Ieri ho visto il serale di MusicFarm; l’evento sta nel fatto che, credo per la prima volta, sono riuscita a vedere un’ intera puntata di un reality-show senza aver mai la tentazione di cambiare canale neppure quando Franco Simone e Mietta hanno duettato la canzone di Michele Zarillo, che non e’ esattamente un autore (?) che rientra nelle mie corde. Sara’ che la puntata di ieri era molto spoglia per onorare la morte del Papa, mancava quindi l’ospite d’onore Valeria Marini e Simona Ventura vestita a lutto ha evitato di cantare, pero’ mi ‘e parso di scorgere dietro la formula del reality uno scheletro che ricorda i programmi che hanno fatto grande la televisione italiana: Canzonissima, 7voci, varietà di cui ho un ricordo vaghissimo perche’ ero molto piccola ma che avevano come fulcro la gara canora e non e’ un caso se le vecchie glorie rinchiuse nella farm si mangiano in un sol boccone le giovani ugole d’oro, mi sembra di intravedere una cesura netta a livello qualitativo tra i vecchi (Baccini compreso) e i giovani che, pur di talento, sono totalmente privi della capacita’ di tenere il palcoscenico (salvo solo una Dolcenera quasi geniale) non solo per inesperienza ma credo anche per non aver vissuto, neppure da spettatori la grande stagione televisiva degli anni ‘60 e ‘70.
Pur non essendo una grandissima amante dei reality preferisco quelli di questo genere agli altri in cui bisogna faticare o patire la fame (L’isola dei famosi o La fattoria) che trovo particolarmente di cattivo gusto. Musicfarm mi lascia ben sperare: forse il reality e’ un passaggio obbligato per rinverdire la formula del varieta’ televisivo.
Categoria: Televisione
L’om dra fioca
Lo spot pubblicitario sulla nazionale di bob giamaicana, sponsorizzata dalla Fiat, passato dagli schermi televisivi a quelli delle sale cinematografiche e’ oggettivamente simpatico, anche se, essendoci la Fiat di mezzo, l’incongruenza ci scappa.
Per chi non lo ricordasse il plot e’ questo: nel bar di un paesino di montagna entra un uomo terrorizzato e in dialetto urla : “la’ fuori c’e’ un gigante! pieno di braccia!” al che la barista angosciata si porta le mani alla bocca mormorando “l’om dra fioca”, la didascalia pero’ non traduce l’uomo della neve ma bensi’ Lo yeti! Sara’ un mio limite ma non riesco ad immaginarmi l’abominevole abituato alle altezze e alle vastita’ dell’Himalaya adattarsi alle (per lui) modeste vette di Alpi e Appennini!
Inoltre questa pubblicita’ mi ha richiamato alla mente qualcosa di ancestrale: la prima volta che l’ho vista e’ stato proprio l’espressione “l’om dra fioca”a farmi riconoscere l’uso del dialetto piemontese e mi rode non essere a conoscenza di nessun leggendario “om dra fioca” che si manifesti nelle nostre valli: il mio bagaglio antropologico si limita a 2 “om savarghi” (selvaggi) e a un “re di buss” (re delle bisce) che non so neppure se faccia testo dato che il fantomatico sovrano delle serpi era una farneticazione dell’ubriacone del paese che io ho visualizzato come un Sir Biss piu’ cattivo.
Lost
Un gruppo di sopravvissuti ad un disastro aereo si ritrova su una strana isola, abitata da fantomatici e terrificanti animali, tagliato fuori da ogni possibilita’ di comunicazione con il mondo esterno.
Questa in sintesi la base su cui si sviluppano le vicende della nuova serie televisiva trasmessa da Fox da martedi’ scorso.
Campione di ascolti in America e con una trama sulla carta avvincente, Lost si e’ rilevata molto deludente: la scenografia un po’ fasulla ed ultrapatinata non mi pare l’ideale per un serial dai risvolti horror ma soprattutto i dialoghi sono tremendi. L’incontro tra Jack, il dottore, e la bella Kate, destinati a diventare i leader della comunita’, avviene cosi’: lui dopo aver coraggiosamente soccorso i compagni si rincantuccia in un angolo per controllare le proprie ferite, passa lei, leggermente stralunata e lui le chiede se sa cucire, se abbia mai riparato un paio di jeans, la fanciulla ammette di aver cucito le tende del suo appartamento al che il dottore la invita a suturargli la ferita che ha sulla schiena, dopo qualche titubanza Kate accetta e aperto un kit da cucito da viaggio che era stato rinvenuto tra i rottami dell’aereo, chiede a Jack se ha qualche preferenza sul colore con il quale dovra’ ricucirlo!
