John Travolta e Matt Dillon

“ I nati di oggi sono destinati a una carriera di successo,
con eccezionale partenza e continuazione tra alti e bassi”
Questo potrebbe
concludere un qualsiasi astrologo televisivo considerando le esperienze dei due
attori che festeggiano oggi il loro compleanno.


John Travolta compie oggi 50 anni: l’attore
con la carriera piu’ altalenante di Hollywood divenne un mito nel 1977 vestendo
i panni di Tony Manero ne La Febbre del sabato sera e fu consacrato
l’anno dopo da Grease.

Nel 1983 riprende i panni di Manero nel flop
Staying alive, la sua carriera sembra finita, ma i successi commerciali
di Senti chi parla lo riportano in auge. Riconsacrato da Tarantino in
Pulp Fiction e’ il protagonista del piu’ bell’actiom movie americano di
John Woo, Face Off.

Si festeggiano anche i 40 anni di Matt Dillon.

Agli esordi era considerato il nuovo James Dean e frotte di ragazzine
verenati accorrevano a vedere I ragazzi della 56° strada e Rusty il
selvaggio
.

L’idiolatria finisce ma Dillon non smette di
interpretare il ruolo del ribelle, scegliendo spesso film di nicchia, tra tutti
va ricordato Insoliti criminali unica prova da regista di Kevin
Spacey.


Nel 1998 grandissimo successo per il ruolo comico di Tutti pazzi per
Mary
, accanto alla, allora fidanzata Cameron Diaz.

Ritorno a Cold Mountain

Ritornoacoldmountain

Come mi possa aver sfiorato il pensiero che un film di Minghella fosse meritevole di essere visto, non saprei; fatto sta che questa sua ultima fatica e’ un centone di diversi film e generi cinematografici.
Il modello di paragone e’ sicuramente Via col Vento e Nicole Kidman piu’ volte e’ convinta di esser una novella Rossella O’Hara, mentre e’ solo “una pupattola” di Charleston come l’avrebbe definita l’inimitabile Scarlett. La scena piu’ debitrice al mitico film del ‘39 e’l’entrata in guerra del North Carolina con le scene di giubilo dei giovani volontari.
Ma veniamo alla storia: trasferitasi a Cold Mountain insieme al
padre pastore (un inespressivo Donald Sutherland), la nostra eroina si innamora
di un tipo alla Heatcliff (e infatti un passo di Cime Tempestose non ci verra’ risparmiato prima della fine della pellicola) il silenzioso Inman, interpretato da un Jude Law convincente.
Strappati l’uno all’altra da tre anni di guerra feroce, le vicende dei nostri eroi proseguono per flash back e storie parallele fino alla sospirata riunione. Il povero Inman viene ferito in una rappresaglia che segue il terribile attentato alle trincee sudiste della battaglia di Petersburg, finito con la sconfitta dei nordisti che si vanno ad incuneare sotto un terrapieno dalla cui sommita’ saranno finiti. La scena della battaglia e’ l’unica degna di nota in 150 minuti di film, con i feriti calpestati che annegano nel sangue.
Dopo un lungo periodo di convalescenza decide di tornare a casa, disertando, dalla donna che ama a cui nel frattempo e’ morto anche il padre, lungo il tragitto
Inman fara’ numerosi incontri, alcuni tragici altri bizzarri: l’incontro col pastore vaneggiante mentre tenta di uccidere l’amata negra incinta sembra l’apparizione di Smeagol ne Il signore degli anelli.




Ritornoacoldmountain


Nel frattempo a Cold Mountain l’inane Ada suscita la pieta’ di alcuni abitanti del paese che dopo averla aiutata a vedere il futuro nel pozzo grazie a uno specchio (citazione di The ring evidentissima, mi sa che era lo stesso pozzo!), le mandano in aiuto una ragazza abbandonata ma volenterosa, Ruby, interpretata dalla Zelwegger che ha ormai capito come racimolare nomination agli oscar: recitare in maniera aggressiva e sguaiata come ha fatto per la Roxy di Chicago e Bridget Jones quando e’ ubriaca. Il suo personaggio e’ ispirato alla Doris Day/Calimity Jane di Non sparare, baciami: evidentemente avra’ voluto approfondire il rapporto con la virginale attrice degli anni ‘50, nato con Down whit love.
L’incontro tra le due donne le porta verso una netta emancipazione e qui si oscilla tra Pronti a morire e Thelma e Louise.
L’atteso incontro tra i due amanti e’ banalissimo, la notte d’amore ha coinciso con un mio calar de palpebra, il finale non ve lo racconto.
Notevoli anche le citazioni nei dialoghi, Inman chiede dove si trovi il torrente Capefear (!), Ruby parlando della fattoria dice “io ho una visione” scommetto che nella versione originale avra’ detto “I have a dream”: beh era un film ambientato durante la guerra di liberazione dalla schiavitu’, per cui ci stava bene anche una citazione di Martin Luther King!

