The reader – A voce alta

Thereader

Nella Berlino Est degli anni ‘50 il quindicenne Michael conosce la trentenne Hanna con cui inizia una relazione sentimentale caratterizzata dal fatto che il sesso e’ scandito dalle letture che la donna richede al ragazzo.
Dopo un’estate d’amore la donna sparisce e Michael la ritrovera’ solo otto anni dopo come imputata di un processo per crimini nazisti a cui lui assiste durante un seminario universitario. 
§§Achtung, spoiler!§§
Sgombriamo subito il pregiudizio che avvolge questa pellicola: non e’ che il film voglia gettare una luce favorevole sul nazismo, e’ che i protagonisti “non nazisti” di questa storia sono talmente glaciali e antipatici che la povera Hanna alla fine risulta molto piu’ umana di loro. 
Voler vedere in questa pellicola una metafora del nazismo e’ estremamente pretenzioso: il fatto che Hanna sia analfabeta non e’ una giustificazione del suo comportamento anzi, la vergogna per questo suo limite la portera’ ad assumersi le colpe delle altre sorveglianti (stronzissime come ci si immagina un nazista, sia pure ex) e sara’ l’unica a ricevere una condanna all’ergastolo. 
Ricondotto il film nei binari di una semplice storia di amore, quel che non continua a funzionare sono le colpe sottintese al personaggio di Hanna: Michael sara’ per tutta la vita un uomo dalla vita affettiva molto squallida, sia come figlio, che come padre, che come marito o amante e tutto questo solo perche’ a ventidue anni ha scoperto che la sua iniziazione amorosa e’ avvenuta con una kapo’ nazista? Va bene, siamo nell’ambito di quella seconda generazione tedesca che si deve confrontare con la scoperta degli orrori compiuti dai genitori, ma al povero Michael, vittima di questo crudele scherzo del destino bisogna comunque imputare una certa incapacita’ di reagire agli urti della vita! 
A complicare ulteriormente la vicenda c’e’ il senso di colpa di Michael che improvvisamente durante le udienza del processo si rende conto che Hanna e’ analfabeta (una volpe, io l’avevo capito dai trailer!) e invece di scagionare la donna inchiodata dalla presunta scrittura di un rapporto, lascia che venga condannata all’ergastolo e solo anni dopo iniziera’ a mandarle in carcere le registrazioni dei libri che le leggeva durante la loro estate d’amore. Con l’ausilio di queste cassette Hanna imparera’ a leggere (su un libro scritto in inglese, ma non stavamo nella Germania rosa dal senso di colpa per gli orrori nazisti ???) e cerchera’ di instaurare un rapporto epistolare con Michael che non e’ in grado di affrontare il proprio passato fino al 1988, quando la donna sara’ scarcerata per buona condotta  e l’uomo trovera' la forza per incontrare  il suo vecchio amore (una donna descritta come sciatta e quando ti aspetti la strega Bacheca ti trovi davanti una vecchina candida con l’occhio improvvisamente ceruleo.. mah! sara’ la cataratta..). 
Quello che piu’ mi ha sconcertato e’ che alla morte di Hanna Michael si faccia esecutore delle sue volonta’ testamentarie verso la sopravvissuta del lager ma che nell’incontro con la sostenuta ex prigioniera non riveli mai il segreto di Hanna (l’analfabetismo) che l’ha portata a pagare per una colpa piu’ grande di quella commessa e solo nel 1995 l’uomo avra’ il coraggio di raccontare tutta la storia alla figlia: sinceramente.. ecche palle, Michael!

Operazione Valchiria

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L’ Operazione Valchiria e’ l’ultimo e il piu’ celebre dei 15 attentati (tutti falliti!) perpetrati dai vertici dell’esercito tedesco ai danni di Adolf Hitler. L’operazione, avvenuta meno di un anno prima della rovinosa caduta del Terzo Reich, non puntava solo all’eliminazione fisica del tiranno, ma contava di fargli seguire un colpo di stato che decapitasse i vertici delle SS operando una geniale modifica di una direttiva di difesa interna dello stato nazista. 
Preceduto da una serie di insinuazioni e pregiudizi su una forte ingerenza di Tom Cruise sulla direzione della pellicola, il film si rivela piu’ che dignitoso, sorretto da una buone dose di tensione, forse e’ un poco lunga la prima parta che narra come Stauffenberg perse un occhio e una mano durante un attacco aereo sul fronte africano. 
Un Tom Cruise misurato nella sua interpretazione, con ciuffo riccioluto e mascella volitiva fa rivivere i divi degli anni '50 e l’atmofera d’antan pervade tutta la pellicola nella costruzione molto classica della sceneggiatura e nella fotografia che riportano ai grandi film di guerra anni '50/'60 con il loro bagaglio retorico che non manca neppure qui e forse la pecca piu’ grave dell’opera e' il voler attribuire al protagonista sentimenti umanitari e contemporanei (compreso il ripudio dello sterminio degli ebrei) che molto probabilmente non appartenevano al personaggio storico, spinto piu’ dal desiderio di agire per il bene supremo della nazione anche a costo di eliminare un capo a cui aveva giurato fedelta’ ma che aveva fallito e stava portando la Germania alla rovina; ma del resto il film si apre con una didascalia che dice chiaramente che il film si ispira solo a vicende reali, abbandonando fin da subito la ricerca di una verita’ storica.

