Steamboy

Manchester 1866: Ray e’ un ragazzino con il pallino della meccanica, figlio e nipote di due scienziati autodidatti che stanno lavorando all’estero. Un giorno il nonno torna improvvisamente, inseguito da da loschi figuri, affidandogli una misteriosa sfera..

Avvincente cartone giapponese che indaga sugli effetti spesso deleteri del progresso tecnologico piegato al redditizio mercato delle armi.
Con questa vicenda a meta’ tra la spy-story e i romanzi di Jules Verne, ambientata negli anni della rivoluzione industriale, quindi agli albori di questa era tecnologica, si stigmatizza la follia della guerra e della supremazia sugli altri popoli, con momenti assurdamente toccanti, come quando la Torre Steam, da mezzo di distruzione di massa torna ad essere l’oggetto che era nel piano originale, un luna park con le musiche e le giostre che girano a vuoto su una Londra semidistrutta.
Altro tema portante e’ la presa di coscienza della realta’: Ray Steam dovra’ decidere se stare dalla parte del nonno o del padre, schierati su due opposti versanti della scienza.

Steamboy

Non mancano i tocchi d’ironia, come il personaggio di Scarlett, la superficiale ragazzina snob, figlia del presidente della fondazione O’Hara (si’, si chiama proprio come la protagonista di Via col Vento!)
Il regista Katsuhiro Otomo e il suo staff hanno lavorato una decina d’anni su questo progetto e il risultato si vede: le invenzioni dei prodigiosi macchinari a vapore lasciano a bocca aperta.
Nonostante l’uso del digitale, il tratto del disegno e’ quello classico, per intenderci ci si aspetta di veder sbucare da un momento all’altro Heidi o Anna dai capelli rossi, ma in piu’ c’e’ uno studio molto realistico dei volti, in particolare mi ha colpito quello del Dottor Stevenson.
Attenzione ai titoli di coda che dovrebbero essere un’ anticipazione del sequel, io li ho solo intravisti perche’ hanno prontamente acceso le luci in sala..

L’incubo di Poe

Primi rumors a proposito di un film dedicato al maestro del brivido Edgar Allan Poe. E come giustamente compete al grande maestro, il mistero si infittisce, protagonisti Silvester Stallone e Robert Downey Jr.: per delcinema ed excite sara’ Sly a vestire i panni dello scrittore diretto da Downey, mentre, come risulta piu’ probabile, per horrormagazine ed ihmagazine sara’ Stallone a dirigere il film.
In ogni caso la presenza di Silvester Stallone davanti o dietro la macchina da presa e’ garanzia di incubo!


Sfogo

Mi sono stufata di sentire tavole rotonde che propongono l’adozione come alternativa alla fecondazione eterologa: alla base della scelta dell’adozione stanno motivazioni profondamente diverse da quelle che portano una coppia a decidere la via della fecondazione, di qualsiasi natura essa sia.
Visto che molti schieramenti proclamano di avere a cuore i diritti del futuro nascituro, ricordiamoci ancora una volta i diritti delle persone gia’ nate e che per colpa di poverta’, guerre, malattie o semplice sfortuna hanno perso la famiglia: questi bambini non sono li’ per sopperire alle voglie di maternita’ del ricco mondo civilizzato, ma hanno il diritto ad avere una famiglia amorevole che ABBIA voglia di occuparsi di loro a prescindere dalla capacita’ dei potenziali genitori di procreare come conigli anche per via naturale.

Spanglish

Splanglish

Dal Messico Flor arriva negli States, con la figlia Cristina, dopo esser stata lasciata dal marito e vive alcuni anni all’interno del quartiere ispanico, senza imparare una parola d’inglese, la necessita’ di un maggior guadagno la porta a cercare lavoro come domestica in una ricca famiglia californiana. L’incontro tra mondo latino e quello wasp creera’ non poco scompiglio..