La sceneggiatura monotona non aiuta ad appassionarsi ai numerosi segreti che l’isola cela, la regia e’ tipicamente televisiva, senza guizzi.
Da come sono analizzati i rapporti che si instaurano nel gruppo, che piu’ malassortito non poteva essere, mi sorge il dubbio che questo telefilm nasca sull’onda del successo di reality dedicati alla sopravvivenza e il paragone con L’isola dei famosi (negli States Celebrity Survivor) e’ sempre incombente.
Probabilmente la serie avra’ successo anche da noi, ma io non continuero’ a seguirla neppure quando arrivera’ sui canali in chiaro, sara’ che sono cresciuta guardando I sopravvissuti…
because the night belongs to us

FuoriOrario e’ tornato alla normale programmazione
L’amaro caso di FuoriOrario
Finora ho cercato di mantenermi calma e di portare pazienza, ma
dopo aver visto che il nuovo numero di FilmTV liquida la programmazione
della prossima settimana di FuoriOrario con una laconica indicazione del
titolo inizio veramente ad innervosirmi!
Da sue settimane, da quando il Papa
e’ stato ricoverato, lo spazio notturno del venerdi’ sabato e domenica,
solitamente dedicato al cinema e’ stato eliminato per far posto a
Rainews24 perche’ la Rai non puo’ perdersi nemmeno un secondo della
possibile agonia del Papa.
Se e’ stupido il fatto che di tre canali
televisivi siano andati a toccare l’unico che ha una programmazione notturna
degna di questo nome, a differenza di quella delle altre due, fatta solo di
repliche , quanto e’ disgustoso appostarsi come un’avvoltoio ad aspettare la
morte di quello che e’ fondamentalmente un vecchio malato per essere
protagonisti di uno dei piu’ grandi eventi mediatici dei nostri tempi?
E
quanto sarebbe infingardo nascondersi dietro la scusa della malattia del Papa,
se c’e’ una volonta’ di chiudere il programma?
Perche’ Sanremo e’ Sanremo!
Sulla
scalinata sberluccicante un musicista, con piglio onanistico, brandisce la sua
chitarra e dandoci dentro di distorsore esegue l’inno nazionale.. Purtroppo mi
sono persa le immagini di Wenders, e mi sono sorbita solo lo spirito
americaneggiante e nazionalista dell’apertura.
Scenografia alla polvere di
stelle e nessun tripudio di fiori sul palco: il festival di Sanremo senza fiori
e’ come Natale senza panettone! Mi si obiettera’ che il rinnovamento era
necessario, pero’ i fiori si potevano disegnare con il laser, farli cadere
dall’alto o che so io ..
L’unica innovazione che avrei sinceramente
apprezzato sarebbe stata l’uscita dal cliche’ delle due conduttrici: la strafiga
sempre perfetta e l’altra che la butta sull’ironia, i paragoni con le autostrade
erano imbarazzanti e la gag della discesa delle scale risale ai varieta’ degli
anni ‘70 con la strepitosa Mondaini, per un momento quando ho visto la Clerici
ferma sulle scale con quell’abito improponibile ho sperato che attacasse
Sentimental con tanto di boys: quanto mi piacerebbe che una volta tanto
fosse la bruttina a fare la vamp e la bellona facesse la svampita (ruolo che
alla Felini verrebbe naturale).
Come al solito non riesco ad andare oltre
alla prima esibizione, pago il mio debito con l’abitudine e la tradizione e poi
cambio canale.
Carnivale
La serie tv tanto attesa, prodotta dalla HBO e vincitrice di 5 Emmy, si e’ dimostrata all’altezza delle aspettative.
La fusione tra il mondo di Linch e quello di Burton per ora e’ piu’ visibile nei
personaggi: a guidare la tribu’ di freak di Carnivale c’e Michael J.
Anderson, il nano di Twin Peaks e nel circo vivono due sorelle siamesi ed un gigante interpretato dallo stesso attore di Big Fish.
Come ci racconta Anderson nel prologo in ogni generazione nasce un
figlio della luce ed uno delle tenebre fino a quando un falso sole non
brillera’ sulla trinita’ facendo finire questa epoca terribile ed epica
introducendo l’era della ragione.
Chi sara’ il figlio della luce e e quello delle tenebre tra il
fuggitivo Ben che si unisce alla carovana dei freaks con il dono di
sanare i malati e resuscitare i morti, e padre Justin dalle visioni
apocalittiche e la capacita’ di redimere i peccatori? Per ora sono solo
i loro terribili sogni a legarli.