Da evitare accuratamente.

Come perderemo le elezioni

Leggo che: " E’ di Ligabue il brano scelto per la
presentazione della nuova lista unitaria dell’Ulivo"
Non discuto sulla
validita’ del cantante, a me personalmente non piace ma ha un vasto pubblico e’
tutto fa brodo, pero’ la canzone scelta e’ Una vita da mediano, canzone
un po’ da sfigati diciamolo (oddio, parlo gia’ come LaRussa!) non era meglio, se
proprio Ligabue doveva essere, un piu’ ottimistico "Balliamo sul
mondo"?

Berlinale: vittorie

Orso d’oro per il migliore film a Gegen die Wand (Contro il
muro)
, del tedesco di origine turca Fatih Akin.
Orso d’argento
all’argentino Daniel Burman per El abrazo partido.
L’Orso d’argento
per la migliore interprete femminile è andato ex equo a Catalina Sandino Moreno
per Maria piena di grazia di Joshua Marston e a Charlize Theron, per
Monster di Patty Jenkins: l’attrice sudamericana protagonista di una
bollenta pubblicita’ del Martini ha ormai la strada spianata per la vittria
dell’Oscar.
Orso d’argento come miglior attore protagonista a Daniel Hendler,
sempre per El abrazo partido.
Orso d’argento per la migliore regia al
coreano Kim Ki-Duk per il film Samaria.
L’Italia porta a casa un
riconoscocimento per Mi piace lavorare di Cristina Comencini e l’Orso
d’argento per la migliore colonna sonora di Primo amore di Matteo
Garrone, che e’ andato alla Banda Osiris , il gruppo
comico-musicale che dovete aver visto almeno una volta nella vita. I quattro
maestri di musica vercellesi avevano gia’ collaborato con Garrone anche per le
musiche di Ospiti e de L’imbalsamatore, la cui colonna sonora
aveva vinto un David di Donatello.

Non ha vinto nulla, ma ha trovato un gran
consenso Prima del tramonto di Richard Linklater, il sequel
dell’amatissimo Prima dell’alba, che a Berlino nel ’95 porto’ a casa
l’Orso d’argento per la miglior regia
Il film aveva un finale aperto con la
promessa da parte dei due protaginisti di rincontrarsi a Parigi l’anno seguente.
L’appuntamento andra’ disertato, ma nove anni dopo Jesse (Ethan Hawke) sara’ a
Parigi per presentare il libro scritto su quella magica notte a Vienna e Celine
(Julie Delpy) andra’ a farsi autografare la sua copia..

Lotr: Il Ritorno del Re


Lotrritornore

Mi fa un po’ specie commentare un film di cui so di
aver visto solo una versione tagliata: 195 minuti contro i 265 della versione
estesa (fonte Fringe
). 70 minuti da aggiungere sono tanti, soprattutto se invece di creare scene
nuove vanno a cambiare l’equilibrio di scene gia’ montate, modoficando il
respiro del film.
Sperando dunque che non venga modificato in corso d’opera,
bisogna riconoscere che Il ritorno del Re contiene una sequenza di
montaggio parallelo magistrale, come non si vedeva da tempo e degna di un
Ejzenstejn: il disperato attacco di Faramir, che pur di compiacere il vecchio
padre tenta di riprendere Osgiliath: all’alternarsi dei cavalli in carica e ai
preparativi della difesa degli orchetti si sommano, in maniera sempre piu’
concitata, i primi piani via via piu’ ravvicinati della bocca di Daneth da cui
colano rosse bave anticipatrici della disfatta, mentre Pipino canta una triste
canzone.
Che Jackson sia un profondo conoscitore di cinema lo dimostra anche
il fatto che posizioni la storia di Smeagol prima dei titoli di testa: il
prologo (fatte le debite proporzioni) sta al resto del film come il prologo
delle scimmie a 2001 odissea nello spazio, gettando la stessa ombra di
oscuro peccato originale da scontare.
Se nel secondo episodio i toni erano
shakespeariani con Vermilinguo che reinterpretava in chiave fantastica e ancora
piu’ cupa il Riccardo III, il terzo episodio della saga diventa puramente epico
con richiami alla guerra di Troia (i costumi dei cavalieri di Rohan) e alle
chanson de geste (il corno spezzato di Bogomir).
Presa visione di tutta la
trilogia , a mio modesto parere l’episodio piu’ bello e’ il secondo per
l’omogeneita’ della materia: se il primo era troppo superficiale, dato che al
materiale de La compagnia dell’anello sommava anche parti de Lo
Hobbit
, il terzo mostra una spaccatura troppo netta tra la parte epica della
battaglia finale e i dscoglimenti delle varie vicende che si vanno a chiudere in
un gioco di scatole cinesi, tirato pero’, un po’ troppo per le lunghe.

