Giu’ per il tubo

Giu_per_il_tubo Roddy e’ un topo da compagnia che si sta godendo un periodo di totale liberta’ mentre la sua padroncina e’ in vacanza, ma le sue scampagnate sul modellino della Ferrari vengono interrotte dall’improvviso arrivo di un topo di fogna. Nel tentativo di liberarsene Roddy finisce giu’ per lo scarico e scopre un nuovo mondo..

Pur cavalcando la moda (ormai decisamente logora) di riproporre le scene cult dei blockbuster quest’ultimo lavoro della Dreamworks in collaborazione con gli studi Aardman Features di Wallace&Gromit, sembra ispirarsi, molto liberamente, alla favola di La Fontaine del topo di citta’ e del topo di campagna, per cui lo schizzinoso Rodney entrando in contatto con i liberi topi di fogna capisce le limitazioni della sua vita di dorata prigionia; un’altra citazione decisamente inconsueta per il genere e’ l’omaggio al mimo Marcel Marceau.
Da un punto di vista grafico, il connobio tra le tecniche di computer grafica e la plastilina danno una dimensione molto terragna alla scenografia che ben si adatta alla comicita’ di grana un go’ grossa (per gli standard di un carton, sia ben inteso!) proposta dalla storia: tra scarichi fognari, rutti e gag molto fisiche non si toccano i vertici dell’eleganza, ma e’ proprio questa dimensione irriverente a far funzionare il film.
Perfetto per chi si chiede cosa faccia il proprio animale domestico quando si e’ assenti e per chi rimase traumatizzato nei primi anni ‘80 da quella pubblicita’ in cui un vischioso prodotto per il WC sterminava dei teneri (nella rappresentazione) nemici dell’igiene.

50 anni senza Bogey

Humphrey Bogart 25 Dicembre 1899 – 14 Gennaio 1957

La_foresta_pietrificata

La foresta pietrificata 1936

Stradasbarrata

Strada sbarrata 1937

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Angeli con la faccia sporca 1938

Stradamaestra

Strada maestra 1940

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Una pallottola per Roy 1941

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Il mistero del falco 1941

Casablanca

Casablanca 1942

Acquedelsud

Acque del Sud 1944

Ilgrandesonno

Il grande sonno 1946

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La fuga 1947

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I bassifondi di San Francisco 1949

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La regina d’Africa 1951

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Sabrina 1954

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Ore disperate 1955

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Il colosso dai piedi d’argilla 1956

The prestige

Theprestige_jpg_1 Sono entrata in sala con qualche riserva e ne sono uscita completamente entusiasta, affascinata dalla ricostruzione del periodo storico, non tanto da un punto di vista puramente scenografico (un pezzo liberty potevano anche infilarcelo visto che il film e’ ambientato nell’ultimo quarto del XIX secolo, per dire..) ma per la qualita’ della trama che ha il respiro di un grande romanzo dell’epoca, fatto di colpi di scena e di protagonisti ossessionati dalle loro passioni e in Borden e Danton e’ possibile scorgere una rivisitazione di due archetipi nati dalla letteratura di quel periodo: Alfred Borden, per tre quarti del film, prima che si scopra o si intuisca (come non e’ difficile fare) il suo segreto, non e’ in fondo una sorta di Dr Jekyll e Mr Hyde? Mentre il desidero di rivalsa del Grande Danton non lo trasforma in un terribile Frankenstein (sia lo scienziato che il mostro)?
E’ molto intrigante anche la specularita’ dei due personaggi: se apparentemente il cattivo e’ Borden, che non esita a sacrificare colombe e mettere a rischio vite umane per soddisfare il pubblico, ben piu’ crudele si rivela essere Danton, che proprio come un novello Frankenstein supera ogni barriera morale in nome di una sterile ossessione.
Tema del doppio, inganno della visione.. non e’ difficile intuire che “il prestigio” di cui parla il film riguarda il cinema e genialmente Nolan, che con il suo esordio fulminante , Memento ha spostato i confini del cinema contemporaneo facendo della destrutturazione filmica la moda del momento, riparte dagli esordi dell’avventura cinematografica, che, non va mai dimenticato, nasce come semplice e curiosa attrazione del vaudeville, di quei teatri di infimo ordine dove inizia la carriera dei due maghi rivali. E se all’ingresso in sala sorridevo pensando che mi sarei trovata davanti a uno scontro tra il novello Batman e Wolverine, anche la scelta dei due attori cosi’ legati a ruoli fantastici acquista una suo significato nel faccia a faccia finale tra i due illusionisti, quando, smontando i segreti che hanno accompagnato le loro esistenze in realta’ riflettono sul cinema, ultimo depositario di una magia che nasconde banali e forse crudeli trucchi.

