Scordato

Italia 2023

con Rocco Papaleo, Giorgia, Simone Corbisiero, Angela Curri, Anna Ferraioli, Manola Rotunno, Eugenia Tamburri, Marco Trotta, Antonio Petrocelli, Giuseppe Ragone, Jerry Potenza, Elisa Gallo, Iacopo Velardi
regia di Rocco Papaleo


Scordato


Il cinico accordatore lucano Orlando, da anni trasferito a Salerno, ha iniziato a vedere “il fantasma” del giovane sé stesso e rimane vittima anche di un intollerabile mal di schiena. L’incontro fortuito con una bizzarra fisioterapista che vuole vedere una foto da giovane di Orlando per capire come il tempo ha pesato sulla sua postura, costringe l’accordatore a tornare a Lauria, il paese natale da cui manca da anni per evitare di confrontarsi con le fratture del passato.


Scordato


Opera agrodolce di Papaleo, uno sguardo intimista su una generazione, quella dei sessantenni, sempre più delusa e depressa e non certo solo per il tempo che fugge.
Il regista mostra come i giovani del decennio più edonistico del XX secolo si siano trasformati negli anziani più delusi e depressi mettendo in scena il dialogo acceso e surreale con il giovane ma pungente fantasma della gioventù fuggita.
Tutto il mondo presente costruito da Papaleo è di una tristezza raggelante, dal giovane pianista pazzo all’imprenditore ossessionato dal sesso. L’unica figura positiva è Olga, la fisioterapista che spinge il protagonista a confrontarsi col proprio passato; il film sembra indirizzarsi sulla via della commedia romantica ma l’on the road di Papaleo devia verso una storia più drammatica di cui è protagonista Rosanna, la sorella maggiore di Orlando, a cui l’accordatore era legatissimo nell’infanzia e nell’adolescenza e che ora ha completato escluso dalla propria vita.


Scordato1


Interessante la scelta stilistica (anche se resa con una CG mediocre) di mostrare un presente dalla fotografia desaturata dove dominano i grigi a sottolineare la mediocrità del presente, in contrasto con i colori squillanti degli anni felici dei ricordi.
Il film però non è una banale retorica dei bei tempi andati perché la ferita che ha “stortato” la tempra di Orlando risale proprio a quel periodo felice con una serie di conseguenze che si sono protratte fino al presente.
Raffinata anche la costruzione circolare racchiusa tra due vittorie: quella dei mondiali dell’82 e la scelta di Matera come capitale della cultura 2019, in entrambi i casi Orlando paga l’esultanza cadendo e fratturandosi un braccio, la nuova frattura sarà l’occasione per sboccare il rinascente rapporto con la sorella.
Se Il film si segnala per il convincente esordio della cantante Giorgia nel ruolo di Olga, sono notevoli anche la prova di
Angela Curri nei panni della sorella e di sicuro interesse resta anche la figura della madre di Rosanna e Orlando, Giacomina, una delle prime divorziate del paese, a sottolineare lo sguardo sempre attento al femminile di Papaleo.

Boudu salvato dalle acque

Boudu sauvé des eaux
Francia, 1932
con Michel Simon, Charles Granval, Marcelle Hainia, Severine Lerczynska, Jean Gerhet, Georges D’Arnoux, Jean Dasté, Jacques Becker, Max Dalban
regia di Jean Renoir



Boudusauvédeseaux.


Il libraio Lestingois salva Boudou, un barbone che si era buttato nella Senna dopo aver perso il cane. L’azione gli vale il plauso della folla e una medaglia ma nessuno è disposto ad aiutare Budu così
Lestingois lo accoglie in casa. Ben lungi da essere riconoscente il barbone seduce la moglie del benefattore e quando vince alla lotteria impalma anche la giovane cameriera amante del padrone di casa…


