L’eredità

Cristoffer e’ il rampollo di una ricca famiglia danese, che si è (ri)costruito una vita a Stoccolma aprendo un ristorante e sposando una giovane attrice. Il suicidio del padre lo costringera’ a prendere in mano le redini dell’attivita’ di famiglia facendosi stritolare da abberranti logiche di potere.


Leredità

Arven


Il film di Per Fly ha un
inizio interessante, analizzando gli equilibri all’interno di una famiglia dell’alta borghesia per cui il senso del dovere consiste nel preservare il capitale che diventa tutt’uno con il nome e l’onore; poi pero’ il film si perde in colpi di scena un po’ troppo da soap opera: sembra quasi di vedere Beautiful con i tradimenti dei famigliari, le madri virago che
sollecitano le amanti e le follie improvvise, anche se forse il richiamo dovrebbe essere a Shakespeare i cui brani sono citati dalla giovane moglie che deve rappresentare Giulietta; di sicuro “c’e’ del marcio in Danimarca” e non bastano gli stilemi del Dogma, che sanno rendere triste anche il panorama del Sud della Francia a salvare il film: l’evoluzione psicologica di Cristoffer avrebbe dovuto essere rappresentata, a mio parere, con cambiamenti di comportamento piu’ impercettibili.

KillBill Vol II

Killbill2

La
vendetta, come aveva predetto Hattori Hanzo, ha un percorso tortuoso e cosi’
capita che alcuni nemici si eliminino a vicenda e altri siano talmente indegni
da non meritare neppure la morte, ma la determinazione condurra’ La Sposa faccia
a faccia col suo piu’ acerrimo nemico (?):Bill.
Chiudevo il mio post su KillBill vol.
I
chiedendomi come si sarebbe risolto il conflitto tra i due sessi,
Tarantino ancora una volta riesce a sbaragliare tutte le aspettative e in un
secondo capitolo con maggiore unita’ stilistica (tutte le due ore di film sono
risolte in campi e contro campi, esclusa l’incursione horror) e musicale che gli
permette di approfondire meglio la psicologia dei personaggi, supera la dualita’
tra maschile e femminile per porci dinnanzi alla complessita’ della persona:
l’affascinante teoria dei supereroi non e’ sufficiente per Beatrix Kiddo che
forse merita la sua sofferta vendetta non tanto per l’eccelsa bravura con le
arti marziali ma perche’ riesce a vivere i molteplici aspetti della personalita’
di un individuo: infatti se nei titoli di coda i suoi antagonisti hanno come
alterego il solo nome di battaglia (ad esempio Bill, AKA Incantatore di
Serpenti), la donna interpretata da Uma Thurman nel film e’ stata La Sposa,
Black Mamba, Mamma: in una parola Beatrix Kiddo.

Il vestito da sposa

Un mese prima delle nozze, dopo l’ultima prova dell’abito da
sposa, Stella viene violentata da quattro uomini incappucciati. La sua vita
subisce una svolta drammatica: il rapporto con suo fidanzato si incrina,
abbandona gli studi. Dopo un anno sembra essersi ricostruita una vita, accanto
al titolare dell’atelier che le aveva realizzato l’abito da sposa, ma scoprira’
che lui faceva parte del quartetto di stupratori.


Ilvestitodasposa

Raccontata cosi’ la trama
sembra quella di un thriller americano, ma a Fiorella Infascelli, che si e’
liberamente ispirata a una storia vera interessa seguire l’evoluzione della
personalita’ di Stella, con uno sguardo distaccato nei momenti piu’ drammatici e
alcune scene di forte valenza psicologica (tra tutte il primo piano dell’oblo’
della lavatrice mentre l’abito nuziale si tinge di rosso avvoltolandosi su se’
stesso).
Il vestito da sposa e’ il simbolo di una vita tranquilla, protetta,
socialmente appagante (spesso dopo la fine della relazione la ragazza chiede
cosa la gente dica del fatto che il matrimonio sia andato a rotoli). Lo stupro
sottolinea come la vita della protagonista fosse delegata (anche prima) alle
decisioni della madre e del fidanzato: sono loro che la consigliano di non
denunciare il fatto, che proteggono la sua voglia di isolarsi dicendo che e’
malata, ma il fidanzato non e’ in grado di condividere con lei il suo dolore e
sparisce lasciando solo una lettera di commiato. Piu’ che un film
sull’incomunicabilita’ tra i sessi mi pare che il tema centrale sia
l’incomunicabilita’ del dolore e il lavoro su se’ stessi necessario per uscirne:
anche la madre non e’ sempre in grado di entrare in contatto con la figlia e la
scelta di ambientare la storia in provincia, sullo sfondo di una natura
bellissima ma matrigna che assiste indifferente al travaglio di Stella e degli
altri protagonisti, sottolinea questo aspetto.