Ecco una di quelle classiche commedie americane, carine e divertenti ma che non hanno il coraggio di osare scelte radicali. Si preferisce puntare sulla storia d’amore (solo platonica) tra la bella Flor e il suo datore di lavoro interpretato da un bietolone bolso che va sotto il nome di Adam Sandler, che non e’ mai all’altezza ne’ del fascino ne’ tantomeno del livello recitativo delle sue co-protagoniste femminili. Sotto la storia d’amore un po’ anni ‘50 si puo’ intravedere un conflitto al femminile molto piu’ vivace, che se avesse avuto lo spazio che meritava, avrebbe potuto dare esiti molto interessanti.
Deb, il prototipo della bella donna ricca e bionda, ha lasciato il lavoro per fare la mamma a tempo pieno,e’ ossessionata dalla forma fisica ed e’ completamente nevrotica. Il personaggio e’ reso da Tea Leoni con una buona caratterizzazione, esasperata forse, ma essendo una commedia l’esasperazione ci sta. Flor, la bella domestica serena e sicura di se’ nonostante il passato non proprio facile e’ il suo alterego e il loro scontro avviene nel rapporto con le figlie: Berenice e’ goffa e grassotella con tanto di apparecchio ai denti e il suo rapporto con la madre e’ estremamente conflittuale: Deb si vergogna di lei e quando conosce Cristina, la figlia di Flor snella e carina tenta di costruire un rapporto materno con questa bambina in cui vede riflesso il suo ideale femminile. Emblematica la scena in cui Deb regala alla figlia, il giorno prima degli esami dei vestiti di una taglia in meno e nella notte Flor li allarga per permettere alla ragazzina di indossarli.
C’e anche la madre di Deb, una vecchia cantante di jazz ormai alcolizzata: tre generazioni di donne che avrebbero potuto dar vita a una graffiante commedia al femminile emula di quelle firmate da George Cukor.
Una curiosita’. la scuola che frequenta Berenice e a cui verra’ iscritta anche Cristina e’ la stessa in cui era ambientato il serial Beverly Hills, c’e’ un’inquadratura molto simile a quella di apertura del telefilm che e’ un drammatico specchio dei tempi: se allora il parcheggio della scuola era pieno di vetture di lusso, corvette e bmw colorate e decappottabili, ora e’ pieno di inquietanti SUV (di preferenza Hummer) neri.

Il mio nuovo strano fidanzato

Il mio nuovo strano fidanzato

Leni torna da Barcellona per presentare ai suoi il nuovo fidanzato. Non sara’ una serata facile: la famiglia di Leni e’ ebrea e Rafi e’ palestinese ed il fatto che il giovane probabilmente uccida un uomo facendo maldestramente cadere un blocco di zuppa congelato dalla finestra della cucina non sara’ certo d’aiuto…

Bisogna ammettere che in questo momento gli spagnoli sono i migliori nelle commedie perche’ hanno il coraggio di portare alle estreme conseguenze i paradossi della sceneggiatura. Lo dimostra anche questo film intelligente che osa ridere di uno dei conflitti piu’ incancreniti della storia contemporanea e che con leggerezza mette alla berlina le nostre paura verso il mondo arabo.
Guillermo Toledo torna dopo Crimen Perfecto e da arrogante uomo in carriera si trasforma nello “strano fidanzato” del titolo, un mite docente universitario alle prese con la bislacca famiglia della fidanzata: Gloria, la madre apprensiva ed ingombrante, il nonno Dudu, reduce dalle guerre israelo-palestinesi, il fratello minore David in pieno fervore religioso, Tania, la sorella ninfomane con a carico la figlioletta isterica, Paula (perche’ le bambine spagnole sono cosi’ ossessionate dalla gravidanza?) e il padre praticamente inesistente.



Ilmionuovostranofidanzato

La commedia ha un buon ritmo serrato e rispetta l’unita di tempo e di luogo: si svolge tutta nell’arco di una notte e gran parte della vicenda (la migliore direi) e’ girata nell’appartamento dei genitori di Leni con rapidissimi movimenti di macchina che ben sottolineano il carattere nevrotico della famiglia Dalinski (che per sembrare piu’ spagnola ha trasformato il proprio nome in Dali’).
Piacevolissima la colonna sonora tra suoni arabi e musica klezmer.
Qualche caduta di tono nel prefinale ma del resto “nessuno e’ perfetto” come conclude anche il film, citando il grande Billy Wilder.