Boudu sauve des eaux


Film meno noto del regista, figlio del maestro dell’impressionismo, Boudu salvato dalle acque è un’opera che mette alla berlina le convenzioni sociali e il moralismo borghese.
Lestingois, dall’alto della sua cultura, si crede uno spirito libero che, immaginando la fantasia di ninfe e satiri con cui si apre il film nobilita la più banale delle tresche, quella con la servetta. L’irruzione di un vero anarcoide come Boudu smaschera la natura borghese del libraio che cerca di educare il (buon?) selvaggio alle più elementari regole del vivere civile nonostante lo sprezzo del denaro: è lui a regalare a Boudu il biglietto della lotteria dimenticato in taschino e che poi si rivelerà vincente.
Il barbone però resta refrattario ad ogni regola: non è riconoscente al suo salvatore, non si accontenta di indossarne i vestiti usati ricevuti come gesto caritatevole e ne pretende di nuovi, seduce senza remore le due donne di casa. Lestingois accetta tutto con la consumata bonomia che gli deriva dalle buone letture e quando Boudu vince la lotteria non accampa nessuna pretesa sul denaro come accetta di buon grado il matrimonio della giovane amante con un uomo che ora ha una posizione.


Boudusalvatodalleacque


Il film si potrebbe chiudere con il lieto fine dell’insolito ménage a quattro e sarebbe già dirompente ma Renoir porta all’estremo la coerenza del personaggio; già ad inizio film Boudu aveva regalato il caritatevole soldino ricevuto da una bambina e durante la cerimonia nuziale il barbone si lascia cadere in acqua per ritornare alla sua libertà abbandonando i Lestingois e la giovane sposa.
Il film è un inno libertario che si manifesta anche nelle riprese che si soffermano sulla carrellata di volti e scene di vita vera del sobborgo. Torna la ripresa mossa per il dondolio della barca resa celebre da Une partie de campagne.
Il personaggio di Boudu decreta la fama dell’attore svizzero Michael Simon che pare ispirarsi vagamente a Charlot ma con tinte ben più crude e rudi rispetto allo spirito gentile che anima l’omino di Chaplin.
L’irruzione di un personaggio dirompente in una realtà familiare consolidata verrà ripresa da Pasolini in Teorema.

Vampires

John Carpenter’s Vampires
Usa 1998
con James Woods, Daniel Baldwin, Sheryl Lee, Thomas Ian Griffith, Maximilian Schell, Gregory Sierra, Cary-Hiroyuki Tagawa, Mark Boone Junior, Clarke Coleman, David Rowden, Thomas Rosales Jr., Tim Guinee, Henry Kingi, John Furlong
regia di John Carpenter



Vampires


Jack Crow è a capo di una banda di cacciatori di vampiri al soldo del Vaticano. Dopo aver “bonificato” un covo di vampiri, Crow e la sua banda si rilassano con un festino in un motel ma arriva un super vampiro che stermina quasi tutti i presenti. Crow fugge col fedele Montoya e si portano dietro una prostituta che è stata morsicata dal vampiro in modo da ritrovare telepaticamente il suo creatore che è niente meno che il primo vampiro intenzionato a portare a termine il rito che lo ha reso immortale per poter agire anche alla luce del giorno…


Vampires


Un’opera poco amata di Carpenter che coniuga western con l’action movie fracassone e bidimensionale degli anni 80/90. La scena iniziale è molto esplicativa della crudeltà degli ammazzavampiri che con argani e balestre tecnologiche portano alla luce i vampiri per farli bruciare dal sole cocente: non si simpatizza molto per loro come non era simpatico Ethan Edwards in Sentieri Selvaggi la cui celeberrima inquadratura dall’interno della casa sull’assolato deserto è citata molto fedelmente.


Vampires 2


Brutali gli ammazzavampiri ma ancora più crudele Valek, il prete eretico che vuole superare il tabù della luce sottoponendosi al rito medioevale che lo aveva reso un non morto.
Non si salva praticamente nessuno in questo horror anomalo dove sono più gli inviti a schiattare che i colpi inferti, eppure c’è una contorta vena romantica nell’amore tra Montoya e Katrina e l’amicizia fra Jack e Montoya che infrange anche una delle regole principali di questo crudo ma divertente mondo degli ammazzavampiri.


Vampires 1


Da menzionare Sheryl Lee nel ruolo di Katrina, una delle sue prove più interessanti dopo Twin Peaks.