La vicenda e’ ambientata negli anni della grande depressione ed
oltre ai bizzarri personaggi del circo, ci viene mostrata un’umanita’
disperata e miserevole lungo le strade dell’ultima grande migrazione
americana verso la California
Di grande effetto la sigla, con un mazzo di tarocchi sparpagliato
e la macchina da presa che penetra dentro il mondo dipinto sulle carte
per trasformarlo in immagini di repertorio del secolo appena passato.
Per chi avesse perso il primo episodio trasmesso domenica scorsa,
niente paura, la puntata e’ in replica gia’ da stasera alle 22.45 e
quasi tutti i giorni su canaljimmy
La squadra
Stasera alle 21.00 su Rai3 ricomincia La Squadra.
Per fortuna dico, dopo aver dato un’occhiata alle fiction
poliziesche che hanno tenuto banco dall’inizio dell’anno. Tacendo
dell’amorfo Il capitano che puntava sui continui travestimenti di Alessandro Preziosi che avrebbero dovuto dimostrare le sue qualita’ attoriali, anche R.I.S., delitti imperfetti ha sofferto delle solite limitazioni delle fiction Mediaset: colori saturi di splendide giornate di inizio estate, (in una fiction Mediaset e’ sempre bel tempo e i protagonisti sono sempre bellissimi!) interni palesemente finti, ma il limite peggiore sta nel plot: ogni puntata e’ perennemente divisa in due episodi: storielline brevi appena abbozzate che fanno da sfondo ai sicuri amorazzi tra colleghi, in R.I.S.
hanno tentato di allungare l’episodio trasmettendone uno e mezzo per puntata pero’ incrociando due casi, quindi alla fine la vicenda e’ ancora piu’ stringata.
La Squadra, fiction di lunga serialita’ che dura tra alti e bassi da almeno quattro o cinque anni ha raggiungo un certo livello di qualita’ che la fa distinguere in questo piatto mondo della fiction italiana per lo spessore delle storie, che a volte si sviluppano in diverse puntate e talvolta non si concludono con il lieto fine di prammatica e lasciano l’amaro in bocca. La qualita’ della recitazione e’ di una spanna superiore a qualsiasi prodotto televisivo in circolazione, soprattutto con gli ultimi personaggi entrati, come non citare l’ambizioso commissario Pettenella interpretato da un bravissimo
Massimo Wertmuller, in grado di stemperare l’ambiguita’ del suo personaggio con una forte dose di ironia, poi c’e’ la Veneziani, la dottoressa della scientifica, gattara e rompiscatole (perche’ tutto cio’ mi suona cosi’ famigliare? vabbe’..) e l’ultima entrata e’ quella di uno strepitoso Tony Sperandeo, che il cinema ha sempre relegato alle caratterizzazioni mafiose e che qui interpreta un geniale poliziotto siciliano innamorato della cucina e soprattutto dell’Orlando Furioso che non perde occasione di declamare.
Se dovessi fare un paragone con la grande stagione degli sceneggiati TV, il referente sarebbe sicuramente Qui squadra Mobile, del 1973 con l’indimenticato Luigi Vannucchi per la regia di Anton Giulio Majano.
Da che pulpito!

Ieri sera a Markette
Costantino Della Gherardesca ha chiesto a Dario Argento cosa pensa del
cinema cinema horror giapponese. Il maestro dell’orrore italiano dopo
aver tenuto a specificare che questo genere proviene anche dalla Corea
e Hong Kong, e che secondo lui e’ sempre molto simile, ha sostenuto che
il filone ha avuto successo grazie agli americani che si sono accorti
del loro potenziale di pubblico pur costando poco, mentre il cinema
americano produce sempre film molto costosi che nessuno va a vedere
“come The Aviator che e’ uno dei piu’ brutti film degli ultimi anni, con scenografie bruttissime dove tutto e’ falso” e Gangs of New York non era meglio.
De gustibus, per carita’! Ma qualcuno si ricorda per caso qual’e’ stato l’ultimo film decente di Dario Argento?
Gli album di Marco Paolini
E meno male che e’ tornato Marco Paolini in
televisione, per provare l’ebbrezza di restare incollata al video
durante un programma in prima serata, mentre la sua arte affabulatoria
racconta le schegge impazzite della storia che nel passato recente sono
venute a scorticare la patina tranquilla della paciosa provincia
italiana.
Ieri Aprile ‘74-’75, due ore per raccontare l’adolescenza
tra politica e campi di rugby, primi amori e prese di coscienza, mentre
sullo sfondo riecheggia lo scoppio delle bombe di Brescia sulla piazza
del paese un ragazzo finisce in coma durante uno scontro con i
celerini.
Appuntamento a giovedi’ prossimo, ma in seconda serata.