Piu’ che al solito panegirico questo post assomigliera’ a un “j’accuse” ma tant’e’: sospetto fortemente che questo blogger sia un alieno, il che spiegherebbe anche le ascendenze fantascientifiche del nome che ha scelto per il suo blog, che non sono certo sfuggite all’acuto Fringe .
Ma vado a raccontarvi come son giunta a codesta conclusione: la settimana scorsa ho comprato la biografia di Marcel Carne’, Gusto di vita, che in copertina reca la locandina di Le jour se leve: il tempo di posarci gli occhi e mi torna in mente una canzoncina di fine anni’80 che aveva lo stesso titolo e ho pensato che l’unico che avrebbe potuto dirmi di piu’ di quella canzone fosse lui (cioe’ il blogger di cui sopra). Il giorno seguente trovo nella posta una mail del suddetto blogger (ha anche doti telepatiche come vuole la migliore tradizione dei poteri extraterrestri!) e ne approfitto pe tentare di risolvere il mio arcano musicale con una mail che e’ un capolavoro di approssimazione tale che merita di esser citata :
”in un periodo che puo’ andare dal 1987 al 1991 e’ uscita una
canzoncina (senza grosse pretese) francese che non credo ebbe molto
successo faceva “le jour se leve pour moi et toi” la cantava una
ragazza, presumo la solita lolita pop presto scomparsa..
Bene, incurante dei forse e dei mi pare, il nostro risolve il quesito in meno di quaranta minuti, (STEFFIE: LE JOUR SE LEVE CD:SINGLE*M-/M- (Near Mint) “” FRANCEREC) giustificando questa sua rapidita’ con una passione per le ricerche, sara’.. io resto convinta che non sia di questo mondo.
Mese: Giugno 2005
Lutto e sconcerto
Giornate tristissime per i fan del celeberrimo telefilm U.F.O.: nel giro di pochi giorni sono scomparsi due dei protagonisti principali della serie: Ed Bishop che ricopriva il ruolo dell’indimenticabile Comandante Straker e Michael Billington che interpretava il Colonnello Foster.
Il sito italiano dedicato alla serie, Isoshado, e’ chiuso per lutto, dato il rapporto piu’ che amicale tra gli organizzatori del sito e i due attori che spessissimo erano in Italia in qualita’ di ospiti delle convention di fan ed anche il sito di Fananderson e’ difficilmente raggiungibile.
Ed Bishop che e’ stato il primo idolo della mia infanzia e che avevo avuto l’onore di conoscere, come raccontavo in questo post, avrebbe compiuto 73 anni proprio oggi e la sua pagina su imdb non e’ ancora stata aggiornata..
meditazioni da genetliaco
cazzocazzocazzo… ho esattamente 365 giorni a disposizione per trasformarmi in una splendida quarantenne: un’impresa disperata!
Sin City
Raro di questi tempi (visto il prezzo del biglietto!) veder qualcuno sgattaiolare fuori da una sala cinemaografica.. eppure allo spettacolo di Sin city a cui ho assistito, almeno quattro o cinque persone hanno lasciato quatte quatte la sala: annoiate? scandalizzate? chissà! A me il film e’ piaciuto molto, a differenza delle altre pellicole tratte da fumetti, ma qui la mancanza di superoi era lampante..
(Ba)sin City e’ nota come la citta’ del peccato: nei suoi bassifondi si muovono donne magnifiche e loosers senza nulla da perdere.
Tre di loro ingaggeranno delle battaglie personali contro la corrotta famiglia Roark che detiene il potere politico sulla citta’.
Il film e’ tratto dall’omonima serie a fumetti, creata da Frank Miller, uno dei piu’ interessanti fumettisti americani degli ultimi venticinque anni, gia’ padre di personaggi come Elektra, anche lei recentemente sbarcata sul grande schermo.
Miller firma anche la regia di questa pellicola, assieme a Robert Rodriguez ed alcune scene sono girate da Quentin Tarantino; e con un omaggio al suo Kill Bill si apre il film: come non pensare a Black Mamba alla guida della decappottabile in apertura e chiusura di KillBill volume 2 quando l’ispettore Hartigan inizia a raccontare la sua storia?
Apparentemente le vicende di Marv, gigante dal volto sfigurato che vuole vendicarsi di coloro che hanno ucciso la prostituta Goldie, l’unica donna che abbia mai amato, quella del vecchio ispettore Hartigan dal cuore malato che tenta di salvare una bambina undicenne da un maniaco sessuale e quella di Dwight che si trova coinvolto suo malgrado nella morte di un poliziotto corrotto, morte che potrebbe causare la fine della fragile tregua tra le prostitute-amazzoni della citta’ vecchia e l’ordine costituito sembrano storie slegate tra di loro e il film pare costuito per episodi, in realta’ il male da combattere e’ sempre lo stesso, i fratelli Roark, uno vescovo (interpretato da un intenso Rutger Hauer) e l’altro senatore che con il loro potere lasciano impuniti gli orrori dei loro scagnozzi e alla fine della pellicola tutte le storie finiranno per intrecciarsi.
