L’uomo perfetto

Luomoperfetto

Lucia e’ da sempre innamorata di Paolo, quando questi decide di sposarsi con Maria, la sua migliore amica, affitta un attore perche’ si finga l’uomo dei sogni di Maria..




Ispirandosi ad una commedia spagnola, Marco Ponti e Lucia Moisio hanno scritto una commedia molto godibile, senza grossi colpi di scena nella trama, che pero’ riesce a stupire per la freschezza e la perfezione dei tempi comici.
Pur senza graffiare Lucini, gia’ regista di tre metri sopra il cielo, lascia serpeggiare una sottile inquietudine nei tic e nelle manie dei trentenni d’oggi: l’ossessione per il lavoro, lo snobismo per mode e luoghi ma soprattutto la paura della solitudine e l’abitudine.
Finalmente il cinema italiano sembra essere definitivamente uscito dalla morsa minimalista che lo attanagliava nel decennio scorso: all’ottimo il quartetto degli attori protagonisti, si aggiunge una serie di esilaranti personaggi minori altrettanto bravi. Estremamente curate anche l’ambientazione e la fotografia che sa piegare Milano alle proprie esigenze: scorci di grattacieli in vetro quasi newyorkesi per introdurre l’ambiente lavorativo, tristi incroci grigi di smog e nebbia fanno da contrappunto alla malinconia amorosa di Lucia, locali alla moda, la Scala e il book shop della Triennale sono la cornice ai giochi d’amore il cui romanticismo e’ sottolineato dai navigli e dal verde del parco.

Le chiavi di casa

Gianni parrebbe un uomo realizzato: un buon lavoro, una moglie e un figlio nato da poco, ma Gianni ha anche un altro figlio avuto quindici anni prima da una compagna morta durante il difficile parto che ha martoriato per sempre anche la salute del neonato, Paolo, il figlio che Gianni non ha mia voluto conoscere fino a quando si vede costretto ad accompagnarlo a Berlino per delle cure specialistiche.


Le chiavi di casa
Con questo film, Gianni Amelio sconfigge ancora una volta ogni pregiudizio di falso buonismo sul suo cinema e affronta con il pudore che gli e’ solito una storia difficile che sulla carta rischia di essere patetica, il regista non solo evita di scadere nel pietismo ma con il suo scabro studio, quasi entomologico, della quotidianita’ del dolore fa della storia di Gianni e Paolo una parabola della malattia in cui tutti noi possiamo riconoscerci: anche se non ci e’ capitata la sventura di dover assistere a una sofferenza cosi’ immensa da arrivare ad invocare la morte, tutti hanno versato quelle lacrime di rassegnazione e sconfitta di fronte a una realta’ che pensavano di poter sostenere.
LechiavidicasaCome ne Il ladro di bambini, il film e’ ambientato durante un viaggio in treno, mentre pero’ nel primo film la direzione era verso un luogo che avesse un calore familiare, ora il mezzo si muove verso una terra straniera, prima Berlino, poi la Norvegia, luoghi di cui nessuno dei due protagonisti conosce la lingua, a simboleggiare i balbettii di un rapporto che si deve costruire. Dei due protagonisti il piu’ debole sarebbe, a rigor di logica, il figlio, ma il cammino che il padre deve ancora fare nell’accettare il proprio dolore e’ molto piu’ complicato, anche il dolore passato: il racconto della drammatica nascita di Paolo e’ uno tra i momenti piu’ intensi della pellicola.
Ottima l’interpretazione del cast, soprattutto quella di Charlotte Rampling che ha un ruolo direi di guida nella discesa nell’inferno della sofferenza, padrona di una serenita’ non scevra di terribili angosce.
Una particolarita’: il libro che il personaggio interpretato dalla Rampling legge, Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, e’ quello da cui Amelio ha tratto la sceneggiatura di questo film.