Lotr: Il Ritorno del Re


Lotrritornore

Mi fa un po’ specie commentare un film di cui so di
aver visto solo una versione tagliata: 195 minuti contro i 265 della versione
estesa (fonte Fringe
). 70 minuti da aggiungere sono tanti, soprattutto se invece di creare scene
nuove vanno a cambiare l’equilibrio di scene gia’ montate, modoficando il
respiro del film.
Sperando dunque che non venga modificato in corso d’opera,
bisogna riconoscere che Il ritorno del Re contiene una sequenza di
montaggio parallelo magistrale, come non si vedeva da tempo e degna di un
Ejzenstejn: il disperato attacco di Faramir, che pur di compiacere il vecchio
padre tenta di riprendere Osgiliath: all’alternarsi dei cavalli in carica e ai
preparativi della difesa degli orchetti si sommano, in maniera sempre piu’
concitata, i primi piani via via piu’ ravvicinati della bocca di Daneth da cui
colano rosse bave anticipatrici della disfatta, mentre Pipino canta una triste
canzone.
Che Jackson sia un profondo conoscitore di cinema lo dimostra anche
il fatto che posizioni la storia di Smeagol prima dei titoli di testa: il
prologo (fatte le debite proporzioni) sta al resto del film come il prologo
delle scimmie a 2001 odissea nello spazio, gettando la stessa ombra di
oscuro peccato originale da scontare.
Se nel secondo episodio i toni erano
shakespeariani con Vermilinguo che reinterpretava in chiave fantastica e ancora
piu’ cupa il Riccardo III, il terzo episodio della saga diventa puramente epico
con richiami alla guerra di Troia (i costumi dei cavalieri di Rohan) e alle
chanson de geste (il corno spezzato di Bogomir).
Presa visione di tutta la
trilogia , a mio modesto parere l’episodio piu’ bello e’ il secondo per
l’omogeneita’ della materia: se il primo era troppo superficiale, dato che al
materiale de La compagnia dell’anello sommava anche parti de Lo
Hobbit
, il terzo mostra una spaccatura troppo netta tra la parte epica della
battaglia finale e i dscoglimenti delle varie vicende che si vanno a chiudere in
un gioco di scatole cinesi, tirato pero’, un po’ troppo per le lunghe.