Back Page

USA 1933
con Peggy Shannon, Russell Hopton, Claude Gillingwater, Edwin Maxwell, Sterling Holloway, Rockliffe Fellowes, Richard Tucker, Bryant Washburn
regia di Anton Lorenze



Backpage


Jerry Hampton è una reporter in carriera che fa uno scoop su un magnate, il direttore non vuole pubblicare l’articolo per non pestare i piedi al pezzo grosso e la licenzia. Il fidanzato di Jerry le consiglia di tentare di far carriera in un giornale di provincia e le dice che ad Apex, sua città d’origine, c’è un posto libero. Jerry accetta e fatica a superare le titubanze del vecchio proprietario che non vuole una ragazza a dirigere il suo giornale ma presto nasce un’amicizia e Jerry riuscirà a sventare la perdita del giornale e a smascherare il tentativo del banchiere locale di frodare i concittadini

Graziosa commedia pre-code diretta da un regista probabilmente famoso che gira sotto pseudonimo per avere più libertà (fonte MUBI).
Gran parte del film si gioca sullo stupore di trovarsi davanti una ragazza (Jerry sta per Geraldine) invece di un uomo ma queste battute circolano ancora oggi nelle serie tv quindi sono più che accettabili in un film di 90 anni fa.
Se le commedie anni ’30 esaltano le smart girls le ragazze sveglie, Jerry è la più sveglia di tutte, già a New York era stata l’unica a scoprire che il suicidio dell’amante di un riccone era stato indotto dall’uomo quando si era stufato della ragazza, la notizia bucata dal direttore newyorkese tornerà buona nel finale perché l’individuo è complice del banchiere locale che prima ha venduto a tutti i cittadini le azioni di una compagnia petrolifera che cercava il petrolio nei dintorni, poi dopo aver detto che il pozzo non aveva dato frutti aveva cercato di ricomprare le azioni a un prezzo basso per scongiurare la bancarotta dei cittadini, in realtà per lucrare sul petrolio che invece era stato trovato. Jerry riesce a smascherare l’inghippo e raddrizza anche il fidanzato, nipote del banchiere disonesto.
La storia d’amore resta abbastanza in secondo piano viene dato molto più spazio al legame quasi paterno che la giornalista costruisce con il vecchio Webster, il proprietario del giornale sul punto di perdere il quotidiano sempre per i raggiri del banchiere.
La produzione è a basso costo ma gli abiti della protagonista sono deliziosi ed è un piacere vederla tener testa a tutti gli uomini in raffinati abiti da sere o eleganti abiti da lavoro anche se fuori luogo in un paesino come Apex.

Nope

USA 2022
con Daniel Kaluuya, Keke Palmer, Brandon Perea, Michael Wincott, Steven Yeun, Wrenn Schmidt, Keith David, Devon Graye, Jennifer Lafleur, Terry Notary, Barbie Ferreira, Donna Mills, Ryan W. Garcia, Rhian Rees, Sophia Coto, Courtney Elizabeth, Andrew Patrick Ralston
regia di Jordan Peele


Nope


Alla strana morte del padre, i fratelli OJ ed Em Haywood ereditano l’attività di famiglia, un ranch per l’addestramento di cavalli per i set cinematografici. Gli affari non vanno molto bene e OJ è costretto a vendere alcuni cavalli a Jupe, ex stella televisiva che ora gestisce un parco a tema western. Quando i fratelli Haywood iniziano a sospettare che una presenza aliena infesti i cieli sopra il loro ranch decidono di filmarlo per guadagno, il tecnico Angel Torres, impiegato nel grande magazzino di elettronica dove i due fratelli hanno comprato l’attrezzatura si interessa al caso e viene coinvolto. Visto che la presenza aliena è in grado di creare un campo elettromagnetico che spegne tutti i devices elettronici, Em decide di interpellare un direttore della fotografia che lavora ancora con telecamere a manovella. Antlers Holst prima nicchia poi si lascia coinvolgere nell’impresa. Intanto anche Jupe ha scoperto l’UFO e organizza uno spettacolo con pubblico pagante per mostrarlo in azione ma l’alieno risucchia e divora tutti i presenti. Per il gruppo degli Haywood non si tratta più solo di riprendere l’alieno ma di eliminarlo…


