Il film di Scorsese e’ molto bello, ma non certo un capolavoro, mi e’ parsa un po’ lunga la parte introduttiva mentre sicuramente la seconda parte (dalla caduta dal grattacielo in poi, per intenderci) e’ molto tosta, ma quel che penso del film lo racconto qui.
Di certo mi colpisce molto che i tre autori piu’ attesi in questo periodo abbiano delle tematiche molto simili sviluppate su storie non originali, mi riferisco a Mann che porta sul grande schermo il suo telefilm Miami Vice, Scorsese che rilegge la trilogia orientale di Infernal affair e ad Eastwood che riprende in mano la storia di Iwo Jima gia’ portata sullo schermo, tutt’e tre i film hanno come comune denominatore la menzogna: qualcuno che si fa passare per un altro; credo che si tratti di film molto politici, del resto una guerra preventiva nata sulla bugia dell’esistenza di pericolose armi di distruzione di massa non l’aveva mai propinata nessuno e per parlare di un tema di attualita’ basta pensare alla figura di Saddam Hussein, dittatore “simpatico” (perche’ faceva comodo all’Occidente) per piu’ di un decennio e poi trasformato in uno dei nemici pubblici per eccellenza per cui anche filosofi che normalmente sono contro la pena di morte nel suo caso la giustificano: dove sta la verita’ ?
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Roger Corman
Il re dei B movie nasce a Los Angeles il 5 aprile 1926; laureatosi in ingegneria, si licenzia dopo soli tre giorni dalla U.S. Electrical Motors di Slauson dove era stato assunto come apprendista ingegnere; dopo aver ripreso gli studi ad Oxford in letteratura, approda finalmente al cinema trovando impiego presso la Fox come fattorino. La carriera all’interno della major e’ velocissima e ben presto diventa script-analyst. Insoddisfatto dalle storie che deve valutare, inizia a scriverne di proprie: nel 1952 da un suo soggetto nasce il film F.B.I. Operazione Las Vegas (Highway Dragnet) diretto da Nathan Juran.
Con quanto guadagnato dalla vendita del soggetto, nel 1953 Corman fonda la sua prima casa di produzione, la Roger Corman Production e produce The Monster from the Ocean Floor di Wyott Barney Ordung.
Il ruolo di Roger Corman produttore (fondera’ quattro compagnie di produzione e collaborera’ spesso con Sam Z. Arkoff della AIP) sara’ fondamentale nei decenni successivi per la rinascita del cinema hollywoodiano, infatti tutti i grandi cineasti hanno iniziato sotto la sua ala: da Coppola a Scorsese, da Bogdanovich a Joe Dante, da Demme a Ron Howard. Anche il suo ruolo di distributore si rivelera’ fondamentale per far conoscere all’America degli anni ‘70 molto cinema europeo e d’autore, a partire da Fellini, Truffaut, Bergman e Kurosawa.
Nel 1955 dirige il suo primo film, Cinque colpi di pistola inizia cosi’ un decennio fecondissimo che lo portera’ a dirigere 60 film, tutti girati in tempi brevissimi e a con un budget molto ridotto. Tra questi titoli si celano molti gioielli, da La piccola bottega degli orrori del 1960 girata in soli due giorni e una notte che vede il debutto del giovane Jack Nicholson, a molti film del ciclo dedicato a Poe che ha per protagonista il grande Vincent Price.

I film girati dopo il 1964 si riveleranno fondamentali per l’inizio della New Hollywood, a partire da I selvaggi del 1966 che narra le vicende di bande di motociclisti, seguito da Il serpente di fuoco del 1967 che racconta le esperienze con LSD di un uomo in crisi: i pesanti tagli di censura a cui il film fu sottoposto allontanarono Corman dalla regia, non prima che nel 1970 girasse il bellissimo Il clan dei Baker, storia di una madre sanguinaria, (una grande Shelley Winters) e dei suoi quattro figli, uno dei quali e’ interpretato da un poco piu’ che esordiente Robert De Niro.
Nel 1971 Corman lascia la regia dopo aver girato Il Barone Rosso e vi ritorna solo nel 1990 con Frankenstein oltre le frontiere del tempo. Celeberrima la sua biografia edita in Italia dalla Lindau, Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un dollaro, dove il regista si racconta con intelligenza ed ironia.

