Cento anni fa nasceva Jean Vigo. Potrei annoiarvi con qualche annotazione biografica, ma preferisco lanciare una proposta un po’ folle.
Mi piacerebbe che la giornata modiale del gatto fosse spostata dal 17 febbraio a oggi, del resto nessun cineasta ha mai reso sullo schermo il potenziale felino come ha fatto Vigo ne L’atalante : i gatti visti come segno di anarchia (nella cabina di Papa Jules piovono letteralmente gatti) e di vita che irrompe senza possibilità’ di essere arginata (si tratta quasi sempre di cuccioli) e poi qualunque gattofilo che si rispetti apprezzera’ che sia stato scelto il gatto come animale totemico in un film che narra una storia d’amore, anzi di un matrimonio il cui simbolo più prevedibile avrebbe dovuto essere il cane, l’animale che rappresenta la fedelta’ per antonomasia; ma senza entrare in sterili diatribe sul fatto che anche il micio sia capace di grande slanci affettivi, sicuramente per far durare a lungo un rapporto conviente maggiormente saper gestire i propri spazi ed esser un po’ filosofi, proprio come i gatti.
Anno: 2005
Memoria storica
Buon 25 aprile a tutti
festa del cine..ma(h)
Dal 25 al 28 aprile si terra’ per la prima volta in Italia La festa del cinema, un ‘iniziativa che arriva dalla Francia per portare la gente al cinema: acquistando un biglietto a prezzo pieno si ricevera’ “il bigliettone” che permettera’ di entrare in qualsiasi altra sala aderisca all’iniziativa pagando solo un euro e mezzo nei restanti giorni dell’evento.
Carina come idea, vero?
Peccato per la settimana scelta per presentarla, la settimana tra il ponte del 25 aprile e quello del primo maggio e’ solitamente quella in cui ci si prende un primo scampolo di vacanza quindi il cinema non e’ esattamente in cima ai pensieri degli italiani.
Ma per quei quattro cinefili che attendono con ansia di sfruttare i giorni di sconto e che abitano in zone la cui densita’ di sale cinematografiche e’ pari allo zero, e magari si illudono di poter vedere il film di Florestano Vancini E ridendo l’uccise o Raul, il diritto di uccidere di Andrea Bolognini o il francese La donna di Gilles ( i film citati sono quelli che vorrei tanto vedere io che ho a disposizione circa 20 sale cinematografiche nel raggio di 15 km) vediamo quali sono i film in uscita questa settimana:
Comandante il documentario che Oliver Stone dedica alla figura di Fidel: si accettano scommesse su quante sale saranno disposte a proiettarlo..
I giochi dei grandi, dramma sull’adulterio con un cast interessante
La stella di Laura cartoon made in Bulgaria dedicato ai piu’ piccoli
Sahara Il film d’avventura che ha fatto innamorare Penelope Cruz e Matthew McConaughey (..e chi se ne frega..)
Missione tata Vin Diesel fa la guardia a dei bambini pestiferi
American Trip della serie American pie e compagnia bella..
Tutti all’attacco l’ultima.. “fatica “ di Massimo Ceccherini
e ultimo, ma ultimo in tutti i sensi, tranne, ahime’, che negli incassi
Troppo belli il debutto al cinema di Costantino e Daniele!
Ma che bella festa.. sbagliero’, ma a me pare che sia la festa AL cinema, piu’ che quella DEL cinema…
Suspect zero
Suspect zero
L’agente Mackelway viene distaccato in una sede secondaria dell’ FBI perche’ ha usato metodi poco leciti per incastrare un sospetto. Ben presto viene contattato da quello che si crede essere l’ennesimo serial killer, tale Benjamin O’Ryan, che si rivela essere un ex agente del progetto Icarus dell’ FBI: un progetto ora abbandonato che sfruttava le capacita’ extrasensoriali di persone dotate in tal senso, per individuare gli assassini che agiscono senza uno specifico schema ripetitivo. I due collaboreranno per catturare uno dei piu’ grandi omicidi a sospetto zero che stia insanguinando l’America.
Anticipo subito che questo e’ uno dei film peggiori che abbia visto negli ultimi anni, anzi forse il peggiore: la trama e’ piuttosto bislacca e mal raccontata, alcuni passaggi sono poco chiari.
La regia che vorrebbe essere impreziosita da alcuni flash virati in seppia o rosso o immagini sporche, stilemi cosi’ di moda in questi ultimi tempi, e’ in realta’ banalmente televisiva: il rapimento del bambino che poi verra’ salvato e’ rappresentato cosi’: la madre stende un’immensa fila di lenzuoli bianchi contro l’azzurro del cielo del New Mexico mentre il bambino gioca sull’altalena, i panni lambiscono di tanto in tanto il fanciullo nascondendolo alla vista finche’ l’altalena ricompare vuota, la scena dura almeno qualche minuto ma anche il piu’ occasionale frequentatore di sale cinematografiche capisce dal taglio dell’inquadratura come andra’ a finire.
