Iron Man 2

Ironman2 Il congegno al palladio che tiene in vita Tony Stark e gli ha regalato i superpoteri, gli sta anche avvelenando il sangue. Conscio della sua prossima dipartita, il ricco superoe tira fuori il peggio del suo estroso carattere. Nel frattempo dal passato emerge Ivan Vanko, figlio di un un collaboratore russo del padre di Stark, in grado di costruire un marchingegno molto simile a quello di Iron Man..

Forse troppa carne al fuoco per questo secondo episodio di Iron Man e soprattutto malamente sfruttato: la nota drammatica del progressivo avvelenamento causato dal palladio e’ giocata veramente male e cozza con lo spirito spumeggiante di cui e’ intrisa la saga. Brio che dovrei altrimenti apprezzare nel tentativo di ricostruire la guerra dei sessi tipica della mia adorata commedia sofisticata nei siparietti tra Tony Stark e Pepper Potts, ma l’insopportabile spirito algido di Gwyneth Paltrow riduce tutto a un sovrastarsi di alti toni di voce, almeno nel doppiaggio italiano ma siccome la nostra eroina non muove un muscolo facciale ne’ tantomeno gesticola dubito che ci sia qualche problema da imputare al doppiaggio.
Si e’ rivelata una scoperta molto piu’ piacevole Scarlett Johansson: l’attrice veste di ambigua sensualita’ il suo personaggio di spia inviata dagli Avengers anche se le scene d’azione erano pesantemente ritoccate al computer ed era molto facile accorgersene; molto piu’ sensazionali gli effetti speciali dell’incidente durante la gara automobilistica a Montecarlo, talmente perfetti da sembrare reali.
Grande presenza scenica per Mickey Rourke nei panni del cattivo Ivan, spiace solo che al suo personaggio non sia stato dato piu’ spazio, in realta’ i cattivi contro cui Iron Man doveva combattere erano due, Vanko e il perfido concorrente Justin Hammer interpretato dal sempre bravo Sam Rockwell.

L’incredibile Hulk

L'incredibilhulk Se c’e’ un motivo per cui questa pellicola rischiera’ di passare alla storia e’ lo sdoganamento ufficiale della Favela Rocinha, la piu’ grande favela brasiliana che in alcune parti sta maturando una sua dimensione turistica subito sfruttata da Hollywood; per il resto il film e’ spaccato dalla travagliata sceneggiatura: inutile dire che ho preferito la prima parte quella piu’ debitrice al mito di Dr Jekyll e Mr. Hide, dove Bruce Banner ha un rapporto tormentato con il potere che ha malauguratamente acquisito, invece di viverlo come liberatorio, zompettando felice per monti e per valli come avveniva nella precedente versione di Ang Lee.
Molto interessante, in un periodo in cui questo tipo di blockbuster fiorisce puntando sulla qualita’ degli effetti speciali, la scelta di fare solo intravedere le prime trasformazioni/apparizioni di Hulk: dona alla prima parte del film un gusto piacevolmente retro’ e riconferma in pieno il potere fascinatorio dell’enfasi per celazione, troppo spesso dimenticato.
La seconda parte purtroppo si trasforma in un banale action movie fatto di scazzottate tra Hulk e l’Abominio, trionfo degli effetti speciali che se nella prima parte erano dosati con cura, nel secondo tempo si prendono una rivincita fastidiosa, soprattutto se il film viene visto in un cinema che crede che gli effetti sonori si ottengano con il volume a palla, che invece si limita a triturare i timpani dei poveri spettatori.
Uniche boccate di ossigeno nella noia dominate, gli inserti metacinematografici: la presenza di Lou Ferrigno e la comparsa finale di Tony Stark anticipatrice di almeno un film (ma finira’ sicuramente in trilogia) su gli Avengers