L’affare Dominici

Affaredominiciserietv

Stasera su Rete4 andra’ in onda la prima  delle due puntate de Il Caso Dominici,
mini serie tv campione di incassi in Francia, interpretata da Michel
Blanc e Michel Serrault ed ispirata alla controversa vicenda accaduta
nel Sud della Francia nei primi anni ’50, quando su un terreno dei
Dominici vennero ritrovati i corpi trucidati di una nobile famiglia
inglese che stava campeggiando: le attenzioni degli investigatori si
posero subito sui proprietari del terreno e venne indicato come
colpevole il patriarca Gaston (accusato anche dai figli) padre padrone
che probabilmente confermo’ le accuse per salvare un familiare, ma
sulla vicenda pesano da sempre molte ombre.

Sul caso fu girato nel 1972 il film L’affaire Dominici di Claude Bernard-Aubert che nella sua asciuttezza cerca di esporre semplicemente i fatti, senza avvalorare alcuna tesi, difensiva o accusatoria. Il film e’ memorabile perche’ offre una delle ultime grandi interpretazioni di Jean Gabin, nei panni di Gaston Dominici.

L'Affaire dominici

Cult Book


Non e’ niente male la nuova trasmissione dedicata ai libri da Rai3, Cult Book:
innanzitutto perche’ e’ molto discreta come vetrina per le nuove uscite
letterarie e per il fatto che i libri presi in esame sono uniti da un
filo conduttore.
Venerdi’ scorso il tema era l’ossessione amorosa e il punto di partenza
non poteva essere che Lolita di Nabokov per passare poi a Carmilla
di Le Fanu, punto di contatto tra i due testi e’ il ricordo di
un’ossessione insoddisfatta: quella di Humbert Humbert, dopo
l’abbandono di Lolita e quella della giovane Laura alla morte della
vampira. Personalmente dissento dall’interpretazione fatta de racconto
di Le Fanu dato che l’ultima volta che l’ho letto avevo notato una
strana attinenza tra Carmilla e Alien: infatti tutt’e due i
“parassiti” vengono deposti dalla madre: non e’ mai la bella
Carmilla/Mircalla a cercare le sue vittime ma la madre a fingere
un’improrogabile impegno e lasciare la giovane figlia in custodia alla
famiglia prescelta.
Si e’ poi parlato di Groupie l’autobiografia romanzata di
Jenny Fabian una delle piu’ famose groupie degli anni ’70 e la figura
della groupie e’ vista come una Lolita appena piu’ cresciuta che si
trasforma da oggetto desiderato a soggetto desiderante con sfumature
vampiriche in quanto brilla della luce riflessa delle rock star
nutrendosi del loro successo.
Parlando di groupies non si poteva non citare Marianne Faithfull,
storica fidanzata di Mick Jagger che ha partecipato a un tributo ad
Edgar Allan Poe leggendo la poesia Annabelle Lee
e questo e’ stato l’aggancio per parlare di una delle ultime opere di
Poe dedicata alla moglie bambina subito dopo la sua scomparsa e alla
celebrazione della morte come mezzo per eternare l’amore.
Lo studio dove viene registrato il programma e’ piuttosto spoglio, solo
qualche oggetto che puo’ ricordare la vicenda in esame, gli interventi
degli ospiti, da Stefano Bartezzaghi a Lella Costa (per citarne
qualcuno) sono tutte riprese esterne alternate a scene dei film tratti
da queste opere o i cui soggetti sono inerenti alle stesse e a brevi
letture del testo fatto dal giovane conduttore Stas’ Gawronski e forse
il difetto del programma sta nella sua lettura un po’ scolastica dei
brani.

Ava indaga: Spazio1999

Rassicurata dalla programmazione della prossima settimana riportata da FilmTV
che promette la ripresa delle proiezioni del mitico serial da parte di
Rai3 dopo l’interruzione di lunedi’ 15 novembre, mi ritrovo a studiare
i pezzi del rompicapo che ho in mano.