Mi chiedo se questa continua sottolineatura del rovesciamento tra bene e male per cui i cattivi sono quelli che dovrebbero garantire la giustizia e chi vive ai confini della legalita’ si trova a difendere i diritti degli sfruttati ed offesi non sia in realta’ la causa di fondo, con la sua lettura in chiave di politica contemporanea, del pessimo battage pubblicitario che accompagna il film dalla sua uscita americana.
Il fumetto di Miller rivede in chiave moderna lo stile hard-boiled della letteratura e cinema americani degli anni ‘30 e ‘40: violenza efferata, battaglie solitarie; l’universo femminile si trasforma da quello misterioso e pericoloso delle dark lady in un mondo di guerriere sensualissime e letali; nel film si aggiunge lo stile scanzonato ed ironico di Rodriguez, fedele seguace della scuola di Tarantino che riempie questo lavoro di citazioni classiche: oltre al grandguigonlesco e divertente episodio di Jackie Boy (il dialogo in macchina dovrebbe essere una delle scene dirette da Tarantino) si trova la scala a chiocciola di Vertigo (La donna che visse due volte di Hitchcock) e il volto del senatore Roark potrebbe essere quello di un Kane (il protagonista di Quarto Potere) stravolto dalla cupidigia.
Un’altra accusa mossa alla pellicola, oltre a quella della frammentarieta’, e’ quella di aver tradito lo spirito delle storie di Miller, che personalmente non ho mai letto, ma di certo il film lascia trasparire un melanconico romanticismo.
Una parola merita anche l’impianto visivo del film: un rigoroso bianco e nero ottenuto al digitale illuminato da vivaci sprazzi di colore di qualche particolare o delle iridi degli occhi, non sempre realistici (ad esempio l’orripilante mostro giallo) che rende bene l’atmosfera noir ed ha un forte impatto sullo spettatore.
Addio ad Anne Bancroft
Si e’ spenta il 6 giugno scorso, Anne Bancroft, al secolo Anna Maria Louise Italiano celeberrima per aver impersonato la Mrs. Robinson de Il Laureato (1967), protagonista dell’omonima canzone. Ma il film di Nichols non e’ l’unico titolo di spicco della sua filmografia: nel 1962 vinse l’Oscar per l’interpretazione dell’istitutrice Annie Sullivan in Anna dei Miracoli, vesti’ i panni dell’ anticonformista dottoressa Cartwright in Missione in Manciuria (1966) ultimo lavoro di John Ford e interpreto’ la dolcissima Mrs. Kendal in The elephant man (1980).
Debutto’ ventunenne ne La tua bocca brucia (1952), pellicola che vede protagonista una giovane Marilyn Monroe in insolite vesti drammatiche.
E il mio pensiero oggi non puo’ andare che a una signora che conoscevo, scomparsa da quasi due anni che aveva una somiglianza notevole con l’attrice e io non gliel’ho mai detto, sono sicura che se l’avessi fatto, avrebbe taciuto, sorridendo imbarazzata.
Sospetto
Apro google per fare un ricerca e mi accoglie questa elaborazione del logo: vuoi vedere che oggi e’ il compleanno di Frank Lloyd Wright ?
Steamboy
Manchester 1866: Ray e’ un ragazzino con il pallino della meccanica, figlio e nipote di due scienziati autodidatti che stanno lavorando all’estero. Un giorno il nonno torna improvvisamente, inseguito da da loschi figuri, affidandogli una misteriosa sfera..

Avvincente cartone giapponese che indaga sugli effetti spesso deleteri del progresso tecnologico piegato al redditizio mercato delle armi.
Con questa vicenda a meta’ tra la spy-story e i romanzi di Jules Verne, ambientata negli anni della rivoluzione industriale, quindi agli albori di questa era tecnologica, si stigmatizza la follia della guerra e della supremazia sugli altri popoli, con momenti assurdamente toccanti, come quando la Torre Steam, da mezzo di distruzione di massa torna ad essere l’oggetto che era nel piano originale, un luna park con le musiche e le giostre che girano a vuoto su una Londra semidistrutta.
Altro tema portante e’ la presa di coscienza della realta’: Ray Steam dovra’ decidere se stare dalla parte del nonno o del padre, schierati su due opposti versanti della scienza.
Non mancano i tocchi d’ironia, come il personaggio di Scarlett, la superficiale ragazzina snob, figlia del presidente della fondazione O’Hara (si’, si chiama proprio come la protagonista di Via col Vento!)
