Tutto puo’ succedere

Tutto_puo_succedere

Harry e’ un vecchio scapolo impenitente, sfuggito fino ai 63 anni alle pastoie del matrimonio perche’ si e’ scelto sempre ragazze molto giovani: mai sopra i trenta. Un giorno conosce Erica, la madre di una delle sue giovanissime fidanzate e succede l’inevitabile, ma come affronteranno l’amore una cinquantenne divorziata e di successo e un sessantenne che non sa come si fa il fidanzato?




La regista Nancy Meyers (What women want) mette in scena una commedia degna della grande stagione brillante di Hollywood, con battute a raffica folgoranti e graffianti, soprattutto nella prima parte del film. C’ e’ forse qualche lungaggine di troppo, ma il tutto e’ sempre estremamente godibile.
Grande lezione di recitazione di due mostri sacri come Jack Nicholson e Diane Keaton che riescono ad essere patetici, ridicoli, buffi, teneri ed estremamente affascinanti, distaccando di varie lunghezze Keanu Reeves al suo primo ruolo post-Matrix.

Big fish

Big-fish

Un grosso pesce inafferrabile non e’ solo il
protagonista metaforico dell’ultimo lavoro di Tim Burton, ma e’ anche una
definizione che calza perfettamente al film stesso.
Nell’opera che segna la
maturita’ artistica del regista la vicenda di Edward Bloom e’ cosi’
profondamente intrecciata con le storie di tanti altri personaggi e raccontata
per continui salti temporali che si resta a bocca aperta per le storie
mirabolanti di cui siamo spettatori ma anche per l’abilita’ dimostrata da Burton
nel dirigere brillantemente una materia cosi’ vasta: fino ad ora infatti le sue
pellicole avevano sempre raccontato un storia lineare.
Trovo Big Fish
speculare a Edward mani di forbice: al dila’ dell’evidente omonimia
dei due protagonisti e della citazione della mano meccanica, Burton osa
rovesciare l’assioma dei suoi film precedenti: il mostro solitario che con la
sua diversita’ sottolinea la mostruosita’ della normalita’: qui non c’e’
contrapposizione, anzi Edward Bloom e’ una persona perfettamente inserita nella
societa’ per i suoi successi e per l’innata simpatia che ha sempre suscitato,
fascino che forse gli deriva dall’aver capito ”che in fondo ad ogni persona che
sembra cattiva c’e’ solo qualcuno che si sente solo”*. A sottolineare quanto il
protagonista sia calato nella realta’, la macchina da presa resta sempre ad
altezza d’uomo e vengono a mancare quelle magnifiche riprese a volo d’uccello
che avevano caratterizzato le sue altre opere, spettacolari ma sinonimo di uno
sguardo profondamente straniato.
E’ un film talmente denso di significati che
meriterebbe di essere visto molte altre volte, per riuscire a coglierne tutte le
sfumature.
Per ora ho notato la strana coincidenza con un altro film che
molti successi ha mietuto questa stagione: Le invasioni barbariche; come
nella pellicola canadese anche in Big Fish, pur con la debita differenza
di stili, abbiamo un padre malato terminale che tenta di recuperare il rapporto
incrinato con il figlio e soprattutto ci sono molte similitudini nella messa in
scena della morte: plateale, di fronte a tutti coloro che in questa vita che se
ne sta andando hanno avuto un ruolo determinante, con esiti di commozione
difficilmente raggiunti dalla storia del cinema. Mi fa riflettere il fatto che
due artisti cosi’ diversi abbiano avuto la stessa visione di una morte
pacificata, estrememante stridente con la concezione individualistica della vita
odierna.
Altra particolarita’ di questo film e’ l’uso di attrici bionde:
solitamente Tim Burton ha fatto incarnare la donna angelicata da attrici
tipicamente more (Wynona Rider, Christina Ricci) visibilmente tinte o
imparuccate creando effetti bizzarri, qui invece l’amore della vita di Edward
Bloom e’ un vero angelo biondo (una sempre radiosa Jessica Lange) e Helena
Bonham Carter che rappresenta la tentazione, nelle affabulazioni del
protagonista si trasforma in una strega come nelle piu’ ovvie fantasie
maschili.
Il mio giudizio su questo film non puo’ essere che estremamente
positivo, se siamo di fronte a un vero e proprio capolavoro ce lo dira’ il
tempo, sicuramente siamo ad una svolta nello stile di uno dei piu’
fantasmagorici ed originali registi di tutti i tempi.
Da sottolineare la
grande prova di Ewan McGregor e soprattutto di Albert Finney: erano certamente
degni di una nomination.

