The ward – Il reparto

Theward Oregon, 1966: dopo aver incendiato una vecchia fattoria, Kristen, una ragazza poco piu’ che adolescente viene internata in un ospedale psichiatrico. Il suo reparto e’ composto da altre quattro sue coetanee che pian piano iniziano a scomparire misteriosamente. Kristen si accorge di una presenza maligna che infesta il reparto..

Ci sono film che si vanno a vedere solo per l’amore verso il regista, in questo caso il ritorno di John Carpenter e’ un forte richiamo per la mia generazione cresciuta a pane e Fuga da New York.
The ward e’ una pellicola molto convenzionale per certi versi prevedibile anche nel colpo di scena che spiega la vicenda ma per quanto i momenti di paura arrivino puntualmente quando te li aspetti e la mostruosa Alice Hudson non sia poi cosi’ spaventosa, non ci si puo’ esimere dal saltare sulla poltrona e chiudere gli occhi (infatti non so mica chi sia uscita dal mobiletto nella scena finale).
Restano dei titoli di testa molto belli che anticipano in qualche modo la soluzione del film e un certo citazionismo giustificato dalla collocazione temporale: se l’idea di fondo e’ quella de Il corridoio della paura la colonna sonora e l’atmosfera tutta la femminile rimanda a Dario Argento. Il vecchio edificio che ospita l’istituto ricorda l’Overlook Hotel e un’inquadratura riproduce perfettamente l’atrio dell’albergo di Shining con tanto di vecchia foto.
Un film per nostalgici? Non necessariamente.

Addio a Karl Malden

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Ieri a Los Angeles si e’ spento nel sonno il famoso caratterista, comprimario di tanti celebri film. 
il vero nome dell’attore era Mladen George Sekulovich, nato a Chicago nel 1912 da genitori dell’Est europeo. Nel 1937, dopo gli studi teatrali, Malden arriva a New York e viene presto notato da Elia Kazan con cui spesso collaborera’ sul grande schermo. 
Il debutto cinematografico e’ del 1940 con una breve comparsata nella commedia romantica Non desiderare la donna d’altri diretta da Garson Kanin. Nel 1951 arriva l’oscar per la parte di Harold ‘Mitch’ Mitchell ne Un tram che si chiama desiderio diretto appunto da Kazan e interpretato da Marlon Brando, colleghi che Malden ritrova nel 1954 in Fronte del porto. Intanto nel ‘52 era stato Jim Gentry, il ricco possidente che sposa Jennifer Jones in Ruby fiore selvaggio di King Vidor e nel 1953 interpreta il poliziotto che conduce le indagini in Io confesso di Alfred Hitchcock.

 

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Nel ‘56 uno dei suoi rari ruoli da protagonista in Baby Doll sempre diretto da Elia Kazan: e’ il marito della sposa bambina interpretata da Carroll Baker corteggiata da Ely Wallach. Dal film prese il nome il celebre indumento di lingerie.
Nel 1957 Malden si cimenta con la regia firmando Il fronte del silenzio, unico film da lui diretto, un discreto film processuale incentrato su un caso di tradimento riguardante alcuni militari impegnati nella guerra di Corea.
Nel 1961 e’ Brando a cimentarsi con la regia e sceglie Karl Malden come suo antagonista per I due volti della vendetta: Malden e’ lo sceriffo Dad Longworth, ex compagno di rapine di Rio (Brando) che non aveva esistato a lasciar catturare pur di salvarsi ed e’ ora oggetto della vendetta di Rio. 
Tra gli altri film di Malden vanno ricordati L’uomo di Alcatraz del ‘62, La donna che inventò lo strip-tease (1962) musical di Melvin Le Roy con una grande Natalie Wood.

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Del 1964 sono Chi giace nella mia bara? accanto a Bette Davis e Il grande sentiero, diretto da John Ford.
Nel ‘70 e’ tra i comprimari di Patton generale d’acciaio e l’anno seguente e’ il protagonista del debutto del nostro Dario Argento, Il gatto a nove code.
Dal ‘72 al ‘77 per 120 episodi sara’ il Detective Lt. Mike Stone nel serial Le strade di San Francisco accanto a Michael Douglas, il famigerato poliziesco rende l’attore uno dei volti piu’ noti del piccolo schermo tanto che partecipera’ anche ad altre serie meno note qui in Italia.