Il regista Katsuhiro Otomo e il suo staff hanno lavorato una decina d’anni su questo progetto e il risultato si vede: le invenzioni dei prodigiosi macchinari a vapore lasciano a bocca aperta.
Nonostante l’uso del digitale, il tratto del disegno e’ quello classico, per intenderci ci si aspetta di veder sbucare da un momento all’altro Heidi o Anna dai capelli rossi, ma in piu’ c’e’ uno studio molto realistico dei volti, in particolare mi ha colpito quello del Dottor Stevenson.
Attenzione ai titoli di coda che dovrebbero essere un’ anticipazione del sequel, io li ho solo intravisti perche’ hanno prontamente acceso le luci in sala..
L’incubo di Poe
Primi rumors a proposito di un film dedicato al maestro del brivido Edgar Allan Poe. E come giustamente compete al grande maestro, il mistero si infittisce, protagonisti Silvester Stallone e Robert Downey Jr.: per delcinema ed excite sara’ Sly a vestire i panni dello scrittore diretto da Downey, mentre, come risulta piu’ probabile, per horrormagazine ed ihmagazine sara’ Stallone a dirigere il film.
In ogni caso la presenza di Silvester Stallone davanti o dietro la macchina da presa e’ garanzia di incubo!
Sfogo
Mi sono stufata di sentire tavole rotonde che propongono l’adozione come alternativa alla fecondazione eterologa: alla base della scelta dell’adozione stanno motivazioni profondamente diverse da quelle che portano una coppia a decidere la via della fecondazione, di qualsiasi natura essa sia.
Visto che molti schieramenti proclamano di avere a cuore i diritti del futuro nascituro, ricordiamoci ancora una volta i diritti delle persone gia’ nate e che per colpa di poverta’, guerre, malattie o semplice sfortuna hanno perso la famiglia: questi bambini non sono li’ per sopperire alle voglie di maternita’ del ricco mondo civilizzato, ma hanno il diritto ad avere una famiglia amorevole che ABBIA voglia di occuparsi di loro a prescindere dalla capacita’ dei potenziali genitori di procreare come conigli anche per via naturale.
Spanglish
Dal Messico Flor arriva negli States, con la figlia Cristina, dopo esser stata lasciata dal marito e vive alcuni anni all’interno del quartiere ispanico, senza imparare una parola d’inglese, la necessita’ di un maggior guadagno la porta a cercare lavoro come domestica in una ricca famiglia californiana. L’incontro tra mondo latino e quello wasp creera’ non poco scompiglio..
Ecco una di quelle classiche commedie americane, carine e divertenti ma che non hanno il coraggio di osare scelte radicali. Si preferisce puntare sulla storia d’amore (solo platonica) tra la bella Flor e il suo datore di lavoro interpretato da un bietolone bolso che va sotto il nome di Adam Sandler, che non e’ mai all’altezza ne’ del fascino ne’ tantomeno del livello recitativo delle sue co-protagoniste femminili. Sotto la storia d’amore un po’ anni ‘50 si puo’ intravedere un conflitto al femminile molto piu’ vivace, che se avesse avuto lo spazio che meritava, avrebbe potuto dare esiti molto interessanti.
Deb, il prototipo della bella donna ricca e bionda, ha lasciato il lavoro per fare la mamma a tempo pieno,e’ ossessionata dalla forma fisica ed e’ completamente nevrotica. Il personaggio e’ reso da Tea Leoni con una buona caratterizzazione, esasperata forse, ma essendo una commedia l’esasperazione ci sta. Flor, la bella domestica serena e sicura di se’ nonostante il passato non proprio facile e’ il suo alterego e il loro scontro avviene nel rapporto con le figlie: Berenice e’ goffa e grassotella con tanto di apparecchio ai denti e il suo rapporto con la madre e’ estremamente conflittuale: Deb si vergogna di lei e quando conosce Cristina, la figlia di Flor snella e carina tenta di costruire un rapporto materno con questa bambina in cui vede riflesso il suo ideale femminile. Emblematica la scena in cui Deb regala alla figlia, il giorno prima degli esami dei vestiti di una taglia in meno e nella notte Flor li allarga per permettere alla ragazzina di indossarli.
C’e anche la madre di Deb, una vecchia cantante di jazz ormai alcolizzata: tre generazioni di donne che avrebbero potuto dar vita a una graffiante commedia al femminile emula di quelle firmate da George Cukor.
Una curiosita’. la scuola che frequenta Berenice e a cui verra’ iscritta anche Cristina e’ la stessa in cui era ambientato il serial Beverly Hills, c’e’ un’inquadratura molto simile a quella di apertura del telefilm che e’ un drammatico specchio dei tempi: se allora il parcheggio della scuola era pieno di vetture di lusso, corvette e bmw colorate e decappottabili, ora e’ pieno di inquietanti SUV (di preferenza Hummer) neri.