La grandezza del genio sta nel farti predere la cognizione del tempo: ho sempre pensato che prima o poi avrei visto Marcel Marceau dal vivo, dimenticando la caducita’ della natura umana
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Giu’ per il tubo
Roddy e’ un topo da compagnia che si sta godendo un periodo di totale liberta’ mentre la sua padroncina e’ in vacanza, ma le sue scampagnate sul modellino della Ferrari vengono interrotte dall’improvviso arrivo di un topo di fogna. Nel tentativo di liberarsene Roddy finisce giu’ per lo scarico e scopre un nuovo mondo..
Pur cavalcando la moda (ormai decisamente logora) di riproporre le scene cult dei blockbuster quest’ultimo lavoro della Dreamworks in collaborazione con gli studi Aardman Features di Wallace&Gromit, sembra ispirarsi, molto liberamente, alla favola di La Fontaine del topo di citta’ e del topo di campagna, per cui lo schizzinoso Rodney entrando in contatto con i liberi topi di fogna capisce le limitazioni della sua vita di dorata prigionia; un’altra citazione decisamente inconsueta per il genere e’ l’omaggio al mimo Marcel Marceau.
Da un punto di vista grafico, il connobio tra le tecniche di computer grafica e la plastilina danno una dimensione molto terragna alla scenografia che ben si adatta alla comicita’ di grana un go’ grossa (per gli standard di un carton, sia ben inteso!) proposta dalla storia: tra scarichi fognari, rutti e gag molto fisiche non si toccano i vertici dell’eleganza, ma e’ proprio questa dimensione irriverente a far funzionare il film.
Perfetto per chi si chiede cosa faccia il proprio animale domestico quando si e’ assenti e per chi rimase traumatizzato nei primi anni ‘80 da quella pubblicita’ in cui un vischioso prodotto per il WC sterminava dei teneri (nella rappresentazione) nemici dell’igiene.