Addio a Yvonne De Carlo

YvonnedecarloSi è spenta a Los Angeles l’8 gennaio scorso, Yvonne De Carlo, esotica bellezza, star di melodrammi in costume e musical fantasiosi che forse non uscirono mai dall’artigianato cinematografico ma seppero far sognare intere generazioni.
Peggy Yvonne Middleton nasce a Vancouver, in Canada, il 1 settembre 1922; abbandonata dal padre in tenerissima età, cresce con la madre che sogna per lei un futuro nel mondo dello spettacolo. A 15 anni le due donne compiono una prima trasferta hollywoodiana che si rivela infruttuosa, tornate in Canada nel 1940 ritentano la carta di Hollywood e Yvonne viene scelta come ballerina di fila per debuttare nel 1941 al cinema in piccoli ruoli, il più delle volte non accreditati.



Yvonne de carlo


Il successo arriva nel 1945 quando la De Carlo viene scelta come protagonista per un surreale feuilleton musicale intitolato Salomé dove interpreta Anna Marie una ballerina-spia che ruba piani prussiani e si rifugia in America dove trova l’amore di un generale sudista (la vicenda è ambientata nella seconda metà dell’800). Il film firmato da Charles Lamont fa di Yvonne De Carlo una diva del genere esotico, di fantasiosi cappa e spada e bizzarri film in costume la cui miscellanea fantastica trapela anche dai titoli: Scheherazade del 1947, Tomahawk scure di guerra del ‘51, Gli sparvieri dello stretto del ‘53 o Il cavaliere implacabile del 1954.
Non mancano le incursioni nel noir con Forza bruta del 1947 girato accanto a Burt Lancaster per la regia di Jules Dassin: film che viene considerato uno dei capolavori del genere carcerario. Nel 1949 l’attrice è Anna Dundee nel celebre Doppio gioco di Robert Siodmak.



Yvonnedecarlo


Nel 1956 arriva il ruolo piu’ importante: è Sephora, moglie di Mosé, nel kolossal di Cecil B. DeMille, I dieci comandamenti a cui segue, nel 1957, il bel melo’ di Raoul Walsh La banda degli angeli dove Yvonne e’ una schiava meticcia allevata come una signora bianca che scopre drammaticamente le proprie origini e tra mille colpi di scena si innamora di un razziatore di schiavi, Clark Gable.
Nel 1959 la De Carlo, che già aveva ricoperto ruoli televisivi in passato, è la Lotta Crabtree dell’esordiente serial Bonanza. Parteciperà anche a Il virginiano ma sarà il ruolo di Lily Munster ne I mostri a farne una presenza fissa del piccolo schermo, la ritroviamo infatti anche in Radici, Fantasilandia e non può mancare una sua partecipazione nel primo episodio de La signora in giallo.

Happy feet

Difficile scrivere un commento a un film di puro intrattenimento come questo dopo quindici giorni dalla visione, ma il mio spirito da archivista praticamente me l’impone.

Happyfeet

Happy feet si distingue dalla moda attuale dei cartoon poiche’, invece di parodiare scene e situazioni delle pellicole piu’ famose, si ispira ad un unico film che avuto molto successo la stagione scorsa, La marcia dei pinguini, documentario che descrive la dura esistenza dei pinguini imperatore tra i geli dell’artico.
Partendo da questo modello, l’ autore ha costruito una fiaba ambientalista a tratti ingenua (magari bastasse qualche anomalo comportamento animale a convincere gli uomini a prestare attenzione all’incombente disastro ambientale a cui sicuramente stiamo andando incontro!) che propugna i soliti buoni valori dell’amicizia e della fede in se’ stessi.
Se la trama e’ esile, estremamente notevole e’ la perizia del disegno : su fondali molto difficili per la tendenza al monocromatismo sul bianco dei ghiacciai ben si staglia la livrea dei pinguini sottolineata da alcuni tratti di colori molto vivaci.