Parlo sempre del caso L’ultimo tramonto, l’episodio che la
Rai avrebbe perso dopo la prima proiezione del 1976. Molte illazioni
erano state fatte all’epoca della trasmissione del telefilm da parte di
CanalJimmy che sostitui’ l’episodio mancante con la versione inglese
sottotitolata. In realta’ la Rai non ha perso la puntata, ma ne aveva
solo rovinato l’inizio infatti L’ultimo tramonto e’ stato
mandato in onda lunedi’ 1 novembre in un edizione mista: i primi 5
minuti sono in lingua originale sottotitolata per tornare poi alla
storica versione italiana.

La soluzione di questo mistero ne ha pero’ sollevato un altro: il
fatidico episodio era l’undicesimo nell’ordine di trasmissione storico  (rispettato anche da Canal Jimmy e dalla versione in DVD) , invece questo sito riporta  come ufficiale l’ordine seguito dall’attuale riproposta Rai.. chi ha ragione?

Le indagini continuano.. per ora ho scoperto che Martin Laundau e
Barbara Bain erano stati scelti come interpreti principali del serial
anche in ragione del fatto che tra loro c’era una relazione
sentimentale nella vita privata.

 

Dolcetto o scherzetto?


Halloween, la parola nata dalla crasi di All Hallows Eve, (vigilia di
ognissanti) ricorda la notte in cui le porte tra il mondo dei vivi e
quello dei defunti sono aperte e i due universi sono in contatto.
Quest’anno la notte di Halloween si segnala anche per la bizzarra
compenetrazione dei palinsesti di Rai e Mediaset, infatti se dobbiamo
tener fede a quanto pubblicato su FilmTV, le due ammiraglie dei  poli televisivi, Raiuno e Canale5, trasmetteranno quasi contemporaneamente lo stesso film Chi ha paura delle streghe?
piacevole favola horror firmata da Nicolas Roeg nel 1990 con un’
Anjelica Huston perfetta nei panni della regina delle streghe riunite a
convegno in un albergo per ascoltare il suo piano: liberarsi
definitivamente dei bambini trasformandoli in topi!

Il film sara’ in onda Lunedi’ 1° novembre su Canale 5 alle ore 2.15
e su RaiUno alle ore 3,20. Salvo cambio dell’ultima ora si trattera’
della prima volta in 50 anni di televisione e oltre 20 di dualismo
televisivo che lo stesso programma viene trasmesso nella stessa serata
su due diverse reti: prendiamolo per uno scherzetto di Halloween..

Il nuovo video di Eminem

Il nuovo video di Eminem

L’irrivente Slim Shady e’ tornato. Il  nuovo video, appena sbarcato in Italia, Just Lose It
pare aver dato scandalo negli USA perche’ il rapper di Detroit vi
compare mentre corre nudo. Come sua abitudine Eminem non esita a farsi
beffe dei suoi colleghi, stavolta tocca a Madonna, ma ad esser preso
principalmente di mira e’ l’ex reuccio del pop Michael Jackson,
riconoscibilissimo nella mise rossa di Thriller e per il balletto sulle piastrelle che si illuminano al suo passaggio  nel video di Billie Jeane.
Eminem ne fa una feroce parodia mostrandolo su un letto assieme a dei
bambini, facendogli spegnere l’incendio della propria chioma nel water,
ma la scena piu’ esilarante e’ il gran finale con la caduta del naso.

L’unico a non ridere e’ Michael Jackson, che ha fatto sapere di
esser rimasto molto addolorato dal video, tanto da pensare di ricorrere
in giudizio per far risarcire la propia sensibilita’ ferita.

Cime Tempestose

Hey, se stai cercando la versione di Cime tempestose del 1992 clikka qui

Un ragazzino su un asinello, due bambini che giocano nell’erica, un fantasma.. questo è tutto quello che per anni ho tenuto ben fisso nella mente a proposito di un film visto prima dei dieci anni che mi aveva molto colpito e che non riusci a vedere integralmente perché mia madre mi costrinse, nonostante la mia strenua opposizione, ad andare a dormire.
Spesso chiedevo di quel film ma nessuno ne sapeva nulla, finchéintorno ai 15/16 anni lessi il romanzo di Emily Bronte e capii da quel libro era tratta la pellicola che tanto vagheggiavo!


Cimetempestose

Si trattava di La voce nella tempesta, la versione del 1939 di Wuthering Heigths.