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Torna al cinema sul finire degli anni’ 80 con un ruolo in Pazza diretto da Martin Ritt ed interpretato da Barbra Streisand.
Vietnam morte Orange e’ l’ultimo film interpretato dall’attore nel 1988.

4 mosche di velluto grigio

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Italia 1971
con Michael Brandon, Mimsy Farmer, Bud Spencer, Oreste Lionello, Jean-Pierre Marielle, Stefano Satta Flores, Laura Troschel
regia di Dario Argento
 
Probabilmente son giunte alla fine le traversie per i diritti del film, visto che venerdi’ 26 giugno Sky cinemania trasmettera’ alle ore 21 la pellicola, dopo 18 anni di latitanza dal piccolo schermo. 
4 mosche di velluto grigio e’ il terzo capitolo della trilogia degli animali cosi’ definita perche’ i primi tre lungometraggi di Dario Argento hanno sempre un animale nel titolo.
Il film narra le vicende di un giovane batterista, Roberto Tobias, che uccide senza volerlo un uomo che lo pedinava da giorni. Da quel momento una spirale di morti violente si abbatte sulle persone che lo circondano fino alla scoperta dell’assassino.
La trama e’ indubbiamente esile e un po’ contorta, ma la pellicola ha una certa energia che deriva dalla disinvolta sicurezza con cui Argento costruisce le immagini, penso a tutta la sessione musicale iniziale, in particolare all’uso del mascherino che fa supporre che la ripresa avvenga dall’interno della cassa armonica della chitarra.



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Interessanti anche gli omaggi cinefili: l’inseguimento della cameriera vicino al muro del giardino pubblico cita L’uomo leopardo di Tourneur, mentre la scelta di avere per protagonista un batterista mi fa ricordare Giovane e innocente di Hitchcock.
In questo lavoro Argento non e’ ancora arrivato all’uso deciso dello splatter che caratterizzera’ le sue produzioni seguenti, come nelle  due opere precedenti predilige giocare sui toni del thriller d’atmosfera non mettendo mai in scena il delitto.



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Ancora più inusuale è l’uso massiccio del registro comico: le caratterizzazioni del detective gay e del colto barbone (Oreste Lionello) per tacere della presenza di Bud Spencer nel classico ruolo alla Bud Spencer, tutto sganassoni e cibo, infingardo: un losco figuro chiamato Dio in quanto diminutivo di Diomede e che avra’ anche il ruolo di deus ex machina.

Ghost father

Il trailer del nuovo film di Lamberto Bava , Ghost son che uscira’ nelle sale il prossimo 4 maggio lascia la spiacevole sensazione di essersi persi qualche cosa: da quando il regista di Fantaghiro’ e’ diventato “un maestro del brivido”??? Certo i precedenti nel genere horror ci sono ma non sapevo che i meriti conquistati sul campo si trasmettessero da padre in figlio; ma poi di che mi lamento quando il nome che campeggiava nei trailer di Demoni era quello di Dario Argento, presente in realta’ solo come produttore..

Torino d’Argento : Il gatto a nove code

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Molto interessante l’evento Torino d’Argento che si e’ tenuto in citta’ martedi scorso, 06.06.06.
La manifestazione voleva indagare i rapporti tra Dario Argento e la citta’ di Torino attraverso un incontro con il regista e alcuni suoi collaboratori alla realizzazione de Il gatto a nove code, la proiezione del film stesso e una mostra fotografica che restera’ aperta fino all’11 giugno.
Purtroppo mi sono persa la conferenza, ma sono stata tra i fortunati che sono riusciti a vedere il film; mi sono guadagnata questo diritto arrivando davanti al cinema Massimo intorno alle 20 e facendomi un’oretta di coda (stazionavo all’angolo con Via Montebello), fortunatamente in compagnia di persone molto simpatiche conosciute nell’attesa che in questo modo e’ passata allegramente.