Del blog

Ridendo e scherzando ieri Desordre ha compiuto due anni.
Probabilmente mi sarei dimenticata di magnificarvi questo fondamentale evento se proprio ieri, per una di quelle coincidenze che a me piacciono tanto, non avessi ricevuto dal googlegroups Neuronal questo codice comportamentale per blogger.
Purtroppo per voi la mia voglia di pontificare dal mio piccolo sgabello virtuale non accusa segni di cedemento, consolatevi pensando che cerchero’ di aderire il piu’ possibile a questi precetti:

1.
Quando scrivi un post non far finta che non sia importante. Anche se
può giustificarne l’eventuale mediocrità o la leggerezza come un
gioco, è solo una pessima scusa: una dichiarazione pubblica di
pigrizia.

2.
Ogni tuo post è importante. Fa che sia il più importante. E’ un atto
di condivisione e comunicazione fortissimo, a cui affidi il compito di
richiamare l’attenzione di altre persone. Da ogni parola detta o
scritta può nascere la scintilla di un’idea capace di cercare in chi
ti legge quello che desideri e di cambiare il futuro proprio come
vorresti tu.

3.
Le parole che usi scrivendo e gli argomenti, sono un comportamento.
Quanto più la forma è corretta e il contenuto è nuovo e
interessante, tanto più migliori il tuo mondo e quello di chi ti sta
attorno o viceversa. Che tu lo capisca o no, comunque sei responsabile
di ogni tua azione: sforzati di essere quello che vuoi, non quello che
sei.

4.
Quando scrivi, mantieni vivo l’esercizio della memoria e della lingua.
Parla di sentimenti, storie e situazioni che sono comuni alla tua
gente, usa e mantieni svegli i vocaboli della tua terra. Per
l’appiattimento, la globalizzazione e le bugie credibili, bastano i
potenti della terra, i grandi media istituzionali e la pubblicità.

5.
Quando scrivi, parla di cose che conosci, usa la fantasia e stupisciti.
Se sei capace di stupirti tu, stupirai anche il pubblico. E anche se
non hai un pubblico grande come quello che vorresti o meriteresti,
comunque ne sarà valsa la pena.

6.
Sforzati di scrivere meglio di come già sai. Ogni sforzo è sempre
premiante e premiato. E qualsiasi sia il tuo grado di ambizione, non è
con le relazioni e le raccomandazioni, ma con la qualità, che
riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi.

7.
Ogni blog, anche il più modesto, ha due valori nuovi e potenti
rispetto ai media così come li conosciamo: è libero da padroni e non
è al servizio della pubblicità. Che abbia cinque lettori o cinquemila
è comunque questa la sua forza, la sua credibilità e la sua ragion
d’essere.

8.
Se parli dell’opinione di un altro, giornale o blog o altro, o consigli
un acquisto: aggiungici del tuo. Poco o tanto che sia, eviterai di
essere solo l’altoparlante di un pensiero non tuo.

9.
Ogni blog ha due tipi di lettori: quelli che commentano, perché ti
sono amici o nemici, e quelli che leggono in silenzio. Ecco sono questi
ultimi che ti giudicano più profondamente. E’ concentrandoti su loro
che puoi costruire l’efficacia o l’inefficacia del tuo punto di vista.

10.
Non aspirare con ogni mezzo a scrivere a pagamento, togliendo
spontaneità e vigore alla tua scrittura e facendone un’ipotesi
posticcia. Ricordati che chi scrive a pagamento ha un unico lettore
veramente importante: chi lo paga. Un blog medio ha una cinquantina di
lettori attenti ogni giorno, un libro medio ne ha mille volte meno…
ci sono libri che vendono cinquanta copie in dieci anni. Il solo mezzo
che hai è scrivere cose sempre migliori. Allora saranno i lettori a
venirti a cercare e con loro, buoni ultimi, gli editori non potranno
fare a meno di te.

