Le colline blu

LecollinebluRide in the Whirlwind
USA 1966
con Jack Nicholson, Millie Perkins, Cameron Mitchell, Harry Dean Stanton, Rupert Crosse
regia di Monte Hellman

Mentre sono diretti a Waco, tre cowboy accettano l’ospitalità di cinque individui che si spacciano per cacciatori di conigli. Pur avendo capito che si tratta di banditi, i mandriani si fermano a dormire nei pressi della loro baita. La mattina dopo lo sceriffo e i suoi vigilantes attaccano i fuorilegge e i cowboy sono costretti a fuggire per non finire impiccati. Uno muore nel tentativo di fuga mentre gli altri due si nascondono in un ranch isolato già perlustrato dai vigilantes, ma uno di questi fa ritorno perché invaghito della figlia del fattore e scopre che i ricercati si sono rifugiati in casa. I cowboy tentano la fuga ma uno viene ferito e si sacrifica per permettere al compagno di sfuggire all’inseguimento.

Girato in contemporanea con La sparatoria, da Monte Hellman, regista uscito dalla factory di Roger Corman, Le colline blu è stato scritto da Jack Nicholson, che interpreta Wes, il più giovane dei tre cowboy e l’unico che sfugge alla morte.
I due film di Hellman appartengono al filone di riscrittura del genere western, il 1966 è anche l’anno del primo grande successo degli spaghetti western con Il buono, il brutto, il cattivo. Il lavoro di Hellman fu invece un flop con grosse difficoltà distributive e rivalutato solo in seguito dalla critica.
Un racconto disincantato dove non esiste innocenza e neppure colpa ma solo l’accanimento del destino: se Wes, Otis e Vern se ne fossero andati un poco prima o se avessero rifiutato l’ospitalità dei lochi individui non sarebbe successo nulla.. forse perché il destino ineluttabile si anticipa nell’incontro con l’impiccato appena prima di incappare nella baracca dei fuorilegge.



Lecollineblu1966


Se, come ne La sparatoria, il tema è sempre quello della caccia e dell’inseguimento, Le colline blu presenta una specularità tra le due parti: l’incontro con una casa dove trovare ospitalità viene ripresentata quasi con le stesse inquadrature ma con significati diversi: all’inizio del film si rivela una trappola occupata da banditi, la seconda volta è un vero rifugio abitata da una famiglia. Nel primo caso i viandanti accettano con superficialità l’accoglienza che gli si ritorce contro, nel secondo sono costretti a pretendere un rifugio per sfuggire alla morte. Differenze apparentemente minime che si rivelano pericolosissime e costano la vita a due dei tre protagonisti calati in un mondo dove un semplice capriccio del destino decide le sorti dell’uomo; così anche Wes, che sogna di avere una piccola fattoria dove fermarsi, non trova nessuna comprensione in Abigail a cui confida i suoi desideri e l’impossibilità di contatto umano è sottolineata anche dalla composizione della ripresa, con i tronchi della stalla che dividono inesorabilmente i due.



RideInTheWhirlwind


Film minimalista con dialoghi ridotti all’osso, dove l’asperità del paesaggio rappresenta la difficoltà di vivere in un mondo così selvaggio rappresentato in maniera cruda, senza nessuna concessione alla retorica del western classico o alla mitologia dello spaghetti western.

La carne e il diavolo

Flesh and the Devil
USA 1927 MGM
con Greta Garbo, John Gilbert, Lars Hanson, Barbara Kent
regia di Clarence Brown