*citazione a memoria percio’ sicuramente
inesatta

Noi Albinoi


Noialbinoi

La storia di Noi, adolescente inquieto che
vive tra noia e irrealizzabili desideri di fuga in una cittadina sperduta sulle
coste islandesi e’ caratterizzata d una fotografia inconsueta: al posto della
profonda provincia americana o della suburra di una qualsiasi grande metropoli,
il paesaggio islandese, dove una montagna di roccia incombe sul villaggio
opprimendolo in un senso d’impotenza, tra l’abbacinante luce dei ghiacci e le
cupe, stranianti notti del polo.
Formidabile la regia di questo piccolo film:
Dagur Kari conosce perfettamente i tempi della commedia e sa creare da una frase
una tensione che negli ultimi dieci minuti del film lascia piu’ volte senza
fiato e conduce a un finale spiazzante.
Da non perdere.

Il coraggioso

The Brave
USA 1997
con Marlon Brando, Johnny Depp, Elpidia Carrillo
regia di Johnny Depp


TheBrave

Alla sua prima regia Johnny Depp sceglie di raccontare una storia molto particolare, quella di Raphael un’indiano che vive in una baraccopoli ai margini di una discarica. Nella disperata ricerca di un lavoro finisce per accettare di essere il protagonista di uno snuff-movie, da girarsi una settimana dopo aver percepito un anticipo. Il film racconta l’ultima settimana di vita di Raphael, ma si dilunga un po’ troppo in compiaciute descrizioni dei pittoreschi personaggi che abitano la discarica, tra questi c’e’ anche un cameo di Iggy Pop, che del film firma le musiche. Le storie dei looser dal cuore d’oro, a cavallo tra Zavattini e Kusturica trovano riscontro in un calligrafismo paesaggistico, dove la natura prorompe nella sua magnificenza a pochi metri dalla discarica.
Un film interessante, soprattutto nella prima parte ma che poi si perde in inutili e lunghe melensaggini.

Giudizio del dvd

Solitamente rifuggo
dalle schede sugli interpreti e registi (che di questo film rappresentano l’unico extra) ma questa volta le ho voluto leggere, scoprendo delle notizie di gossip che neppure Novella 2000!
Di Depp ora so che quando aveva 15 anni i suoi genitori divorziarono e la sua posizione nella classifica degli uomini piu’ sexy stilata da un giornale.
Molto piu’ interessanti le note su Marlon Brando, di cui il curatore non si e’ neppure peritato di dare la data di nascita, preferendo metterci a conoscenza del suo stato civile, con l’elenco delle mogli di Brando piu’ i rispettivi i figli, inoltre ha ritenuto di vitale importanza far sapere come e’ cambiato il cachet dell’attore da Uomini di Zinnemana Superman, da 50.000 a 4 milioni di dollari.
Meno male che questo dvd
l’ho comprato in offerta.

Addii

Se n’ e’ andata sabato scorso, a 94 anni Frances Dee, una
delle ultime sopravvissute dell’eta’ d’oro di Hollywood. Moglie di Joel McCrea,
viene pianta come la Meg di Piccole donne nell’eccellente versione di
Cukor del ’33, io la ricordo soprattutto come la protagonista di un capolavoro
di Jacques Tourneur: Ho camminato con uno zombie.


FrancesDee
Domenica e’ scomparso Paul Wienfield, aveva
solo 62 anni e il suo volto ci e’ noto per le sue partecipazioni televisive e
cinematografiche: tra queste l’addestratore di Cane Bianco, anche se la nomination all’Oscar la guadagno’ con La guerra di
Gordon
.

Juliette Binoche

Nel 1964 nasce a Parigi una bellezza d’oltralpe molto
amata in tutto il mondo.


Juliettebinoche

Tra i primi titoli degni di nota della sua carriera ricordiamo Je vous salue Marie, il dissacrante
film di Godard, la ritroviamo poi ne L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kaufman; dalla storia d’amore della Binoche con il regista Leon Carax nascono le partecipazioni a Rosso Sangue e Les amants du Pont Neuf.
Il danno accanto a Jeremy Irons la consacra definitivamente e Kieslowski la vuole per Film Blu, (per questa interpretazione vincera’ la Coppa Volpi a Venezia nel 1993) partecipera’ anche in ruoli minori a Film Rosso e Film bianco.
Dopo la nascita del primo figlio torna sugli schermi nel 1995 con L’ussaro sul tetto, l’anno dopo vince l’Oscar come migliore attrice non protagonista ne Il paziente inglese.

Guadagna la nomination come miglior attrice protagonista nel 2000 per Chocolat, il film che ha fatto innamorare tutti perdutamente di lei, anche la Ferrero.



Filmografia Completa

le biografie di Donald Spoto

Hitck

Credo che non leggero’ mai piu’ una biografia firmata da Donald Spoto, gia’ il suo precedente volume Hitchcock, Il lato oscuro del genio mi aveva lasciato un profondo senso di amarezza per come l’attenzione dello scrittore fosse incentrata esclusivamente su il carattere depresso ed infelice di Hitch, sempre insicuro per il suo aspetto fisico e la sua mole, aspetti sicuramente veri, ma non credo unici nella personalita’ di un genio della cinepresa riconosciuto dalla critica e venerato dal pubblico.