via GIPHY

Horror fantascientifico dalle venature western (nuvole e cavalli imbizzarriti a me hanno fatto venire in mente anche Il vento di Sjöström, a suo modo un altro western anomalo) Nope propone una riflessione sul tema della visione, un tema molto caro al cinema ma che Jordan Peele sa declinare in modo originale partendo dagli antipodi della storia cinematografica e facendo riferimento al fantino di colore ripreso nel 1878 da Eadweard Muybridge in The Horse in motion una serie di cronofotografie note per aver dimostrato come si muove un cavallo al galoppo e come le rappresentazioni artistiche fino a quel momento fossero falsate dalle ipotesi basate sull’impressione del movimento.
L’unica cosa che non si conosce della celeberrima sequenza è l’identità del fantino afroamericano, con questa sottolineatura Peele mette ancora una volta al centro la questione dei neri, tema politico cardine della sua cinematografia. Gli Haywood si appropriano dell’identità del fantino dichiarando di essere suoi diretti discendenti, vantando quella che Antlers Holst definisce “la nobiltà del cinema” ma anche i 4 quarti di nobiltà oggi valgono poco e per sopravvivere i due fratelli devono realizzare un video sulla presunta presenza aliena che diventi virale, anzi di più che attiri l’attenzione di show come quello di Ophra. Un intento simile ce l’ha Jupe, un asiatico che è stato una stella televisiva da bambino, protagonista della sitcom Gordy’s Home terminata tragicamente quando uno degli scimpanzé che interpretava Gordy impazzì e fece una strage sul set. Jupe, unico sopravvissuto si crede un privilegiato e cerca di “addomesticare” l’alieno nutrendolo con i cavalli comprati da OJ ma quando realizza uno spettacolo della pastura aliena per il pubblico, l’UFO divora tutti i presenti perché, come OJ ha capito, l’essere alieno si nutre solo di chi lo guarda, in altre parole lo spettatore fagocita sé stesso guardando e questo avviene soprattutto con le immagini violente che invece di farci provare repulsione ci attraggono morbosamente, come dimostrano i flash back della strage sul set dello scimpanzé e le vecchie immagini di una lotta tra un felino e un serpente su cui sta lavorando Holst.
L’indicibile che dovrebbe restare anche invisibile è invece diventato un prodotto di largo consumo nella nostra società dell’immagine: non appena si suppone la presenza aliena dietro la strage al parco di Jupe, arriva subito un reporter di TMZ per “documentare” i fatti ma sarà la prima vittima dell’alieno ribattezzato Jean Jacket da OJ (ovvio il riferimento mediatico nel nome del protagonista), altra vittima sarà Holst che si espone alla presenza aliena per riprenderlo da una luce migliore. Lo scontro tra gli Haywood e l’alieno assume i contorni di uno scontro western, con OJ che cavalca incontro al suo destino ma sarà l’acume di Em a distruggere l’essere e anche a riprenderlo. E’ un modello femminile un po’ diverso quello proposto da Em, estroversa tanto quanto il fratello è chiuso e concentrato sul rapporto con gli animali, è un’eroina credibile e piacevole anche con felponi e bermuda extralarge, quanto di più lontano dall’ideale sexy di ogni personaggio femminile, anche nei film d’azione.
Peele sa giocare bene con le inquietudini e per quanto il film possa risultare un po’ macchinoso la tensione non cala mai e l’attenzione dello spettatore non si perde.

Maschietta

Manhandled
con Gloria Swanson, Tom Moore, Lilyan Tashman, Ian Keith, Arthur Housman, Paul McAllister, Frank Morgan, Pierre Collosse, Marie Shelton, Carrie Scott, Ann Pennington, Brooke Johns, Frank Allworth
regia di Allan Dwan

Maschietta

La commessa Tessie McGuire è fidanzata con il meccanico e inventore Jimmy Hogan che dedica troppo tempo al lavoro nella speranza di far fortuna con una sua invenzione. All’ennesima dimenticanza di un appuntamenti da parte di Jimmy, per ripicca Tessie accetta l’invito a una serata mondana dove viene notata da uno scultore che le chiede di posare come modella. Tornata a casa trova Jimmy ad aspettarla per un saluto perché deve partire al più presto per Chicago per vendere la sua invenzione. Durante l’assenza di Jimmy continua la scalata al bel mondo sempre rifiutando le avances dei ricconi che le propongono un lavoro. Liberatasi dall’ennesimo corteggiatore dalle mani lunghe, Tessie trova Jimmy ad aspettarla ma l’uomo, vedendola tornare scarmigliata e notando i segni di una nuova ricchezza nell’appartamento, crede che Tessie sia diventata una mantenuta e fa per lasciarla ma notando il calendario su cui la ragazza aveva segnato ogni giorno l’avvicinarsi del suo ritorno, su convince della sua innocenza.