Il Vangelo secondo Matteo

E’ nuovamente nelle sale la versione restaurata (in maniera non eccelsa) del capolavoro pasoliniano del 1964 che narra la vita di Cristo dall’apparizione dell’Angelo a Giuseppe per convincerlo della santita’ della gravidanza di Maria fino al nuovo incontro di Gesu’ con gli Apostoli dopo la Resurrezione.

Ilvangelosecondomatteo

Pasolini riesce a rendere tutta la sacralita’ e l’inconoscibilita’ del mistero dell’Incarnazione, con un raro equilibrio che non cerca mai di interpretare la storia narrata dal Vangelo. Le riprese spesso di spalle o di sghimbescio di Gesu’ Cristo sottolineano l’incapacita’ dell’uomo di comprendere a pieno la sua mistica se non con la fede.
Mirabili i rimandi all’iconografia della pittura del quattrocento e l’alternanza di primi piani quasi statici a momenti convulsi, in particolare la memorabile scena della Strage degli Innocenti.
Eccezionale anche la scelta delle musiche che alterna brani sinfonici a canzoni tradizionali a gospel.
La scelta di attori non professionisti acutizza il senso di assistere a una sacra rappresentazione: Gesu’ Cristo e’ interpretato da un giovane studente spagnolo, la Madonna anziana dalla stessa madre di Pasolini, Susanna.
Personalmente sono stata folgorata dai primi fotogrammi del film che inquadrano il volto della Madonna in attesa del Figlio: un volto di rara compostezza per cui non si puo’ usare che la la parola verecondia, che rimanda se non nei lineamenti, nella sua purezza a L’annunziata di Antonello da Messina.
La ieratica staticita’ e’ prodoma di un cineasta che viene da molto lontano con una cultura molto diversa che pero’ condivide la stessa teoretica pasoliniana: Sergej Paradzanov.

Dopo Mezzanotte

Martino e’ il custode notturno del Museo del Cinema di
Torino e vive in un mondo tutto suo fatto di vecchi film, un giorno la cameriera
di un fastfood, della quale e’ segretamente innamorato, si rifugia nel museo per
sfugire alla polizia e nasce l’amore, ma la ragazza ha gia’ un
fidanzato..

Dopomezzanotte

A volte il pulviscolo che danza nel fascio di luce si mescola perfettamente e crea una meraviglia: e’ il caso dell’ultimo film di Davide Ferrario.
Amanda sfugge alla polizia e a una vita banale riparando nella Mole, come nel Medioevo i malfattori trovavano asilo politico nelle cattederali e Martino, novello gobbo di Notre Dame, la aiuta rivelandole i segreti dell’edificio e le meraviglie che contiene: il potere immaginifico del cinema.
Dopo mezzanotte racconta una storia d’amore ma soprattutto e’ un atto d’amore verso il cinema, principalmente quello ormai dimenticato. Dedicato a Buster Keaton, e’ una commedia che mescola i ritmi delle comiche con la satira, con un’ ottima narrazione fuori campo di Silvio Orlando, riesce a toccare vertici di pura commozione con “semplici” giochi di luci (che cos’e’ il cinema se non una rifrazione della luce?).
Torino e’ una magnifica citta’, spesso scelta come luogo cinematografico, ma i suoi notturni non sono mai stati cosi’ belli e cosi’ magici come in questo film.
Stupefacente anche la prova di Giorgio Pasotti: nei suoi esordi mucciniani e in Distretto di Polizia ci aveva abituato ad una mediocre recitazione convulsa, qui e’ taciturno e misurato nella goffa ed ingenua fisicita’ alla Buster Keaton, di cui
arriva anche ad imitare l’andatura.

Il film e’ girato completamente in HD e mostra spezzoni degli esordi del cinema che partendo dai Fratelli Lumiere, arrivano a Pastrone e soprattutto a Buster Keaton: imperdibile.