Certamente un romanzo come Cime Tempestose sarebbe stato in ogni caso nelle mie corde di divoratrice di letteratura gotica, ma è altrettanto certo che quel film interrotto dell’infanzia ha alimentato il mio interesse attorno a questa storia: ho visto tutte le tre versioni cinematografiche: Cime Tempestose di Bunuel e quello di Fuest, con un Timothy Dalton che fa il verso all’Heathcliff di Lawrence Olivier de La voce nella tempesta.

CimetempestoseraiOvvio che non mi sia persa neppure la fiction Rai andata in onda lunedi’ e martedi’ scorsi: pur sapendo che sarei andata incontro ad un’amara delusione.
Non mi metto neppure a sindacare sul paesaggio perennemente innevato, piu’ da steppa siberiana che da ventosa brughiera scozzese ed evito ogni commento su Heathcliff che dopo il matrimonio con Isabella Linton va a sconvolgersi in una fumeria d’oppio.

Nell’intervista rilasciata a FilmTv Anita Caprioli, (una Catherine passabile) ritiene che queste fiction di carattere storico, che sono il trend del momento, abbiano un intento didascalico.

Se questa e’ la motivazione che sta dietro alle costose produzioni della Titanus, perche’ il fratello di Catherine Earnshaw da Hindley diventa Ivory? Ma soprattutto perche’ non c’è il distinguo tra Cathy e Catherine, fondamentale sottolineatura dei due aspetti della personalità della protagonista? Mi sembra un errore piuttosto serio che ricorda quello della famosa trasposizione televisiva de La storia di Elsa Morante dove il bambino prescelto aveva gli occhi scuri, quando il silenzioso sguardo dei suoi occhi azzurri era un passo fondamentale del libro.

Un’altra annotazione che mi pare interessante riguarda il modo di rappresentare il lato gotico della storia, quando il signor Lookwood, l’estraneo che entra nel desolato mondo di Wuthering Heigths e a cui sarà narrata la vita di Catherine Earnshaw, viene artigliato dalla mano del fantasma, la messinscena non ha nulla della rappresentazione del gotico classico, ma e’ gia’ influenzata dall’horror giapponese: i colori degli interni ricordano quelli di Two sisters o The Ringu e il mondo improvviso e deciso in cui si palesa la presenza della defunta sarebbe piu’ tipico di Masako che della manina diaccia della fanciulla che da vent’anni vaga nella brughiera.

Voyager: terribilis est trasmissio iste

La seconda serie della trasmissione dedicata dalla Rai al mistero, Voyager
e’ molto peggiorata rispetto allo scorso anno: piu’ spazio al
sensazionalismo e alle ipotesi piu’ alambiccate su argomenti che hanno
gia’ un loro fascino intrinseco senza il bisogno di aggiunte
artificiose.

Ieri gli argomenti trattati suscitavano il mio piu’vivo interesse: il mistero di Rennes le Chateau e il Necronomicon di H.P. Lovecraft.
Rennestmagdala Sul
villaggio dei Pirenei francesi non’ e’ stato aggiunto nulla di nuovo:
gli scavi sotto la Torre Magdala compiuti quest’anno non hanno rivelato
nessuna cassa nascosta e il segreto del parroco Berger Sauniere riposa
ancora nella sua tomba, quella si’ profanata.

Basta interessarsi un poco al caso di Rennes le Chateau per
trovare ridicole le affermazioni di Roberto Giacobbo quando sostiene
che gli scavi a Rennes sono interdetti dal 1965 “quindi pensate cosa
c’e’ qui sotto!”
’Na groviera c’e’ li sotto, caro Giacobbo!

Pensate che il caso di Rennes e’ esploso alla fine del XIX secolo,
quando il curato di questo sperduto paesino improvvisamente inizio’ a
maneggiare grandi quantita’ di denaro, ristrutturo’ la chiesa in
maniera poco ortodossa e Rennes divenne meta di occultisti di ogni
risma. Per oltre cinquant’anni qualsiasi tipo di avventuriero ha potuto
scavare indisturbato nel paese a ricerca di un tesoro o del Santo
Graal, mettendo in pericolo gli edifici e la sua stessa vita, mi sembra
che il divieto comunale fosse il provvedimento minimo!

Delusa dall’approccio verso il tema di Rennes,  sono stata costretta a sentire di quelle fesserie sul Necronomicon da invocare il risveglio dei Grandi Antichi e la loro  tremenda vendetta su Stefania La Fauci che ha curato il servizio!