Uno, due, tre!

One two three

One, Two, Three
USA 1961,
con James Cagney, Horst Buchholz, Pamela Tiffin
regia di Billy Wilder

Berlino 1961, a pochi mesi dalla costruzione del muro, C.R. MacNamara, direttore della sede tedesca della Coca-Cola, e’ convinto di aver raggiunto i vertici della sua carriera dopo aver stretto un accordo con i dirigenti sovietici per poter distribuire la bevanda oltre cortina, quando a scombussolare i suoi piani arriva la figlia del suo capo, l’irruenta Scarlett Hazeltine che nel giro di due mesi si sposa con un ragazzo comunista di Berlino Est. MacNamara riesce in un primo momento a far annullare il matrimonio, ma quando si scoprira’ che la ragazza e’ incinta dovra’ recuperarle il marito e renderlo accettabile agli occhi del suocero.

Uno, due tre! non spicca certo tra la filmografia Wilder, io lo avevo visto tempo fa in televisione e ammetto che, pur trovandolo molto piacevole, non mi aveva entusiasmato, ma la visione sul grande schermo in lingua originale e’ stata fulminante.
Uno_due_tre

Billy Wilder e’ cattivissimo e non perdona nulla al capitalismo (nelle trattative per la distribuzione della Coca-Cola i dirigenti russi offrono come compenso una turnee’ americana del balletto del Bolshoi, e Macnamara risponde secco “No culture, only cash!”) ne’ al comunismo (una scena girata a Berlino Est indugia su uno striscione “il marxismo rende liberi” parodia del terribile “il lavoro rende liberi” che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento) e i berlinesi a 15 anni dalla caduta del nazismo sono ancora mostrati come un popolo soggetto alla piu’ cieca ubbidienza, sempre vaghi sulle loro collusioni con il potere precedente, esempio perfetto e’ Schlemmer, l’assistente di MacNamara, che non riesce mai ad esimersi dal battere i tacchi e rivelera’ un trascorso nelle SS, anche se come aiuto pasticciere in cucina.

Unoduetre

Oltre alle ideologie Wilder, che gira il film proprio nei giorni della costruzione dei muro, e’ attentissimo alla realta’ del tempo prendendo in giro anche il giovanilismo degli anni ‘60: Scarlett e’ la classica diciassettenne tutta urli e svenimenti che impareremo a conoscere con il fenomeno Beatles.
Molto citazionsmo nella pellicola: Cagney che rifa’ la stessa scena di Nemico pubblico, le donne Hazeltine, provenendo da Atlanta, si chiamano come le protagoniste di Via col Vento e non mancano battute sui grandi successi del periodo, Spartacus e La dolce vita.

Uno due tre

Da sottolineare la vigorosa prova di James Cagney, vero mattatore del film, presente in tutte le scene: e’ incredibile la sua recitazione in lingua originale: parla (o meglio urla) a raffica, non si riesce quasi a stare dietro ai sottotitoli, sprizza energia da tutti i pori (e aveva passato i 60 all’epoca del film) consegnando alla storia un’interpretazione che lascia piacevolmente spossati e senza fiato gli spettatori.

L’uomo lupo

The Wolf Man

USA 1941, Universal
con Lon Chaney Jr, Claude Rains, Ralph Bellamy
regia di George Waggner



Luomolupo


Larry Talbot, secondogenito di una nobile famiglia torna nel villaggio natio dopo lungo tempo, in seguito alla morte del fratello maggiore, conosce la bella figlia dell’antiquario e per corteggiarla compra un bastone il cui pomo rappresenta una testa di lupo in argento. Una sera, dopo l’arrivo degli zingari in citta’, va con Gwen e un’ altra ragazza a farsi leggere le carte, ma quest’ultima viene aggredita e sbranata da un lupo feroce, Talbot interviene e lo uccide con il bastone, ma il lupo riesce comunque a morderlo. Chiamati rinforzi e tornati sul luogo dell’aggressione accanto alla ragazza si trovera’
il cadavere non di un lupo, ma dello zingaro Bela (interpretato da Bela Lugosi). Incredulo di aver potuto scambiare un lupo per un essere umano, Larry interviene al funerale di Bela e la madre dello zingaro gli svelera’ il mistero della licantropia: chi viene morso da un lupo mannaro senza restare ucciso verra’ colpito dalla stessa maledizione!
Ben presto nuovi omicidi sconvolgono il paese, e Talbot chiede aiuto al padre che lo convince che la sua sia solo suggestione, ma quando il licantropo sta per sbranare Gwen, e’ proprio il padre a doverlo uccidere con il medesimo bastone dal pomo d’argento.