non si esce vivi dagli anni ’80

1520mag38Collaterale a PittiUomo, si e’ tenuta a Firenze, fino a
domenica 8 febbraio la mostra EXCESS, moda e underground negli anni 80,
una delle prime riflessioni sul decennio piu’ divertente ed innovativo del
secolo scorso e prodomo della realta’ che stiamo vivendo oggi.
I locali della stazione Leopolda erano tinteggiati di nero, quel nero che negli anni 80 era veramente la summa di tutti i colori, e ogni segmento era
allocato in un container. All’ingresso dell’esposizione campeggiava una foto
della gente riunita per le esequie di John Lennon, all’uscita un’altra ritraeva
dei giovani che abbattono il Muro di Berlino, nel mezzo tutte le mutazioni che
si sono prodotte in quei dieci anni, in cui i miti (anche ideologici) sono
caduti e tutto sembrava ricco di oppurtunita’.
Gli anni 80 sono quelli che
riportano l’attenzione sul corpo: rifioriscono le palestre, il vestire sportivo
esce dall’ambito d’uso per diventare di moda, tutto questo e’ illustrato molto
bene nella sezione SuperBody: io sono rimasta molto colpita dalle foto
pubblicitarie dell’epoca che hanno un chiaro riferimento alla classicita’,
peccato che il motto “mens sana in corpore sano” sia stato poi completamente
stravolto per arrivare alle aberrazioni di oggi.
La seconda sezione era
intitolata TransBody ed illustrava il bisogno di apparire negli 80, l’esibizione
intesa come sfoggio di unicita’: moda e nightclubbing per dare sfogo alla
propria originalita’, adottando ogni giorno looks sempre diversi pur di sfuggire
dal sistema che invece ci ha faogocitati tutti e ora vedi frotte di ragazzini,
anche quelli piu’ alternativi, tutti omologati nella loro divisa
d’appartenenza.
L’ultima sezione, quella intitolata PostBody, raccontava come
gli anni 80 fossero l’epoca del post: un’epoca in cui si tiravano le somme di
tutto quello che l’arte aveva prodotto per miscelarlo in un eclettico
citazionismo sempre al servizio dell’esaltazione della singola
personalita’.
Moda, cultura dell’apparire, videogiochi, nascita della
tecnologia informatica: tutto (ri)nasce in quegli anni, forse ingenui e
superficiali, forse illusori, ma terribilmente vivi.
E intanto Milano si
appresta a celebrare
gli artisti newyorkesi degli anni 80

Radio Desordre: le grandi hits dell’infanzia

La pecora e’ nel bosco
bum
La pecora e’ nel bosco

bum
La pecora e’ nel bosco
lalilalilallera
La pecora e’ nel bosco

lalilalilallala’
Vogliam vedere il bosco
bum
Vogliam vedere il
bosco
bum
Vogliam vedere il bosco
lalilalilallera
Vogliam vedere il
bosco
lalilalilallala’
Il bosco e’ bruciato
bum
Il bosco e’
bruciato
bum
Il bosco e’ bruciato
lalilalilallera
Il bosco e’
bruciato
lalilalilallala’
Vogliam vedere il fuoco
bum
Vogliam
vedere il fuoco
bum
Vogliam vedere il fuoco
lalilalilallera
Vogliam
vedere il fuoco
lalilalilallala’
L’acqua l’ha spento
bum
L’acqua
l’ha spento
bum
L’acqua l’ha spento
lalilalilallera
L’acqua l’ha
spento
lalilalilallala’
vogliam vedere l’acqua
bum
vogliam vedere
l’acqua
bum
vogliam vedere l’acqua
lalilalilallera
vogliam vedere
l’acqua
lalilalilallala’
Il bue l’ha bevuta
bum
Il bue l’ha
bevuta
bum
Il bue l’ha bevuta
lalilalilallera
Il bue l’ha
bevuta
lalilalilallala’
Vogliam vedere il bue
bum
Vogliam vedere il
bue
bum
Vogliam vedere il bue
lalilalilallera
Vogliam vedere il
bue
lalilalilallala’
Michele l’ha ucciso
bum
Michele l’ha
ucciso
bum
Michele l’ha ucciso
lalilalilallera
Michele l’ha
ucciso
lalilalilallala’
Vogliam veder Michele
bum
Vogliam veder
Michele
bum
Vogliam veder Michele
lalilalilallera
Vogliam veder
Michele
lalilalilallala’
La morte l’ha preso
bum
La morte l’ha
preso
bum
La morte l’ha preso
lalilalilallera
La morte l’ha
preso
lalilalilallala’
Vogliam veder la morte
bum
Vogliam veder la
morte
bum
Vogliam veder la morte
lalilalilallera
Vogliam veder la
morte
lalilalilallala’
La morte non si vede
bum
La morte non si
vede
bum
La morte non si vede
lalilalilallera
La morte non si
vede
lalilalilallala’

Licenziato!