Cuori

Coeurs

Sei personaggi si incrociano in una Parigi irreale ed invernale, dove scende perennemente la neve, anche su due persone che si stanno confidando ad un tavolo di cucina, perchè il freddo atmosferico rimanda al freddo dell’anima, alla solitudine che circonda questi cuori che si sfiorano senza mai essere capaci di un vero contatto mentre si sbirciano attraverso sottili pareti o banconi che creano una barriera insormontabile.
Una solitudine estremamente moderna quella raccontata con grande ironia da Resnais che dipinge in maniera pungente i caratteri dell’attuale società occidentale: c’è la stanchezza di due quarantenni che non trovano più stimoli per portare avanti la loro relazione e si arrendono alle difficoltà dell’esistenza, ma c’e’ soprattutto molta ipocrisia impersonata dagli altri due personaggi femminili: Gaelle che vive col fratello più grande si mostra scandalizzata quando lo becca a vedere una cassetta erotica ma e’ la prima a trascorrere le serate incontrando uomini conosciuti tramite annunci nella speranza di trovare il grande amore, ancora più caratteristico e’ il personaggio di Charlotte, beghina contemporanea che sbandiera la sua fede religiosa e la sua morigeratezza salvo poi “rallegrare” in maniera ben diversa gli uomini a cui si affeziona.
Un film delizioso.

Auguri a Fabrizio Bentivoglio

Fabriziobentivoglio Uno degli attori piu’ bravi, ma innegabilmente anche piu’ belli del cinema italiano: Fabrizio Bentivoglio, nato a Milano il 4 gennaio 1957.
Abbandonata la carriera calcistica per un infortunio (giocava nelle giovanili dell’Inter, il che e’ un altro punto a suo favore) approda ai corsi di recitazione de Il piccolo di Milano, facendosi notare nelle sue prime apparizioni teatrali.
Al cinema debutta nel 1980 con Masoch di Franco Brogi Taviani e per tutti gli anni ‘ 80 fa la gavetta in molti film italiani, spaziando da La storia vera della signora dalle camelie di Mauro Bolognini, accanto a Isabelle Huppert (1980) fino allo scult di Carlo Vanzina, Via Montenapoleone accanto alle top model Carol Alt e Renée Simonsen del 1986.
L’affermazione arriva con la collaborazione con Gabriele Salvatores: la partecipazione a Marrakech express del ‘89 si concretizza l’anno seguente con Turnè di cui l’attore scrive anche la sceneggiatura.

Bentivogliosalvatores

Sempre nel 1990 e’ nel cast del film che piu’ di tutti rappresenta il “minimalismo italiano” tipico dei primi anni ‘90: storie intimiste di trentenni confusi tra i ricordi della giovinezza e le responsabilita’ che avanzano, Italia-Germania 4-3 di Andrea Barzini: di quel cast ritenuto promettente solo Bentivoglio e’ riuscito a mantenere le promesse, Giuseppe Cederna bloccato probabilmente dalla mancanza del phisique du role, Ghini riciclatosi nei film-panettone e la Brilli trasformatasi nello spot vivente del compagno chirurgo plastico.
L’incontro con Silvio Soldini sul set de L’aria serena dell’ovest (1990) ha un seguito nel ‘93 con Un’anima divisa in due (che vale all’attore la Coppa Volpi) e nel 1997 con Le acrobate.
Del 1995 e’ il film di Michele Placido Un eroe borghese dove l’attore offre una misurata ma intensa interpretazione del Giudice Ambrosoli, l’anno seguente supera altrettanto egregiamente la difficile prova del prete pedofilo in Pianese Nunzio 14 anni a maggio di Antonio Capuano.
Nel 1998 partecipa a La parola amore esiste di Mimmo Calopresti e si distingue in La balia di Marco Bellocchio, (1999) entrambi i film hanno come coprotagonista femminile Valeria Bruni Tedeschi.
Nel 2000 per la regia di Carlo Mazzacurati gira il divertente La lingua del santo accanto ad Antonio Albanese.

