L’uomo perfetto

Luomoperfetto

Lucia e’ da sempre innamorata di Paolo, quando questi decide di sposarsi con Maria, la sua migliore amica, affitta un attore perche’ si finga l’uomo dei sogni di Maria..




Ispirandosi ad una commedia spagnola, Marco Ponti e Lucia Moisio hanno scritto una commedia molto godibile, senza grossi colpi di scena nella trama, che pero’ riesce a stupire per la freschezza e la perfezione dei tempi comici.
Pur senza graffiare Lucini, gia’ regista di tre metri sopra il cielo, lascia serpeggiare una sottile inquietudine nei tic e nelle manie dei trentenni d’oggi: l’ossessione per il lavoro, lo snobismo per mode e luoghi ma soprattutto la paura della solitudine e l’abitudine.
Finalmente il cinema italiano sembra essere definitivamente uscito dalla morsa minimalista che lo attanagliava nel decennio scorso: all’ottimo il quartetto degli attori protagonisti, si aggiunge una serie di esilaranti personaggi minori altrettanto bravi. Estremamente curate anche l’ambientazione e la fotografia che sa piegare Milano alle proprie esigenze: scorci di grattacieli in vetro quasi newyorkesi per introdurre l’ambiente lavorativo, tristi incroci grigi di smog e nebbia fanno da contrappunto alla malinconia amorosa di Lucia, locali alla moda, la Scala e il book shop della Triennale sono la cornice ai giochi d’amore il cui romanticismo e’ sottolineato dai navigli e dal verde del parco.

Giornata nera per l’ariete

Italia 1972
con Franco Nero
Silvia Monti
Agostina Belli
regia di
Luigi Bazzoni

Lo stropicciato giornalista Andrea Bild
indaga su un serial killer che firma i suoi omicidi strappando un dito da un
guanto di pelle nera. Gli assassini avvengono tutti nella cerchia di amicizie del
reporter, che rischia anche di essere uno dei sospettati.


Giornataneraxlariete

Il plot di questo giallo e’
un poco macchinoso e rischia di annoiare lo spettatore, anche se alcuni dei
cinque omicidi sono realizzati piuttosto bene e mettono ancora oggi un brivido
di paura.
A tener viva l’attenzione e’ a fotografia eccelsa di Vittorio
Storaro e l’uso sapiente che il regista fa del paesaggio. Milano non e’ stata
mai cosi’ bella nella sua algida modernita’ e la natura cosi’ rigogliosa anche
sotto i piloni di un cavalcavia. Alcuni interni sembrano uscire direttamente
dalle pagine di un giornale di arredamento dell’epoca. Si potrebbe quasi pensare
che il racconto giallo sia un pretesto per ardite soluzioni formali (il film si
chiude sotto una fetta di cielo che si intravede tra due corsie di tangenziale
che si stanno biforcando) esercizi di stile possibili nei film di genere della
cinematografia anni ‘70