Nessun messaggio in segreteria

Nessunmessaggioinsegreteria L’ arzillo pensionato Walter scopre da un’indagine Istat che ogni lavoratore ha in carico un pensionato . Con la complicita’ di Sara, una bambina sua vicina di casa, decide di mettersi in cerca del ragazzo che lavora per lui e prendersene cura. La sua scelta cade su Piero Mistico, un giovane nato il 2 novembre, affetto da timidezza patologica.
Il caso vuole che Piero sia  segretamente innamorato della madre di Sara…

Anche se il tema centrale e’ quello doloroso della solitudine, si ride molto in questa commedia  firmata dal duo Genovese e Miniero, ma purtroppo siamo lontani dal ritmo perfetto di Incantesimo napoletano.
La pellicola procede tra alti e bassi ma meriterebbe ampiamente la sufficenza, grazie al colpo di scena bunueliano alla Quell’oscuro oggetto del desiderio, se non fosse per i monologhi di Anna Falchi che introducono le varie parti del film.
Del resto io me li immagino i due registi a caccia di produttori per questa loro  nuova opera dopo che Incantesimo Napoletano  venne censurato ai minori di 14 anni: trovando solo la  disponibilita’ della casa di produzione della Falchi, diretta dal fratello Sauro,  non possono esimersi dal dare un ruolo anche per la procace finnico-romagnola e cosa potevano rifilarle, se non la parte marginalissima della spogliarellista gonfiata con l’escamotage del  videodiario che lei interpreta convinta di essere la Magnani de La voce umana?
La prova degli altri  attori invece e’ molto buona: Carlo Delle Piane e’ divertente e il suo dialogo con la ragazza della hot line e’ esilarante,  Lorenza Indovina raramente e’ stata cosi’ luminosamente bella e PierFrancesco Favino si conferma come uno dei migliori talenti sottovalutati del nostro cinema dando vita ad un divertentissimo imbranato.

Ho notato che il pensionato legge sempre Il Corriere della Sera: da quanto tempo va avanti l’ossessione di Ricucci, fidanzato della Falchi e capo della misteriosa cordata al quotidiano?

StarWars: le mostre

Starwartheshow Il capitolo conclusivo di StarWars potra’ non aver soddisfatto tutti i palati, ma di certo la chiusura della saga di George Lucas e’ un evento epocale se viene celebrata con un’esposizione alla Triennale di Milano, StarWars, the show e la mostra sul cinema di fantascienza, Cose da un altro mondo inaugurata martedi 24 maggio al Museo del Cinema di Torino, dedica un’ampia sezione ai giocattoli da collezione di StarWars perche’ e’ con il film di Lucas che il merchandising di fantascienza esce dal contesto dei giocattoli per l’infanzia e diventa oggetto di culto per gli adulti.

Cosedaunaltromondo Ho gia’ visto la mostra di Milano che e’ ben fatta e permette di approfondire i temi e l’immenso lavoro che sta dietro a StarWars.
Modelli a grandezza naturale degli sgusci de La minaccia fantasma, costumi di scena di molti personaggi: c’e’ anche la mise succinta che trasformo’ Carrie Fisher in un sex-symbol quando la Principessa Leila (Leia nella versione originale) apparve incatenata a Jabba The Hutt, modellini di edifici e l’antro che Luke Skywalker deve attraversare ne L’impero colpisce ancora per confrontarsi con la Forza, mentre schermi al plasma rimandano i momenti topici dei film.
Leila
Proprio rivedendo i vari spezzoni mi sono accorta di una cosa che manca totalmente nella nuova trilogia: lo scontro tra i sessi mutuato dalla commedia sofisticata e da Howard Hawks in particolare, felicemente impersonato da Jan Solo e la Principessa Leila con Luke che veste, suo malgrado, i panni dell’antagonista. La folgorazione pero’ l’ho avuta guardando i disegni che portano alla creazione di C3PO: se non avessi visto coi miei occhi uno schizzo con la scritta "this one is right" mai avrei intuito che lo storneggiato traduttore derivasse nientemeno che dalla sensuale donna-robot di Metropolis!
Metropolis

E siccome giusto martedi’ scorso ho rivisto Metropolis, che apriva la sezione filmica della mostra torinese, ancora sotto shock per la scoperta fatta pochi giorni prima a Milano ho notato altre somiglianze tra il capolavoro di Lang e l’epopea di Lucas che mi fanno pensare che il film tedesco sia tra i principali referenti del regista californiano.
L’invenzione architettonica: il futuristico profilo di Metropolis e’ l’archetipo di tutte le fantasiose citta’ di StarWars, sviluppate verso l’alto.
L’uso tecnologico: nella versione filologicamente restaurata da Enno Patalas si vede Joh Federsen usare un videotelefono!
L’inventore pazzo, Rothwang ha perso una mano nei suoi esperimenti, quindi calza un inquietante guanto di pelle nera, che in StarWars e’ il tratto distintivo della famiglia Skywalker, in particolare di Darth Fener, anzi Darth Vader, come vuole la versione originale e indovinate qual’e’ l’ unico appellativo che il giovane Freder utilizza per rivolgersi al padre dittatore? Vater! Forse nella Berlino del ’77 qualche acuto cinefilo poteva gia’ intuire che Darth Vader era l’incarnazione dell’ingombrante figura paterna da combattere…

