May December

USA, 2023
con Natalie Portman, Julianne Moore, Charles Melton, Cory Michael Smith, Elizabeth Yu, Gabriel Chung, Piper Curda, D. W. Moffett
regia di Todd Haynes

Savannah primi anni 90: Gracie, una donna sposata finisce in galera per aver sedotto Joe, un tredicenne compagno di scuola del figlio. In carcere Gracie partorisce una bambina e dopo quasi venticinque anni è ancora sposata con Joe da cui ha avuto anche una coppia di gemelli. Con l’intento di dimostrare la giustezza della sua scelta controversa, Gracie accetta di incontrare Elizabeth Berry, l’attrice che la interpreterà in un film indipendente ispirato alla sua vita, la permanenza di Elizabeth in città diventa presto un’intrusione nella vita di Gracie e Joe portando a galla problematiche mai affrontate dalla coppia…

Il film di Todd Haynes s’ispira a una vicenda veramente accaduta quindi il gioco metacinematografico è palese e particolarmente articolato, un gioco di specchi metaforico che diventa un tratto portante del film nelle varie scene in cui le due donne si confrontano allo specchio o sono riprese in maniera speculare con Elizabeth che piano piano s’identifica -fisicamente e psicologicamente- con il suo modello.

Con il suo stile ispirato alla grande stagione del melodramma americano che ha il suo apice nella produzione di Douglas Sirk, ma anche con richiami bergmaniani, vedi Persona, Haynes costruisce un film incentrato sulla prova attoriale delle sue protagoniste, un’opera che ho trovato molto meno raggelata di Carol, forse per la tensione sempre presente:  lo studio del personaggio da parte di Elizabeth e l’atteggiamento contraddittorio di Gracie hanno toni da film giallo come se si dovesse scoprire chissà quale segreto. Il film però non cade nella semplificazione dei ruoli ma cerca di mettere in luce diversi aspetti della psiche dei protagonisti creando un triangolo morboso tra Elizabeth, Gracie e Joe.

Gracie è una manipolatrice e ce lo dice l’emblematica scena della scelta del vestito della figlia per il diploma, abito poi indossato dalla madre che sembra volersi sentire sempre una ragazzina forse anche  per gli abusi subiti dai fratelli, sempre che siano vere le parole di Georgie, il primogenito della donna compagno di scuola di Joe. 

Chi ha sedotto chi tra i due improbabili amanti non è poi importante, almeno per Joe che per oltre vent’anni è rimasto bloccato in una situazione assurda, un padre bambino che infatti viene consolato e svezzato agli spinelli dal figlio che sta per andare al college. La sindrome del nido vuoto, con i figli tutto fuori casa per gli studi sembra terrorizzare Joe e in questa incrinatura s’insinua la presenza di Elizabeth, un’attrice forse di minor caratura di quel che millanta (le allusioni alle scene di nudo in un film, una serie tv di cui si vergogna) e che quindi è disposta a tutto per il riscatto artistico in questa produzione indipendente (o solo a basso costo?).

Le due donne cercano di trovare un riscatto nella produzione cinematografica: Gracie la  conferma della sua scelta di vita, Elizabeth quella della sua carriera in mezzo Joe, un ragazzino restato troppo tempo in sospeso che da quest’esperienza troverà la forza di crescere, di diventare farfalla come i bruchi che alleva.

La simbologia animale è presente anche per le due protagoniste: la cacciatrice Gracie ha un incontro con una volpe, simbolo di furbizia mentre la ricostruzione della scena di sesso nel negozio di animali prevede la presenza di una serpe, alludendo al ruolo tentatore di Elizabeth nei confronti dei suoi oggetti di studio e alla sua capacità di cambiare pelle e trasformarsi nel suo modello. 