Fleshandthedevil


In licenza con il commilitone e amico d’infanzia Ulrich von Eltz, il barone Leo von Harden rimane folgorato da una bella sconosciuta incrociata in stazione. Leo ritrova Felicitas a un ballo e tra i due scoppia l’amore ma Felicitas ha taciuto all’amante di essere sposata al conte von Rhaden che, sorpresi i due amanti, sfida Leo a duello, dove ha la peggio. Leo per punizione viene inviato cinque anni in Africa e affida Felicitas all’amico del cuore, mantenendo però la promessa fatta al conte von Rhaden quella cioè di non macchiare il suo onore e far credere che il duello riguardava un alterco al gioco. Ulrich fa in modo che Leo possa tornare dall’Africa dopo tre anni ma nel frattempo sposa Felicitas.
Leo è costretto suo malgrado a mantenere i rapporti con la coppia per non ferire Ulrich ma è sempre più difficile resistere al fascino di Felicitas che continua a provocarlo e lo convince a fuggire insieme ma l’improvviso ritorno di Ulrich con un costoso gioiello fa capire alla donna che non vuole rinunciare agli agi della sua posizione. Leo infuriato cerca di ucciderla ma interviene Ulrich che lo sfida a duello nell’isolotto dove da bambini si sono giurati eterna amicizia.
Convinta da Herta, sorella di Ulrich da sempre innamorata di Leo, Felicitas corre a fermare il duello ma cade in una buca nel ghiaccio e annega. Pur ignari della sua morte improvvisamente i due amici capiscono la pazzia che stavano commettendo e ritrovano la loro amicizia.



Fleshdevilfiammifero


Il melodramma amoroso firmato MGM che rese Greta Garbo una star e le fece incontrare John Gilbert, il fascinoso divo del muto che avrebbe sostituito Valentino nel cuore delle fan ma che non avrebbe retto al passaggio al sonoro morendo alcolizzato a soli 36 anni.
LacarneeildiavoloL’incontro tra la Garbo e Gilbert generò scintille sullo schermo e anche una turbolenta storia d’amore.
La vicenda della maliarda che seduce gli uomini portandoli alla rovina non è nuova per il cinema muto che sulle vamp ha costruito la propria fortuna, ne La carne e il diavolo è interessante il chiaro parallelo demoniaco già anticipato dalle parole del pastore Voss: le donne belle sono inviate del demonio per farci cedere alla carne e dimostrato nella celeberrima scena della comunione dove Felicitas beve voluttuosamente dal calice ruotandolo per posare le labbra dove le aveva appena messe il suo amante, trasformando un momento religioso in un atto di pura seduzione.
L’alone demoniaco è confermato dal finale: con l’annegamento di Felicitas dagli occhi dei due uomini è come se cadesse un velo che gli permette di ritrovare la loro amiciza che fin dall’inizio della pellicola sembra nascondere una latente attrazione omosessuale.
Clarence Brown che dirigerà sette volte la Garbo, ne La carne e il diavolo dimostra tutta la sua abilità di regista: indimenticabile la scena di seduzione in giardino con la sigaretta che passa dalle labbra della Garbo a quelle di Gilbert che gliela deve accendere illuminando il volto dell’attrice solo con la fiammella del fiammifero.
CarneeildiavoloduelloUn altro momento molto significativo è quando il conte von Rhaden scopre gli amanti: con un breve carrello avanti il regista inquadra la coppia attraverso la mano del marito, che si contrae per l’ira.
Il duello tra von Rhaden e Leo è girato in controluce, quasi un gioco di ombre cinesi, la riipresa si allarga mentre i duellanti finiscono fuori campo, l’esito dello scontro si capirà solo dall’inquadratura successiva con Felicitas che si prova velo e cappello da vedova.
Il ritorno di Leo dall’Africa vede sempre il volto di Felicita in sovrimpressione, a significare che l’uomo non ha altro pensiero e il nome della donna è scandito in sovrimpressione dagli zoccoli dei cavalli in corsa o dalle rotaie del treno, Ovviamente appena arrivato in stazione Leo scopre che l’amata è diventata la moglie del suo migliore amico.




Lacarneeildiavolo


Per moderare il finale la MGM aveva fatto aggiungere una scena dove Leo ritrova la serenità sentimentale ma nel restauro si è tornati al finale voluto dal regista con l’abbraccio riappacificatore tra i due uomini

Il grande ammiraglio

That Hamilton Woman
GB 1941
con Vivien Leigh, Laurence Olivier, Alan Mowbray, Sara Allgood, Gladys Cooper
regia di Alexander Korda