Kill Bill vol II



Killbill2

Se il primo capitolo della saga vendicativa
della Sposa si faceva amare od odiare di primo acchito, ben diverse sono le cose
per questo secondo episodio il cui stile totalmente diverso richiede
riflessione e tempo per essere assimilato. I due volumi risultano essere
talmente differenti che forse potrebbero deludere le aspettative di certo
pubblico. La stessa protagonista, da erinni invincibile che da sola sgomina gli
88 folli, rischia ora di essere eliminata da un povero ubriacone. Anche
l’iconografia cinematografica citata cambia completamente: Tarantino passa per
il kung fu cinese in costume, l’horror e soprattutto il noir-melo’ anni ’40 che
forse e’ il carattere distintivo di questo secondo volume : lo spezzone stesso
che compare nei trailer con Uma Thurman alla guida di una decappottabile,
fotografata in un bianco e nero d’antan rimanda a Gun Crazy (la
sanguinaria)
o a Detour.
In ogni caso il film scioglie tutti i
nodi del primo capitolo: perche’ e’ avvenuto il massacro nella cappella di El
Paso, come Ellen Driver ha perduto il suo occhio, oltre che, ovviamente, la resa
dei conti tra Black Mamba e Bill.
Personalmente non mi ero scandalizzata piu’
di tanto per il fatto che il film venisse diviso in due parti: del resto il film
“a puntate” e’ una pratica vecchia come il cinema (basti pensare alle serie di
Fantomas e di Les Vampires, rispettivamente del 1915 e del 1916,
trasmessi in queste settimane da FuoriOrario) soppiantata dall’avvento
della televisione. Il talento di Tarantino gli ha permesso ancora una volta di
stupire il suo pubblico creando da un unica storia due film completamente
diversi ed indipendenti.

Secret window

Mort Rainey e’ uno scrittore di successo che non sta
affrontando esattamente il periodo piu’ roseo della sua vita: nessuna idea per
il nuovo libro e in piu’ e’ in attesa di divorzio dalla moglie che ha beccato a
letto con un amico alcuni mesi prima.
Rifugiato nel suo chalet sul lago
Tashmore un giorno riceve la vista di uno strano individuo che lo accusa di aver
copiato un suo racconto..


Secretwindow

La pellicola, tratta dall’ennesimo racconto di Stephen King (ma solo King e Dick conoscono ad Hollywood?), avrebbe un plot interessante, con vaghi rimandi a Shining e Misery non deve morire, pero’ non trattandosi di un horror e nemmeno di un giallo, ma di un film di suspence e’ rovinato dalla regia anonima di David Koepp, soprattutto il finale, i cui ultimi minuti sono totalmente inutili e anche lo spettatore piu’ ingenuo capira’ dove andava finito il film.
Perfetto Turturro nel trasformarsi in un personaggio che pare uscire direttamente da un quadro del gotico americano. Per quanto riguarda Depp, credo che la sua interpretazione verra’ ritenuta un po’ sopra le righe, invece il gesto che
l’attore introduce a un certo punto, per sottolineare un cambio della
personalita’ del protagonista e’ indice ancore una volta della sua meticolosita’
nel prepararsi, sprecato dalla regia che non e’ in grado di sostenere la
tensione psicologica che e’ alla base del film.

School of Rock


School-of-rock

Piacevole commedia che denuncia la fine del
sogno trasgressivo del rock in favore di delle band costruite a tavolino.

Tutto scorre verso un prevedibile finale, ma il meccanismo comico e’
perfetto.
Da vedere soprattutto come prova attoriale: se un vecchio detto
del mondo del cinema sconsiglia di recitare accanto a bambini ed animali per
l’impossibilita’ dell’attore di reggere il confronto con la loro spontaneita’,
questo film e’ la prova che a volte la saggezza popolare sbaglia. Jack Black,
grazie a questa pellicola, e’ diventato, giustamente, il divo del momento ed
eletto erede di John Belushi, ma altrettanto meritevole di lode e’ Joan Cusak,
che si conferma una volta di piu’ una delle migliori caratteriste della sua generazione

Che ne sara’ di noi

Chenesaràdinoi.pg

Che questo film fosse un’operella mediocre si poteva intuire tranquillamente dai trailer, ma il fatto che abbia ricevuto 12 nomination ai David di Donatello, trasformandosi nel corrispettivo nostrano de Il Signore degli anelli, in quanto a valutazione, ne imponeva la visione.
L’operina, gogliardica e superficialotta racconta la classica vacanza post esame di maturita’ che cambiera’ la vita ai tre protagonisti, anche questi rappresentanti dei piu’ banali cliche’ giovanili: lo sfigato, quello che non vuole affrontare le proprie responsabilita’ e l’innamorato senza speranza. La nomination di Silvio Muccino come miglior attore protagonista potrebbe essere motivava dalla costanza con cui il ragazzo persegue il suo modello di innamorato deluso dai tempi di Come te nessuno mai, Violante Placido e’ sicuramente credibile nei panni della bella ragazza che sa di esserlo anche perche’ questo ruolo probabilmente ricalca la sua vita, l’unica nomination che mi sento di appoggiare e’ quella di Elio Germano, come miglior attore non protagonista: non sara’ certo l’erede di Marlon Brando ma nel film supera di una spanna i suoi colleghi.
La pioggia di nomination per questo film non puo’ che lasciare perplessi, e non avendo voglia di infilarmi in trite filippiche sulle tristi condizioni in cui versa il cinema italiano vi rimando alla prossima puntata di Report alle 23,00 di domenica prossima 4 aprile che sviscerera’ questo tema con maggior cognizione di causa.