Lasciando perdere le illazioni sull’esistenza dell’arabo pazzo
Abdul Alhazred che avrebbe scritto il piu’ terrificante dei libri
proibiti di cui ci parla Lovecraft, ho trovato veramente terribili le
note biografiche a proposito del Solitario di Providence.
H.P. Lovecraft e’ stato dipinto come persona molto sensibile, scrittore di un ciclo fantaorrorifico (Il mito di Cthulhu)
basato sui suoi sogni e siccome lo stesso autore si stupiva della sua
fervida vita onirica questo e’ bastato a promuovere la tesi che il
nostro fosse in contatto con entita’ aliene che gli raccontassero la
cosmogonia dei Grandi Antichi nei sogni!

Non una parola sulla solitaria vita, all’ombra della follia dei
genitori, di una madre che per un perverso istinto di protezione gli
impediva di uscire adducendo la sua orrida bruttezza come motivo
d’imbarazzo, la poverta’ e le fitte relazioni epistolari con i piu’
grandi scrittori del fantastico americano che si professano tutti suoi
allievi, tanto che un certo Robert Bloch, autore di un romanzetto da
nulla chiamato Psyco da cui tal Hitchcock trasse un omonimo
film, disse in occasione della morte di Lovecratf che sarebbe andato a
piedi fino a casa sua (dalla California a Providence) se solo avesse
saputo che era malato.

Tutto questo materiale, piu’ interessante di qualsiasi contatto
alieno e’ sparito nel nulla di fronte al piu’ becero sensazionalismo,
ma prima di farlo arrabbiare, ricordate che



Nella sua casa a R’lyeh

il morto Cthulhu

attende sognando

Cthulhu

Senza traccia

Senza traccia


Forse il programma piu’ significativo sulla situazione americana post
undici settembre che sia stato trasmesso in questo fine settimana
commemorativo, e’ stato il nuovo serial del sabato sera di Rai2 Senza Traccia, creato nel 2002.

Un telefilm mediocre, senza colpi di scena, ma che genera un senso
di sfiducia opprimente, che potrebbe essere il tipico esempio di quella
politica della diffidenza che, secondo il documentario di Michael
Moore, i media americani avrebbero intrapreso dopo la tragedia per
destabilizzare l’opinione pubblica nel paese.

Senza traccia racconta di un particolare settore dell’ FBI,
che si occupa del ritrovamento delle persone scomparse; le statistiche
vogliono che se il ritrovamento di una persona non avviene entro le 48
ore difficilmente ci sara’ modo di recuperarla, in quei due giorni gli
agenti devono setacciare tutta la vita e gli ultimi spostamenti dello
scomparso.

Nei due episodi trasmessi ieri viene raccontata la scomparsa di una
ragazza trentenne, bella e in carriera e quello di un ragazzino
undicenne, smarritosi nella metropolitana newyorkese: in tutte e due i
casi gli agenti si trovano a dover riprendere i familiari per aver
nascosto dei particolari, a comunicare alle famiglie un quadro a loro
del tutto sconosciuto del proprio congiunto e dopo il felice
ritrovamento in entrambe le situazioni la persona che si e’ trovata in
pericolo chiede che ne sarebbe stato di lei se non fosse stata salvata
e regolarmente scopre che era destinata ad una fine orribile.

Il plot su cui vengono costruite le varie storie, un po’ troppo
arzigogolate e poco credibili, e’ sempre lo stesso: un valido membro
della societa’ che in un momento di crisi anziche’ rivolgersi alle
organizzazioni preposte dalla comunita’ per risolvere i problemi,
preferisce far da solo e accetta l’aiuto di uno sconosciuto che si
rivela essere in realta’ il peggiore dei nemici.

Spazio 1999

13 settembre 1999: la Luna, in seguito ad un’esplosione atomica, viene scagliata fuori dall’orbita terrestre e inizia a vagare nello spazio portando con se gli abitanti della base lunare Alpha.



Spazio1999


E nella notte tra il 13 e 14 settembre FuoriOrario riproponela mitica serie televisiva: chissa’ se il buon Ghezzi avra’ fatto in modo che torni sugli schermi Rai il famigerato undicesimo episodiodella prima serie L’ultimo tramonto, che la Rai perdette dopo la prima proiezione..