Notorius, la vita di Ingrid Bergman e’ un’agiografia della grandissima attrice svedese che spesso sfiora il ridicolo.
Come e’ ben noto Ingrid Bergman fu al centro di un grandissimo scandalo quando la protagonista di Casablanca abbandono’ la famiglia nel 1949 per unirsi artisticamente e sentimentalmente a Roberto Rossellini: l’America puritana che le aveva dato fama e successo la ritenne per anni persona non gradita.
030681030101_1Donal Spoto nel tentativo di giustificare le scelte amorose della Bergman, (prima di Rossellini aveva avuto una lunga liason con il fotografo Robert Capa ed altri amori) la dipinge come succube del primo marito, invadente e despota: salvarla dai panni della Messalina per dipigerla come una persona quasi al limite della capacita’ di intendere e di volere non mi sembra un gran risultato, soprattutto se si pensa che il volume e’ stato scritto nel 1997.
In seguito alle sue scelte amorose la Bergman per anni non vide Pia, la figlia nata dal primo matrimonio, e cosi’ per tutto il libro di Spoto mette l’accento sul rapporto che l’attrice tenta di ricostruire con la primogenita, lasciando sullo sfondo le figure dei 3 figli avuti da Rossellini, con il rischio di farla nuovamente passare per una madre snaturata.
Le note biografiche su Rossellini sono piuttosto confuse: si parla di una tresca con Liliana Castagnola, che il cineasta italiano ricopri’ di gioielli al punto di dar fondo alla sua eredita’ (pag. 272) poi la chanteuse secondo Spoto mori’ di overdose, quando e’ oramai storia che Liliana Castagnola si suicido’ per Toto’ di cui si era pazzamente innamorata, tanto che il principe De Curtis la fece tumulare nella tomba di famiglia e chiamò la figlia con il suo nome.
Ridicoli i giudizi sui film della coppia Rossellini-Bergman: Stromboli viene liquidato come “enormemente tedioso” (pag. 303), “deludente” Europa ’51 (pag. 333) e “senza senso..sfilacciato” Viaggio in Italia “inspiegabilmente canonizzato dalla Nouvelle Vague francese” (pag 339). Ovviamente l’unica cosa da salvare nelle opere di questo regista ormai alla frutta e’ la perennemente magistrale interpretazione della Bergaman, le cui prove attoriali non vengono mai giudicate meno che eccelse da Spoto in tutte le 469 pagine del volume, con il rischio di rendere odiosa a suon di panegirici una delle piu’ belle e brave attrici di Hollywood.

Incontri con i registi

Saranno in Italia in questo mese di marzo due registi di
tutto rispetto: il 10 e’ previsto un’incontro con Aki Kaurismaki in quel di
Parma, assieme a lui ci saranno il critico Peter von Bagh e all’attore
protagonista del suo ultimo film L’uomo senza passato, Markku Peltola;
seguira’ un concerto di Marko Haavisto & Poutahaukat, band che nel film
interpretava l’esercito della salvezza. Luogo dell’incontro sara’ il cinema
Edison, che dara’ vita nei giorni seguenti a una restospettiva sull’autore:
immancabile l’appuntamento del 1° aprile con Leningrad cowboys go to
america
.


Akikaurismäki

La Cineteca di Bologna dedica invece una
restospettiva ad Abel Ferrara che il 26, 27 e 28 marzo terra’ un seminario per
Officinema, per informazioni seguite il link

La dolce vita in mostra

La mostra La dolce vita – Scandalo a Roma, Palma d’Oro
a Cannes
, che si terra’ a Pisa fino al 25 marzo nel foyer del Teatro Verdi
in via Palestro propone un approccio molto particolare nell’analisi di un film,
come del resto e’ emblematica la pellicola in questione, affresco di un’Italia
che andava cambiando molto rapidamente alla fine degli annni ’50.
Alla sua
uscita l’opera fu aspramente criticata e ribattezzata la sconcia vita
(titolo questo di un articolo a probabile firma dell’ex presidente Oscar Luigi
Scalfaro) , la mostra pisana documenta il fenomeno che il film rappresento’ con
immagini del set che sono gia’ state esposte al Museo del Cinema di Torino,
integrate da altre restaurate per l’occasione, ma soprattutto con un viaggio
multimediale nell’Italia che ispiro’ Fellini e nel fiorire di inchieste e saggi
giornalistici che il film genero’ quando si rivelo’ uno studio di
costume.

Ron Howard

Il 1° Marzo 1954 nasceva Ron Howard, prima attore bambino per cinema e tv (il primo film a cui partecipo’ e’ del 1959 Il
Viaggio
), poi ragazzo per bene in American Graffiti e querulo protagonista di Happy Days nei panni di Richie Cunningham, il ruolo che gli ha dato la fama.
Da piu’ di vent’anni e’ un prolifico regista con esiti altalenanti.



clikka sulla foto per andare alla filmografia imdb


Ron howard