Thathamiltonwoman


Emma Hart, giovinetta dal passato equivoco, viene spedita dal ricco amante inglese presso lo zio ambasciatore alla corte di Napoli. Scoprirà di esser stata venduta al vecchio per ripagare i debiti del nipote. Emma finisce per sposare Lord Hamilton e diventa una lady molto amica della regina di Napoli presso la quale intercede perché il capitano Oratio Nelson abbia le navi per combattere la flotta napoleonica.
L’amicizia tra Nelson e Lady Hamilton si trasforma presto in un amore travolgente che mette da parte le convenzioni sociali: lei lascia il ricco marito quando si scopre incinta dell’ammiraglio, lui si ritira a vivere con lei ma l’ultima battaglia, quella decisiva per sconfiggere Napoleone, gli costa la vita e Emma conclude i suoi giorni in solitudine e povertà.




Ilgrandeammiraglio


Secondo film americano della coppia Vivein Leigh/Laurence Olivier che si erano innamorati sul set del film inglese Elisabetta d’Inghilterra del 1937.
Si tratta di un film di propaganda bellica adombrato nel biopic romanzato dell’amore scandaloso tra Emma Hamilton e Oratio Nelson: e nelle lunghe tirate contro Napoleone non è difficile riconoscere che in realtà si parla di Hitler; per l’esaltazione dello spirito patriottico Il grande ammiraglio era uno dei film preferiti di Churchill e arriva ancora oggi la commozione per i due innamorati che non piegano il loro amore davanti a nessuna convenzione ma si sacrificano per il bene supremo della nazione e la libertà dal dittatore.
Affidata a un cast prettamente inglese, il film è diretto da Alexander Korda, regista ungherese naturalizzato inglese che caratterizza le sue pellicole con la rilettura molto romanzata della vita privata di personaggi storici, come nel caso de Il Grande Ammiraglio.
Il suo è un mondo molto fantasioso anche nei costumi e nelle scenografie, a loro volta non troppo fedeli alla realtà storica, anche se sono presenti alcuni quadri di Lady Hamilton dipinti da Romney con il volto di Vivien Leigh




Ladyhamilton


Il granitico Oratio Nelson di Laurence Olivier (che sa morire sullo schermo molto bene) si scompone solo per amore della bellissima Emma Hamilton, interpretata con grande passione da Vivien Leigh, certo, quando l’attrice ha delle acconciature boccolute scatta inevitabilmente il confronto con Rossella O’Hara ma nel film l’attrice ha modo di sbizzarrirsi con costumi ed acconciature di ogni tipo, anche di mostrarsi vecchia e ubriacona nella cornice iniziale e finale che racchiude il flash back della vita di Lady Hamilton, altro titolo con cui è noto il film.

Torna a settembre

Come September
USA 1961 Universal
con Rock Hudson, Gina Lollobrigida, Sandra Dee, Bobby Darin, Walter Slezak
regia di Robert Mulligan



Tornaasettembre


Il magnate americano Robert Talbot ha l’abitudine di trascorrere il mese di settembre in Italia nella sua splendida villa e in compagnia dell’amante italiana Lisa. Quando per affari, Talbot anticipa la visita italiana al mese di luglio, troverà la fidanzata italiana sul punto di sposarsi con un inglese e scoprirà che, nei sui undici mesi di assenza, il fidato maggiordomo Maurice trasforma la sua residenza in un hotel..