Candidature ai David di Donatello 2004 che verranno assegnati il 14 aprile.




MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Penelope Cruz per Non ti muovere
Michela Cescon per Primo amore
Licia Maglietta per Agata e la tempesta
Violante Placido per Che ne sarà di noi
Maya Sansa per Buongiorno, notte


MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Giuseppe Battiston per Agata e la tempesta
Sergio Castellitto per Non ti muovere
Luigi Lo Cascio per La meglio gioventù
Silvio Muccino per Che ne sarà di noi
Carlo Verdone per L’amore è eterno finchè dura


MIGLIOR FILM
Che ne sarà di noi di Giovanni Veronesi
Non ti muovere di Sergio Castellitto
Io non ho paura di Gabriele Salvatores
La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana
Buongiorno, notte di Marco Bellocchio


MIGLIOR REGIA
Pupi Avati per La rivincita di Natale
Marco Bellocchio per Buongiorno, notte
Sergio Castellitto per Non ti muovere
Matteo Garrone per Primo amore
Marco Tullio Giordana per La meglio gioventù


MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Anna Maria Barbera per Il paradiso all’improvviso
Margherita Buy per Caterina va in città
Claudia Gerini per Non ti muovere
Jasmine Trinca per La meglio gioventù
Giselda Volodi per Agata e la tempesta


MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Diego Abatantuono per Io non ho paura
Elio Germano per Che ne sarà di noi
Fabrizio Gifuni per La meglio gioventù
Roberto Herlitzka per Buongiorno, notte
Emilio Solfrizzi per Agata e la tempesta


MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE
Piero Sanna per La destinazione
Salvatore Mereu per Ballo a tre passi
Andrea Manni per Il fuggiasco
Maria Sole Tognazzi per Passato prossimo
Francesco Patierno per Pater Familias


MIGLIOR FILM EUROPEO
Dogville di Lars von Trier
Good Bye, Lenin! di Wolfgang Becker
I lunedì al sole di Fernando León de Aranoa
La ragazza con l’orecchino di perla di Peter Webber
Rosenstrasse di Margarethe von Trotta


MIGLIOR FILM STRANIERO
Big Fish di Tim Burton
Le invasioni barbariche di Denys Arcand
Lost in Translation – L’amore tradotto di Sofia Coppola
Master and Commander: Sfida ai confini del mare di Peter Weir
Mystic River di Clint Eastwood


MIGLIOR SCENEGGIATURA
Silvio Muccino e Giovanni Veronesi per Che ne sarà di noi
Sergio Castellitto e Margaret Mazzantini per Non ti muovere
Marco Bellocchio per Buongiorno, notte
Francesco Bruni e Paolo Virzì per Caterina va in città
Sandro Petraglia e Stefano Rulli per La meglio gioventù


MIGLIOR PRODUTTORE
Aurelio De Laurentiis per Che ne sarà di noì
Luigi Musini e Roberto Cicutto (Cinema11undici) e RaiCinema per Cantando dietro i paraventi
Angelo Barbagallo per La meglio gioventù
Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz (Cattleya) e Medusa Film per Non ti muovere
Domenico Procacci per Primo amore

Tutto puo’ succedere

Tutto_puo_succedere

Harry e’ un vecchio scapolo impenitente, sfuggito fino ai 63 anni alle pastoie del matrimonio perche’ si e’ scelto sempre ragazze molto giovani: mai sopra i trenta. Un giorno conosce Erica, la madre di una delle sue giovanissime fidanzate e succede l’inevitabile, ma come affronteranno l’amore una cinquantenne divorziata e di successo e un sessantenne che non sa come si fa il fidanzato?




La regista Nancy Meyers (What women want) mette in scena una commedia degna della grande stagione brillante di Hollywood, con battute a raffica folgoranti e graffianti, soprattutto nella prima parte del film. C’ e’ forse qualche lungaggine di troppo, ma il tutto e’ sempre estremamente godibile.
Grande lezione di recitazione di due mostri sacri come Jack Nicholson e Diane Keaton che riescono ad essere patetici, ridicoli, buffi, teneri ed estremamente affascinanti, distaccando di varie lunghezze Keanu Reeves al suo primo ruolo post-Matrix.