Le due Gorgoni


MedusaCarvaggio La prima
cosa che mi ha colpito e’ il colore dello sfondo: un verde chiaro ma dalle
sfumature venefiche. I capelli sono vere serpi attorcigliate tra loro talmente
inviperite da mordersi l’un l’altra; una pero’, esula dall’estremo realismo e ha
la mascella ingrugnata come i cartoni animati.
Il volto e’ fisso in
quell’espressione corrucciata, quasi sorpresa di esser stata sconfitta e la
parte superiore del viso dipinta di tre quarti contrasta con la bocca
perfettamente centrale, aperta in un O di stupore, una bocca infantile dai
tratti gentili e dai denti perfetti, l’assimetria sottolinea il senso di angocia
che il dipinto del Caravaggio trasmette.
La Gorgone ha il potere di
pietrificare chi la guarda e ieri mi e’ accaduta una sensazione molto simile,
non con il capolavoro del Caravaggio, ma piu’ tardi a casa ho visto un’altra
Merdusa ancora piu’ spaventevole e purtroppo non era un incubo dovuto alla cena
spagnola.
Tornata da Milano ho cincischiato ancora per casa con la TV accesa,
c’era la replica notturna del programma di Chiambretti che stava intervistando
la giornalista palestinese di cui ora mi sfugge il nome, quando le ha posto una
domanda inerente a un quotidiano che ha aperto per far inquadrare la prima
pagina, si trattava di Libero e la foto mostrava il boia di Al Qaeda che
solleva per i capelli la testa appena decollata del ragazzo americano: sembrava
il Perseo del Cellini. Sono inorridita al pensiero che una foto cosi’ forte
abbia campeggiato tutto il giorno ieri in edicola (e meno male che in Tv c’e’ la
fascia protetta e i giornali porno devono essere nascosti alla vista dei
bambini!). Ben piu’ terribile era il titolo: Ecco la civilta’ islamica,
certo gente bombardata e seviziata da oltre un anno deve stare li’ a subire!
Guai a considerare che l’atto piu’ che riprovevole e’ compiuto da una frangia
estremista attorno alla quale col nostro comportamento aggressivo, stiamo
compattando l’intero oriente islamico, poi se sia piu’ "civile" morire decollato
o con un’ iniezione letale mi pare veremente un sofismo di pessimo gusto.
Ma
un’aperture di giornale cosi’ faziosa non comporterebbe un provvedimento, almeno
un richiamo dall’ordine dei giornalisti? O l’organo ha solo il compito di
espellere Giletti et similia perche’ sono passati al varieta’?

La
Medusa di Caravaggio e’ visibile fino al 23 maggio a Palazzo Bagatti
Valsecchi.

Il caso Cattelan

"Nelle arti figurative, forse l’artista più indicato a
rappresentare l’attrazione-repulsione, il voyerismo e la complessità delle
reazioni umane (forse solo di noi occidentali?) di fronte alle immagini a volte
assurde, a volte violente, a volte assurdamente violente, é Maurizio Cattelan
che con le sue provocazioni porta in superficie la schizofrenia con cui
l’occidentale medio reagisce a un contesto sempre più complesso, di sempre più
difficile lettura, e di interpretazione sempre più contraddittoria."
Questa
e’ l’acuta risposta che quel geniaccio di allure dava al mio intervento sulla
tortura nello spazio riservatomi da
Renzo
.

Cattelan

Il
caso Cattelan ha avuto un relativo riscontro sui media perche’ i grandi traini
televisivi stanno ravanando nel lubrico caso delle torture in Iraq e la terza
pagina questa settimana e’ stata sconvolta dal successo del Salone del Libro di
Torino, assaltato dai comici di Zelig e oscurato da centinaia di libri col
faccione di Totti.
Intanto a Milano si consuma la tragicommedia del mondo
dell’arte che getta un oscuro riflesso sulla nostra situazione politica.
In
Piazza 24 Maggio dal 5 maggio al 6 giugno viene esposta l’ultima opera di
Maurizio Cattelan, l’artista su Carnet di questo mese la definisce una
favola senza lieto fine, una leggenda metropolitana, un’allucinazione: si tratta
di tre bambini appesi ad un albero: impiccati per alcuni, sospesi secondo
l’artista. Nella notte un eroico cittadino (ubriaco) decide di smontare l’ opera
e rischia di rompersi l’osso del collo salendo sull’albero. Si scatena la
bagarre tra chi difende l’opera e chi la giudica offensiva, in prima linea su
questo fronte i leghisti che scordandosi che Cattelan e’ nativo di Padova, cuore
del profondo nord, lo invitano ad andare a fare queste cose a casa sua (New
York, dove vive l’artista), non contenti appendono tre bambole gonfiabili (dopo
averle rivestite) vicino a Palazzo Marino perche’ l’opera di Cattelan e’
altrettanto pornografica. Questa la fonte
dove approfindire ulteriormente la notizia.
Secondo me Milano dovrebbe
intitolare a Maurizio Cattelan una via, non tanto per meriti artistici ma come
eroe della patria perche’ ha svelato, per chi non se ne fosse ancora accorto, la
pochezza intellettiva di chi dovrebbe guidare questo
paese.