Bentivoglio2000

Nel 2003 la partecipazione a Ricordati di me, il film che ha spedito il regista, Gabriele Muccino in America; nel 2004 viene diretto da Sergio Rubini in L’amore ritorna e nel 2006 Bentivoglio e’ protagonista di un’altra pellicola del regista attore pugliese, La terra. L’ultima fatica e’ il ruolo del guardaspalle svagato con sogni da cowboy ne L’amico di famiglia di Paolo Sorrentino.
Fabrizio Bentivolgio si e’ cimentato anche con la regia, debuttando nel 1999 con il corto Tipota ed e’ imminente l’uscita del suo primo lungometraggio, Lascia perdere Johnny.

Lista aggiornata al 2017 dei film interpretati dall’attore

Happy Family, 2010, di Gabriele Salvatores

Una sconfinata giovinezza, 2010, di Pupi Avati

Scialla! (Stai sereno), 2011, di Francesco Bruni

Tutto tutto niente niente, regia di Giulio Manfredonia (2012)

La sedia della felicità, 2013, di Carlo Mazzacurati

Il capitale umano,2014, di Paolo Virzì

Il ragazzo invisibile, 2014, di Gabriele Salvatores

Dobbiamo parlare, 2015, di Sergio Rubini

Gli ultimi saranno ultimi, 2015, di Massimiliano Bruno

Forever Young, 2016 di Fausto Brizzi

C’era una volta Walt Disney, alle origini dell’arte degli studi Disney

IletatiunfoiswaltdNel 2006 sono caduti i due anniversari di Walt Disney: i 40 anni dalla morte, avvenuta il 15 dicembre 1966 e i 105 dalla nascita (5 dicembre 1901) e Parigi ha celebrato queste date con una mostra molto interessante di cui sono venuta a conoscenza tramite Jiro .
L’intento dell’esposizione e’ quello di indagare sulle matrici artistiche e culturali che stanno alla base del fenomeno Disney, soprattutto dei bellissimi lungometraggi supervisionati direttamente dal fondatore della major tra il 1937, anno di Biancaneve e i sette nani che vince un oscar costruito su misura formato dalla classica statuetta a cui sono state aggiunte sette statuine in miniatura per premiare anche i nanetti e l’anno della morte, il ‘66 in cui esce Il Libro della giungla.
OscarbiancaneveE’ interessante vedere come l’ispirazione disneyana si fondi su una fusione: alle diverse matrici culturali europee, in pittura e’ lampante il riferimento ai simbolisti, al Dore’ e all’art nouevau, ma anche all’accuratezza naturalistica del gotico internazionale, mentre in ambito cinematografico Disney fu particolarmente sensibile all’espressionsmo tedesco; a questi stimoli, dicevo, si unisce l’ispirazione esclusiva ai volti delle dive hollywoodiane per definire i tratti delle eroine (un misto di Shirley Temple e Janet Gaynor per Biancaneve, Joan Crawford per Crimilde e Jean Harlow per la Fata dai capelli turchini in Pinocchio).
Non manca l’approfondimento sul celebre incontro tra Disney e Dali’ che tentarono una collaborazione rimasta incompiuta, il famoso Destino di cui viene trasmesso il magnifico cortometraggio di sei minuti montato nel 2003: un‘opera che se fosse uscita nei tardi anni ‘40 avrebbe sicuramente suscitato scalpore per la modernita’ del tema e dei tratti: il volto della protagonista ad esempio, mi ha ricordato molte eroine della piu’ recente produzione Disney.
L’ultima sala mostra invece l’influenza che i piu’ celebri personaggi disneyani hanno sull’arte contemporanea dopo esser diventati icone della cultura popolare moderna.
Se il tema era sviscerato in maniera approfondita e poteva fare la gioia di qualsiasi amante dell’arte altrettanto non posso dire della sistemazione dei materiali: disposti in teche attorno alle pareti delle sale, costringevano gli spettatori a formare lunghe code dato che spesso qualcuno si fermava per vedere gli spezzoni dei cartoon proiettati in mezzo alla sala; il fatto di aver visto la mostra nelle vacanze natalizie tra frotte di turisti con nugoli di bambini al seguito, convinti di assistere a un evento studiato per l’infanzia non ha certo giovato al mio godimento.

Il était une fois Walt Disney – Aux sources de l’art des studios Disney

16 septembre 2006 – 15 janvier 2007
Galeries nationales du Grand Palais
Entrée Square Jean Perrin
Paris