Manhandled

Anche chi non la conosce solo per Viale del Tramonto è abituato all’immagine da vamp di Gloria Swanson per cui Maschietta è un film fondamentale per capire la poliedricità della diva del muto che interpreta una commessa sguaiata con tanto di cicca in bocca, un cliché identificativo che possiamo ancora trovare in sitcom contemporanee.
Il ritorno dal lavoro con il viaggio in metropolitana che costa alla nostra protagonista le spropositate ciliegie che ornano il suo cappello a cloche è una vera comica, un film nel film potremmo definirlo.
Anche se poi la pellicola sviluppa temi classici del muto, con tutta una serie di amorazzi ambientati nel bel mondo, l’introduzione dei personaggi personali ci porta in un mondo del tutto diverso, sottolineando la fatica e la povertà della classe operaia con un taglio molto realista.
Come ci spiegano le due pagine di didascalie introduttive, anche se Tessie accetta di entrare nel giro del bel mondo solo per guadagnare e resta sempre fedele all’innamorato lontano, chi gioca col fuoco si brucia ed ecco che i continui contatti con il vacuo bel mondo mettono la reputazione di Tessie a rischio, rischiando di farle perdere anche il grande amore della vita e solo dopo una notte di pianti e preghiere disperate, il dettaglio del calendario restituirà credibilità alla spavalda ma ingenua fanciulla che pensava di poter uscire indenne da certi giri… se non loschi quanto meno molto leggeri!
Fortunatamente la trita morale è relegata solo all’introduzione e al finale nel mezzo possiamo goderci l’abilità della Swanson nell’imitare una principessa russa, giocoso ruolo che diventa poi il suo lavoro in una raffinata sala da tè che ostenta una clientela di classe.
Da notare ancora una volta l’uso creativo delle didascalie: quando una vera fuoriuscita russa si avvicina alla presunta principessa, le sue parole sono presentate da una didascalia in cirillico, ciò permette di identificare subito il personaggio e di mostrare che Tessie non la capisce affatto e si toglierà dall’impaccio mettendosi a piangere mentre un cameriere spiega alla signora russa che la principessa è talmente traumatizzata da non voler più sentire la lingua madre.
Interessante anche la regia di Allan Dwan che trova delle posizioni insolite dall’alto per la comica in metro e utilizza la stessa costruzione scenica a inizio e a fine film con due significati antitetici: quando Jimmy non vuole portare Tessie a divertirsi la ragazza si appoggia alla finestra che riflette la sua immagine sciatta e poi la mdp si apre sul cortile e sbircia dalle finestre le scene di fatica e insofferenza che caratterizzano le vite dei vicini di casa sposati, alla fine del film quando Jimmy lascia la ragazza, Tessie si appoggia nuovamente alla finestra che riflette l’immagine di una donna elegante ma triste perché dalle finestre dei vicini spuntano quadretti di serena vita domestica, sogno che la ragazza sta perdendo.

La scala musicale

The Music Box
USA 1932, MGM
con Stan Laurel, Oliver Hardy, Billy Gilbert, Lilyan Irene, Sam Lufkin, Hazel Howell, Charlie Hall
regia di James Parrott


Themusicbox


Una signora compra una pianola meccanica per fare una sorpresa al marito, la consegna viene affidata alla ditta di Stanlio e Ollio che scoprono che la residenza si trova in cima a una ripida e stretta scalinata. Il trasporto sarà complicato da alcuni incontri che fanno scivolare la pianola al punto di partenza. Dopo altri inconvenienti i nostri trasportatori arrivano a destinazione ma non trovando nessuno in casa, decidono comunque di entrare distruggendo gran parte dell’arredo. A quel punto arriva il proprietario che Stanlio e Ollio avevano già incontrato durante la salita, che da in escandescenze perché odia le pianole ma dovrà tenersela per far felice la moglie che ha scoperto il che il regalo non è stato gradito.