Pierce

Pierce Brosnan e’ stato licenziato dal ruolo di 007
per sopraggiunti limiti d’eta’: la soglia dei 50 anni e’ stata fatale al
bravissimo, non che bellissimo, attore a mio parere perennemente sottovalutato:
credo che abbia sempre avuto lo charme e la garbata ironia di un Cary Grant
moderno.
Protagonista di uno dei piu’ bei serial televisivi, quel Remington Steele che
ogni cinefilo avrebbe dovuto vedere, dato che l’imbroglione Steele risolve i
casi piu’ difficili trovando la soluzione in qualche classico della
cinematografia;
Brosnan e’ stato anche il protagonista di un piccolo
gioiello dell’horror anni ‘80: Nomads misconosciuto e sottovalutato ancora
oggi.


Nomads

Jude Law, Orlando Bloom, Colin Farrell e Hugh
Jackman, sono tra i papabili per la sostituzione di Pierce nel ruolo di James
Bond: siccome credo che Jude Law sia ormai definitivamente consacrato divo, non
penso si ingabbiera’ in questo ruolo, per cui non vedro’ piu’ un filmaccio di
007 per lungo tempo.

The Elephant Man

GB, USA 1980
con John Hurt, Anthony Hopkins, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones, Michael Elphick, Hannah Gordon, Helen Ryan, John Standing, Dexter Fletcher, Lesley Dunlop
regia di David Lynch




TheElephantMan


Il capolavoro di David Linch, alla sua seconda regia, è il lucido e tragico spaccato della vita di John Merrick, persona realmente esistita, colpita da grave forma tumorale che ne deturpa orribilmente il viso e parte del corpo. Egli trascorse la sua vita come fenomeno da baraccone nella Londra vittoriana, sotto il nome di “uomo elefante” fino a che l’incontro con il dottor Frederick Treves non gli rese la dignità di un’esistenza umana.



Theelephantman


Ineccepibile da un punto di vista stilistico, senza sbavature e girato in un raffinato e severo bianco e nero il film mette in scena tutte le componenti voyeristiche che la presenza di un “mostro” scatena in noi: ripugnanza, curiosità, compassione ma soprattutto si sofferma su quello che Merrick prova nei confronti degli altri esseri umani: la paura di spaventare,in altre parole la paura del rifiuto, un sentimento comune a tutti che ben presto ci porta ad identificarci con lo sfortunato personaggio.




The elephant man


Questo processo di identificazione passa tutto attraverso la tematica dello sguardo, come si intuisce gia’ dalle scena iniziale: infatti il film si apre sullo sguardo vacuo del bellissimo volto della madre del protagonista, vacuo perchè non sa vedere quello che dietro l’orrorifico aspetto John Merrick nasconde, e cio’ la induce a lasciarlo alla mercè di un imbonitore senza scrupoli.
Il senso morale del film sta proprio in questo punto: superare l’impatto visivo e vedere cosa l’animo umano nasconde; di questo Merrick è solo l’emblema, il confronto con lui porterà a un svelamento della vera natura di tutti coloro che lo circondano: l’avidità senza scrupoli di chi a più riprese sfrutta il suo aspetto, la sensibilità mista a mero interesse scientifico dei medici che condurrà Frederick Treves, interpretato magistralmente da Antony Hopkins a un duro esame di coscienza quando capirà che il suo atteggiamento non è poi così differente dal crudele “padrone” che faceva esibire in precedenza l’uomo elefante, la compassionevole sfilata di signori e signore dell’alta società nella casa di Merrick quando questi diviene un personaggio di moda.




Theelephantman


Curiosamente l’unico ruolo integralmente positivo viene affidato ad un’attrice e con questa scelta Lynch manifesta tutto il suo amore per il teatro, ed è in questo luogo dove i confini tra fantasia e realtà si mescolano, dopo una fantasmagoria che mette in scena tutta la follia visiva del regista, che l’uomo elefante verrà riconosciuto pubblicamente come degno appartenente del genere umano, anche se il suo riscatto era già avvennuto nella drammatica scena della stazione dove a seguito di un crudele inseguimento egli trova la forza di ribellarsi urlando tutta la sua disperazione e rivendicando la sua natura di uomo con un grido straziante: se la diffidenza passa per lo sguardo, la ragione trova espessione nella verbalizzazione del proprio dolore.




The elephant man


Giudizio sul dvd


Riversamento discreto, incredibile mancanza di extra: il film e’
accompagnato solo da un’inutile galleria fotografica.