Animali Notturni

Susan Morrow è un gallerista di successo ma profondamente annoiata e stanca della propria vita e del proprio lavoro. Riceve del tutto inaspettatamente il romanzo del suo primo marito che non sente da vent’anni e viene affascinata dalla lettura del crudo racconto che l’uomo le ha dedicato: quello che la donna ritrova del suo passato le fa sperare in un riavvicinamento.

Animalinotturni

Vincitore del Leone d’argento al Festival di Venezia 2016, Animali notturni è un film fatto di antitesi e la più interessante è certamente quella sull’idea dell’arte; il film si apre sull’istallazione di vecchie donne obese che danzano nude: il lavoro di Susan è banale e ovvio con una critica falsamente scioccante sul mondo contemporaneo che va a rassicurare chi quell’ideale patinato incarna, mentre il romanzo di Edward è uno scavo doloroso nel proprio passato sublimato in un romanzo crudo che pare avere poco a che spartire con la storia reale dell’autore ma in cui la ex moglie sa riconoscere i segni del passato comune: Edward Sheffield, come Tony Hasting, è un uomo considerato debole, se il personaggio letterario non sa difendere materialmente la propria famiglia, Edward non è stato in grado di soddisfare le esigenze di sicurezza economica e di successo della moglie che si è rifugiata tra le braccia di un uomo che le ha garantito la ricchezza a cui era abituata ma non la stabilità affettiva.
Probabilmente Susan, spinta dalla crisi personale, fraintende anche il senso del romanzo dell’ex marito e vede nella caccia agli assassini della moglie e della figlia che Hasting conduce assieme al detective Bobby Andes lo scatto di orgoglio che è sempre mancato ad Edward ma forse l’uomo uccidendo la moglie e la figlia (e Susan ha avuto una figlia dal secondo marito) vuole solo farle sapere che si è liberato del tormento per quell’amore finito tragicamente e il fatto di non essersi presentato all’appuntamento al ristorante è più segno d’indifferenza che di vendetta: in fondo Hasting non sopravvive all’omicidio di Ray Marcus.
Tom Ford ci racconta questa storia intensa e perturbante mischiando lo stile algido e perfetto che aveva già caratterizzato A single man con riprese più “sporche” e crude ma con più anima riservate alle sequenze inerenti il romanzo. Torna anche nello stile l’antitesi sull’arte espressa nel film e paradossalmente funziona meglio la seconda, che dovrebbe essere più distante da quanto Ford ci ha dimostrato fino a ora.
Cast notevole dove rispetto ai due bravi protagonisti, risaltano le interpretazioni di Michael Shannon nelle vesti del detective minato dal cancro e Aaron Taylor-Johnson nel ruolo di Ray Marcus: pensare che ai tempi di Anna Karenina lo avevo trovato un Vronskij un po’ insipido!

Lontano dal paradiso

Far from Heaven
Usa 2002
con Julianne Moore, Dennis Quaid, Dennis Haysber
regia di Todd Haynes



Lontanodalparadiso


La vita perfetta di Cathy Whitaker, serena casalinga dedita ai due figli e alla bella casa in un lussuoso sobborgo del Connecticut, si infrange quando, da premurosa mogliettina, porta la cena al marito Frank bloccato per l’ennesima volta in ufficio. La donna scopre che a trattenere il marito lontano da cosa non e’ il lavoro ma l’inconfessabile attrazione per gli uomini. Mentre Frank cerca inutilmente di curare la propria omosessualita’, Cathy trova conforto nell’amicizia con il colto ed aitante giardiniere di colore Raymond Deagan, ma nell’America perbenista della fine degli anni ‘50 questo legame e’ inammissibile…



Lontanodalparadiso


Gli argomenti tabù che i melo’ anni ‘50 non potevano raccontare, omosessualità e amore interraziale, sono al centro di questa perfetta ricostruzione d’epoca di Haynes, basata soprattutto sul doppio canovaccio di Secondo amore di Douglas Sirk dove una vedova ancora piacente si innamora del giovane giardiniere e la versione tedesca di Fassbinder (La paura mangia l’anima) dove la ricca vedova sposa Alì, un marocchino di 30 anni piu’ giovane.
Possiamo trovare ulteriori reminiscenze di altri melo’ anni ‘50, che vanno anche oltre Sirk, di certo Haynes riesce a compiere una grande operazione filologica di un periodo storico e di un genere cinematografico, tanto che alcuni frame sembrano originali dell’epoca. Anche lo stile di ripresa e’ fedelissimo al periodo storico: la panoramica dall’alto su Hartford, il luogo dove si svolge la vicenda, che scende fino alla casa dei protagonisti attraverso i rami dal fogliame brillante della lussureggiante “estate indiana” del Connecticut (e con un riferimento all’estate indiana si apre il romanzo da cui e’ stato tratto I peccatori di Peyton, film che inizia con il medesimo movimento del dolly).

Far_from_heavenAltrettanto caratteristico il taglio sghembo della fuga di Cathy dall’ufficio dopo aver colto sul fatto il marito a simboleggiare lo squilibrio creato dall’evento traumatico nella vita serena della donna.
Oltre ad essere un ponte con il passato Lontano dal paradiso ha anche una valenza anticipatoria: chi ha seguito la serie di culto Mad Men non potrà fare a meno di ricordare Don Draper quando compare in scena Frank Whitaker, interpretato da un ottimo Dennis Quaid, mentre la sempre magistrale Julianne Moore che per questo film vinse la Coppa Volpi a Venezia, interpreta un personaggio per certi versi simile a Cathy nel recente A single man di Tom Ford.