Lontano dal paradiso

Far from Heaven
Usa 2002
con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysber
regia di Todd Haynes



Lontanodalparadiso


La vita perfetta di Cathy Whitaker, serena casalinga dedita ai due figli e alla bella casa in un lussuoso sobborgo del Connecticut, si infrange quando, da premurosa mogliettina, porta la cena al marito Frank bloccato per l’ennesima volta in ufficio. La donna scopre che a trattenere il marito lontano da cosa non e’ il lavoro ma l’inconfessabile attrazione per gli uomini. Mentre Frank cerca inutilmente di curare la propria omosessualita’, Cathy trova conforto nell’amicizia con il colto ed aitante giardiniere di colore Raymond Deagan, ma nell’America perbenista della fine degli anni ‘50 questo legame e’ inammissibile…



Lontanodalparadiso


Gli argomenti tabù che i melo’ anni ‘50 non potevano raccontare, omosessualità e amore interraziale, sono al centro di questa perfetta ricostruzione d’epoca di Haynes, basata soprattutto sul doppio canovaccio di Secondo amore di Douglas Sirk dove una vedova ancora piacente si innamora del giovane giardiniere e la versione tedesca di Fassbinder (La paura mangia l’anima) dove la ricca vedova sposa Alì, un marocchino di 30 anni piu’ giovane.
Possiamo trovare ulteriori reminiscenze di altri melo’ anni ‘50, che vanno anche oltre Sirk, di certo Haynes riesce a compiere una grande operazione filologica di un periodo storico e di un genere cinematografico, tanto che alcuni frame sembrano originali dell’epoca. Anche lo stile di ripresa e’ fedelissimo al periodo storico: la panoramica dall’alto su Hartford, il luogo dove si svolge la vicenda, che scende fino alla casa dei protagonisti attraverso i rami dal fogliame brillante della lussureggiante “estate indiana” del Connecticut (e con un riferimento all’estate indiana si apre il romanzo da cui e’ stato tratto I peccatori di Peyton, film che inizia con il medesimo movimento del dolly).

Far_from_heavenAltrettanto caratteristico il taglio sghembo della fuga di Cathy dall’ufficio dopo aver colto sul fatto il marito a simboleggiare lo squilibrio creato dall’evento traumatico nella vita serena della donna.
Oltre ad essere un ponte con il passato Lontano dal paradiso ha anche una valenza anticipatoria: chi ha seguito la serie di culto Mad Men non potrà fare a meno di ricordare Don Draper quando compare in scena Frank Whitaker, interpretato da un ottimo Dennis Quaid, mentre la sempre magistrale Julianne Moore che per questo film vinse la Coppa Volpi a Venezia, interpreta un personaggio per certi versi simile a Cathy nel recente A single man di Tom Ford.

Laws of Attraction – Matrimonio in appello

Audrey Woods, tipica rappresentante del
modello “donna in carriera” e’ la piu’ brava divorzista di New York,
almeno finche’ non arriva in citta’ Daniel Rafferty, stazzonato
avvocato che pero’ non ha mai perso una causa. Il loro spirito
competitivo si trasforma ben presto in una complicata storia d’amore.


Lawinattracion

La commedia brillante americana e’ sempre divertente, anche quando
il congegno mostra la corda, come in questo caso. Julianne Moore e
Pierce Brosnan sono certamente in parte,anzi rivelano un talento per i
tempi comici poco sfruttato nelle rispettive carriere, ma i loro
personaggi sono un po’ troppo prevedibili: l’insicura ma bella e brava
protagonista che incontra un uomo affascinante che manda all’aria tutte
le sue fragili certezze.
Soprattutto la seconda parte, con la trasferta nella magica Irlanda
perde molto di mordente.
Esilarante invece la caratterizzazione della madre di Audrey,
interpretata da Frances Fischer: una cinquantenne che non si rassegna
la tempo che passa e vive tra labbra-party dove furoreggia il silicone
e continui ritocchi, che candidamente risponde alla domanda del futuro
genero: ”ma tu hai veramente 56 anni?” “alcune parti del mio corpo si’”.