Tornaasettembre


So benissimo che Torna a Settembre è solo una commediola disimpegnata ma ogni volta che la vedo riesce sempre a farmi sorridere. Rock Hudson è molto bravo nella parte dell’americano di successo ed anche astuto che però finisce gabbato dal cerimonioso maggiordomo (francese e non italiano).
L’Italia è quella da cartolina del boom economico: alle bellezze paesaggistiche, al pittoresco gesticolare e al lassismo italiano (il telegramma che avvisa dell’arrivo di Talbot è consegnato dopo che lui è già arrivato) si unisce lo sguardo moderno su Milano dei titoli di testa, forse il vero motivo d’interesse per guardare il film: Talbot arriva nel moderno aeroporto di Linate con il suo aereo privato, attraversa tutti i punti d’interesse della città dal Duomo, alle Colonne di San Lorenzo per entrare con la macchina dentro il Pirellone dove tiene un incontro d’affari. Ogni ripresa della città è scandita dalla presenza di una o più modelle in abiti alla moda.
La vera ambasciatrice dell’italianità è però la protagonista, la bellissima Gina Lollobrigida: da anni fidanzata per un mese con Talbot e stanca di un rapporto senza prospettive, Lisa sta per sposare un uomo che non ama ma che almeno è presente e affidabile. L’arrivo improvviso di Robert scombussola i suoi piani matrimoniali e l’incontro con le ragazze americane ospiti dell’hotel gestito da Maurice le fanno capire cosa ha sbagliato nel suo rapporto con Robert, in fondo un bigotto americano il cui moralismo, sciorinato per salvare l’onore delle ospiti diciottenni del “suo” hotel, gli si ritorce contro facendolo capitolare nei confronti di Lisa.
Sul set nacque l’amore vero tra l’altra coppia di protagonisti. Sandra Dee e Bobby Darin che si sposarono a fine riprese, l’incontro e quindi anche il make off del film è narrato del biopic sul cantante e attore, Beyond the Sea (2004) interpetato e diretto da Kevin Spacey.

La casa dei fantasmi

HouseOnHauntedHillHouse on Haunted Hill
USA 1959
con Vincent Price, Carol Ohmart, Alan Marshal, Richard Long, Carolyn Craig, Elisha Cook, Julie Mitchum
regia di William Castle

L’eccentrico milionario Frederick Loren organizza una strana festa in una casa infestata dai fantasmi: oltre a lui e alla moglie partecipano solo altre cinque persone, cinque perfetti sconosciuti scelti dagli ambienti sociali più diversi che guadagneranno 10,000 dollari a testa se avranno il coraggio di passare la notte isolati nella casa dalla fama sinistra..

Un divertissement metacinematografico di William Caste, regista di B movie horror, produttore di Rosemary’s Baby che avrebbe anche voluto dirigere ma la sua fama di regista di serie B indusse la casa cinematografica a scegliere un altro regista.
Ne La casa dei fantasmi ci sono tutti gli elementi della storia gotica: la casa infestata, ragnatele, luci che si abbassano, figuri loschi: i servi nell’aspetto, Loren nella sua psicopatia.
Il cotè horror è solo un gioco per mettere in scena un complicato giallo: Loren vorrebbe disfarsi della quarta moglie di cui è gelosissimo e che sa che lo ha sposato solo per interesse; gli stessi istinti omicidi muovono Annabelle Loren, che ha un complice tra i cinque invitati. La donna inscena la propria morte per portare l’elemento più debole del gruppo a sparare a qualsiasi cosa veda muoversi, nella fattispecie Frederick. Ma l’astuto milionario (il sempre perfetto Vincent Price) elimina a sua volta i due amanti grazie a un trucco da film horror: fa uscire dalla botola piena di acido uno scheletro che manovra come una marionetta terrorizzando a morte la moglie e poi, con grande ironia metacinematografica, entra in scena con l’imbracatura usata dietro le quinte cinematografiche per muovere i manichini.




Lacasadeifantasmi


Alla tremenda notte trascorsa nella casa dei fantasmi c’è dunque una spiegazione logica ma qualche fenomeno strano è accaduto (le gocce di sangue sulla mano della giornalista Ruth Bridgers) che abbia ragione il folle Watson Pritchard, proprietario dell’immobile fermamente convinto delle influenze nefaste della casa? Il finale aperto lascia il dubbio.

L’Atlantide

L'atlantideDie Herrin von Atlantis
Germania 1932
con Brigitte Helm, Pierre Blanchar, Vladimir Sokoloff, Jean Angelo, Tela Tchai, Florelle
regia di Georg Wilhelm Pabst

Ascoltando un programma radiofonico che parla di Atlantide, l’ufficiale della legione straniera Saint-Avit racconta la sua incredibile esperienza di qualche anno prima, quando in missione con il capitano Morhange subisce un’imboscata dei tuareg risvegliandosi in una città sotterranea dove regna l’algida Antinea alla cui corte ci sono diversi uomini innamorati di lei, tutti gelosissimi l’uno dell’altro. Saint-Avit arriva addirittura a uccidere Morhange poi viene aiutato a fuggire Tanit Zerga, una schiava di Antinea, innamorata di lui e da un tuareg che aveva soccorso nel deserto. Il ricordo di Antinea però non si è sopito nel cuore di Saint-Avit che fugge nel deserto alla ricerca dell’amante perduta.