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Anche la proiezione e’ iniziata un po’ in ritardo perche’ il regista si e’ fermato a parlare con la folla che non e’ riuscita ad entrare (verso le 21 la coda risaliva mezza Via Verdi!); Dario Argento si e’ confermato persona molto disponibile anche durante la breve introduzione al film raccontando dei suoi progetti (il capitolo conclusivo delle tre madri!) svelando qualche retroscena che sta dietro alla scarsa distribuzione di alcune pellicole (Quattro mosche di velluto grigio) e ribadendo il suo grande amore per Torino.
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Il gatto a nove code e’ il secondo lungometraggio realizzato dal regista, nonche’ il secondo capitolo della cosiddetta trilogia zoologica; girato nel 1971 il film risente molto dell’atmosfere del genere poliziottesco e non mancano sagaci tocchi d’ironia che verranno meno nell’Argento piu’ maturo.
Davvero ottimo l’utilizzo della citta’ e mi sono divertita a cercare di riconoscere alcuni scorci di Torino; a causa di una somiglianza che ho notato all’inizio del film ho provato a leggere tutto il film in una determinata chiave: quando Karl Malden e’ comparso sullo schermo mi ha ricordato in maniera sorprendente Ray Milland e allora mi sono chiesta se gli elementi fondamentali della trama, la genetica, la cecita’ oltre che all’uso di colori psichedelici non avessero qualche rimando a L’uomo dagli occhi a raggi x, girato da Corman nel 1963.
MillandmaldenRestando sempre in tema di citazioni impossibile non ricordare le intelligenti rivisitazioni hitchcockiane: la doccia e soprattutto i bicchieri di latte.

Addio ad Alida Valli

KiraSi e’ spenta ieri, Alida Maria Laura Altenburger baronessa von Marckenstein und Frauenberg, al secolo Alida Valli; nata a Pola il 31 maggio 1921, inizia a recitare giovanissima, il primo film e’ del 1934, Il cappello a tre punte, diventa ben presto una star dei telefoni bianchi e viene considerata la fidanzatina d’Italia.
Dopo i successi di Piccolo mondo antico, (1941), Noi vivi – Addio Kira! del 1942, anno in cui interpreta anche Stasera niente di nuovo dove canta la celeberrima canzone Ma l’amore no, la Valli rifiuta di partecipare a film di propaganda fascista e per questo motivo e’ costretta a nascondersi per evitare l’arresto.

IlcasoparadineNel 1947 la superba interpretazione nell’Eugenia Grandet di Mario Soldati la fa notare da Selznick che la porta ad Hollywood con l’intento di farne la nuova Garbo ed infatti nei credits dei film americani l’attrice compare solo con il cognome, Valli, pseudonimo che si era scelta semplicemente sfogliando l’elenco telefonico.
In America gira cinque film, i piu’ celebri sono i primi due, Il caso Paradine per la regia di Alfred Hitchcock nel 1947 e l’anno successivo Il terzo uomo diretto da Carol Reed dove recita accanto ad Orson Welles e Joseph Cotten.

Tornata in Italia, nel 1954 l’aspetta il ruolo piu’ significativo della sua carriera, quello della Contessa Livia Serpieri in Senso di Luchino Visconti.

Dal 1956 inizia a dedicarsi all’attivita’ teatrale fondando una compagnia con Tino Buazzelli, ma continua anche a recitare nel cinema che le offrira’ ancora grandi occasioni con Il Grido di Antonioni nel 1957, l’Edipo Re di Pasolini nel 1967, La strategia del ragno di Bertolucci nel 1970, il regista la vorra’ anche in Novecento; con Dario Argento lavorera’ in Suspiria nel 1977 e in Inferno (1980).


Liviaserpieri



Nel 1995 esce la sua biografia, Il romanzo di Alida Valli nel 1997 riceve il Leone d’oro a Venezia, per la sua carriera che era gia’ stata premiata nel 1991 con un David e nel 1989 con il premio Duse.