Senso

Italia, 1954
con Alida Valli, Farley Granger, Massimo Girotti, Rina Morelli, Heinz Moog, Christian Marquand, Sergio Fantoni
regia di Luchino Visconti


Senso


Galvanizzate dalla kermesse veneziana le varie televisioni rispolverano i grandi successi del passato della Mostra, cosi’ sabato notte RaiUno ha trasmesso Senso , di Luchino Visconti, che mi sono rivista sempre con la vana speranza che a passare fosse la copia integrale del film.
Credo sia piuttosto noto che il quinto lavoro cinematografico di Visconti soffra di pesanti tagli, (115 minuti contro i 205 reali) fortunatamente una copia integrale gira tra festival ed aule universitarie, per il piacere di pochi iniziati.

I tagli riguardano il personaggio del conte Ussoni, interpretato da Massimo Girotti, che nella versione comunemente vista ha il solo
ruolo di favorire l’incontro tra la Contessa Serpieri (Alida Valli) e il bell’ufficiale austriaco (Farley Granger).
UssoniNell’originale il conte non e’ un personaggio marginale , ma riveste un profondo significato politico, infatti e’ il protagonista di tutte parti tagliate. Quando iniziano le scene della battaglia di Custoza, lo si vede salutare affabilmente un ufficiale dell’Esercito piemontese che gli da alcune indicazioni, ma e’ stato pesantemente censurato il dialogo precedente dove Girotti si reca al comando del suddetto esercito per offrire l’aiuto militare di un gruppo di patrioti: il comandante accetta il supporto irredentista chiarendo pero’ che non verra’ riconosciuto il loro ruolo e alla fine della guerra non potranno accampare alcun diritto (chiara metafora del rapporto tra esercito regolare e partigiani, in particolare di matrice comunista, durante la seconda guerra mondiale).
L’altro taglio riguarda lo scontro armato tra i due eserciti nel campo di covoni: le scene sono visibilmente disallineante perche’ mancano quelle in cui l’esercito decide la ritirata (censurate per vilipendio di forze armate).



Senso


Quello che sconvolge e’ che questo film ha cinquant’anni, fu presentato alla Mostra di Venezia del 1954, e ancora oggi c’e’ scarsa volonta’ di riportare all’originale significato un film che viene ricordato come un melodramma filmato, mentre ai tempi della sua uscita scateno’ un grandissimo dibattito culturale “che fiorì attorno alla tesi che Guido Aristarco aveva proposto su "Cinema nuovo": l’opera di Visconti avrebbe segnato un decisivo punto di svolta nella storia del cinema italiano, per la prima volta elevandolo dall’immediatezza cronachistica propria del neorealismo al distacco critico di un vasto affresco storico che ritrae la realtà nella sua complessità e nelle sue articolazioni dialettiche, e che quella realtà sa interpretare e infine giudicare. Fu questa, probabilmente, l’ultima grande battaglia culturale unitaria della sinistra italiana, prima che il XX Congresso del PCUS e i fatti d’Ungheria del ’56 ne vulnerassero per sempre la compattezza.
Un epifenomeno della straordinaria mole di dibattiti e polemiche che Senso seppe suscitare alla sua uscita fu la pubblicazione dei primi due volumi della collana "Dal soggetto al film" dell’editore Cappelli: Giulietta e Romeo e Senso, i due sfidanti di Venezia. Questa collana rappresenta a tutt’oggi un unicum nell’editoria cinematografica italiana: essa prevedeva di documentare le varie fasi del "progetto" dell’opera (nel caso di Senso la novella di Boito, la prima e la seconda elaborazione del copione, la sceneggiatura definitiva), rendendo disponibili al vasto pubblico materiali per solito patrimonio esclusivo degli studiosi. L’intenzione originaria si perse poi fatalmente nel prosieguo della collana, ma i primi numeri, oggi pressochè introvabili, si collocano tra i pezzi in assoluto più pregiati del nascente settore dell’antiquariato
cinematografico” (da Cinema Studio )

E con questa accusa mi ricollego al post sulla pizzicata di Raining Cats, che denuncia anche in campo di tradizione musicale un” revisionismo”  volto ad edulcorare la storia.