Il film è il remake del film muto del 1921 diretto da  Jacques Feyder; G.W.,Pabst ne fa una versione sonora ancora molto debitrice al cinema muto: i dialoghi scarni sono in fondo delle didascalie parlate e i momenti più intensi della pellicola sono sequenze mute: la concitata partita a scacchi, il corpo di Saint-Avit trasportato nelle viscere della terra inquadrando solo la mano dell’uomo svenuto e i piedi dei due indigeni che lo trasportano con un ritmo incalzante.
L’Atlantide non è uno dei capolavori di Pabst ma resta un ottimo film affascinante nella sua dimensione onirica che lascia ampio spazio ai risvolti psicanalitici sempre presenti nell’opera del regista tedesco.
Forse quella di Saint-Avit è solo un sogno, un’allucinazione ma il mondo sotterraneo governato da una donna algida che ama l’unico uomo che la respinge (Morhange) e per questo induce Saint-Avit ad ucciderlo è un viaggio claustrofobico nelle profondità dell’animo umano, luogo oscuro antitetico alla luce abbacinate del deserto che induce comunque alla visione fantastica e delirante.




Atlantide


La bizzarra mescolanza tra ritrmi tribali indigeni e il can can francese rappresenta le contraddizioni dell’animo umano diviso tra istonti primordiali e regole del vivere civile.Funziona un po’ meno il flash back sulle origini di Antinea, nata dal matrimonio tra un principe arabo e una ballerina parigina di can can, algida fusione di due mondi distantissimi.
Del film furono girate tre versioni, una francese, una tedesca e una inglese, ognuna ha un diverso protagonista maschile mentre Antinea è sempre interpretata da Brigitte Helm.

La storia vera della Signora delle Camelie

LastoriaveradellasignoradellecamelieItalia 1981
con Isabelle Huppert, Gian Maria Volonté, Bruno Ganz, Fernando Rey, Carla Fracci, Fabrizio Bentivoglio
regia di Mauro Bolognini

Mentre sta curando la messa in scena de La Signora delle Camelie, interrogato dall’attrice che interpreta Margherita, Alexandre Dumas figlio rievoca la figura della donna che ha ispirato la sua eroina: Alphonsine Plessis indotta alla prostituzione in giovanissima età dal padre, la ragazza diventerà una delle cortigiane più in vista di Parigi, mantenuta da un vecchio conte a cui ricorda la figlia morta, maritata a un conte che preferisce l’Algeria al bel mondo parigino e innamorata del giovane Dumas da cui la allontana il padre lenone per continuare a vivere alle sue spalle, anche se sarà l’unico ad esserle accanto in punto di morte.

E’ strano ed interessante il destino comune a diversi autori del periodo d’oro del cinema italiano, a partire dal cinema neorealista, che dopo aver saputo raccontare con asciutta precisione lo spaccato italiano, finiscono la loro carriera in un lussuoso formalismo decadente, per altro estremamente affascinate e diretto sempre con grande maestria, come nel caso di questo film di Bolognini, autore che ha lasciato il segno con opere come Il Bell’Antonio o La Notte Brava.




Verastoriasignoracamelie


La storia vera della signora delle camelie racconta la presunta vera storia di Alphonsine, la cortigiana immortalata nel romanzo di Dumas figlio e da La Traviata di Verdi le cui arie sono citate dalle musiche di Morricone.
Se un storia di povertà e prostituzione si può intuire anche nella vicenda di Margherita Gautier, l’originalità della trama sta nel ribaltamento di ruoli della figura paterna: non è il padre di Armando a chiedere a Margherita di lasciare il figlio perché sia libero di rifarsi una vita ma è il padre di Alphonsine a intromettersi perché finisca l’amore con Alexandre e la figlia possa tornare ai suoi affari e far smaltire la coda di creditori che bussano alla porta. Il ruolo è interpretato magistralmente da Gian Maria Volontè: il signor Plessis è un uomo estremante sensuale che a modo suo ama la figlia, pur non esitando a venderla fin dalla più giovane età; quando la ritrova sposata al conte Perregaux, si trasforma nell’uomo di fiducia della figlia, approfittando del lusso e della licenziosità della sua casa.
Figura sicuramente sgradevole, quella del padre di Margherita, non è poi così diversa da i signori che approfittano chi della sua rustica inesperienza, chi della sua raffinata ascesa.