La pellicola mostra anche la piu’ triste messa gospel del mondo con lo spiritual scandito dal battito di mani sull’ undueetre’ del valzer: ributtante!
Il pericoloso killer a cui Mackelway e O’Ryan danno la caccia attraversa gli States su un camion nero alla Duel, ma non stupisce che E. Elias Merhige dopo aver devastato Nosferatu di Murnau ne L’ombra del vampiro, stavolta si sia mosso con la grazia di un elefante nel suo presunto omaggio al cult di Spielberg.
Non c’e’ tensione, non c’e’ partecipazione al dolore delle numerose vittime a cui O’Ryan e’ stato connesso durante i loro terribili ultimi istanti, anzi nelle scene dell’enorme numero di avvisi di persone scomparse che il fax sputa fuori a getto continuo si rimane disgustati pensando che queste cose accadono davvero e che esistano film del genere che ci marciano sopra.
Per quanto concerne la recitazione, Ben Kingsley in versione allucinata e’ anche credibile, ma si vede che la sua e’ una prova di maniera e non sentita, Aaron Eckhart il mal di testa probabilmente l’aveva davvero dato che non aveva ben chiare le sfumature del suo ruolo e Carrie-Anne Moss ha l’aria sempre piu’ consunta.
Da evitare accuratamente.
Crimen Perfecto
Gabriel e’ il direttore del reparto donne di un grande magazzino ed e’ in lizza per diventare direttore di piano con Don Antonio, direttore del reparto maschile. Perde la grande scommessa della sua vita e finisce per uccidere il suo nuovo superiore in una lite. Convinto di essere finito, viene aiutato da Lourdes, la piu’ brutta delle commesse, che gli fornisce un alibi e lo aiuta a disfarsi del cadavere ma in cambio..
Stavo per perdemi questa deliziosa commedia nera a causa del trailer italiano che lo presentava come una banale commedia un po’ sguaiata, e il danno della distribuzione italiana non si limita a un trailer montato male, ma si accanisce sul titolo che da Crimen Ferpecto diventa Crimen Perfecto eliminando l’anticipazione insita nel titolo che ci avverte che la perfezione a cui ci spingono i media non potra’ esser raggiunta.
Ancora un a volta un film ambientato in un non luogo: un grande magazzino dove sembra che si possa realizzare ogni desiderio: begli oggetti, belle donne e una bella carriera, e’ il regno di Gabriel e come un fortino che lo difende dalle brutture del mondo ci viene mostrato nelle poche inquadrature esterne: una struttura alta, compatta, circondata da mendicanti e dove alle dieci del mattino la gente preme per entrare, soprattutto in tempo di saldi, il momento in cui il sogno capitalista si fa piu’ vicino.
Il non luogo per sfuggire alla banalita’ della vita quotidiana: le case sono disordinati luoghi senza personalita’ se sono appartamenti di single od orrorifici loculi (anche quando sono rivestiti di pizzi e peluche) se accolgono i riti della moderna vita famigliare scanditi dalla televisione: Lourdes chiedera’ a Gabriel di sposarla in uno show televisivo che deve aver fatto la sua comparsa anche in Italia.
Gabriel e’ un personaggio volgare e mediocre come i suoi colleghi, rispetto ai quali si crede di gran lunga superiore, ma comunque noi parteggiamo per lui perche’ sulla sua strada incontra Lourdes, donna brutta e sciatta, per giunta arrivista e meschina, insomma la personificazione di tutto cio’ che non vorremmo mai essere: e’ lampante che in questa cattivissima commedia non si salva nessuno, neppure il pubblico.
Una storia ben congegnata, dove non mancano le citazioni e i rimandi cinematografici da La notte dei morti viventi a Hitchcok, ma il fascino maggiore sta nel coraggio di aver portato all’estreme conseguenze, senza la paura di cadere in un divertito horror, l’apologo contro il consumismo e l’omologazione ai modelli imposti dai media che avvicina il lavoro di Alex de la Iglesia piu’ al grottesco meschino di Marco Ferreri che a quello grandioso di Bunuel.
Liberatorio.
Gli impressionisti e la neve
Ultima settimana per poter vedere alla Promotrice delle Belle Arti di Torino la mostra Gli impressionisti e la neve. La Francia e l’Europa: interessante per il grande valore delle opere di artisti di sicuro richiamo, presenta anche delle ghiotte curiosita’ come i quadri che Gauguin dedica un tema cosi’ lontano da quello che lo rendera’ famoso, e una panoramica sull’ impressionismo dei Paesi dell’Est, corrente a lungo dimenticata per l’ostracismo dei regimi comunisti.
Apparentemente monotona : circa 150 opere dedicate ad un unico tema, la mostra e’ imprenscindibile per coloro che amano questo elemento e non lo vedono solo come un inconveniente al banale trantran quotidiano o un’anomalia dai risvolti catastrofici che riempie i telegiornali: il fascino dell’esposizione sta piu’ nell’impressione che puo’ suscitare nell’animo che nel valore artistico delle opere.