The aviator
Indubbiamente il film mi e’ piaciuto, anche se mi ha lasciato un
po’ perplessa la parte dedicata ai rapporti di Hughes col mondo del
cinema, che era quella che mi interessava di piu’: Scorsese si e’ preso
troppe liberta’ rispetto alla vera storia d’amore tra Katharine Hepburn
e Howard Hughes, solo riflettendoci ho capito che il regista non aveva
altra scelta che portare sugli schermi la magia di quel cinema,
anziche’ i veri personaggi e allora ecco Kate e Howard diventare i
protagonisti di una commedia sofisticata, il che non toglie che avrei
preferito si parlasse piu’ chiaramente di Scandalo a Filadelfia anziche’ girare il pranzo a casa Hepburn come se fosse stata una scena del suddetto film, uffa!
Ho cercato comunque di essere obbiettiva nella recensione su ImpattoSonoro ora recuperata qui
Auguri a Leonaro Di Caprio

30 anni anche per Leonardo di Caprio, ultimo vero divo made in Hollywood.
Dimostrata la sua bravura in film come Buoncompleanno Mr. Grape o Romeo+Giulietta, il giovane attore e’ passato indenne attraverso il folle successo mediatico del Titanic e si e’ posto sotto l’ala di registi come Scorsese (Gangs of New York, The Departed – Il bene e il male) e Spielberg (Prova a prendermi).
Si attende nelle sale la sua ultima fatica, sempre diretta da Martin Scorsese, The Aviator,
sulla controversa figura del magnate Howard Hughes, mentre e’
definitivamente naufragato il progetto di Baz Luhrman in cui Di Caprio
avrebbe vestito i panni di Alessandro il Grande.
Cose mai viste. Una serata con i Fratelli Lumière
Evento specialissimo quello della prima serata di Ring! Festival della critica cinematografica, giunto alla sua terza edizione (finalmente sono comparsi anche i programmi). Se nel pomeriggio c’estato un sentito omaggio al regista Francois Truffaut, nel ventennale della scomparsa, la sera e’ stata dedicata ai Fratelli Lumière.
Thierry Fremaux, direttore del Festival del Cinema di Cannes e del prestiogioso Istituto Lumiere di Lione, ha mostrato una selezione degli oltre 1500 film che i Lumière
hanno girato o prodotto, mandando i loro operatori in giro per il mondo, nei primi 5 anni della storia del cinema.
Non solo inventori, ma anche veri padroni del mezzo, i loro film di 52 secondi posseggono un senso della composizione dell’immagine perfetto e la capacita’ di drammatizzare gli eventi in pochi secondi.
Il cinema dei fratelli Lumière tocca molti dei generi che si svilupperanno nel corso degli anni, dal documentario al reportage, alla commedia al primo horror, cosi’ simpaticamente Fremaux ha definto L’arrivo del treno alla stazione di Ciotat e devo confessare che grazie alla geniale angolazione della ripresa, ancora oggi il treno, visto sul grande schermo, da’ qualche leggero brivido.
Come primo film della storia del cinema viene comunemente indicato L’uscita degli operai dalla fabbrica, ma di questa ripresa esistono tre diverse versioni, la piu’ conosciuta e’ forse la piu’ tarda, dato che i vestiti sono gia’ molto leggeri per risalire al marzo del 1895 e quasi nessuna delle persone riprese guarda in macchina, quindi c’e’ sicuramente un lavoro di regia a monte, le altre due versioni mostrano gli operai con abiti piu’ pesanti e dal portone della fabbrica Lumiere esce un calesse, in una versione tirato da un cavallo, nell’altra da due. Esiste poi un filmato del 1995 dove dalla fabbrica esce una rappresentativa di cineasti a simboleggiare come l’apertura di quel portone spalanchi al mondo le porte del cinema.
Oltre alla qualita’del materiale mostrato, non poteva non colpire la personalita’ di Thierry Fremaux, una delle figure piu’ eminenti del cinema europeo che ha dimostrato tutta la sua passione per il mondo dei Fratelli Lumière, passando quasi due ore a commentare (tradotto da Alberto Barbera, direttore del Museo del Cinema Di Torino) ogni singolo film ad un piccolo pubblico di provincia e dimostrandosi sinceramente soddisfatto di esser riuscito a far apprezzare anche a noi l’arte dei
Lumière, lui che solitamente mostra questi montaggi a personaggi del calibro di Martin Scorsese.