Pinocchio di Guillermo del Toro

GdelToro's Pinocchio

USA/Messico 2022, Netflix
con Gregory Mann, Ewan McGregor, David Bradley, Tilda Swinton, Christoph Waltz, Finn Wolfhard, John Turturro, Ron Perlman, Tim Blake Nelson, Burn Gorman
regia di Guillermo del Toro

Carlo, il figlio di Mastro Geppetto viene ucciso durante un bombardamento della Prima Guerra Mondiale, il povero falegname si dà all’alcol per superare il dolore e infine intaglia in burattino che gli ricordi il figlio morto. Uno spirito del bosco dona la vita al pezzo di legno pe alleviare i dolori di Geppetto e affida al grillo Sebastian la cura del ragazzo in cambio della realizzazione di un desiderio. Il falegname fatica ad affezionarsi al vivace burattino che suscita diverse perplessità nel paese ora governato dai fascisti e soprattutto attira l’interesse del Conte Volpe che gestisce un circo. Il conte convince Pinocchio a non andare a scuola e a esibirsi per lui dietro compenso, quando Geppetto scopre che il figlio non è andato a scuola ma lavora nel circo va a riprendersi il figlio e l’alterco col Conte finisce con la morte di Pinocchio che incontra per la prima volta la Morte che gli spiega la sua condizione d’immortalità. La convivenza con Geppetto è sempre più difficile tra le pressioni del Podestà che vuole trasformare Pinocchio in un super soldato immortale e il Conte Volpe che chiede un cospicuo risarcimento per l’inadempienza del contratto. Pinocchio parte in tournée con il circo per saldare i debiti di Geppetto che pentito delle sue parole si mette alla ricerca del figlio. Intanto durante uno spettacolo alla presenza del Duce, Pinocchio ingenuamente canta una canzone che lo deride, il circo viene bruciato e finalmente il Podestà può arruolare Pinocchio. Nel campo di addestramento il burattino fa amicizia con Lucignolo il figlio del Podestà costretto a fingersi eroico per non deludere il padre. Quando si tratterà di scegliere tra il padre e l’amico Lucignolo salverà Pinocchio, così come farà la scimmia Spazzatura che salva Pinocchio dal nuovo incontro con il Conte Volpe. Finiti in mare, il burattino e la scimmia ritrovano Geppetto e il grillo Sebastian nella pancia del pescecane da cui riescono a fuggire facendo crescere il naso di Pinocchio con le bugie e usandolo come scala verso lo sfiatatoio del cetaceo. Per salvare Geppetto e gli altri dal pescecane che li sta inseguendo Pinocchio muore per l’ennesima volta ma non ha il tempo di aspettare che la clessidra si svuoti così baratta la sua immortalità pur di salvare Geppetto…



Pinocchio del toro


“Carlo (Collodi) è morto, viva Carlo Collodi” potremmo parafrasare la formula reale francese per sintetizzare il significato dell’ultima manipolazione di Guillermo del Toro, stavolta alle prese con un classico della letteratura e dell’animazione. Che il vero figlio di Geppetto si chiami Carlo è ovviamente un omaggio allo scrittore italiano e la morte del bambino che segna l’inizio drammatico del film lascia subito spazio a una nuova (ri)lettura, oltre che a un nuovo figliolo per Geppetto. Ho colto diversi rimandi in Pinocchio di Guillermo del Toro, il più interessante mi pare quello riguardante la nascita del burattino, scolpito in un ciocco di legno in una notte di tregenda come gesto di rivalsa per la rabbia della morte di Carlo, questo burattino nasce come Frankenstein: il personaggio cinematografico è citato dai fulmini e dalle ombre espressioniste che incombono sulla falegnameria quando Pinocchio viene intagliato e il rapporto padre figlio ripropone in parte quello letterario del creatore che rifiuta la propria creatura: nonostante sia magico, in grado di parlare e muoversi da solo, Geppetto capisce ben presto che Pinocchio non potrà sostituire Carlo e respinge il burattino. Il rovesciamento rispetto alla storia di Pinocchio che conosciamo, sia letteraria che nelle varie declinazioni cinematografiche sta proprio in questo: non è il burattino che deve migliorarsi e farsi bambino per ricambiare l’amore incondizionato di Geppetto ma è il falegname che deve affrontare un percorso di accettazione verso Pinocchio che lo ama incondizionatamente fino al punto di rinunciare all’immortalità (ma avrebbe rinunciato anche alla vita) per salvare Geppetto.