Thewolfman


Giudizio del
film

L’ultimo grande horror classico della Universal è datato
1941 e sinceramente è di gran lunga minore ai grandi film di mostri degli anni ’30. La storia e’ parecchio confusa, probabilmente per grosse modifiche alla sceneggiatura apportate poche settimane prima dell’inizio delle riprese. Al copione lavorò principalmente Curt Siodmak, che riesce a costruire un impianto degno di una tragedia greca, dove il destino avverso profetizzato non puo’ che compiersi in maniera ineluttabile. Essendo girato nel 1941, e opera di un fuoriuscito ebreo di origine tedesca, nel film non possono mancare riferimenti latenti alla seconda guerra mondiale: il segno che contraddistingue la stirpe
dei licantropi e che appare sulle loro prossime vittime e’ un pentacolo che ricorda la stella di David che i nazisti imponevano sui vestiti degli ebrei.
Il film viene finito nel novembre del ‘41 quando gli Stati Uniti erano ancora neutrali al conflitto, quindi la parte della pellicola che rappresenta l’incredulita’ del padre nei confronti della condizione del figlio, ma che messo di fronte alla sua inumanita’ e’ costretto ad ucciderlo puo’ essere letta come un monito all’America.

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Giudizio sul DVD

Questa edizione, facente parte di una collezione dedicata ai monster classici della Universal, e’ molto interessante.
Oltre ad un buon riversamento della pellicola, troviamo un documentario intitolato Mostri al chiaro di luna, presentato da John Landis che ci racconta l’evoluzione dell’uomo lupo nella filmografia Universal: il licantropo figura gia’ in Dracula, almeno con isuo terribile ululato, dopo il successo di Frankenstein e lo sviluppo di make up sempre piu’ complessi, viene stesa da Robert Florey la sceneggiatura di un film sull’uomo lupo che doveva essere interpretata da Boris Karloff: la vicenda era ambientata nelle alpi bavaresi e raccontava di un ragazzo che si trasforma di un lupo mannaro, dopo esser stato allevato da un branco di lupi che gli avevano sbranato la famiglia. Il progetto viene accantonato per timore della censura.
Ne Il segreto del Tibet del 1935 la storia e’ incentrata sulla licantropia, ma il film non ebbe successo, probabilmente perche’ il trucco del werewolf non era troppo accurato, sempre per timore di non creare qualcosa di troppo spaventoso, solo nel 1941 Lon Chaney Jr. diede finalmente vita all’uomo lupo che e’ entrato nella storia del cinema.
Il commento del film condotto da Tom Weaver, e‘ ricco di informazioni anche sugli attori minori e illustra i pezzi di set che provenivano da altri film dell’Universal o che entreranno poi in altre scenografie.
E’ molto interessante il parallelo con l’horror psicologico che Val Lewton introdusse l’anno seguente alla RKO con Il bacio della Pantera: di certo tra un uomo lupo e una donna pantera qualche attinenza c’e’ gia’ nel tema, ma la cosa piu’ interessante e’ che nella stesura originale e modificata all’ultimo minuto, non ci sarebbe dovuta essere nessuna trasformazione visibile in lupo: veniva lasciata allo spettatore la possibilita’ di decidere se Larry Talbot fosse stato veramente colpito da licantropia o solo da una turba psichica, anticipando in questo modo lo stile l’horror che salvo’ la RKO dal fallimento, ma produttori poco disposti a rischiare preferirono restare legati alla tradizione degli anni ‘30 fatta di
spettacolari make up, segnando cosi’ il declino della grande tradizione horror della Universal.

Leni Reifenstahl

Di nuovo la storia ci mette di fronte a sentimenti profondi: Riefenstahl nazista o regista nonostante tutto? Non e’ la Dietrich che ebbe la dignita’ di lasciare il suo paese, ma i processi la ritennero poco coinvolta nelle imprese nazista: non e’ mai risultata iscritta al partito., ma forse ebbe una liason con Hitler: spesso la Storia ci propone enigmi simili, io mi limitero’ a giudicarla per i suoi film: sono quello che le sopravvivera’.


LeniRiefenstahl