Storiaverasignoracamelie


Bravissima anche la Huppert nel disegnare tutte le trasformazioni di una donna che decide scientemente di sfruttare a suo vantaggio l’unico tipo di vita che sembra esserle toccato in sorte, senza mai recriminare nemmeno sulla tisi che la accompagna dalla prima giovinezza e che decide di non curare per vivere intensamente la sua breve stagione di piacere.
L’eleganza formale del film si accompagna forse a una certa verbosità ma la pellicola sembra guadagnare fascino con il passare del tempo anche grazie a un cast internazionale di tutto rispetto, tra gli italiani si segnala anche per la bellezza,il giovane Bentivoglio nei panni di Dumas figlio.

Cenerentola a Parigi

Funny Face
USA 1957 Paramount Pictures
con Fred Astaire, Audrey Hepburn, Michel Auclair, Kay Thompson
regia di Stanley Donen



Cenerentolaaparigi


Maggie Prescott, direttrice della rivista di moda Quality, in cerca di spunti innovativi per la rivista, si lascia convincere dal fotografo Dick Avery a lanciare come nuovo volto del giornale Jo Stockton, goffa commessa di una libreria del Village dove avevano ambientato un servizio di moda. La ragazza, che non ha nessun interesse nel mondo della moda, accetta l’offerta solo per poter andare a Parigi e conoscere il filosofo Emile Flostre; l’incontro con il professore dell’empatismo, che si rivela essere giovane e aitante, mette in crisi il nascente amore tra Dick e Jo..



Avedonfunnyface


Cenerentola a Parigi non è certo uno dei migliori musical di Stanley Donen: la parodia del mondo intellettuale parigino è piuttosto banale e rischia solo di appesantire una pellicola che non brilla neppure per la qualità dei numeri musicali.
Quello che funziona molto bene è il lato fashion del film: i titoli di testa hanno la supervisione di Richard Avedon, figura a cui si ispira anche Fred Astaire per portare in scena il fotografo Dick Avery. Nei titoli di testa scorrono alcune delle foto di moda più famose di Avedon, e nel cast sono presenti le “top model” dell’epoca, Suzy Parker e Dovima, quest’ultima impegnata in una divertente parodia delle modelle stupide con il personaggio di Marion.




FunnyFaceDovima


Il film è così alla moda che compare anche la vettura Isetta, l’innovativa minicar che si apriva anteriormente.

IsettafunnyfaceStanley Donen, il regista che per primo ha portato il musical fuori dai teatri di posa, con Un giorno a New York, si adegua al gusto di usare il musical come mezzo per raccontare le città più belle del mondo, questa volta è Parigi a far da sfondo a numeri puramente illustrativi della città come Bonjour, Paris! mentre nel precedente lavoro con Fred Astaire, Sua Altezza si sposa, sfondo della pellicola era stata Londra e il matrimonio di Elisabetta II.




Cenerentolaparigi


Come sempre ineccepibili i due protagonisti nonostante la grande differenza d’età che a volte rischia di rendere poco credibile la storia d’amore.
Audrey Hepburn canta senza esser doppiata, Fred Astaire ritrova un ruolo che aveva già portato sulle scene nel 1927 insieme alla sorella Adele: dell’omonimo musical di Gershwin, però, Funny face prende solo il titolo e quattro canzoni di Gershwin mentre il plot s’ispira al musical Wedding Bells di Leonard Gershe.

