi, Sylvia Koscina, Franco Fabrizi, Francesca Romana Coluzzi, Femi Benussi, Peter Berling, Cyril Cusack, Gianni Macchia, Renato Zero
regia di Fernando Di Leo

Il boss newyorkese Corso invia due killer a Milano per uccidere Luca Canali un magnaccia di poco peso sospettato di aver rubato una partita di droga. I due killer si appoggeranno al boss Vito Tressoldi, il vero organizzatore della truffa agli americani che fa di tutto per eliminare Canali perché gli americani non scoprano il suo gioco, arrivando a far uccidere anche la moglie e la figlia del pappone ma questo omicidio scatena la furia di Canali che si vendica mortalmente dei suoi nemici.

Secondo capitolo della Trilogia del milieu di Fernando Di Leo a cui Tarantino si è ispirato per la coppia di killer di Pulp Fiction, un bianco e un nero come i due killer spediti in Italia dal padrino newyorkese. David Catanìa e Frank Webster vengono scelti perché parlano italiano, uno per le origini l’altro per aver combattuto in Italia durante la guerra, doppiati con un accento alla Stanlio e Ollio senza però sbagliare un congiuntivo.



Lamalaordina


Contraddizioni che rappresentano bene i poliziotteschi e i gialli anni ’70 considerati b movie dove poi trovi arredi di design che oggi non entrano neppure nella miglior produzione a grosso budget e un attenzione incredibile per il colore e la composizione dell’immagine, anche sperimentale come nelle scene dei “contestatori” dove nel gruppo di Triny compare regolarmente un giovanissimo Renato Zero quasi sempre con bombetta. La scena che mi ha colpito di più è quella in cui Canali va a telefonare da una cabina a Tressoldi chiedendogli perché lo cerca e l’attraversamento della piazza è ripreso dai buchi del logo della Sip poi la macchina da presa scende senza stacchi e riprende la telefonata in primo piano.



Lamalaordina


Luca Canali è il prototipo malavitoso dell’uomo tranquillo che si scatena quando lo toccano negli affetti più cari: Don Vito nel confronto finale in cui gli confessa di aver ordito il colpo ai danni degli americani si stupisce che un uomo del suo valore sia rimasto in un ruolo marginale, un semplice uomo da casino. Neppure il magnaccia si spiega la sua furia, nata dalla disperazione.



La mala ordina


L’uomo che si fa vendetta da solo, in cui scatta la violenza più efferata quando viene toccato nel vivo non è un tema nuovo, anzi è tipico dei noir, in particolare degli anni ’70 ma la forza quasi sovrumana con cui Canali si libera della carcassa dell’auto per tacere del super capoccione con cui sventra telefoni o sfonda il vetro del camioncino al termine del celebre inseguimento sui Navigli, anticipano gli eroi anni ’80 alla Stallone e/o Schwarzenegger.

Secessioni Europee – Monaco Vienna Praga Roma – L’onda della modernità

SecessioniChiude domenica 21 gennaio la mostra che Palazzo Rovella, a Rovigo, dedica alle Secessioni Europee, indagando in particolare le esperienze di Monaco, Vienna Praga e Roma.
Monaco è la prima città dove lo spirito innovativo dei giovani artisti si ribella alla vecchia concezione dell’arte e nel 1893 organizza una sua esposizione in contrasto con l’associazione ufficiale degli artisti monacensi; animatore del movimento è Franz von Stuck, simbolista di cui sono esposte diverse opere, anche bronzi, tra cui spiccano Lucifero con i bozzetti preparatori e una Medusa. Peccato la presenza di un solo disegno dell’attrice Tilla Durieux che non rappresenta esaurientemente il ruolo della modella della celebre Circe.



Tillacirce


La Secessione Viennese è sicuramente la più nota delle esperienze mitteleuropee secessioniste perché identificata come l’espressione austriaca dell’art nouveau soprattutto per la sua filosofia d’investire tutti gli aspetti dell’arte e in mostra è l’unica sezione a presentare oggetti di design, soprattutto dell’immancabile Josef Hoffmann, le diverse opere di Gustav Klimt, dai manifesti (uno presente anche alla mostra sul Liberty di Trieste) ai dipinti, sono l’attrazione principale dell’esposizione che rivela anche delle sorprese come un dipinto di Koloman Moser, Venus in der Felsgrotte, di cui è più nota l’opera grafica con degli ottimi esempi in mostra, tra cui una copertina di Ver Sacrum. Un nucleo di opere di Josef Maria Auchentaller, rivelano, soprattutto negli smalti per fibbia, portapillole e portasigarette, il più squisito gusto art nouveau.



Josef Maria Auchentaller


Se lo spirito secessionista si espande nell’Europa d’inizio novecento attraverso gli scambi e contatti tra le diversi correnti secessioniste, la mostra di Rovigo cerca di indagare gli aspetti peculiari di ogni nazione, così della Secessione Praghese mette in luce i caratteri mistici legati alla tradizione occultista della capitale ceca: La messa di Astarte di Josef Vachal, Vampiro di František Kobliha, Evocazione di Rudolf Adámek, Fiamma Nera (Salomè) di Jan Konůpek, sono acune delle diverse opere che già dal titolo indicano i percorsi prediletti della Secessione Praghese.



PlinioNomellini RitrattoGraziaDeledda


La Secessione Romana (1912-1917) raccoglie le avanguardie artistiche che non si riconoscono nell’esperienza futurista, il manifesto è di Balla che ha già abbandonato la corrente fondata da Marinetti, in mostra troviamo la visione orientale di Galileo Chini, gli afflati simbolisti della Santa Lucia di Giulio Bargellini, il divisionismo di Nomellini nel ritratto di Grazia Deledda; io ho trovato incantevole Preludio lunare – Ricordo di viaggio di Mario Reviglione e la scultura Idolo di Attilio Selva.