Personalmente sono stata riportata all’eta’ mitica dell’infanzia ritrovando le grandi “cavalle di neve” tra le quali giocavo da bambina nella Casa rossa nella neve di Hans Olde e Febbraio Atmosfera inizio primavera di Emil Jacob Shindler ha la stessa atmosfera che ancora oggi posso ritrovare lungo le rogge.
BlaBlaBla
Quando si avvista un programma comico che non sia dominato da quelli di Zelig o dalla Gialappa, ne’ abbia il loro stile, sarebbe il caso di segnalarlo al WWF! Uno di questi e’ iniziato lunedi’ scorso su RAI2, si tratta di Blablabla, ideato da Marco Giusti per la conduzione di Lillo e Greg ripropone gran parte del cast di Stracult, il programma, sempre di Giusti, trasmesso la scorsa stagione televisiva. Ad esser presi di mira sono talkshow e vezzi (meglio vizi!) televisivi e il sottobosco cinematografico: esemplare lo sketch con l’inviato con cui ci sono problemi audio e e tutto il servizio si brucia nel tentativo di stabilire se ci si sente, ma la vera chicca sono le clip del film “per gggiovani con tematiche gggiovani” prodotto da Domenico Broccacci intitolato L’educazione sentimentale del giovane Silvio dove un impagabile Max Tortora fa il verso a Silvio Muccino.
Torna stasera su Rai2 alle ore 24.00, se vi capita buttateci un’occhio.
Pre-visioni
Narra la storia di una ragazza bruttina e di un reduce di guerra sfigurato che si innamorano grazie all’aiuto di un pianista cieco. Superati dubbi e titubanze l’amore permette di vedere l’amato in tutta la sua intrinseca bellezza.
Si tratta di un film poco conosciuto e sicuramente non perfetto, ma che personalmente giudico degno di stare accanto a opere del calibro di Il ritratto di Jeannie di William Dieterle e Il fanstama e la signora Muir di Joseph Mankievicz, capolavori del genere fantastico che meriterebbero una ripassatina da parte delle nuove leve hollywoodiane: opere come The jacket assumerebbero tutto un altro spessore.
Le nomination ai David di Donatello 2005
Ecco a voi siore e siori le candidature ai David di Donatello 2005: un premio non lo si nega a nessuno e infatti anche Christmas in love ha una nomination per la migliore canzone originale.. evabbe’ portiamo pazienza, ma escludere Dopo mezzanotte dalla cinquina dei migliori film e mettere in lizza Manuale d’amore e’ vergognoso!
Neve Rossa
On Dangerous Ground
USA 1951 RKO
con Robert Ryan, Ida Lupino, Ward Bond, Charles Kemper, Anthony Ross, Ed Begley
regia di Nicholas Ray
Jim Wilson e’ un poliziotto che la solitudine ha abbrutito, dopo l’ennesimo violento pestaggio di un delinquente viene inviato fuori citta’, in un paesino di montagna dove e’ stata uccisa una ragazza. Nel corso delle indagini conosce Mary, la sorella dello squilibrato autore del delitto…
Lo stesso Ray riconosce che quest’opera fu un’occasione mancata, anche se alcune intuizioni sono geniali.
Il biancoenero della pellicola viene esaltato dal contrasto tra bianco e nero della fotografia: il nero della notte metropolitana punteggiata dal lucore delle insegne si contrappone al bianco delle distese nevose su cui si muovono le figure nere dei personaggi, spesso ripresi in controluce.
L’inseguimento del delinquente nei vicoli ricorda le famose riprese cittadine di Griffith in The musketeer of Pig Alley a cui Ray unisce un uso molto concitato della macchina da presa che anticipa di decenni l’effetto della steadycam.
Se nella prima parte il film e’ un tipico noir, nella seconda lascia spazio al melodramma caratterizzato da continui slittamenti di prospettiva, ce lo conferma l’entrata in scena di Mary (interpretata da Ida Lupino): la ragazza e’ cieca ma il suo personaggio viene presentato attraverso due soggettive: Jim e il padre della ragazza uccisa bussano alla sua porta che si apre e noi crediamo che il dialogo di presentazione avvenga come lo vede Mary ed anche il controcampo successivo, dalla porta all’interno della casa mentre i due entrano, ci illude ancora di seguire lo sguardo di Mary.
Il personaggio di Danny, l’assassino, presenza inquietante ma incorporea della parte centrale del film, entra in scena con un dialogo con la sorella che cerca di convincerlo a costituirsi: Ray ci mostra solo il suo corpo, mai il suo viso che verra’ mostrato sono nello scontro fisico con Jim, poco prima che l’intervento del padre della ragazza che ha ucciso ne causi accidentalmente la morte, quest’ultimo ne vedra’ il volto solo dopo l’incidente scoprendo che si tratta di un ragazzo e nella figura del giovane disturbato possiamo riconoscere un perdente, uno dei losers tanto cari alla poetica di Nicholas Ray.