PinocchioGdT


Questa è la prima opera d’animazione del regista messicano, girato in stop motion e Guillermo del Toro cita alcuni grandi autori dell’animazione: gli esseri di cui si accorge Sebastian ricordano gli esseri fantastici, i nerini del buio di Myiazaki mentre lo Spirito del Bosco e la Morte hanno la ieraticità delle figure di Michel Ocelot (es il dittico di Kirikù).
Rimane un po’ debole la parte di critica verso la dittatura fascista: la canzoncina scatologica è la peggiore tra tutte le insulse canzoni del film
-fortunatamente sono poche!- e il racconto dell’addestramento militare è talmente tirato via tanto che a Pinocchio non cresce neppure il naso quando dice che ama la guerra per far coraggio a Lucignolo, resta comunque l’unico incidente in una buona opera di revisione di un classico.
Un po’ caricato il doppiaggio italiano: Ewan Mc Gregor, voce originale del Grillo Sebastian, narratore della vicenda è doppiato da Massimiliano Manfredi che ricorda un po’ troppo i toni drammatici di Christian in Moulin Rouge!

Belfast

Belfast

GB 2021
con Jamie Dornan, Jude Hill, Caitriona Balfe, Judi Dench, Ciarán Hinds, Lara McDonnell, Gerard Horan, Turlough Convery, Conor MacNeill, Bríd Brennan, Gerard McCarthy, Sid Sagar, Zak Holland, Barnaby Chambers, Olive Tennant, Josie Walker

regia di Kenneth Branagh

L'infanzia di Buddy, bambino di nove anni cresciuto in quartiere popolare di Belfast, viene sconvolta quando nell'estate del 1969 i protestanti iniziano ad attaccare i vicini cattolici. La famiglia di Buddy cerca di non schierarsi anche se uno dei caporivolta, Billy Clanton, pretende l'impegno del padre di Buddy che lavora in Inghilterra e torna a trovare la famiglia ogni quindici giorni. L'idea di lasciare l'Ulster e trasferirsi a Londra diventa a poco a poco l'unica soluzione, anche se dopo la morte del nonno l'amata nonna di Buddy resterà sola in città.

Kenneth Branagh riscrive la propria vicenda personale in un film che trascende nel ricordo dell'età felice dell'infanzia il dramma delle rivolte del 1960 considerate come l'inizio dei trent'anni di battaglie che hanno insanguinato l'Irlanda del Nord.
Sicuramente il film ha buone dosi di scene furbette su tutte Buddy che legge il fumetto di Thor ci vuole ricordare che Branagh è stato il regista del primo film Marvel dedicato al supereroe, però Branagh conferma la sua abilità nell'uso del linguaggio registico e l'ottima capacità di dirigere gli attori: superlativa Judi Dench e Caitríona Balfe non è mai stata così bella neppure nelle prime stagioni di Outlander!
Personalmente ho trovato molto interessante l'uso del bianco e nero e del colore: l'iniziale "cartolina" contemporanea a colori che racconta di una città pacificata si sofferma su un murale e poi la macchina da presa sale e ci racconta cosa c'è dietro quel murale e quel muro: l'inizio dei Troubles nell'agosto del'69, il bianco e e nero diventa veicolo della storia, forse è un concetto che potranno capire a fondo i boomers come Branagh e noi della Generazione X che abbiamo avuto contezza del mondo solo con le notizie che arrivavano attraverso la televisione rigorosamente in bianco e nero insieme ai film classici: Buddy vede solo western di John Ford in tv, mentre la fantasia esplode ancora attraverso il colore dei film visti al cinema, un modo originale per raccontare la passione che poi sarebbe diventato il lavoro di Branagh.

Frenzy

GB, 1972
con Jon Finch, Alec McCowen, Barry Foster, Billie Whitelaw, Anna Massey, Barbara Leigh-Hunt, Bernard Cribbins, Vivien Merchant, Michael Bates, Jean Marsh, Madge Ryan, Gerald Sim, Jimmy Gardner, Noel Johnson, Clive Swift, John Boxer, Elsie Randolph, George Tovey
regia di Alfred Hitchcock



Frenzy


Quando la sua ex moglie viene uccisa, Richard Blaney, ex ufficale della Raf, viene scambiato per il killer delle cravatte. La morte di Babs, sua nuova compagna e l’unica che gli crede, ne causa l’arresto ma capendo che a denunciarlo è stato il suo amico Rusk che gli aveva promesso un posto sicuro, Blaney intuisce che l’uomo è il vero assassino. Blaney organizza la fuga dalla prigione per vendicarsi di Rusk ma a casa sua trova il cadavere dell’ennesima vittima e sopraggiunge anche l’ispettore Oxford che però ha capito chi è il vero killer.