Alien Covenant

Aliencovenant

L’astronave Covenant ha la missione di trasportare un carico di embrioni per colonizzare un pianeta lontano: mentre l’equipaggio dorme un sonno criogenico, l’astronave è guidata dall’androide Walter. L’impatto con una tempesta di neutrini costringe l’equipaggio a un brusco risveglio che porta alla morte del capitano Branson. L’astronave decide quindi di riparare in un pianeta vicino che sembra ideale per ospitare la vita, qui troveranno l’androide David unico sopravvissuto dell’astronave Prometheus..

Sinceramente non sono particolarmente delusa dal secondo prequel di Alien: vedo queste nuove trilogie che crescono attorno ai classici della fantascienza con occhio disilluso: non mi aspetto capolavori o sconvolgenti chiose alle opere precedenti e mi godo quanto di buono può offrire lo spettacolo.
Come per Prometheus non mi ha intrigato molto il lato filosofico della trama, mentre apprezzo gli agganci alla tradizione cinefila: in questo secondo capitolo, come Lucas ci ha insegnato, la vittoria spetta al cattivo che verrà definitivamente sconfitto nell’ultimo episodio. Ridley Scott segue alla lettera il diktat ed entra subito in medias res: le morti e gli attacchi dei neomorfi non si fanno aspettare.
Ribadisco peccato le lungaggini filosofiche tra androide buono e androide cattivo, la pellicola avrebbe guadagnato in compattezza seguendo i classici horror e sci-fi che cita: l’astronave che arriva su un pianeta sconosciuto dove si trovano i resti e i sopravvissuti di un’altra nave spaziale rimandano a Il Pianeta proibito, rappresentare il luogo dove vive David come L’isola dei Morti di Böcklin riletto da Giger è un chiaro rimando gotico e l’isola apparentemente ospitante ma governata da un pazzo è l’idea di base de La pericolosa partita.




Alien-Covenant


Ridley Scott nobilita il prequel di Alien non solo rileggendo sé stesso ma anche i classici del genere e che Alien Covenant sia un film tutto volto al passato lo dimostra il flash back iniziale dove David apre l’occhio e discute con il suo creatore tra capolavori dell’arte moderna compresa la meravigliosa sedia trono di Bugatti

Lady Eva

The Lady Eve
Usa 1941, Paramount Pictures
con Barbara Stanwyck, Henry Fonda, Charles Coburn, Eugene Pallette, William Demarest
regia di Preston Sturges



Ladyeva

Charles Pike, ricco rampollo con la passione per l’erpetologia, di ritorno da una missione scientifica in Sudamerica fa fermare un piroscafo per imbarcarsi. Sulla nave viaggia anche Jean Harrington, truffatrice di professione che finisce per innamorarsi davvero di Charles e gli confessa la verità sull’iniziale tentativo di raggirarlo. Charles la lascia e per vendicarsi Jean si fa passare per una lady inglese facendolo di nuovo innamorare di sé e sposandolo…

Preston Sturges vena la commedia sofisticata di profondo cinismo e come nota Franco La Polla il personaggio di Jean anticipa per certi versi la dark lady (ricordando che Barbara Stanwyck sarà nel 1944 la prima dark lady della storia del cinema).
Pur nella loro disonestà Jean e il padre,  il “Colonello” Harrington, avrebbero rivelato la loro vera identità al giovane Pike prima dell’eventuale matrimonio ma Charles respinge la ragazza anche perché ha scoperto chi è veramente appena prima che lei confessasse.
ColonnelloHarringtonJean allora inscena una nuova truffa spacciandosi per una lady e non fermandosi davanti alle nozze ma confessando durante la prima notte tutta una serie di avventure con altri uomini che faranno fuggire Charles per riportarlo tra le braccia di Jean di cui finalmente ora apprezza la lealtà.
Ovviamente anche quest’ultimo incontro non è fortuito ma l’ennesima macchinazione di Jean, prototipo di donna scaltra che riesce sempre a gestire la situazione anche per il compagno che resta perennemente un imbranato: non c’è la guerra dei sessi che porta all’incontro tra i due innamorati, anche se l’amore trionfa Jean e Charles continuano a “giocare” su due livelli distinti: come nelle partite truccate con il colonnello Harrington, a Charles Pike resta solo l’illusione di essere in grado di gestire una situazione di cui non è neppure cosciente.