Miracolo a Le Havre

Miracoloalehavre

Marcel Marx ha un passato bohémien e ora fa il lustrascarpe a Le Havre dove vive con l’amatissima moglie Arletty. La donna ha un cancro terminale ma minimizza il suo stato di salute per non far preoccupare Marcel che nel frattempo ha incontrato un bambino di colore sfuggito a una retata di clandestini. L’uomo decide di aiutare il piccolo Idrissa a ricongiungersi con la madre che vive a Londra..

Con il suo inimitabile stile stralunato e asciutto, fatto di silenzi e volti quasi inespressivi, Aki Kaurismaki ci regala una favola a lieto fine (già anticipato dal titolo) su uno dei temi più discussi del nostro presente, la condizione dei migranti. Il colpo di genio è di coniugare la storia di amicizia tra gli ultimi con gli omaggi ai grandi della storia del cinema a partire da De Sica: il titolo rimanda a Miracolo a Milano e il mestiere di lustrascarpe a Sciuscià.
Di certo la citazione più corposa è per il cinema del Fronte Popolare francese come rivelano i nomi scelti per la coppia di protagonisti: Marcel come il grande Marcel Carné e Arletty come la diva simbolo di quel cinema di chiara derivazione comunista da qui il cognome Marx. Di quel cinema che ambientava le sue storie tra le fasce più deboli della società, Kaurismaki riprende l’ambientazione del centro storico di Le Havre e lo spirito di mutuo soccorso che gli amici di Marcel applicheranno anche quando si tratterà di trovare una grossa somma di denaro per aiutare il piccolo Idrissa facendo entrare in scena la stella locale Little Bob, e l’amore per il rock del regista non è certo una novità. Bisogna plaudere al doppiaggio italiano che ha saputo ricreare il tono, quasi le voci degli storici doppiatori dei film degli anni ‘30.
Diverte che l’unico personaggio negativo della vicenda, lo spione, sia interpretato da Jean-Pierre Léaud, l’alter ego cinematografico di Truffaut, il che ha fatto pensare a una critica alla Nouvelle Vague.

Schultze vuole suonare il blues

Schultze vuole suonare il bluesSchultze Gets the Blues
Germania 2003
con Horst Krause, Harald Warmbrunn, Karl Fred Müller
Regia di Michael Schorr

Schultze, bonaccione e di poche parole, viene posto in
prepensionamento dalla miniera in cui lavorava, la sua vita ora
trascorre tra le bevute con gli amici e la filarmonica del paese, di
cui e’ maestro fisarmonicista, come fu il padre, con un repertorio a
disposizione composto prevalentemente da musica tradizionale tedesca a
base di polka.
Un giorno alla radio ascolta un brano di blues Zydeco e
improvvisamente inizia a suonare questo genere: ne e’ talmente
affascinato che quando sara’ scelto per andare a suonare in Texas nella
citta’ gemellata con il suo paese, iniziera’ un viaggio via fiume verso
le zone creole della Louisiana alla ricerca della sua nuova passione
musicale.

Film gradevole ma furbetto, costruito secondo gli assiomi del cinema nordico portato in auge dai fratelli Kaurismaki: dialoghi scarni, riprese fisse su esterni desolati contrapposti ad interni a tinte vivaci.
Il modello d’ispirazione vorrebbe essere Leningrad Cowboys go America, ma al regista Michael Shorr manca la gelida e folle ironia di Aki Kaurismaki.

Una nota geopolitica che mi ha incuriosito: nella sperduta
cittadina tedesca i mulini per la raccolta di energia eolica convivono
accanto a passaggi a livello manuali: in Italia questi sono automatici
da oltre un decennio (o forse due), ma di sistemi per raccogliere
energia alternativa neppure l’ombra.

Leningrad Cowboys go America

        Nella
tundra finnica uno sgangherato gruppo folk viene provinato da un
impresario che consiglia loro di recarsi in America: la’ mandano giu’
ogni stronzata. Con queste premesse i Leningrad Cowboys guidati dal
loro manager Vladimir si mettono in viaggio per conquistare gli States,
con i risparmi del nonno che li sovvenziona a patto di portarsi dietro
anche il bassista, congelatosi perche’ aveva trascorso tutta la notte
precedente l’audizione provando all’aperto.
Ma la musica del gruppo non piace nemmeno a Nueva York (sic!), cosi’
l’impresario americano li spedisce a suonare all matrimonio di un
parente in Messico e li’, dopo aver attraversato tutti gli Stati Uniti
e aver imparato il rock’n’roll, i Leningrad Cowboys troveranno il
giusto successo e lo scongelamento del bassista.


Assurdo  road movie dall’umorismo stralunato, Leningrad cowboys go America e’ il primo successo internazionale di Aki Kaurismaki. Che il regista
finlandese abbia una grande passione per il cinema muto lo conferma Juha
i suo lavoro senza sonoro del 1999; ma gia’ questo film puo’ essere
letto come una comica, con didascalie ironiche e fulminanti e con brevi
dialoghi una volta tanto resi intelligentemente in italiano da
doppiatori dal forte accento nordico.
Dietro la comicita’ surreale si nasconde una feroce satira contro gli
Stati Uniti, o meglio contro il mito americano: il regista ci mostra
solo i bassifondi delle citta’ statunitensi, con immensi cimiteri
d’auto e fabbriche vetuste. La pellicola non e’ certo tenera neppure
con l’Unione Sovietica, allora agli inizi della disgregazione (il film
e’ del 1989) ed e’ impressionante rivedere oggi come in poche scene
Kaurismaki abbia previsto la parabola politica degli ultimi presidenti
russi: stufi dell’oppressione del loro manager che li sfama con un
sacchetto di cipolle o un sedano mentre lui va a rimpinzarsi al
ristorante, i Leningrad Cowboys lo legano e ridistribuiscono il denaro,
ma l’incaricato di procurare il cibo spende per se’ i soldi e con un
colpo di scena Vladimir (che alla fine del film sparira’ nella notte
del loro successo senza lasciare traccia) ritorna al comando mentre una
didascalia proclama il ritorno della democrazia.
La collaborazione del regista con il gruppo continua nel 1994 con Leningrad Cowboys met Moses e con il documentario del ’93 Total Balalaika Show
che testimonia lo spettacolare concerto tenuto dai Leningrad Cowboys
in collaborazione con il coro dell’Armata Rossa: tutt’e due i film sono
in programmazione la prossima settimana al Centro Culturale Edison  di Parma.
Per quanto riguarda il gruppo, i ragazzi, sempre con le improbabili
scarpe a punta e il cuiffo ad unicorno, sono ancora in pista e sul loro
sito ufficiale  troverete, in lingua inglese, notizie delle nuove mirabolanti avventure. 

Incontri con i registi

Saranno in Italia in questo mese di marzo due registi di
tutto rispetto: il 10 e’ previsto un’incontro con Aki Kaurismaki in quel di
Parma, assieme a lui ci saranno il critico Peter von Bagh e all’attore
protagonista del suo ultimo film L’uomo senza passato, Markku Peltola;
seguira’ un concerto di Marko Haavisto & Poutahaukat, band che nel film
interpretava l’esercito della salvezza. Luogo dell’incontro sara’ il cinema
Edison, che dara’ vita nei giorni seguenti a una restospettiva sull’autore:
immancabile l’appuntamento del 1° aprile con Leningrad cowboys go to
america
.


Akikaurismäki

La Cineteca di Bologna dedica invece una
restospettiva ad Abel Ferrara che il 26, 27 e 28 marzo terra’ un seminario per
Officinema, per informazioni seguite il link