Frenzy


A 72 anni il maestro del brivido Alfred Hitchcock torna nella sua Londra per girare quello che sarà il penultimo film della sua carriera, una pellicola che ha diviso la critica, del resto c’è qualcosa di straniante nelle nudità e negli abiti moderni che contrasta con la composizione molto classica delle scene che sembrano le stesse di un Hitchcock anni ’50.
Come sempre Hitch ci regala il cameo della sua presenza nel prologo del film, tra la folla che ascolta un comizio sulla riva del Tamigi quando il fiume restituisce il corpo di una ragazza nuda con una cravatta al collo, l’ultima vittima del killer della cravatta che terrorizza la città.
Il film poi si sposta su Richard, l’ex ufficiale ora barista con il vizio dell’alcol: un bicchiere prima di iniziare il turno gli costa il posto di lavoro. Rimasto senza soldi, l’uomo va confidarsi con la ex moglie che ora gestisce un’agenzia per cuori solitari ma i suoi modi bruschi impensieriscono la segretaria che è piuttosto preoccupata nel lasciare sola la principale con l’ex marito. Alla fine Brenda e Richard vanno a cena insieme e la donna di nascosto gli lascia dei soldi.
Il giorno dopo Brenda riceve la visita di Rusk, cliente che la donna ha allontanato per i gusti particolari: Rusk è il killer delle cravatte e Brenda la sua prossima vittima.



Frenzy (2)


Se non sorprende che il regista sveli il colpevole già a inizio film, è piuttosto insolito che mostri l’efferatezza di un atto violento e l’aggressione di Rusk è decisamente sgradevole e il primo piano di Brenda dopo essere stata strozzata è osceno. Il vecchio regista sembra adeguarsi al gusto del nuovo giallo in voga nei primi anni ’70, ma la smentita arriva dall’omicidio di Babs che segue in piena fiducia Rusk nel suo appartamento: la macchina da presa segue i due lungo tutto il tragitto dal bar alla soglia dell’appartamento poi inizia una carrellata all’indietro che ci lascia immaginare le sorti della povera ragazza nelle mani dello psicopatico.
Frenzy potrà anche essere un film minore ma Hitchcock ne fa comunque un manifesto cinematografico contro la reiterazione degli omicidi così in voga nei thriller del periodo.


Frenzy.jpeg


Nella seconda parte del film predomina l’humor nero: Rusk si accorge di aver perso la sua spilla con l’iniziale e capisce che è rimasta nelle mani di Babs durante l’omicidio. Il killer si è già disfatto del corpo gettando il sacco che lo contiene su un camion che deve trasportare un carico di patate fuori città, gli tocca quindi intrufolarsi nel camion per cercare la spilla ma il camion parte e la ricerca dello spillone si trasforma in una grottesca lotta tra il cadavere e l’assassino che alla fine sarà costretto a spezzare le dita irrigidite dal rigor mortis per recuperare la spilla.
Altri tocchi umoristici vengono dalla vita privata dell’acuto ispettore Oxford vittima delle cene della moglie che sta facendo un corso di cucina francese. Mentre la mdp indugia sui suoi “manicaretti” la coppia discute serenamente del caso, anche nei particolari più sanguinosi ribadendo l’idea di portare un omicidio in ogni salotto alla base della serie tv Hitchcock presenta degli anni ’60.



-Frenzy


Frenzy è l’ennesima declinazione del classico tema hitchcockiano della persona accusata per sbaglio che deve dimostrare la propria innocenza, il ritorno suoi luoghi dell’infanzia (non solo Londra ma proprio il quartiere di Covent Garden) del vecchio maestro sembrano acuire quel vecchio ricordo della notte passata in prigione per volontà del padre: la cella ripresa dall’alto e quegli ispettori flemmatici che nel corso dei decenni hanno sempre mantenuto la stessa fisionomia, devono essere proprio simili a quelli di quel famoso aneddotto