Le conseguenze dell’amore

Le conseguenze dell'amore

Titta di Girolamo, contabile della mafia nella Svizzera italiana paghera’ a caro prezzo le conseguenze di un amore tardivo per la giovane barista dell’hotel in cui risiede.

Giustamente stravincitore dei David di Donatello 2005, un film sospeso e silenzioso che preferisce comunicare attraverso immagini apparentemente insignificanti.
Mi hanno colpito particolarmente due scene che ben racchiudono lo spirito del lavoro di Paolo Sorrentino: Titta guarda fuori dalla finestra della sua camera e sulla piazza un uomo e una donna sembrano incontrarsi, ma in realta’ le loro traiettorie sono sfalsate di poco, l’uomo si volta per guardare la ragazza e sbatte contro un palo: una scena secondaria, che racchiude tutto il malinconico pessimismo della pellicola con un tocco di ironia che mostra quanto ridicole e dolorose possano essere le conseguenze dell’amore.
Nell’altra Titta e’ ripreso durante il suo monotono peregrinare nell’albergo, mentre l’uomo sale le scale la macchina da presa si ferma sul dettaglio della giuntura tra due corrimano: i due pezzi di metallo sono vicini ma non si toccano, ancora un’emblema della fatica di vivere e l’anticipazione dell’incompiutezza del personaggio: Titta di Girolamo lavora per la mafia ma non e’ un affiliato a Cosa Nostra, si fa regolarmente d’eroina tutti i mercoledi’ mattina alle 10 ma non e’ un vero e proprio drogato.
Ho trovato molto interessante anche la colonna sonora originale che aveva un potere straniante.
Giustamente osannata la prova recitativa di Toni Servillo che e’ stato un vero e proprio mostro di bravura ma buona anche quella di Raffaele Pisu nei panni dei vecchio giocatore che ha perso al tavolo verde tutte le sue ricchezze: un’interpretazione misurata che non mi sarei aspettata da un attore noto piu’ per la sua vis comica.

Dato che noi cineblogger siamo sempre molto critici verso le sale cinematografiche, stavolta voglio lodare pubblicamente la Multisala Kristalli di Alessandria che ha intelligentemente sfidato la concorrenza di blockbuster come StarWars o Le Crociate riproponendo un titolo che aveva fatto solo una fugace apparizione in provincia all’epoca della sua uscita e che invece si e’ rivelato uno dei piu’ bei film italiani del 2004.

la prinz?!?

Avrete sicuramente letto su molti blog questa sorta di test sui gusti musicali che sta imperversando in questo momento, ma quanti di voi sapeva che veniva simpaticamente chiamato la prinz?
Io l’ho scoperto da EmanuelaZini che mi ha gentilmente passato la prinz, si’, insomma.. il testimone.

1. Volume di file musicali sul mio portatile. scarnissimo volume: non piu’ di 4 o 5 canzoni hardcore ricevute via icq

2. L’ultimo CD che ho comprato. Franz Ferdinand

3. Canzone che sto ascoltando ora. “Wild Life” TalkingHeads

4. Le cinque canzoni della vita o di questi ultimi tempi
Facciamo le prime cinque piu’ amate che mi son venute in mente senno’ devo rifare la lista 20 volte!

– "Kalashnikov" Goran Bregovich

– "My way" Sid Vicious

– "Lasciami leccare l’adrenalina" After Hours

– "Coin opereted boy" Dresden Dolls (prossimo CD da acquistare)

– "Black hole sun" Sound Garden

5. Passo la staffetta a: hum.. difficile! l’han gia’ fatto quasi tutti! Mi piacerebbe molto leggere la lista di TerrorSwing, ma ha chiuso il blog, anche Carmilla e’ in pausa da troppo.. Passo a snorkrom, al guru musicale veraj e voglio vedere se accetta il testimone anche passim